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Lez. 183 - Il significato spirituale della crisi

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
5 giugno 1970

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Marzo 2019

  1. Saluti e benedizioni a ognuno dei miei amici.

  2. Qual è il significato vero e spirituale della crisi? La crisi è un tentativo della natura di apportare un cambiamento attraverso la giustezza cosmica dell'universo. Se il cambiamento è ostacolato dall'io, ossia dalla parte della coscienza che orienta la volontà, sopraggiungerà una crisi che renderà possibile un cambiamento strutturale.

  3. Senza un cambiamento del genere, l’entità non potrà raggiungere alcun equilibrio. La crisi, in ultima analisi, è un aggiustamento, che si manifesti come dolore, difficoltà, turbamento, incertezza, oppure solo come l’insicurezza di iniziare a vivere in un modo nuovo, avendo lasciato il vecchio. Ogni tipo di crisi tenta di demolire le vecchie strutture basate su false conclusioni e, dunque, sulla negatività. La crisi dà uno scossone ad abitudini radicate e fisse, e rende possibile una nuova crescita. La crisi abbatte e getta scompiglio: lì per lì è doloroso, ma senza di essa è impensabile ogni trasformazione.

  4. Più una crisi è dolorosa, più quella parte della coscienza che orienta la volontà tenterà di ostacolare il cambiamento. La crisi è necessaria perché la negatività umana è una massa stagnante che deve essere scossa, perché la si possa lasciare. Il cambiamento è parte integrale della vita; dove c'è vita c'è un continuo cambiamento. Solo chi vive ancora nella paura e nella negatività e resiste al cambiamento percepisce quest’ultimo come qualcosa da contrastare. Costoro oppongono resistenza alla vita stessa, e la sofferenza li avvolge ancor di più: questo succede sia nei percorsi evolutivi, sia in casi specifici.

  5. Gli esseri umani possono essere liberi e sani in quelle aree in cui non resistono al cambiamento. Lì sono in armonia con il moto universale, la loro crescita è continua e vivono la vita in modo assai soddisfacente. Ma gli stessi individui reagiscono in modo molto diverso nelle aree in cui hanno dei blocchi. Timorosi, si aggrappano a condizioni statiche dentro e fuori di sé. Laddove non resistono, le loro vite sono relativamente libere da crisi; ma nelle aree in cui resistono al cambiamento le crisi sono inevitabili.

  6. La funzione della crescita umana è liberare il proprio potenziale innato, che è davvero infinito. Ma laddove ristagnano atteggiamenti negativi è impossibile sviluppare il proprio potenziale. Solo la crisi può demolire una struttura basata su premesse contrarie alle leggi della verità cosmica, dell'amore e della felicità. La crisi dà una spinta all’immobilismo, che è sempre negativo.

  7. Sulla via della realizzazione emotiva e spirituale dovete lavorare intensamente per liberarvi dalle negatività costituite da concetti erronei, emozioni distruttive, dai conseguenti atteggiamenti e modelli di comportamento, dalle pretese e dalle difese. Di per sé, nulla di tutto ciò costituirebbe un ostacolo troppo difficile da superare, se non fosse per la forza autoperpetuante che intensifica ogni aspetto negativo della psiche umana con un’energia via via crescente.

  8. Tutti i pensieri e le sensazioni sono correnti di energia. L'energia è una forza che aumenta grazie alla sua stessa spinta, e dipende sempre dalla natura della coscienza che sta nutrendo e dirigendo quella particolare corrente di energia. Dunque, se i concetti e il sentire che sono alla base sono in linea con la verità e, dunque, positivi, l’impulso autoperpetuante della corrente di energia aumenterà a dismisura le espressioni e gli atteggiamenti impliciti nei pensieri sottostanti. Se i concetti e il sentire alla base sono fondati sull'errore e sono, quindi, negativi, anche l’impulso autoperpetuante di quella corrente di energia si intensificherà, seppur non indefinitamente.

