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Lez. 85 - Distorsione degli istinti di autoconservazione e procreazione

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
12 maggio 1961

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Giugno 2020

  1. Saluti, miei cari amici. Dio benedica ognuno di voi. Dio benedica questa ora.

  2. Stasera parlerò di due basilari istinti umani e di come essi si manifestino nella versione distorta: gli istinti di autoconservazione e di procreazione. Nella loro forma pura, essi svolgono un ruolo molto importante. Ma dove sono presenti dei disturbi psicologici e c’è immaturità, e laddove c’è distorsione e separazione dalla realtà, tali istinti si deformano e non agiscono più in modo costruttivo.

  3. Lo scopo dell’istinto di sopravvivenza o di autoconservazione è guadagnarsi la vita, mantenerla e migliorarla. La sua natura è reagire a tutto ciò che distrugge o mette in pericolo la vita. Proprio come il corpo, per vivere, ha bisogno di essere in salute, così l’anima ha bisogno della salute per vivere in modo più costruttivo. Per vivere, bisogna essere al sicuro da distruzioni e danni.

  4. Ormai sappiamo che ciò che l’anima sana ritiene sicuro differisce da quel che ritiene sicuro l’anima malsana e immatura. L’anima malsana vive qualsiasi rifiuto - di amore, di ammirazione, di approvazione - non solo come pericolo, ma, di fatto, come morte. Tutti voi che seguite questo cammino avete riscontrato reazioni emotive simili. Ecco un tipico esempio di come l’istinto di autoconservazione percorra il canale sbagliato e si manifesti in modo errato. La vostra anima crede che per preservare la vita e la sicurezza voi dobbiate contrastare l’illusione del rifiuto sotto qualsiasi forma. La lotta assume vari aspetti. Uno di essi è la creazione dell’immagine di sé idealizzata.

  5. Ogni persona, durante l’infanzia, vive in qualche misura una sorta di insicurezza emotiva. Un istinto di autoconservazione distorto lotta contro quel sentire in modo distruttivo. Proseguendo nel lavoro, voi imparate a essere sempre più consapevoli di sentimenti di forte minaccia che la vostra ragione sa essere esagerati, irrazionali e sovente infondati. Tuttavia non riuscite a non sentirvi minacciati, in pericolo. Nel profondo vi agitate come se la vostra vita stesse in pericolo ogni volta che subite un affronto reale o immaginario. La disarmonia dipende dal vostro alterato istinto di autoconservazione che opera e lotta per la sicurezza dell’anima o, come in genere si dice, per la sicurezza emotiva.

  6. Voi lottate per la sicurezza e la stabilità nel modo sbagliato. Invece di costruire un sano rispetto di sé, esito naturale della rimozione degli errori, dentro di voi cercate in modo sottile di forzare gli altri a darvi sicurezza, suscitando in loro un sentire che pensate dovrebbero provare per voi. Rimediate al pericolo emotivo con l’autocontrollo e arginando il flusso delle forze animiche perché, inconsciamente, la cosa sembra proteggervi. Quando è sano, l’istinto di autoconservazione induce la persona a evitare di mettersi in pericolo. Ma se opera l’istinto distorto di autoconservazione, l’azione interna o esterna, potenzialmente costruttiva in sé, viene ritenuta pericolosa e dunque non viene messa in atto.

  7. Un istinto di autoconservazione alterato comporta ulteriori distorsioni. Alcuni difetti nascono in base alla struttura del proprio carattere, come avarizia, rigidezza, pregiudizio. In breve, ogni impulso interiore che fa resistenza impedisce di lasciarsi andare. L’impulso potrebbe manifestarsi in qualsiasi livello della personalità: al di fuori potreste essere generosi con le cose materiali, ma in alcuni ambiti della vita interiore potreste essere emotivamente avari. Esaminate attentamente le emozioni del pregiudizio, e vedrete che i preconcetti hanno la stessa matrice di avarizia, avidità, ristrettezza, e il medesimo aggrapparsi a qualcosa che sembra sicuro.

  8. La ristrettezza non è ovvia. Pur avendo fatto questo lavoro per un po’, all’inizio la avvertirete solo vagamente. Ma procedete con l’autoanalisi, e la sensazione diverrà chiara. Ne prenderete coscienza, e infine ne capirete il significato. Qui, come in qualsiasi altro aspetto di questo lavoro, più acquisite consapevolezza e comprendete le cause e gli effetti delle emozioni negative, più esse perderanno inevitabilmente forza.

