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Lez. 33 - Occuparsi di se stessi - fede giusta o sbagliata

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
11 luglio 1958

Traduzione in italiano di Simona Fossa
Revisione non ancora effettuata
Edizione Gennaio 2020

  1. Saluti nel nome del Signore. Porto benedizioni a tutti voi; benedetta è quest’ora.

  2. Molte persone buone, gentili e anche spirituali, nell’ascoltare queste lezioni, dicono che non è bene occuparsi così tanto di se stessi, pensano che sarebbe meglio pensare di più agli altri. Dicono che occuparsi di se stessi porta all’egoismo. Certo, questo dipende interamente da come lo si fa e da come ci si occupa degli altri. È sbagliato pensare a voi stessi in modo distruttivo, pieno di autocommiserazione, lamentandovi del vostro destino e rimuginando improduttivamente sulle occasioni mancate, e su cose che non potete controllare, e quindi non potete cambiare. Chi tende verso questo tipo di preoccupazioni, non solo dovrebbe seguire il consiglio di spostare l’attenzione da se stesso verso gli altri, ma dovrebbe anche imparare a incanalare l’interesse per se stesso in una direzione diversa, cioè in qualcosa di produttivo.

  3. Per coloro che non lo riescono a fare, è infinitamente più sano pensare agli altri aiutandoli, rinunciando a un po’di egoismo e sacrificando qualcosa per sostenere coloro che possono aver bisogno di voi. Chi, tuttavia, è pronto a occuparsi di se stesso nel modo giusto, dovrebbe ovviamente pensare anche agli altri nel modo giusto, e farlo continuativamente. Una cosa non esclude l’altra. Quando fate qualcosa di utile e dimenticate le vostre preoccupazioni e difficoltà, state facendo qualcosa di utile per tutti, per gli altri come per voi stessi.

  4. Occuparsi degli altri può anche essere fatto in un modo sbagliato, e sfortunatamente molto spesso è così. Pensare costantemente agli affari degli altri, criticarli e giudicarli non vi aiuta certamente a diventare meno egoisti. Il semplice fatto che state pensando agli altri invece che a voi stessi, non è garanzia che state agendo spiritualmente, proprio come il semplice fatto di pensare a voi stessi – se fatto nel modo giusto – non è una prova di egoismo. Dipende tutto da come lo si fa. Molto spesso le persone si ingannano rispetto a questi due estremi. Quando pensano agli altri in maniera negativa, giudicandoli, tendono a credere di fare qualcosa di utile; allo stesso tempo si aggrappano all’opinione comune che occuparsi di sé non sia cosa buona. Fanno cattivo uso di questa verità per giustificare questo loro comportamento. Esiste anche un modo improduttivo e sfiancante di occuparsi di se, e che si nasconde dietro la maschera del: “Devo conoscere me stesso; devo esaminare i miei sentimenti”, senza però farlo mai. Quindi fate attenzione a come pensate a voi stessi e agli altri. Mettetevi alla prova anche in questo vostro aspetto, mie cari amici.

  5. Le persone spiritualmente molto evolute hanno la capacità di usare tutte le loro energie per sacrificarsi per gli altri, per aiutarli per quanto possono, facendo così un gran bene. D’altra parte, da quelle persone ci si aspetta anche di più perché il loro sviluppo spirituale lo giustifica. E qui abbiamo la purificazione delle intenzioni, la profonda conoscenza di sé come requisito indispensabile per l’evoluzione spirituale. Alcuni tendono a trascurare ed evitare proprio questa parte del loro compito, mettendo tutto l’energia nell’aiutare gli altri. Ripeto che l’aiuto dato agli altri non va trascurato solo perché ci si conosce meglio, al contrario. Per favore cercate di scoprire se per caso non appartenete a questa categoria.

  6. Tutti voi, amici miei, che ascoltate o leggete queste parole siete già pronti ad osservare voi stessi nel modo corretto. Siete già in grado di agire nel modo giusto e di avere anche, sotto molti aspetti, i pensieri giusti, Andando avanti nello sviluppo, però, tutto questo non basta più, come voi già ben sapete. Le vostre emozioni devono farsi trasparenti e sincere. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile fare un lavoro di introspezione e verifica, uno scrupoloso esame di sé, osservando le proprie azioni, pensieri ed emozioni in relazione alla legge e alla verità spirituale.

