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Lez. 143 - Unità e dualismo

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
13 maggio 1966

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Gennaio 2019

  1. Saluti, amici carissimi. Che questa serata sia una benedizione e un arricchimento per ciascuno di voi e per tutti coloro che leggono queste parole. Che possiate aprire la mente e il cuore per una profonda comprensione di voi stessi. E se non riuscirete a comprendere subito, alcune parole sapranno mettere radice nella vostra psiche e concretizzarsi in seguito. Potrete comprendere appieno questa lezione solo se lavorerete facendovi strada tra gli strati profondi del vostro subconscio, cui si applica ciò che vi dirò adesso.

  2. Ci sono due modi fondamentali di affrontare la vita e il sé. O, per dirla altrimenti, ci sono due alternative fondamentali per la coscienza umana: il piano dualistico e il piano unitario. La maggior parte degli esseri umani vive in genere nel piano dualistico, in cui tutto è percepito e sperimentato come opposto: ‘o / o’; buono o cattivo; giusto o sbagliato; vita o morte. Ossia, praticamente tutto ciò in cui vi imbattete, ogni problema umano, è modellato dal dualismo. Il principio unitario combina gli opposti del dualismo. Trascendendo il dualismo, trascenderete anche il dolore che esso causa. Pochi esseri umani trascendono il piano dualistico, quindi la maggior parte delle persone può assaporare solo di tanto in tanto la prospettiva senza limiti, la saggezza e la libertà del piano unitario.

  3. Sul piano unitario della coscienza non ci sono opposti. Non c'è buono o cattivo, giusto o sbagliato, vita o morte. C'è soltanto il buono, il giusto, la vita: non il tipo di buono, di giusto o di vita che abbraccia solo uno degli opposti poli dualistici, ma qualcosa che trascende entrambi ed è del tutto diverso da entrambi. Il buono, il giusto, la vita del piano unitario della coscienza conciliano i poli dualistici, dunque non c’è conflitto. Ecco perché vivere in uno stato unitario e nella realtà assoluta produce libertà sconfinata, felicità, soddisfazione, e quella realizzazione illimitata di potenziali che la religione chiama paradiso. Di solito si pensa al paradiso come a un luogo nel tempo e nello spazio. Ovviamente non è così. Paradiso è uno stato di coscienza conseguibile in ogni momento da qualsiasi entità, che si tratti di esseri umani incarnati o di esseri senza un corpo materiale.

  4. Lo stato di coscienza unitario si raggiunge attraverso la comprensione o la conoscenza. Vivere sul piano dualistico crea continui problemi. È necessario lottare contro la divisione arbitraria e illusoria del piano dualistico, divisione che crea degli opposti i quali, a loro volta, generano dei conflitti. La creazione di opposti inconciliabili produce una tensione interna che, inevitabilmente, si allarga al mondo esterno.

  5. Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste il combattimento e, quindi, la difficoltà umana. Nel vostro Sé reale voi già possedete uno stato mentale unitario, per quanto possiate ignorarlo ed esserne inconsapevoli. Il Sé reale incarna il principio unitario. Ora, anche se non avete mai sentito parlare di qualcosa del genere, avvertite comunque un profondo anelito e una sensazione per lo più inconscia di uno stato mentale e di un'esperienza di vita diversi da quelli conosciuti. È una brama di libertà, di felicità e di padronanza della vita propria dello stato di coscienza unitario.

  6. Questo desiderio è mal interpretato dalla persona perché, in parte, è una brama inconscia di felicità e realizzazione. Ma cerchiamo di capire esattamente cosa si intende veramente con queste parole. Esse indicano il desiderio di conciliare gli opposti dualistici, così che svanisca ogni tensione, conflitto o paura. Di conseguenza, il mondo si vivifica e il sé diventa il padrone, non in senso ristretto, teso e ostile, ma nel senso che la vita si può trasformare esattamente in ciò che l'individuo desidera. Sia a livello conscio che inconscio si è sempre alla ricerca di libertà, di controllo, di felicità.