  9. Le reazioni interne sono moti dell’anima. Il moto animico di questa particolare distorsione va a reprimere una forza che dovrebbe essere fluida. È un moto inverso e restrittivo che porta al ristagno e a una carestia interiore. La cosa potrebbe non impattare l’intera personalità. Dipende da dov’è la distorsione e da quanto è estesa. La restrizione blocca l’assimilazione di nuove idee e atteggiamenti. Inoltre crea delle rigide norme di comportamento e atteggiamento, e congela idee e sentimenti fintanto che la distorsione di base non viene modificata. Insomma, si tratta di una costipazione emotiva che potrebbe anche manifestarsi sul piano fisico.

  10. L’istinto della procreazione va oltre la perpetuazione fisica della razza umana. Esso contiene ogni forma di creatività a tutti i livelli dell’essere. Nella sua forma sana vi fa aprire agli altri e comunicare. Siete pronti a nuove occasioni, pronti a godere, a dare e ricevere, e a provare piacere e felicità. In altre parole, il vostro desiderio di piacere supremo è collegato all’istinto di procreare.

  11. Nella distorsione, quando non si affrontano consapevolmente le difficoltà psicologiche e si adottano delle pseudosoluzioni, questo istinto può anche essere convogliato verso un canale sbagliato, avvelenandovi.

  12. Nella distorsione emergono le seguenti tendenze, sempre in base alla struttura del carattere: acquisitività; andare verso l’altro per prendere e ricevere in modo crudo e avido, anziché in modo sano, flessibile e ricettivo; avidità; una bramosia che induce, in alcuni casi, alla dipendenza. La brama del piacere, foss’anche del tutto inconscia, può essere talmente forte da avere varie ripercussioni sulla psiche. Non voglio che mi fraintendiate: non intendo dire che il desiderio del piacere sia sbagliato, di per sé. Al contrario. L’anima sana tende al piacere, ma in una maniera molto diversa.

  13. Più il desiderio è inconscio, maggiore è il caos nell’anima. Ad esempio, è del tutto possibile non provare alcun desiderio di piacere, appagamento, o felicità. In effetti, potreste essere totalmente rassegnati a una vita di sereno distacco, mentre sotto sotto brame e insoddisfazioni continuano a far danno. La sovrapposta negazione del desiderio del piacere supremo può apparire utile, poiché la psiche potrebbe sentirsi in pericolo, se dovesse dargli sfogo. In quei casi l’istinto alterato di autoconservazione è più forte. Ma questo non vuol dire che, sebbene soffocato, esso non sia altrettanto nocivo.

  14. Qui abbiamo due distinti moti animici. Uno si tiene ben stretto e non lascia andare le cose obsolete, impedendo all’anima di assimilare il nuovo materiale: è il moto restrittivo. L’altro, invece, si protende, ma non in maniera rilassata, bensì in modo avido e compulsivo.

  15. Questi moti dell’anima sono molto sottili. Solo questo lavoro può portarli alla vostra coscienza. Poiché entrambe le distorsioni sono intrinsecamente egocentriche, diventa egocentrica anche la personalità. L’egocentrismo porta frustrazione, ansia, tensione, costrizione, senso di colpa e insicurezza, solo per citare alcune delle emozioni negative che produce. L’errore è tanto più tragico, poiché la psiche crede erroneamente che l’egocentrismo preservi la sua sicurezza o soddisfi il suo desiderio. Non vi è nulla di più lontano dalla verità. Nulla induce una maggiore insicurezza dell’essere egocentrici. L’egocentrismo richiede modelli e regole di comportamento fissi e prestabiliti, per sottili e vaghi che li si avverta. Quando gli altri non rispettano tali regole e aspettative, crolla quella sicurezza agognata e pianificata con cura. Inoltre, la costante paura che gli altri possano non rispettare le vostre regole mina la pace interiore. State costruendo sulla sabbia e dovete fare affidamento su qualcosa che non potete controllare.