  9. Ad esempio, voi sapete che i malintesi creano dei modelli comportamentali che sembrano immancabilmente comprovare la correttezza dell'assunto, cosicché il comportamento distruttivo e difensivo si radica ancor più saldamente nella sostanza animica. Tutti voi del Sentiero avete lottato contro questi grovigli interiori. Lo stesso vale per il sentire. Per esempio, si supererebbe la paura facilmente se la si guardasse in faccia, chiarendo i malintesi e le manipolazioni di base. Spesso le emozioni visibili non sono emozioni primarie dirette: la paura può celare rabbia e la depressione può nascondere paura. Il problema è che la paura crea una maggiore paura di affrontare e di trascendere la stessa. Dunque si teme la paura della paura e così via: la paura si accumula.

  10. Prendiamo la depressione. Se non svelate con coraggio i motivi del sentimento originario di depressione, vi sentirete depressi per il solo fatto di essere depressi. Al che potreste sentire di farcela di affrontare la vostra depressione, anziché deprimervi per causa sua, ma di fatto non volete e, dunque, non riuscite a farlo, e la cosa vi deprime ancora di più: in tal modo si crea un circolo vizioso.

  11. La depressione iniziale - o la paura, o altra emozione - è la prima crisi cui non si presta ascolto e di cui non si comprende il vero significato. La si elude, e così scatta la depressione per il fatto di sentirsi depressi, in un circolo vizioso che si autoalimenta. La coscienza della persona si allontana sempre di più dal sentire originale e quindi viene rimossa da sé stessa, rendendo più difficile identificare quel sentire originale. Tuttavia l’intensificarsi dell’impulso negativo porterà, alla fine, a disinnescare l'autoperpetuazione negativa.

  12. Diversamente da verità, amore e bellezza, che sono attributi divini perenni, distorsione e negatività cessano nel momento in cui la pressione fa saltare tutto in aria: a quel punto subentra una crisi dolorosa a cui le persone, di solito, resistono in ogni modo. Ma pensate se l'universo fosse stato creato diversamente e l'autoperpetuazione negativa continuasse all'infinito: sarebbe un inferno senza fine.

  13. Il principio di autoperpetuazione negativa è più evidente nel caso di frustrazione e rabbia. Molte persone possono constatare in modo relativamente semplice che è più facile tollerare la frustrazione che il fatto di sentirsi frustrati. Lo stesso vale per la rabbia verso di sé, per essere arrabbiati o intolleranti con la propria impazienza, e pur desiderando di reagire in modo diverso non si è in grado di farlo, perché non si sono rivelate e affrontate le cause sottostanti. Così non si riconoscono per ciò che sono quelle "crisi" che derivano da emozioni come la rabbia, la frustrazione, l’impazienza e la depressione. Ciò rafforza l'autoperpetuazione negativa sempre di più, finché salta tutto in aria. A quel punto la crisi è evidente.

  14. La crisi può rappresentare, se così desidera la propria coscienza, la cessazione di quella autoperpetuazione negativa a ciclo continuo. Quando scoppia la crisi si fa ancora più chiara la scelta tra riconoscerne il significato o continuare a fuggire. Anche nel caso in cui quell’esplosione non porti a prendere atto della situazione e a decidere di cambiare direzione interiore, avverrà comunque una crisi finale il cui messaggio l'individuo non potrà più eludere. Prima o poi, la personalità capirà che ogni esplosione, crollo, o crisi, ha lo scopo di demolire la vecchia struttura ed erigerne una nuova e più funzionante.

  15. La "notte oscura" di cui parlano i mistici è proprio quel momento in cui saltano le vecchie strutture. La maggior parte degli esseri umani non riesce ancora a capire il significato della crisi, e continua a guardare nella direzione sbagliata. Se non si sfasciasse nulla, la negatività continuerebbe. Comunque, anche se nella coscienza non si fosse ancora verificato un totale risveglio, la persona può evitare che la negatività si radichi troppo saldamente, impedendo così che s’inneschi il ciclo di autoperpetuazione: si affronta la negatività al suo insorgere.