  7. Chi non conosce se stesso non può conoscere gli altri; chi non comprende se stesso, non può comprendere gli altri, e chi non ama se stesso non può amare gli altri. Si può comunque obiettare che amare se stessi sia segno di egoismo, ma vi ripeto che questo è vero soltanto se l’amore per se stessi viene scambiato per auto-indulgenza, per cercare di sottrarsi alle difficoltà e ai dolori della vita. Questo è il piccolo sé a cui non vi dovete attaccare, e che anzi dovreste trattare con fermezza. Ma se non nutrite un sano rispetto per voi stessi e non amate il vostro essere superiore, che è la vostra parte divina, non potrete mai amare veramente gli altri. Il giusto tipo di rispetto e di amore di sé può nascere solo cercando di raggiungere, e realizzare, lo sviluppo spirituale che avete pianificato in spirito per questa Terra. Se trascurate questo compito, anche nascondendovi dietro vari sotterfugi e autoinganni, nel profondo del vostro inconscio rimarrà sempre il fatto che non vi state evolvendo come dovreste, che state violando diverse leggi spirituali nelle vostre emozioni, se non nei pensieri e nelle azioni; che state fuggendo in qualche modo da voi stessi. Tutto questo vi porta a disprezzarvi, che è poi la vera causa dei complessi di inferiorità, per quanto riusciate a giustificarli. Pertanto, potete rispettarvi solo quando date il massimo per evolvervi spiritualmente, come sacrificio per gli altri. E solo quando esiste questo ben fondato rispetto di voi stessi, riuscirete davvero a rispettare gli altri. Quindi, amici miei, potete vedere come, anche qui, il cerchio si chiude.

  8. Più vi occupate di voi stessi nel giusto modo, più diverrete altruisti, e quindi in grado di aiutare meglio gli altri e far loro del bene. Siate critici con voi stessi e compassionevoli nei confronti degli altri. Ma quante persone, sia pure spirituali, fanno esattamente il contrario! Ignorano così tanti loro difetti e tendenze irragionevoli, persino quelle che sono del tutto evidenti a chiunque altro, e sono sempre pronti a condannare gli altri, se non a parole, almeno nelle emozioni e nei pensieri.

  9. Amici miei, imparate ad accettare le manchevolezze degli altri, poiché dovete imparare ad accettare le vostre. Anche qui, quel che più conta è di farlo nel modo giusto. Ho parlato a sufficienza di quest’argomento, quindi non ci ritornerò su. Accettare correttamente i propri difetti non significa lasciarsi andare alla disperazione e allo scoraggiamento nello scoprirsi più imperfetti di quanto si credesse, ma neanche voler rimanere così come si è. Nei riguardi di ogni singola tendenza umana scoprirete che ci sono due estremi completamente sbagliati, ma anche la corretta e difficilissima via di mezzo. Perciò, adesso arriverete probabilmente a comprenderete meglio che nulla è, di per sé, mai buono o cattivo, giusto o sbagliato. Quel che determina se siete sulla strada giusta o meno, è come vi comportate, se riuscite a imboccare la via di mezzo tra i due estremi sbagliati.

  10. Solo accettandovi nel modo giusto, sarete in grado di accettare gli altri per come sono e di vivere secondo la legge spirituale, la quale richiede di indirizzare i vostri sforzi là dove possono portare risultati veri, quindi verso voi stessi. Voi siete l’unica persona sulla quale avete il potere di apportare dei cambiamenti. Non potrete mai cambiare gli altri, perciò, in quella direzione, i vostri sforzi sarebbero vani. Tuttavia, potete influire su un’altra persona con il vostro cambiamento. L’altro potrebbe decidere di cambiare a sua volta. La vostra influenza può essere davvero positiva solo se date l’esempio per primo. Quando i difetti degli altri vi fanno provare una certa disarmonia, questo significa che, in fondo, non sopportate il fatto di non poterli cambiare. Il vostro risentimento sta ad indicare un atteggiamento contrario alla legge spirituale. Questa dovrebbe essere la migliore indicazione per determinare fino a che punto vi accettate per come realmente siete, e se lo fate in tutta umiltà. Quanto più sereni rimanete di fronte ai difetti degli altri, tanto più vi accettate per come siete. In questo modo stabilite una base sana nella vostra anima, indipendentemente da quante imperfezioni sono ancora presenti. Al contrario, più lottate interiormente contro le persone per come sono al momento, più rifiutate di accettare voi stessi. Pensate anche a questo, amici miei!