  16. Se non siete egocentrici, potete permettervi di essere flessibili. Potete vedere e provare ogni situazione in modo nuovo e adattarvi ai suoi particolari requisiti. Poiché la ricerca di sé non sarà più l’obiettivo centrale, avete la certezza di potervi adattare a qualsiasi situazione, persona o requisito imprevisto. Contrariamente al vostro convincimento inconscio, la sicurezza risiede nel non essere egocentrici.

  17. L’egocentrismo vuole amore, ammirazione, approvazione: li dovete ottenere. È un bisogno che richiede una pianificazione in linea con le regole preconcette. Ma poiché la vita non funziona così, sovente i vostri comandi non vengono rispettati. Quando le regole si rivelano inefficaci, la vostra insicurezza aumenta per due motivi: 1) non ottenete ciò che vi aspettate; e 2) le vostre regole risultano inattuabili. Tutti i vostri piani e progetti vi rendono, quindi, ciechi alla realtà. Inibiscono la vostra spontaneità ed intuito, e vi impediscono di adattarvi alle varie opportunità. Le quali, per inciso, sono spesso altrettanto buone, o persino migliori di ciò che avevate programmato. Purtroppo non le cogliete, perché ogni volta che vi scompigliano i piani sentite che la vostra vita è in pericolo. E in tal modo distruggete la felicità seguendo lo stesso processo che ve la dovrebbe procurare.

  18. Finché non vi avvicinate a queste regioni dell’anima per coglierne il pieno significato, la vostra insicurezza aumenta. Tendete a rendere più rigidi i comandi e le regole, e vi disperate constatando quanto essi siano sempre meno praticabili.

  19. Il processo interiore di preparazione, che si basa su un fittizio bisogno di sicurezza, parte da uno sbilanciamento dei pesi interiori. Focalizzate la vostra attenzione unicamente su di voi. Potreste pensare che non sia così, ma a livello emotivo spesso lo è. L’unilateralità non è sicura, tuttavia si cerca di eludere il pericolo non diventando meno egocentrici, ma diventandolo ancora di più, e creando regole a difesa del proprio egocentrismo. Entrate così in un altro di quegli spiacevoli circoli viziosi. La vera sicurezza viene dal vedere le persone con cui interagite, non solo in modo teorico, ma capendole emotivamente. Cosa del tutto impossibile, se focalizzate l’attenzione quasi esclusivamente su di voi.

  20. Ancora una volta, questo processo è sottile e difficile da rilevare. Sebbene, in teoria, lo possiate capire abbastanza bene e credere di stare agendo di conseguenza, cercate le aree dove non è così. In tal modo darete un sostanziale contributo alla creazione di una reale sicurezza. Ma ci potrete riuscire solo esaminando con onestà il modo in cui reagite emotivamente alle situazioni. Ogni volta che avvertite una qualche disarmonia, ritrosia o timidezza, vi accorgerete che alcune di quelle reazioni sono celate nel profondo di voi stessi.

  21. Queste due correnti dell’anima, essendo totalmente egocentriche, vi impediscono di sperimentare e affrontare la sconfitta. Da ciò che avete scoperto sulla vostra autoimmagine idealizzata, sapete che la sua natura è molto orgogliosa, e l’orgoglio non ammette sconfitta. Ma poiché talvolta la sconfitta è inevitabile, se succede essa sconvolge le basi su cui poggiate, quella precaria pseudosicurezza dell’immagine di sé idealizzata. La personalità sana accetta la sconfitta. Nessuno ne è esente, né la si può evitare. Ma come la prendete? Questa è la domanda da porsi! Forse dal di fuori sembra che reagiate alla sconfitta in modo impeccabile. Ma noi non ci occupiamo delle apparenze. Non ci occupiamo nemmeno dei vostri pensieri. A noi interessa la verità interiore, l’esperienza interiore, ciò che sentite davvero. E non è facile portarla a livello cosciente. Occorre tanta forza di volontà, onestà e pazienza per divenire consapevoli di come vi sentite veramente.