  16. Si può evitare la crisi osservando la verità interiore, non appena si manifestano in superficie i primi segnali di disturbo e di negatività. Ma occorre tantissima onestà per sfidare quelle convinzioni a cui ognuno è così attaccato. Il metterle in discussione spezza l'autoperpetuazione negativa, la forza motrice che accumula la fallace materia psichica distruttiva finché trova un punto di sfogo. E si evita l’innesco di tanti circoli viziosi nella psiche umana e nelle relazioni problematiche e dolorose.

  17. Se si osservassero da questa prospettiva le difficoltà, gli scombussolamenti e il dolore della vita di un individuo, e dell'umanità nel suo complesso, si comprenderebbe il vero significato della crisi e si potrebbe evitare tanto dolore. Ora vi dico: non aspettate che scoppi una crisi, così come accade per gli eventi naturali che riportano l'equilibrio, come il temporale che si scatena per ripristinare l’equilibrio alterato da particolari condizioni atmosferiche. Questo è esattamente ciò che accade nella coscienza umana. Invero, è possibile crescere anche evitando le "notti oscure", intense e dolorose, purché si faccia predominare nella personalità l'onestà verso sé stessi. Bisogna coltivare il proprio aspetto interiore autentico, occorre prestare profonda attenzione all'essere interiore, e abbandonare i soliti atteggiamenti e le solite idee. Allora si potrà evitare la crisi dolorosa e dirompente, poiché sarà stato sopito ogni bollore.

  18. Lo stesso processo del morire è una crisi. Ho già parlato dei vari significati profondi della morte. Questo è un altro. Si potrebbe evitare la morte di superficie - perché altro non è - se non si permettesse alla crisi di montare fino a esplodere, ma la si lasciasse placare con la propria coscienza. La morte di superficie del corpo umano avviene perché la coscienza dice "non ce la faccio più ad andare avanti", oppure "ho esaurito tutte le mie forze". In ogni crisi ci sono pensieri simili. La coscienza si ripete di continuo: "Non riesco più a gestire la situazione". Per ogni situazione specifica, avviene nella vita una specifica crisi. Se si tratta dell’incarnazione corrente nel suo insieme, allora si avrà la morte fisica. In questo caso lo scoppio della crisi prende la forma dello spirito che fuoriesce dal corpo, fino a trovare altre situazioni di vita in cui affrontare da capo le stesse distorsioni interiori. Dal momento che esplosioni, crolli e crisi mirano sempre a interrompere i vecchi modi di agire e a crearne di nuovi, anche il processo di morte e rinascita segue lo stesso principio.

  19. Le persone tendono comunque a opporre resistenza a modi diversi di agire e reagire: un atteggiamento del tutto inutile. Di fatto è proprio l’atto di opporsi che crea la tensione e il peso della crisi, e non la decisione di abbandonare la vecchia struttura. Se non si accetta e non si desidera il necessario cambiamento, si instaura automaticamente uno stato di crisi. L'intensità della crisi è indice dell'intensità della resistenza, nonché dell'urgenza della necessità di cambiamento. Maggiore è il bisogno di cambiamento e più grande è l'ostacolo che si frappone, più la crisi sarà dolorosa. Più si è aperti e si ha voglia di cambiare, a qualsiasi livello, e meno c’è bisogno di cambiare, in un dato momento del proprio percorso evolutivo, meno la crisi sarà intensa e dolorosa.

  20. L’intensità e il dolore di una crisi non sono affatto determinati da un evento oggettivo. Penso che molti di voi, amici miei, possiate verificarlo facilmente. La maggior parte di voi ha subito grandi cambiamenti esterni. Forse avete perso una persona cara, oppure avete affrontato i più drastici cambiamenti o eventi oggettivamente traumatici - guerre, rivolte, perdita di ricchezze e di case, malattie. Eppure, forse vi sentivate molto meno agitati e sofferenti rispetto a situazioni che, viste da fuori, non erano commisurate all’affanno del vostro sentire interiore. Quindi si può dire che durante una crisi esterna proviate una pace maggiore rispetto a una crisi interna. L'evento oggettivamente più traumatico, a volte, è meno doloroso di uno oggettivamente meno traumatico. Nel primo caso, il cambiamento esteriore richiesto viene accettato più di buon grado dal vostro essere interiore, che vi si adatta trovando un nuovo modo di gestirlo. Nel secondo caso si oppone una maggiore resistenza alla necessità di cambiare dentro. L’interpretazione soggettiva dell'evento rende la crisi smodatamente dolorosa. Talvolta si cerca di dare una spiegazione logica a un'intensità emotiva così particolare: si cerca di razionalizzare. A volte, invece, si adotta lo stesso atteggiamento interiore per le crisi e i cambiamenti, sia interni che esterni.