  7. Questo anelito viene frainteso anche perché è inconscio - solo una sensazione vaga nel profondo dell'anima. Ma anche se ne prendesse atto, a livello teorico, c’è ancora il rischio di fraintendere per altre ragioni. Se si ricercano nel piano dualistico la libertà, il controllo, l’unificazione, e la felicità proprie dello stato di coscienza unitario, nasce un gran conflitto, poiché su quel piano sono cose impossibili da conseguire. Se vi adopererete per realizzare il vostro profondo desiderio di trascendere troverete, nel profondo di voi stessi, un nuovo stato di coscienza in cui tutto è uno. Se andate alla ricerca di ciò su un piano in cui tutto è diviso, non riuscirete mai a trovare quel che cercate. Proverete sconforto e i conflitti vi lacereranno ancora di più, poiché l'illusione crea dualità.

  8. Ciò accade prevalentemente con le persone che non sanno di questa possibilità, ma succede anche con persone più elevate spiritualmente le quali, tuttavia, ignorano sia la differenza tra questi due piani, sia il modo in cui apprendere a trascendere il piano dualistico nel proprio quotidiano.

  9. Un’errata lettura di quel vago desiderio o della conoscenza teorica del piano unificato di coscienza sposta la ricerca sul piano dualistico, ed ecco cosa succede: voi sentite che esiste solo il bene, la libertà, il giusto, la bellezza, l'amore, la verità, e la vita senza alcun opposto minaccioso, ma se lo applicate al piano dualistico vi ritrovate subito immersi in quello stesso conflitto che volevate evitare. Quindi vi ritrovate a lottare a favore di uno degli aspetti dualistici e contro il suo opposto, e la disputa rende vano ogni tentativo di trascendenza.

  10. Vi faccio l’esempio di un problema comune della vita quotidiana, che vi farà capire questo concetto in modo concreto. Avete un litigio con un vostro amico. Dal vostro punto di vista siete convinti di avere ragione, e dunque l'amico deve per forza aver torto. Dal punto di vista dualistico ci può essere solo un ‘o / o’. La conclusione a cui si perviene sembra avere più importanza della questione stessa, perché se osservate l'intensità delle emozioni suscitate dal problema, spesso non sono proporzionali alla gravità del caso. Sembrano piuttosto commisurate a una questione di vita o di morte. Per quanto vi possa sembrare irrazionale a livello conscio, a livello inconscio avere torto vuol dire sul serio morire, perché equivale a essere negati dall'altro. Sul piano dualistico, il vostro senso di identità è associato all'altra persona e non al vostro vero io. Finché farete esperienza di voi stessi unicamente come sé esteriore, voi dipenderete dagli altri. La vostra vita cesserà di dipendere dagli altri solo quando prenderete consapevolezza della centralità del vostro essere, che incarna l'unità. Altrimenti una lite banale si può trasformare persino in una questione di vita o di morte, vista l'intensità delle emozioni suscitate nel dimostrare che voi avete ragione.

  11. Sul piano dualistico ogni problema diventa una questione di vita o di morte. Dando importanza alla vita si cerca di evitare la morte. Spesso le persone temono la morte a tal punto da volerla sfidare. Costoro non sfuggono alla paura della morte. Al contrario, la loro costante lotta con la vita, dovuta alla paura e al proprio lottare contro la morte, li rende talmente infelici da farli ritenere di non temere la morte. Questa è un'illusione, finché si vive la vita sul piano dualistico, finché ci si batte per la parte che ci considera importante e si contrasta l'altra, percepita come una minaccia. Desiderare di averla vinta perché vi ritenete nel giusto è segno che siete ancora immersi nel mondo della dualità, e dunque nell'illusione, nel conflitto e nella confusione. Più vi affannate ad agire in questo modo, maggiore sarà la vostra confusione.

  12. L’addestramento degli esseri umani avviene di solito attraverso l’educazione, e ogni cosa che imparano dall'ambiente circostante li convince che devono battersi per una parte e contrastare quella opposta. Questo vale non solo per i problemi materiali, ma ancora di più per i concetti, per cui si ritiene che ogni verità debba essere divisa in due opposti, di cui uno è quello "giusto" e l'altro quello "sbagliato". In realtà i due sono complementari. Sul piano unitario, nessun aspetto è concepibile senza l'altro. Lì i complementi non sono "nemici" o reciproche negazioni; sono tali solo sul piano dualistico della coscienza, dove ogni conflitto si moltiplica in ulteriori suddivisioni della divisione dualistica originaria. Poiché tutto questo è un prodotto dell'illusione, più a lungo rimanete nel conflitto, più ci resterete impantanati e meno possibilità avrete di risolverlo.