  22. A volte qualcuno riesce a vivere bene una sonora sconfitta in qualche importante questione della vita. Ma i piccoli rifiuti e i fallimenti quotidiani minano la sicurezza e la fiducia in se stessi. Essi procurano vergogna o umiliazione da nascondere agli altri, così da non rendere visibile la sconfitta. Mettetevi alla prova, osservate come abbellite una situazione di fronte agli amici; come vi nascondete colorando di rosa quel che sembra doloroso e umiliante per voi; come, per salvare la faccia, sminuite i presumibili responsabili delle vostre sconfitte. Tutte quelle reazioni, e tante altre, indicano la verità su quel che c’è davvero da superare circa l’atteggiamento che adottate. Osservate come esitate a mostrare alcune reazioni e fatti, e come li evitate. Esaminare delle reazioni radicate, divenute ormai una seconda natura, è più difficile che scoprire nuove e importanti intuizioni celate nel profondo. Qui c’è da affrontare qualcosa che sta in superficie. Ma siete così abituati a indagare le reazioni più profonde, che non pensate nemmeno a esaminare le reazioni di superficie e i modelli comportamentali.

  23. Sperimentare la sconfitta in modo sano e maturo presuppone una vera umiltà, non una finta e sovrapposta. Ci vuole una certa generosità nel sentire, e anche una certa classe, per ammettere la sconfitta senza perdere dignità. In effetti è l’atteggiamento stesso a dare dignità. Il bambino che è in voi crede che meno subite sconfitte, più siete grandi. Nulla di più sbagliato. La verità è che siete grandi nella misura in cui affrontate la sconfitta con onestà, umiltà, dignità ed equilibrio; senza abbellimenti, proiezioni, umiliazioni o finzioni.

  24. La finzione può andare in opposte direzioni, sempre secondo la struttura della propria personalità e la pseudosoluzione scelta. Se la pseudosoluzione è la ricerca del potere, la reazione alla sconfitta sarà una sonora umiliazione da nascondere a ogni costo. Il processo di occultamento ha un pesante impatto sulla vostra forza vitale. Esso induce un senso di colpa e una paura di esporsi talmente profondi che i loro effetti sono troppo numerosi per parlarne adesso. Potreste riuscire o meno a nascondervi la verità. Di solito vedete inganni e finzioni solo per metà, e rimanete parzialmente inconsapevoli di fino a che punto voi stiate ingannando gli altri e voi stessi.

  25. Un modo di gestire una sconfitta che non si può nascondere è sminuire gli altri facendo sì che sembrino loro i responsabili, così che la vostra sconfitta diventi la loro. Ma questo accresce il vostro senso di colpa. L’ostilità va in due sensi, verso gli altri e verso di voi.

  26. Se la vostra pseudosoluzione è la ricerca della serenità, negherete l’esistenza stessa della sconfitta il più a lungo possibile. Ecco un pericoloso autoinganno: la mancanza di consapevolezza di ciò che sentite davvero, e del perché agiate in determinati modi.

  27. Pur usando in prevalenza solo una delle pseudosoluzioni, permangono una o più delle altre tendenze. È possibile che voi reagiate a una sconfitta diversamente da come reagite a un’altra. Identificate tutto questo e analizzate una cosa alla volta.

  28. Vi consiglio di chiedervi: "In che modo incasso la sconfitta?". Non come vi sembra, ma come vi sentite nel profondo. Ripensate ad avvenimenti recenti o passati. Quando vi è accaduto qualcosa che per voi è stato una sconfitta? L’idea di sconfitta può variare da persona a persona. A qualcuno forse sembrerà un grave disastro personale, un perdere la faccia; un altro la vivrà in modo diverso. Una battuta d’arresto professionale potrebbe non rappresentare una sconfitta, se si ha un atteggiamento relativamente maturo in quel settore. Potreste non prendere bene degli svantaggi materiali conseguenti alla battuta d’arresto, ma non vi sentirete come se fosse in gioco il vostro valore di esseri umani, la vostra dignità. Ma potreste avere una reazione esagerata per dei piccoli incidenti, come quando qualcuno si mostra ostile o scortese verso di voi. Non venire accolti può sembrare una sconfitta: anche se non razionalmente, la vostra reazione emotiva la rende tale.

  29. Quindi se vi chiedo di osservarvi davanti a una sconfitta, non fissatevi su quello che di solito è considerato tale. Individuate ciò che voi vivete come sconfitta, umiliazione, fallimento. Cercate in quella direzione, amici miei. Perché quando lo riconoscerete riceverete una ondata di forza interiore, come sempre avviene quando c’è una sana osservazione di cosa si celi nell’intimo. Vi basterà osservare le vostre reazioni per smorzare l’impatto negativo della sconfitta. Attenzione a non sovrapporre alle vostre emozioni reali la reazione ideale, per la quale non siete ancora pronti.