  21. Quando si accetta il processo della crisi, si smette di ostacolarla e lo si accompagna, anziché combatterlo, giungerà presto il sollievo. Una volta fatto uscire il pus e si è corretto l’atteggiamento, la scoperta di sé dona pace; la comprensione porta nuova energia e vitalità. Si è attivato il processo di guarigione, nonostante sia ancora in corso un'eruzione.

  22. Negare questo processo, o ripetersi dentro: "Non dovrei subire tutto ciò. Dovrei? Ci sono tante cose che non vanno negli altri. Se così non fosse, adesso non mi troverei in questa situazione", sono atteggiamenti che prolungano l'agonia. Atteggiamenti che cercano di bloccare la fuoriuscita di materiale fatto di dolorosi intrecci di energia negativa in continuo aumento, il cui impeto rende sempre più difficile alterarne il corso. Il ciclo negativo che si è instaurato, e il suo inutile ripetersi automatico che la coscienza non è in grado di fermare, genera disperazione. Per mettere fine al ripetersi del ciclo e alla disperazione basterebbe decidere di non evitare più il cambiamento necessario.

  23. Ogni esperienza negativa, ogni dolore, è la conseguenza di un'idea sbagliata. Un aspetto critico del lavoro è come articolare queste idee. Eppure quante volte ancora non ve ne rendete conto, non avendo presenti questi fatti incontrovertibili mentre vi trovate in una circostanza spiacevole?

  24. Una volta presa l’abitudine di dubitare delle vostre supposizioni sbagliate nascoste e delle reazioni distruttive nell’imbattervi in qualcosa di non gradito, e vi aprite del tutto alla verità e al cambiamento, la vostra vita cambierà in modo drastico. Il dolore, pian piano, sarà meno frequente, e la gioia diventerà sempre più una condizione naturale. La crisi diventa superflua; dunque, alla fine non ci sarà più bisogno neanche della morte. Può sembrare un'affermazione estrema, soprattutto a chi è ancora intimorito dal mistero della morte - che è anche quello della vita - ma è la verità. A quel punto il ritmo della crescita procederà senza intoppi, senza gli scossoni dati dallo smantellamento delle strutture negative della sostanza animica.

  25. Benché abbiamo parlato degli aspetti negativi dell'autoperpetuazione, essa si verifica per lo più nel lato positivo. Prendiamo l'amore. Quanto più amate, tanto più potete generare sentimenti d'amore autentici senza impoverire voi stessi e gli altri. Vedete che donandovi non togliete niente a nessuno. Al contrario, in quel modo riceverete più amore, sia voi che gli altri. Troverete nuove modalità, modi più profondi e diversi di sperimentare l'amore nel donarlo e nel riceverlo, in sintonia col sentire universale. La capacità di sperimentare ed esprimere amore crescerà in modo sempre maggiore, autoperpetuandosi.

  26. Lo stesso vale per qualsiasi altro sentimento e atteggiamento costruttivo. Più la vostra vita è valida, costruttiva, soddisfacente e gioiosa, più essa produrrà attributi simili. È un continuo processo inarrestabile di costante espansione e di autoespressione. Il principio è identico a quello dell'autoperpetuazione negativa. L'unica differenza è che il processo positivo non ha mai fine.

  27. Una volta stabilito il contatto con la vostra saggezza innata, con la bellezza e la gioia, se permetterete loro di dispiegarsi esse non faranno che accrescersi. Quando si rilasciano tutte queste energie e le si fanno arrivare alla coscienza, s’innesca un’autoperpetuazione. All’inizio avviare il processo richiede un po’ di sforzo ma, una volta partito, il processo va avanti da solo. Più farete emergere le qualità universali, più ne arriveranno delle altre.