  11. Quindi, imparate ad accettare le persone così come sono, e fatevi tolleranti nei confronti dei loro difetti, che voi forse non avete. Spesso, dovrete andare anche oltre. In particolare, voi disapprovate nell’altra persona, proprio quei difetti che voi stessi avete. Voi, naturalmente, non ne siete consapevoli, eppure è così. Solo conoscendovi a fondo potrete accettare meglio gli altri, comprenderli meglio e amarli meglio. Non dovete essere ciechi per essere tolleranti. Una persona fondamentalmente intollerante spesso non vuole vedere i difetti di un altro quando vi è un grande amore, o una forte simpatia. In questo caso, non volerne vedere i difetti indica la profonda paura che si possa smettere di amare l’altro. Questa, naturalmente, non è altro che intolleranza. Se sapeste accettare le imperfezioni della persona amata, non avreste bisogno di chiudere gli occhi. Oltre a questa reazione sbagliata, una persona del genere sarà anche convinta di essere estremamente tollerante dal momento che non nota mai i difetti in coloro che ama. Questa è un’altra delle maschere che le persone indossano così spesso. La vera tolleranza e la vera accettazione significano vedere chiaramente i difetti dell’altro e non aver timore di amarlo e rispettarlo di meno a causa di essi. Con un tale atteggiamento, non solo aiutate le persone che vi sono vicine, ma anche voi stessi.

  12. Miei cari amici, prego tutti voi di riflettere attentamente su questo argomento. Nella vostra prossima meditazione, chiedetevi se non siete forse troppo critici verso gli altri; se in realtà li criticate, anche se coscientemente pensate di non farlo. Le vostre reazioni emotive verso gli altri possono corrispondere proprio a questo. Mettetevi alla prova a questo proposito, e domandatevi se non siete ciechi ad alcuni dei vostri stessi difetti, mentre combattete energicamente quelli degli altri. Posso assicurarvi che se lo farete, e reagirete nel modo giusto verso le vostre scoperte, otterrete una grande e nuova pace proprio grazie a questo nuovo atteggiamento. Questo perché ciò che vi priva della pace e dell’armonia interiore non è mai quel che fanno gli altri, ma sempre e solo i vostri atteggiamenti sbagliati, e le lotte interiori contro quelle circostanze che non potete cambiare e che, per di più, non sta a voi cambiare. Dovreste invece cambiare voi stessi. Quando lo avrete fatto, sarete liberi, e proverete un nuovo senso di indipendenza dal comportamento o dalle reazioni degli altri, e saprete che, in ultima analisi, loro non potranno mai farvi del male.

  13. Ora vorrei parlarvi di due aspetti della fede. Molte persone sono sincere nei loro sforzi per raggiungere l’evoluzione spirituale, ma la loro fede non è completa. Da qualche parte c’è sempre un dubbio nascosto: “Sarà proprio vero? Non è solo immaginazione? Non mi sto illudendo?”. Mi piacerebbe parlarvi di come comportarvi con questa tendenza, amici miei.

  14. Prima di tutto, non è consigliabile accantonare il dubbio inconfessato. Spesso lo fate in perfetta buona fede, perché una parte di voi non vuole nutrire questi dubbi, e in qualche modo pensate che nascondendoli spariranno. Ma come sapete, nulla può essere affrontato con successo se viene respinto nell’inconscio. Temete di far emergere i dubbi perché credete che potrebbero farvi cambiare strada; così facendo rischiate però di far fallire i vostri sforzi spirituali.

  15. Tuttavia, questo non deve per forza essere così. Una volta capito chiaramente che la parte che dubita non rappresenta la vostra intera personalità, e nonostante la sua esistenza, c’è un’altra parte di voi che crede, non avrete più paura che il riconoscere i vostri dubbi possa condurvi ad abbandonare i vostri sforzi spirituali. L’anima umana è piena di correnti contraddittorie di tutti i generi. Prima ve ne rendete conto, e non disperate quando incontrate la parte negativa che non volete riconoscere, e meglio sarà per voi. Il problema che sorge facendo così deriva dalla vostra idea errata che solo una delle due tendenze sia vera. Eppure entrambe hanno la loro realtà nella vostra anima e combattono l’uno con l’altro. Questa lotta non potrà mai essere vinta finché non avrete il coraggio di riconoscere quel lato di noi che non vi piace possedere. Come ho detto, sarà più facile riuscirci se avrete compreso che in linea di principio potete essere - e infatti siete - composti contemporaneamente dalle due correnti contraddittorie. Che questo riguardi la questione della fede o del dubbio, o qualsiasi altro problema interiore, non fa alcuna differenza. Una volta riconosciuta in voi stessi la parte in dubbio, seguite questo consiglio: sappiate che è la Grazia di Dio quando questa completa conoscenza, a cui non do nemmeno il nome di fede, e l’esperienza dell’esistenza di Dio vengono date a una persona. Accrescete l’umiltà verso la mancanza di fede completa. Dite a voi stessi: “Non mi sono ancora guadagnato questa Grazia. Non sono io il giudice di ciò che merito o no.” Devo combattere fino in fondo con la mia mezza fede; la parte volenterosa del mio essere vuole evolvere e diventare una persona migliore ed emotivamente più matura, in modo da gestire meglio la vita e amare e aiutare gli altri in modo più efficace. In questo sforzo, aspetterò pazientemente e umilmente fin quando mi sarà data la Grazia di Dio”.