  30. È sufficiente osservarvi, e a poco a poco acquisirete una vera dignità. Perderete quel senso di vergogna, che, in fin dei conti, non è che l’altro aspetto dello smodato orgoglio dell’autoimmagine idealizzata, la quale non accetta la benché minima sconfitta. Con l’affievolirsi della vostra autoimmagine idealizzata non dovrete imporvi di vincere sempre, e dunque non vi sentirete indifesi e umiliati subendo una sconfitta. Avrete così la vera dignità che rende liberi. Non dovrete più combattere battaglie impossibili. Non dovrete più fingere, né sfinirvi inutilmente per una vittoria che non può arridervi in ogni occasione. Non dovrete più ridurvi allo stremo per provare qualcosa. Abbiamo parlato spesso di questa "corrente del provare". Alcuni di voi si sono accorti della sua esistenza. Alcuni si sono resi conto di quanta energia essa richieda.

  31. All’inizio è difficile identificare tutto questo, anche se una parte affiora in superficie. Ma non lo distinguete, perché è molto sottile e si mimetizza facilmente. Meno ne siete consapevoli, maggiore è l’impedimento alla libertà e alla forza, alla felicità, alla salute interiore e alla pace.

  32. Ora ci sono domande?

  33. DOMANDA: È davvero difficile trovare una sola tendenza nelle emozioni. Ad esempio, quando ti senti umiliato, una serie di emozioni riconosce che quello che ti ha fatto l’altro era forse dovuto a insicurezza. Ma poi esplode un’altra serie di sentimenti rabbiosi. Tra le due serie di sentimenti - una che perdona e comprende, l’altra che prova rabbia - c’è sempre un conflitto. Come si può scoprire qual è il giusto sentire?

  34. RISPOSTA: Penserei che non sia così difficile riconoscere il giusto sentire quando entrambi i sentimenti sono autentici. Certo, può darsi che la prima reazione, di sicuro giusta, sia sovrapposta. Si cerca di provare quel sentire perché se ne riconosce la validità teorica, ma ancora non la si sente. Quel sentire viene quindi costantemente contrastato dall’emozione ancora prevalente dell’orgoglio infantile, tanto più persistente proprio perché si cerca di mascherarla e impedirle di raggiungere la piena consapevolezza di superficie.

  35. Pertanto il sentire negativo emerge con tutta la sua forza. Ciò non vuol dire che si debba agire in base a esso, ma si deve prendere coscienza dell’intensità della rabbia, delle richieste e delle rivendicazioni infantili che sono la vera ragione della rabbia, giacché non si ammette la sconfitta. Se lasciate emergere le reazioni emotive con tutta la loro infantilità e irrazionalità, senza razionalizzarle o spiegarle, alla fine esse perderanno forza, e l’altra serie di sentimenti diventerà autentica e prevarrà. Se ci si mette di mezzo la volontà, essa diventa un ostacolo a sé. Dunque occorre orientare la volontà di purificazione verso il canale giusto. Se usata nel modo sbagliato, essa può diventare un ostacolo e portare a una reazione forzata e non sincera, e all’autoinganno.

  36. Lasciate emergere le emozioni senza controllarle. Solo così vedrete chiaramente quanto sia esagerato e infantile ciò che pretendete dagli altri e da voi stessi; e vedrete anche come voi rifiutate, almeno a livello emotivo, il mondo in cui vivete, inclusi voi stessi. Esigete da voi una perfezione che non potete ancora avere. E quel che pensate di volere dall’altro, come vi facevo notare, è un esternare ciò che chiedete a voi stessi. Pensate che se gli altri fossero come dovrebbero, allora anche voi potreste essere come voi volete, o pensate di dover essere: il vostro sé idealizzato. La rabbia verso gli altri, in realtà, è originata dal fatto che essi vi impediscono di essere come voi pensate di dover essere.

  37. Certo, nulla di tutto questo avviene a livello cosciente. Nell’inconscio non si capisce che se il sé idealizzato fosse realtà, e non finzione, gli altri non potrebbero mai impedirvi di essere ciò che voi siete. Ma l’autoimmagine idealizzata ha delle pretese. Spesso il voler sovrapporre dei parametri ideali è un misto di autentiche buone intenzioni e di esigenze del sé idealizzato. Pertanto l’artificio crea un impedimento, non consentendo alla verità di affiorare in superficie.