  13. Riprendiamo il nostro esempio e vediamo come ciò sia possibile. Più insisterete a dimostrare che il vostro amico ha torto, più attrito creerete e meno riuscirete a ottenere ciò che volevate dimostrando di aver ragione. Credete che dando prova di essere nel giusto e che il vostro amico si sbaglia, costui possa infine accettarlo e seguitare ad amarvi, e che tutto andrà bene. Se vedete che non ci state riuscendo, fraintendete e ci mettete ancora più impegno, perché pensate di non aver dato sufficiente prova che voi avete ragione e che l'altro è nel torto. Con la separazione aumenta anche la vostra ansia, e più vi affannate a vincere, più sarete in difficoltà, e finirete col danneggiare voi stessi e l'altro agendo contro il vostro stesso interesse. Ecco dunque un nuovo conflitto che sorge dall’iniziale divisione dualistica. Per evitare una spaccatura totale, con tutti i rischi reali e immaginari del caso - perché si sta creando un danno reale - ora vi ritrovate con due alternative: o cedere, per tranquillizzare l’amico ed evitarvi ulteriori danni, oppure continuare a combattere. Dato che siete ancora convinti che esiste solo giusto o sbagliato, cedere diminuirebbe il rispetto verso voi stessi, e dunque reagite. Che adottiate questa "soluzione" oppure no, rimarrete comunque divisi tra lotta e resa. Entrambe le scelte creano tensione, ansia e svantaggi, sia interni che esterni.

  14. Dall’iniziale dualità ne nasce dunque una seconda. Quella originaria è: "Chi ha ragione e chi ha torto? Solo io posso aver ragione. Altrimenti è tutto sbagliato". La seconda è tra l’accettare un errore inammissibile, perché è un errore totale, e il continuare a combattere. Ammettere di aver torto vuol dire morire, in un certo senso. Così non vi resta altro che ammettere di aver sbagliato (che per la psiche profonda equivale a morire) ed evitare temibili conseguenze e rischi concreti, ma provocando un grave svantaggio per la vostra vita (di nuovo il concetto di morte, nel senso più profondo), oppure insistere ad avere ragione. Comunque la mettiate trovate morte, perdita, annientamento. Più vi ostinate a combattere, meno resta da combattere, e più ogni alternativa vi si ritorce contro. L'illusione che una parte è buona e l’altra è cattiva vi porta inevitabilmente a compiere un altro passo sulla strada dell'illusione, in cui nessuna alternativa può funzionare. La lotta dualistica non potrà che condurvi a ulteriori inganni, prodotti tutti dall'illusione.

  15. Se sceglierete la strada del principio unitario, presto vedrete con una nuova ottica tutto ciò che prima distinguevate come bene e male, e vedrete inevitabilmente bene e male insieme da un lato e dall’altro. Proseguendo ancora nel cammino vi accorgerete che nulla è male, ma che esiste solo il bene. Il cammino vi condurrà nel profondo del Sé reale, verso una verità che va ben oltre gli interessi del piccolo io pauroso. Cercando a fondo tale verità nell’io incontrerete lo stato di coscienza unitario. Il nostro è un esempio banale applicabile a molte problematiche quotidiane, grandi o piccole che siano. Si può trattare di un piccolo litigio tra compagni o di un conflitto tra paesi in guerra. Accade in ogni questione umanità, sia in forma individuale, sia collettiva. Finché vi troverete in uno stato di conflitto dualistico illusorio non potrete che sperimentare sconforto, poiché il piano del pensiero dualistico non consente vie d’uscita. Finché identificherete la vostra esistenza con l’io e avrete un approccio dualistico alla vita, non proverete che angoscia, per quanto cerchiate di nasconderla o alleviarla momentaneamente attraverso occasionali successi, scegliendo il lato che vi sembra migliore. L'impotenza, la disperazione, e l'energia dispersa nella lotta dualistica vi privano del vostro diritto di nascita. Il vostro diritto di nascita risiede unicamente nel piano dell'unificazione.