  28. Le possibilità di sperimentare bellezza, gioia, piacere, amore, saggezza ed espressione creativa, cari amici, sono davvero infinite. Di nuovo, queste parole sono state dette, ascoltate e registrate. Ma quanto sapete nel profondo che questa è una realtà? Quanto credete nella vostra capacità intrinseca di autocreazione, di provare felicità, di vivere la vita infinita? Quanto credete nelle vostre risorse per risolvere ogni vostro problema? Quanto vi fidate del potenziale che potete ancora far emergere? Quanto credete sia realistico che possiate scoprire altri aspetti di voi stessi? Quanto credete davvero di poter manifestare qualità di pace e provare anche entusiasmo, serenità e senso di avventura, che rendono la vita una lunga collana di bellezza, anche se dovete ancora superare delle difficoltà iniziali? Quanto credete sul serio in tutto questo, amici miei?

  29. Fatevi questa domanda. Se non ci crederete fino in fondo, non potrete che provare ancora sconforto, depressione, paura o ansia, e resterete invischiati in conflitti all’apparenza insolubili con voi stessi e gli altri. Questa è la prova che voi non credete ancora nel vostro potenziale di espansione infinita. Se non siete davvero convinti di questo, miei cari, è perché c’è qualcosa in voi a cui vi state aggrappando disperatamente; che non volete far emergere perché non ci volete rinunciare, e neppure volete cambiare.

  30. Questo vale per ognuno di voi qui presenti, e ovviamente per qualsiasi persona al mondo. Perché chi non ha mai dovuto affrontare delle "notti oscure"? Alcuni hanno tante mini "notti oscure" che vanno e vengono, oppure una grigia "notte oscura". Pur senza grosse crisi, la loro vita è grigia e poco stimolante. Ma poi ci sono quelli che hanno già trovato il modo di uscire dal grigiore e che non si accontentano più della relativa sicurezza data dalla crisi. Costoro sono intimamente disposti ad affrontare uno stravolgimento temporaneo, pur di conseguire una condizione di stabilità più allettante. Essi anelano a realizzare il proprio potenziale di gioia e autoespressione profonde. Allora le "notti oscure" saranno sempre più circoscritte e vissute come periodi in cui si alternano scompiglio e gioia, oppure, per alcuni, si concentreranno in episodi a carattere più intenso. Oscurità totale, perdita, dolore e confusione si alternano a vette di luce dorata, portatrice di speranza giustificata per una condizione di felicità ininterrotta che prima o poi verrà conseguita.

  31. A prescindere da come ognuno sperimenti la propria crisi, c'è sempre un messaggio per la vostra vita che dovete scoprire. Spetta a voi evitare di proiettare le esperienze al di fuori di voi, sugli altri, che è sempre una tentazione molto pericolosa. O, in ogni caso, evitare di proiettarle dentro di voi con effetti devastanti, per evitare il problema alla stessa stregua di quando le proiettate sugli altri. Dire "Sono proprio cattivo, non valgo nulla" è sempre un atteggiamento disonesto. Si deve tirare fuori quella disonestà così che la crisi, piccola o grande che sia, possa avere un senso.

  32. Se alla fine imparerete a non tralasciare la benché minima ombra della vita quotidiana e a esplorarne il significato più profondo, saprete gestire le piccole crisi bloccando ogni eruzione al suo insorgere. Pertanto non c’è bisogno di eruzioni dolorose per distruggere le strutture marce. Ciò vi svelerà la semplice realtà che la vita universale riluce di una gioia ammantata di infinita bellezza.

  33. Ogni minima ombra è una crisi che non ci dovrebbe essere. Si verifica solo perché vi state allontanando dal problema che crea la crisi. Dunque osservate tutte le piccole ombre della quotidianità e chiedetevene il significato. Che cosa non volete vedere o cambiare? Se vi date una risposta e decidete di affrontare seriamente il vero problema e cambiate dove serve, la crisi avrà assolto al suo compito. Scoprirete nuove dimensioni del problema che faranno spuntare di nuovo il sole, e la notte oscura sarà stata un'educatrice al pari della vita che è sempre una terapeuta, se cercate di capirla.