  38. Non enfatizzerò mai abbastanza che il fatto di riconoscere queste emozioni infantili non vi obbliga a intervenire su di esse. Viene sempre frainteso. Le persone giungono spesso all’errata conclusione che riconoscere un certo sentire e agire su di esso sia un tutt’uno. In realtà questa idea è anche usata come scusa per mantenere un’aria di decenza; ma la facciata nasconde il bisogno di contrastare il riconoscimento della falsità dell’autoimmagine idealizzata e la conseguente riluttanza a rinunciarvi.

  39. Sovente il sé reale, di fatto, si manifesta, e si potrebbe anche evitare di forzare la sovrapposizione della prima serie di sentimenti a cui ti riferivi. Ma anche se autentica, la voce del sé reale cade nel vuoto. L’orgoglio compulsivo dell’immagine di sé idealizzata impone le sue regole e obbliga la persona ad agire in conformità. A volte il “dovrebbe” non è nemmeno tanto corretto, né si può ritenere congruo ai parametri spirituali a cui ci si vuole attenere: si “dovrebbe” essere arrabbiati e spietati; si “dovrebbe” disprezzare e non capire; “non si dovrebbe” essere gentili e amorevoli ecc. Regole che potrebbero arrivare al punto in cui, di fatto, si “dovrebbe” odiare. Questo è un tipico esempio di quanto sia irrealistica ogni emozione negativa.

  40. In ultima analisi, tutte le emozioni negative sono compulsive. Arriva un momento nel cammino in cui lo si vede chiaramente. E sebbene non si sia ancora pronti a lasciar andare la compulsione, si riconoscono la natura, la realtà, la certezza e la stabilità sottostanti del vero sentire, che affiora lentamente. Eppure parte della personalità resta ancora aggrappata alla presunta sicurezza data dalla reazione negativa.

  41. Questo vale soprattutto per le persone che non si fidano delle proprie emozioni e intuizioni, ma ripongono tutta la fiducia nella propria natura intellettuale e volitiva. A volte l’intelletto blocca l’odio e le emozioni negative. Ma ogni volta che la ragione riesce a razionalizzare e giustificare, si focalizza sull’aspetto sovrapposto e compulsivo e non consente al vero sentire di guidarvi. Solo perché qualche volta avete scoperto in voi degli istinti negativi, avete erroneamente concluso che ogni istinto ed emozione sono negativi. Pertanto non date la possibilità di crescere a quelle parti della vostra natura intuitiva che si devono ancora evolvere. Le parti già costruttive e mature vengono bloccate da un livello a esse sovrapposto, ma di gran lunga inferiore all’intuizione.

  42. Questa eccessiva enfasi sul potere della ragione impedisce di continuo al sé reale di emergere, e sistematicamente disincentiva la vostra natura interiore ad agire e guidarvi. E allora voi vi aggrappate a ciò che sembra sicuro, il piccolo orgoglio.

  43. DOMANDA: Ho una domanda da parte di qualcuno che non è qui stasera, a cui credo tu abbia in parte già risposto. La leggo: “Noi presentiamo la nostra autoimmagine idealizzata sia a noi stessi che agli altri, cosa che mette a dura prova le relazioni umane e suscita molte reazioni negative. Potresti dirci qualcosa al riguardo e indicarci in che modo poter riconoscere e accettare il sé reale nell’altro?”.

  44. RISPOSTA: Sì, in larga misura è stato già risposto. Vorrei aggiungere solo questo. Sarebbe un grave errore cominciare a pensare: "Come posso riconoscere il vero sé nell’altro?" Se è già impegnativo farlo con voi stessi, farlo con l’altro è impossibile. Ma mentre progredite nella consapevolezza del vostro sé reale - che giunge solo dopo aver sostenuto lo sforzo di scoprire e comprendere il vostro sé idealizzato - a quel livello è automatico sperimentare e arrivare al sé reale dell’altra persona. Per contro, allo stesso modo le vostre distorsioni si collegano e hanno un impatto sulle corrispondenti distorsioni dell’altra persona.