  16. Dal momento che tutto ciò che apprendete dalla vostra educazione e dall’ambiente è orientato verso dei parametri dualistici, non sorprende che voi aderiate e vi siate adattati totalmente a questo stato di coscienza. E pur scoprendo questa possibile alternativa ne provate timore. Non riuscendo ad accettarla, vi tenete stretto ciò che conoscete. Questo crea un circolo vizioso, nel senso che le regole e i precetti dualistici che condizionano questo modo di vivere sono a loro volta il prodotto della paura di rinunciare allo stato egoico, l’unico che sembra garantire la vita. Come se rinunciare a questo stato dell'Io possa annullare la vostra individualità, cosa che, ovviamente, non è affatto vera. Dunque le regole dualistiche sono il frutto dei vostri timori infondati, ai quali vi aggrappate a causa del vostro indottrinamento.

  17. Prima di entrare nel dettaglio del vostro attaccamento al penoso stato dualistico, malgrado voi possiate accedere fin da subito al piano unitario di coscienza, vorrei dirvi dell’altro su come realizzare l'unificazione in voi stessi. Il Sé reale, il principio divino, l'intelligenza infinita, o comunque chiamiate quel profondo centro interiore esistente in ogni essere umano, contiene ogni concepibile saggezza e verità. La verità è di tale portata e così direttamente accessibile che finiscono i conflitti, quando si permette a questa verità di operare. Cessano i ‘se’ e i ‘ma’ dello stato dualistico. La conoscenza di questa intelligenza innata supera di gran lunga l'intelligenza dell'io. Essa è assolutamente obiettiva; non tiene conto del piccolo e vano interesse personale (uno dei motivi per cui la temete e ne evitate il contatto). La verità che emerge pone il sé sul livello degli altri. Lungi dall'essere l'annullamento temuto dall'io, la verità spalanca la fonte della forza vitale vibrante e dell'energia, a cui di solito ricorrete solo marginalmente e in modo improprio concentrando attenzione e speranze sul piano dualistico, con il suo bagaglio di opinioni limitate, idee fasulle, vanità, orgoglio, ostinazione e paura. Una volta attivati dal centro vitale comincerete a evolvervi in mille modi diversi, in un processo che vi consentirà ogni realizzazione perché il piccolo io non ne userà più la forza vitale per cercare la vita sul piano dualistico, come era solito fare.

  18. Avrete sempre la possibilità di contattare il Sé reale unificato. Riprendiamo il nostro esempio per capire come. La cosa più difficile, che in realtà è la più semplice, è domandarsi: "Qual è la verità della questione?". Se il vostro intento è cercare la verità invece di affermare le vostre ragioni, riuscirete a contattare il principio divino della verità trascendente e unificata. Se il vostro desiderio di verità è autentico, otterrete una risposta. Anche se le circostanze sembrano puntare in una certa direzione, dovete prendere le distanze e chiedervi se ci sia altro oltre a ciò che vedete in quella situazione. Questo atto generoso di integrità apre la strada al Sé reale.

  19. Ci riuscirete più facilmente se provate a pensare che non è per forza una questione di ‘o / o’, ma che ci possono essere aspetti corretti nell’opinione altrui ed errati nella vostra, aspetti che, finora, non vedevate, poiché la vostra attenzione era rivolta altrove. Questo approccio apre immediatamente la via per elevarsi al piano unitario dell'esistenza e alla guida del Sé reale. Al tempo stesso, da questo approccio scaturisce un'energia che si riesce a percepire in modo distinto, se si fa con un impegno profondo e sincero. E ogni tensione svanisce.

  20. Quello che scoprirete è sempre molto diverso da ciò che speravate e temevate nel piano dualistico. Scoprirete che non siete giusti e innocenti come pensavate, né sbagliati come temevate. E nemmeno il vostro avversario. Presto scoprirete aspetti della materia che non avevate mai visto prima, pur non essendo necessariamente nascosti. Capirete esattamente che cosa ha originato la lite e quali fossero i precedenti molto prima della sua effettiva manifestazione. Tali scoperte vi faranno comprendere meglio la natura stessa della relazione. Conoscerete voi stessi e l'altro, migliorerete la comprensione delle leggi della comunicazione. Maggiore visione acquisirete, più vi sentirete liberi, forti e sicuri. Questa visione non elimina solo quel conflitto particolare, mostrando il modo corretto per uscirne fuori, ma rivela anche importanti aspetti delle vostre difficoltà generali, facilitandone la risoluzione grazie alla comprensione. La pace vibrante che deriva da una comprensione più estesa ha efficacia duratura. Ha un impatto positivo sulla vostra autorealizzazione e nel quotidiano. Vi ho descritto un tipico esempio di comprensione unificata e intuitiva: la conoscenza della verità. Basta un po’ di coraggio, all’inizio, per vincere quella momentanea riluttanza ad accettare una verità più ampia di quella egoica, e il vostro percorso sarà molto più facile rispetto al combattimento per le scelte imposte dal piano di vita dualistica.