  34. La vostra capacità di far fronte alla negatività altrui crescerà nella misura in cui metterete in atto quello che vi sto spiegando. Quante volte percepite i sentimenti negativi degli altri ma non li potete gestire perché siete ansiosi e incerti, e non vi è chiara la natura del vostro coinvolgervi e interagire con loro? Altre volte non avvertite nemmeno l'effettiva ostilità negli altri. La loro sottigliezza e scarsa franchezza vi confondono, vi fanno sentire in colpa per le vostre reazioni istintive, e così riuscite ancora meno a gestire la situazione. Questo fatto frequente è dovuto unicamente alla cecità cha avete nei vostri confronti e alla vostra resistenza al cambiamento. Se proiettate tutte le vostre vecchie esperienze negative sugli altri non riuscirete ad avere un'adeguata consapevolezza di ciò che accade nell'altro, e quindi non riuscite a gestire la cosa. Molti di voi, avendo deciso di cambiare, hanno pian piano iniziato a sperimentare il magnifico cambiamento di saper gestire la propria vita in quei frangenti, nella misura in cui hanno accresciuto la propria capacità di guardare onestamente a quel che li disturbava nel loro intimo. Quasi senza accorgervene, e come se non abbia nulla a che fare con i vostri sforzi, sorge in voi un dono nuovo: sapete osservare la negatività negli altri con una modalità che vi lascia liberi, che vi permette di affrontarli e che è efficace. Non c’è alcun effetto negativo su di voi e, a lungo andare, sarà di beneficio anche agli altri, se lo vorranno.

  35. Se si resiste al cambiamento cresce la paura, perché il vostro essere più intimo sa che la crisi, l'eruzione e il crollo sono inevitabili e sempre più vicini. Eppure vi ostinate a non fare ciò che potrebbe evitarvi la crisi. Questa è la storia della vita umana. È qui che si coglie la natura umana. Occorre dunque che si ripeta la lezione finché l'illusoria paura del cambiamento si dimostri essere sbagliata. Se capite la crisi in questo modo, come vi sto spiegando, se meditate seriamente per capire la vostra crisi e lasciate andare ciò a cui vi state aggrappando, e se affrontate i limiti che ponete su una data questione, la vita vi si spalancherà davanti lì per lì.

  36. Ci sono domande, prima che vada avanti con la lezione?

  37. DOMANDA: Mi trovo in una relazione simile a quella che hai descritto. Non riesco a reggere alla ribellione rabbiosa di questa persona. Sono così anch’io, e reagisco ancora in modo negativo. Non comunico e non mi apro: non lascio andare, anzi reprimo. Come faccio a reagire in modo positivo?

  38. RISPOSTA: Innanzitutto ti invito ad affermare: "Adesso provo tensione e dolore. Questa situazione mi procura ansia, e io non la voglio. Che cosa mi vuol far capire?”. Apriti di nuovo, non ricorrere a risposte acquisite in base a quello che hai già imparato su di te. Per quanto corrette, le informazioni previe potrebbero fungere sottilmente da barriera. Dovrai essere disposto per davvero, nel tuo intimo, a lasciarti andare: disposto a vedere e a mollare.

  39. Qui vengo all'altro aspetto della lezione, che sarà anche una risposta per voi. Dovete capire che il cambiamento non può essere attuato solo dall'io. Il solo io, per quanto volenteroso e cosciente, non è in grado di farlo. La difficoltà di cambiare e la resistenza al cambiamento derivano in larga misura dall'aver dimenticato che non ce la potete fare senza l'aiuto divino. Così andate da un estremo all'altro, entrambi sbagliati. Uno è quello di pensare di essere voi a dover compiere una trasformazione interiore. Dato che nel profondo sapete di non poterci riuscire, che non avete i mezzi per farlo, vi arrendete. Sentite che è inutile cercare di cambiare e dunque nemmeno ci provate, né provate a esprimere il desiderio di farlo, asserendolo in modo conciso.