  45. Pertanto riconoscere il sé reale dell’altro non richiede semplicemente di applicarsi con diligenza, ma è un esito naturale di crescita e consapevolezza. Sarete in grade di vedere di più, di diventare più vigili e intuitivi. Ma non è una questione di volontà. Oserei dire che chi ha fatto la domanda rientra nella stessa categoria dell’amico che ha posto la domanda precedente: di chi mette troppa enfasi sul pensiero e sulla ragione, anziché sul sentire e l’intuizione. Il fatto stesso di porre questa domanda ne è un’indicazione.
  46. DOMANDA: Questa corrispondenza tra due sé reali non avviene, spesso, in modo silente?

  47. RISPOSTA: Può accadere in ogni modo, con qualsiasi forma di comunicazione. Se ti rileggi la lezione di qualche tempo fa sulla comunicazione, vedrai che si applica anche in questo caso. Man mano che il tuo sé reale si manifesta, porterà con sé anche una ricettività rilassata che consente di arrivare al sé interiore o reale dell’altra persona. Al contrario, il moto che tutto brama e agguanta, di cui parlavo - la distorsione dell’istinto di procreazione - induce l’altro ad arretrare, poiché quel moto ha in sé troppa avidità. Dall’altro lato, un distorto istinto di autoconservazione crea un moto restrittivo, frenato e contrario che impedisce la comunicazione. Quindi ciò di cui vi parlavo in tutte le lezioni recenti si collega alla comunicazione. Ogni lezione è intimamente connessa con tutte le altre.

  48. Ora, come avvenga la comunicazione tra i vari sé reali è del tutto irrilevante, e avverrà in base a quello che c’è. Potrà essere silente, potrà avvenire con la parola, oppure attraverso una qualunque facoltà umana utilizzata nella comunicazione.

  49. DOMANDA: Spesso la gente è riluttante a cambiare qualcosa di sé. Potrebbe essere a causa di qualcosa di fisico o psicologico. Si trovano delle scuse del tipo, "Se cambierò in questo o in quel modo, non sarò più me stesso". È una distorsione dell’istinto di autoconservazione?

  50. RISPOSTA: Proprio così. Lo snaturamento dell’istinto di autoconservazione resiste a qualsiasi cambiamento o crescita. Questa è la sua natura: è statico e tende al ristagno. Tutti voi che fate questo lavoro lo avete sperimentato, e lo sa anche la psicanalisi tradizionale, in una forma o nell’altra. La resistenza al cambiamento è uno dei maggiori ostacoli da superare. Lo si può spiegare in molti modi, ma quale che sia la ragione cosciente della resistenza, in fondo voi tutti lottate per non rinunciare alla gloria del vostro sé idealizzato. È la cosa che temete più di tutte. Pensate o sentite di dovervi aggrappare alla vostra immagine di sé idealizzata per la vostra vita perché, dopo tutto, è la soluzione che avete scelto. E poiché quel processo di scelta non era conscio, le stesse ragioni inconsce vi lasciano ancora nella convinzione che forse, dopo tutto, il vostro sé idealizzato può ancora darvi sicurezza e protezione attraverso la distorsione dell’istinto di autoconservazione, nonché felicità e piacere attraverso la distorsione dell’istinto a procreare. Dietro alla vostra resistenza c’è sempre questa forza latente, al di là delle razionalizzazioni esteriori.

  51. Scoprire l’esistenza della resistenza è certo importante. Ma poi occorre portare alla propria consapevolezza la profonda ragione sottostante, poiché solo allora constaterete quanto non sia attuabile la vostra soluzione, e a poco a poco vi rinuncerete. Finché non avrete coscienza della vera ragione della resistenza al cambiamento, non vi saranno cambiamenti, correzioni o ripensamenti, poiché ogni cosa attivata dall’inconscio resiste alla realtà. Forse potreste avere nuove idee, a livello conscio, e cambiare alcuni atteggiamenti e approcci alla vita, ma quella parte nascosta dentro di voi rimane statica e combatte con la parte che vuole il cambiamento. Inconsciamente vi tenete stretti ciò che avete scelto come salvezza e sicurezza: la pseudosoluzione che rende assai difficile cambiare, crescere e liberarvi.