  16. Se coltivate questi pensieri e sentimenti, continuando ad affrontare il vostro sé inferiore che vuole continuamente annebbiarvi la strada e ostacolare il vostro cammino, un giorno, ve lo posso promettere, avrete questa fede totale. Allora farete un’esperienza di Dio tale da esserne completamente convinti. Tuttavia, esattamente come le esperienze e la Grazia degli altri non possono servire a persuadervi personalmente, per quanto tenacemente essi possano tentare di convincervi, altrettanto sarà per voi, quando sperimenterete la verità e l’esistenza di Dio nella vostra vita. Non sarete in grado di trasmetterle a coloro che stanno ancora lottando per ricevere la Grazia divina - la fede totale. Ognuno deve guadagnarsi questa esperienza fondamentale e il radicale cambiamento nell’evoluzione della sua anima, con i suoi sforzi personali.

  17. Un altro aspetto della fede è questo: ci sono persone che hanno una fede completa, il massimo che questo l’individuo può avere, questo perché ogni impurità dell’anima influenza in qualche modo anche la completezza della fede. La fede perfetta significa non avere alcuna disarmonia nella vostra vita, e nessun tipo di paura. Ma nessuno di voi è giunto tanto lontano. Tuttavia, in alcuni la fede è più forte che in altri. Le persone di questo tipo spesso provano la sensazione non riconosciuta di essere qualcosa di speciale per Dio, un figlio prediletto, e di ricoprire una posizione molto speciale nella relazione col Padre; si sentono davvero uniche e pensano di poter possedere Dio tutto per loro. Questa non è una sensazione sana – ed anzi, persino pericolosa. Pericolosa perché contiene così tanta presunzione, e anche perché è molto facile ingannarsi. Essi hanno pronta la giustificazione che quella convinzione è meravigliosa, ed è espressione della loro devozione e spiritualità.

  18. Ecco uno di quei casi in cui il movente buono e puro – il desiderio di avvicinarsi a Dio, l’amore per il Creatore – si mescola con il movente negativo e impuro – l’orgoglio spirituale e la separazione dai propri simili. Poiché a livello intellettuale siete completamente inconsapevoli di queste sensazioni nel vostro rapporto con Dio, è vostro compito verificare se, e fino a che punto, questo si possa applicare anche a voi. Se scoprirete sentimenti del genere – sia pure anche in minima parte – tenete conto che agli occhi di Dio non siete valutati più in alto, o meglio di chiunque altro. La sensazione di essere qualcosa di speciale per Dio può essere considerata come uno stato transitorio nel vostro sviluppo. Il vostro desiderio e l’amore per Dio si stanno risvegliando prima che l’orgoglio e la volontà egoica vi abbiano lasciato. Le due tendenze opposte si combinano in uno stato temporaneo. Ma dovete esserne consapevoli e non credere neanche per un istante che sia una cosa buona e giusta. Fa parte del processo di crescita che deve essere finemente setacciato e purificato da voi stessi.

  19. Invito quelli di voi a cui questo si può applicare, ad esaminare i loro sentimenti quando pensano a Dio, quando sentono Dio, e quando si sforzano di avvicinarsi a Lui. Sebbene sentiate che tutto è come dovrebbe essere, non c’è forse da qualche parte un sentimento nascosto e mai riconosciuto in cui credete di essere più vicini e più cari a Dio di altre persone? La radice di questo sentimento può esistere anche in persone la cui fede non è ancora reale. Ma sarà più forte una volta che la fede diventerà completa e si realizzerà pian piano il processo transitorio. E se scoprite che la sensazione di essere speciali può applicarsi a voi in qualche misura, iniziate a lavorare molto accuratamente, concentrandovi sulla relazione con il vostro prossimo.