  21. Prima che riusciate a far vostro il modo unificato di pensare e di essere, e fintanto che rimarrete nel piano dualistico, la tensione aumenterà e contrasterete l'unificazione perché convinti, a torto, che nel momento in cui ammettete di aver sbagliato fate un atto di sottomissione e vi asservite all’altro. Vi sentite un nulla, inutili, patetici - e da lì ad annichilirsi è un attimo, nella vostra vita di fantasia. Per questo motivo sentite che lasciare il piano dualistico rappresenti un gravissimo pericolo. La tensione aumenterà di pari passo con i vostri conflitti. Ma quando sarete disposti ad essere nella verità, quando avrete voglia e sarete pronti a vedere le cose non solo a modo vostro, con la vostra piccola verità (perché non volete cedere alla piccola verità dell'altro per timore delle conseguenze), e quando avrete il desiderio di una verità più ampia che trascenda le piccole verità individuali, in quel momento la vostra psiche sarà liberata da una grande tensione. La strada verso la manifestazione del Sé reale sarà pronta.

  22. Ora un breve riepilogo: i due impedimenti più significativi al Sé reale sono il non sapere che esso esiste e che vi ci potete connettere, e uno stato psichico contratto e angusto con moti animici altrettanto contratti e angusti. Questi due fattori rendono impossibile il contatto con il Sé reale, e dunque con uno stato di esistenza unitario. Finché rimarrete sul piano dualistico avvertirete un costante soffocamento dell'anima. Ricorderete quanta importanza io abbia sempre attribuito all’osservazione dei moti dell'anima. Quando lottate per una delle due parti del duale osservate i vostri moti dell'anima. Potreste avere l’impressione di stare dalla parte del giusto. Potreste dirvi: "Non ho forse tutte le sante ragioni per combattere questo male nel mondo?". Sul piano dualistico magari è proprio così. Ma con questa visione limitata non vi accorgete che quel male esiste solo a causa del vostro approccio dualistico al problema e del vostro ignorare, per lo più, che sono possibili approcci diversi. La tensione che ne scaturisce vi impedisce di vedere gli elementi di unione tra ciò che per voi è bene o male, indipendentemente da ciò che è oggettivamente un male.

  23. Il semplice atto di desiderare la verità richiede varie condizioni, la più importante delle quali è decidere di rinunciare a ciò a cui si tiene, che sia una credenza, una paura o un modo di essere a voi caro. Per ‘rinunciare’ intendo ‘dubitare di’ ed essere disposti a vedere qualcos'altro oltre la vostra prospettiva. Questo ci riporta al motivo della vostra paura di abbandonare lo stato dell'Io, da cui deriva il modo di vivere dualistico e doloroso. Perché resistete tanto a lasciarvi andare al vostro centro interiore profondo che unifica tutto il bene ed è accessibile fin da subito? Ma questo, purtroppo, va al di là delle piccole considerazioni personali dell'io.

  24. Il piano dualistico è il piano dell'io. Il piano unificato è il mondo del centro divino, del Sé maggiore. L'io cerca la sua intera esistenza sul piano in cui si sente di casa. Rinunciare a questo piano vuol dire rinunciare alle pretese del piccolo io. Rinunciare non significa annullarsi, ma per l'io sembra voler dire solo questo. In realtà, l'io è una particella, un aspetto isolato dell'intelligenza principale, del vero sé interiore, dunque non è diverso; in esso c'è semplicemente meno Sé reale. Ma essendo separato e limitato, non è affidabile come ciò da cui deriva. Questo non significa che l'io debba essere annientato. Di fatto, alla fine l'io si integrerà con il Sé reale per realizzare un sé più pieno, più saggio e meglio attrezzato, con risorse maggiori e migliori di quanto possiate immaginare.