  52. Il motivo che hai menzionato non è che una di tante possibili scuse o razionalizzazioni. Quanto al valore di questa, in particolare - la paura di non rimanere se stessi - non credo che occorrano ulteriori chiarimenti. Essa non regge, giacché è vero il contrario. Più siete legati al conflitto, meno siete il vostro sé reale. Cambiamento e crescita porteranno il sé reale in primo piano, e il sé reale non si sentirà affatto strano, dal momento che voi, ovviamente, ne siete permeati, nonostante tutte le distorsioni.

  53. DOMANDA: In questo processo di automiglioramento, più comprendiamo gli altri e perdoniamo, più le nostre reazioni emotive si attenuano. Non tendiamo così a livellare in qualche modo tutte le nostre emozioni, compresa la rabbia o altri sentimenti forti? Le nostre emozioni non avranno più la stessa forza.

  54. RISPOSTA: Difficile generalizzare. Un certo stadio di sviluppo smorza le emozioni violente. Vi sentite davvero più sereni. Ma tenete sempre presente che quella serenità potrebbe essere artificiale se, in realtà, a livello inconscio state ribollendo a causa di forti emozioni represse. Queste ultime devono raggiungere la coscienza di superficie, prima di poter essere adeguatamente assimilate e rimosse.

  55. Ad esempio, se avete molta paura delle vostre emozioni, potreste credere che l’assenza di forti sentimenti negativi sia segno di progresso spirituale e di crescita emotiva. Dunque non si può stabilire se l’assenza di rabbia o di altre emozioni negative sia segno di crescita e armonia, o piuttosto di repressione. Potrebbe essere artificiale o genuina. Il primo passo nella crescita e nel processo di maturazione è prendere coscienza di emozioni che non avreste mai pensato di avere.

  56. DOMANDA: In realtà intendevo chiedere se questo processo alla fine porti ad avere reazioni meno forti.

  57. RISPOSTA: No, non è così, tranne che per le emozioni negative. L’obiettivo è livellare le emozioni negative, il che avviene con il tempo grazie a un’autentica serenità. Ma vi vorrei dire che è sempre pericoloso fissarsi su degli obiettivi lontani, se prima ci sono obiettivi più vicini da perseguire. I pericoli sono molteplici. Ad esempio, potreste avere la tentazione di saltare una fase necessaria che al momento è sgradevole, ma senza la quale sarebbe impossibile realizzare l’obiettivo finale. Potreste essere preda di ulteriori autoinganni, gli stessi che volete scoprire anziché evitare. Questo dovrebbe essere uno dei primi obiettivi: di volta in volta fissatene di nuovi, e la vera serenità un giorno verrà da sé. La visione di un obiettivo lontano potrebbe ingigantire l’autoimmagine idealizzata. Dunque il passo successivo è l’obiettivo vicino, non il finale.

  58. Il prossimo obiettivo potrebbe essere: "Voglio diventare consapevole di ciò che c’è davvero in me". E appena l’avrete più o meno conseguito se ne presenterà un altro.

  59. È come essere un camminatore o un alpinista. Se siete saggi non vi prefiggete subito l’obiettivo finale. La vetta lontana che volete raggiungere potrebbe richiedere giorni e settimane di dura arrampicata e di perseveranza. Concentrandovi sulla vetta distante vi stancate ancor prima di iniziare. Vi coricate sognando l’ascesa, ma sebbene la visione vi sembri molto reale, in realtà non vi muovete di un passo perché siete troppo stanchi per raggiungere la cima, già prima di cominciare. Ma se fissate gli obiettivi di ora in ora, affrontandoli uno alla volta, riposando per poi rimettervi in cammino, non vi sfinirete. Non dovrete ingannare voi stessi immaginando che state già salendo. È questo quel che vi dovevo dire.

  60. Possiate tutti voi ricavare ulteriori istruzioni e beneficiare di queste parole. Che esse vi rivelino nuovi orizzonti, nuovi passaggi, nuova comprensione. Che vi rafforzino per affrontare voi stessi per come siete adesso. Poiché non vi è nulla di più vivificante, di più protettivo e foriero di vero piacere e felicità della vostra verità interiore.

  61. Siate nella pace, miei cari. Siate benedetti. Siate in Dio!

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 85 - Distortions of the Instincts of Self-Preservation and Procreation
Il copyright del materiale della Guida del Pathwork® è di esclusiva proprietà della Fondazione Pathwork®
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