  20. Spesso vedrete una particolare intolleranza nelle persone che si sentono amate da Dio in modo speciale. Vi è spesso una sorta di arroganza verso gli altri, anche se forse non sempre nella loro persona esteriore, che voi non rispettate in modo particolare, o forse anche qualcuno che vi piace meno tra tutti quelli che conoscete, o anche qualcuno che vi irrita particolarmente. Allora pensate a quanto Dio ami anche questa specifica persona, proprio come Lui ama voi. Anche se l’altra persona è spiritualmente meno sviluppata, è comunque amata da Dio. Questo sarà un esercizio meraviglioso, esattamente la medicina di cui avete bisogno, amici miei.

  21. L’anima umana è un pezzo molto complicato di un “meccanismo”, se posso usare questa espressione. La purificazione non sta solo nel superare i vostri difetti. Non è una cosa tanto facile, e richiede molto tempo. È possibile solo dopo aver compreso a fondo molte tendenze e reazioni di cui non siete ancora consapevoli. Di conseguenza, il vostro obiettivo immediato non può essere la perfezione, nonostante rimanga l’obiettivo ultimo. Tenete ben presente l’obiettivo finale, ma lavorate innanzitutto su quello immediato, che è quello di conoscervi e accettarvi per come siete. Questo implica il non farvi illusioni su voi stessi, acquisire un atteggiamento sano nei confronti dei vostri limiti, imparare a vivere secondo le regole della vita, e non sottrarvi alle difficoltà talvolta necessarie. Questo comprende tutto ciò che state imparando qui. Solo dopo averlo fatto inizierete gradualmente a modificare alcune delle vostre tendenze sbagliate e a reagire in modo diverso. Chiarite per prima cosa le vostre intenzioni, e purificatele. Separate i motivi sbagliati da quelli giusti all’interno dello schema di azione/reazione. Per ora il vostro compito è questo.

  22. Non interrompete i vostri sforzi quando la fede vacilla. In verità, siete persone buone e, come tali, volete diventare migliori, più complete, più pure e amorevoli, in modo da fare sempre di più del bene ovunque siate. Anche se non riuscite a portare avanti in ogni momento questo duro lavoro per amore di Dio, perché non siete sempre sicuri che Egli esista veramente, fatelo per amore degli altri, che sono una parte fondamentale di voi. Spesso una persona dalla fede ancora debole, nutre per il suo prossimo un amore più grande rispetto ad un’altra, la cui fede è forte, e che sente, come accennato prima, di detenere una posizione speciale agli occhi di Dio. Entrambi sono stati transitori, e un giorno si uniformeranno, armonizzandosi nella perfezione.

  23. Inoltre, quando vi si presentano le prove, come avverrà, pregate che la vostra capacità di pensiero non ne venga paralizzata. Questo è ciò che di solito succede a chi attraversa una situazione difficile. Tenete ben presente questo pensiero: “Padre, dammi una chiara visione, anche se in questo momento mi sento confuso, infelice e frastornato. Aiutami a non dimenticare quel che altrimenti saprei. Fammi vedere la Tua verità in questa situazione, non come mi appare al momento a causa della mia prospettiva molto limitata”.

  24. Noi spesso osserviamo che quando siete sottoposti a una prova, la visione delle cose è completamente distorta. Quando siete convinti che la vostra visione negativa sia l’unica verità, vi disperate molto facilmente. In quei momenti dimenticate persino quel che altrimenti sapreste molto bene. Rimanete talmente paralizzati dalle forze del male che avete attirato, da non riuscire a pensare, né a vedere ciò che, normalmente, vi sarebbe del tutto chiaro. Non vi viene nemmeno da chiedere la verità di Dio, perché i vostri pensieri sono troppo racchiusi nell’oscurità. Solo dopo essere emersi da questa oscurità, restate sbalorditi dal fatto di essere stati cosi ciechi.

  25. Potete risparmiarvi molte ore difficili, rivolgendovi immediatamente a Dio e comportandovi come vi sto spiegando. Affrontate la temporanea cecità mentale allenando i vostri pensieri a entrare nel subconscio, che è quella parte della vostra anima dove potete ritrovare la verità “dimenticata”. Allenatevi poi per le prove future, in modo da affrontarle con una migliore disposizione mentale.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 33 - Occupation With Self - Right and Wrong Faith
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