  40. Avete ragione a credere di non avere la capacità di cambiare, se vedete voi stessi unicamente come io conscio e volitivo. La resistenza è, in parte, un modo di evitare la frustrazione di desiderare qualcosa che non può essere conseguito, con la delusione che ne segue. Questa reazione estrema avviene nel livello più interno della psiche umana. L’altro estremo è simile a questo: in quel caso professate la fede in un potere superiore, o Dio, che vi aspettate faccia tutto al posto vostro. Rimanete in uno stato di attesa del tutto passivo. Di nuovo, il sé cosciente non agisce laddove dovrebbe. Una falsa speranza e una falsa rassegnazione non sono che due facce della stessa medaglia, cioè l’assoluta passività. Ma un io che spinge, che vuole trascendere le proprie capacità, finirà giocoforza nello stesso stato passivo di falsa attesa o di falsa rinuncia alla speranza. Lo sforzo sfinisce l’io e lo rende passivo. Questi atteggiamenti possono verificarsi simultaneamente oppure in modo alterno.

  41. Il modo di operare un cambiamento positivo è volerlo; dovete essere disposti a essere nella verità e a cambiare. E pregate affinché la parte divina nell’intimo della vostra anima renda possibile il cambiamento. A quel punto restate nell’attesa del cambiamento in modo fiducioso, sicuro e paziente. Questo è il prerequisito assoluto del cambiamento. Se non vi viene nemmeno in mente di assumere questo atteggiamento di preghiera e di dire: "Voglio cambiare, ma il mio io non può farlo. Dio lo farà attraverso di me. Renderò me stesso un canale aperto e ricettivo perché ciò accada", in sostanza non siete disposti a cambiare e/o mettete in dubbio che delle forze superiori esistano realmente in voi.

  42. Se vorrete vedere sul serio la verità, potrete imparare l’attesa fiduciosa e paziente, e acquisire la sicurezza e la certezza che l'aiuto arriverà. Non è l’atteggiamento infantile di pretendere che un'autorità lo faccia al posto vostro. Al contrario, questo approccio concilia l’atteggiamento adulto e responsabile (che agisce confrontandosi con il sé, che desidera verità e cambiamento, che vuole manifestare i pudori nascosti) con l'atteggiamento ricettivo in cui l'io riconosce i propri limiti. Questo atteggiamento ricettivo del vostro io profondo permette a Dio di entrare nella vostra anima. È la vostra apertura che lo consente.

  43. Con tale atteggiamento, chiunque potrà fare del cambiamento una realtà vivente. Se mancano la fiducia e la fede che il divino si possa esprimere attraverso di voi, è perché non vi siete concessi di sperimentare la concreta realtà di questi processi. Vi siete negati tale esperienza. E dal momento che non l'avete mai provata, come potreste fidarvi?

  44. Inoltre, dato che vi siete lasciati una piccola uscita di sicurezza per non sentire ancora il bisogno di vivere la vita in modo completo e impegnato, non riuscirete a sperimentare la meravigliosa realtà dello Spirito Universale in voi. Dal momento che non siete onesti con la vita, non riuscite a credere veramente nel potere dell'intelligenza universale che dimora in voi in ogni momento, e che comincia ad agire nell’istante in cui le date spazio. Ma occorre un impegno totale, senza riserve. L’impegno è il prerequisito essenziale per scoprire questa realtà in voi. Pur non sapendo quale risultato otterrete, o se la via di Dio vi piacerà o meno, dovete comunque prendere un impegno. Non conoscere prima tutta la risposta fa parte del gioco. Se cercate ancora il modo di evitare di assumervi un impegno serio, restate ancorati al vecchio stile di vita distorto e ingannevole; seguiterete a voler conseguire una nuova condizione di libertà che vi renda integri, e non divisi dentro e tormentati dal dolore della divisione. Non ci sono compromessi. Il vostro impegno nei confronti del Creatore Ultimo deve essere assoluto e applicabile a ogni benché minimo aspetto della vita e del modo di essere quotidiani. Impegnandovi in modo totale per la verità, estenderete il vostro impegno anche allo Spirito Universale.

  45. Impegnandovi in tal modo vi staccherete dalla solita vecchia sponda per avventurarvi verso quella che, lì per lì, sembra una meta incerta. Ma non vi dispiacerà, anzi vi sentirete più sicuri che mai, anche rispetto a quando stavate ancora sulla vecchia sponda, sulla struttura fasulla da demolire. Presto capirete che non c'è nulla da temere. Se ne troverete il coraggio scoprirete che è proprio questo il modo più sano e sicuro di vivere: espandersi e vibrare nella vita. In effetti il coraggio non serve affatto. Allora, e solo allora, le "notti oscure" si trasformeranno in strumenti di luce.

  46. DOMANDA: Questa lezione rispecchia la mia attuale situazione. Inizio a capire il significato di crisi. Sento che o devo trovare un qualche riparo, oppure devo entrare nella tempesta, cosa che sto facendo adesso.

  47. RISPOSTA: Questo presa di coscienza è una cosa molto buona. Ti riporta all’antica scelta tra cercare riparo e gettarti nella mischia. È forse la domanda più importante da porsi nel percorso evolutivo di ciascuno. Voi rimanete nel ciclo di morte e rinascita, di dolore e lotta, di conflitto e confronto - sia a livello fisico che spirituale e psicologico - proprio perché vi aggrappate all'illusione che sia meglio per voi mettervi al sicuro ed evitare di lanciarvi. In realtà, trovare riparo non porta a niente di buono; al contrario, fa aumentare la tensione critica. Il sollievo momentaneo è un'illusione tra le più convincenti. È illusione perché la crisi, inevitabilmente, è solo rimandata, ma non essendo più collegata alla sua fonte fa più male. Se, tuttavia, decidi e dichiari: "Non cercherò riparo, io attraverserò la tempesta", le risorse insite nell'anima umana saranno subito a tua disposizione. Queste risorse rimangono nascoste a coloro che tendono ancora a cercare riparo. Costoro non fanno che indebolirsi poiché non credono nella propria capacità di concretizzare i poteri infiniti dello Spirito Universale. Essi non conoscono il proprio potenziale, la forza che scaturirà, l'ispirazione che verrà. Solo se deciderete di lanciarvi e chiederete aiuto durante la meditazione, si renderanno disponibili quelle risorse. Allora proverete un risveglio della fiducia e saprete che l'io cosciente non è solo, che non è l'unico mezzo a vostra disposizione per affrontare il problema.

  48. Sottolineo ancora una volta che una persona potrebbe avere questo tipo di orientamento in alcune aree, mentre rimane chiusa ed esitante in altre. Avrete modo di sperimentare la vita e anche voi stessi, al riguardo.

  49. L’importante è voler semplicemente fare il vostro meglio. Non importa evitare di fare "errori", qualunque cosa questo significhi. Ciò che conta è la lotta stessa, che deve portare a placare l’animo. La benedizione, la forza e la crescente interezza della personalità che ne derivano non si possono esprimere a parole. Voi volete delle "soluzioni ideali", ma poi vi bloccate sulla soglia dell’impegno totale. Ma che vuol dire soluzione ideale? Nulla, se non si fonda sulla sempre maggiore completezza della persona, che passa per il processo che ho appena descritto.

  50. Vi benedico e vi chiedo di aprire il vostro essere più intimo, tutta la vostra anima, ogni vostra forza psichica, e di lasciar stare quella rigidità che nega la verità e che, quindi, cambia la vostra luce e il modo di esprimervi. Apritevi in questo modo, lasciate che il potere benedetto sempre presente in voi permei tutto il vostro essere. Questo potere si attiva fortemente nei nostri incontri, quando state insieme, quando ricevete l’aiuto e vi aprite tra di voi per avere un ulteriore canale di aiuto.

  51. Arriva a voi una benedizione che s’incontra col potere interiore di cui vi parlavo, che in tal modo vi rafforza doppiamente. Seguitate a crescere nello spirito di questa lezione, e la vostra interezza e connessione con l'universo si accrescerà e vi darà tutta la gioia che è, intrinsecamente, vostro diritto di nascita. Siate benedetti, siate nella pace.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 183 - The Spiritual Meaning of Crisis
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