  25. Ma l'io separato pensa che questo sviluppo significhi annullamento. Nella sua visione ignorante e limitata, l'io esiste solo come essere separato e dunque persegue ulteriore separazione. Poiché la coscienza limitata ignora l'esistenza del Sé reale (anche se dovesse accettarne l’esistenza teorica, dubiterà della sua realtà vivente finché l’individuo non abbia rinunciato ai suoi preconcetti fasulli), essa teme di lasciarsi andare e seguire il moto dell'anima che conduce al Sé reale. Questa è la lotta incessante dell'io, che cesserà di affannarsi con gli opposti solo dopo aver constatato la verità più ampia dietro ogni piccola vicenda.

  26. Il Sé reale non può manifestarsi finché non si siano risolti i problemi personali. Ma spesso capita che il processo per risolverli e quello che dà i primi segnali di autorealizzazione avvengano in concomitanza, con l'uno che promuove l'altro. A molti potranno servire le mie parole per un nuovo approccio ai propri problemi, malgrado non stia dicendo nulla di nuovo; ma questo modo di guardare alla lotta fondamentale dell’uomo vi può essere di grande aiuto. Finché vi identificherete del tutto con l’io, non farete che accrescere la separazione e l’idealizzazione di voi stessi. Autoincensarsi e autoidealizzarsi potrebbero sembrare, da questo punto di vista, una salvezza, una garanzia che placa le paure esistenziali. L'io pensa: "Se chi mi sta attorno mi considera speciale, migliore di altri, sveglio, bello, talentuoso, felice, infelice o persino cattivo" - o qualunque altra specialità abbiate scelto per la vostra autoglorificazione idealizzata - "allora riceverò l’approvazione, l’amore, l’ammirazione e il consenso di cui ho bisogno per vivere”. Questa argomentazione svela che da qualche parte nel profondo credete di poter esistere solo se siete notati, affermati e confermati dagli altri. Sentite che se passate inosservati cessate di vivere. Sembra un’esagerazione, ma non lo è: spiega perché l’immagine idealizzata di sé sia tanto distruttiva. Vi sentite più sicuri di voi quando vi si nota che quando vi impegnate sforzandovi in modo concreto.

  27. Dunque la salvezza sembra risiedere nel fatto che gli altri prendono atto della vostra esistenza solo se siete speciali. Allo stesso tempo il messaggio frainteso del Sé reale vi incoraggia a essere padroni della vostra vita, ma voi lo fate sul piano sbagliato, credendo di dover vincere ogni resistenza incontrata sul vostro cammino. Le pseudo-soluzioni personali sono un modo di eliminare quello che vi impedisce di essere speciali. Le varie pseudo-soluzioni a cui si ricorre dipendono da caratteristiche individuali, da circostanze e da influenze originarie. Qualunque esse siano (di base sono tre: aggressività, sottomissione e rinuncia), sono destinate a prevalere sulle altre nell’affermare la vostra libertà e la vostra realizzazione.

  28. Sembra che la vostra esistenza sia garantita solo se siete amati, accettati e serviti dagli altri, e sperate di ottenere tutto questo prevalendo su di loro. Adesso riuscite a capire come siate influenzati da una serie di conclusioni sbagliate, del tutto diverse nella realtà.

  29. Naturalmente potrete verificare ogni vostra reazione e convinzione solo se avrete imparato a prenderne atto. Dovete dubitare anche del significato di una vostra particolare reazione e guardare oltre la facciata, oltre ciò che vorrebbe intendere. Se ci riuscirete, potrete facilmente accertare come voi siate guidati da tutti quei fraintendimenti che vi derubano della bellezza della realtà. Vedrete inoltre - non in teoria, ma nella realtà - che la vita non dipende dalla conferma della vostra esistenza da parte di altri; che non è necessario essere speciali e separati dagli altri; che questa stessa affermazione vi relega alla solitudine e alla confusione; che gli altri vi daranno amore e accettazione solo se non desiderate essere migliori di loro, o speciali o diversi. Riceverete anche questo amore, se la vostra vita non dipenderà più da tutto questo.

  30. Conseguita una tale consapevolezza, il vostro successo in un qualsiasi settore non avrà sugli altri l'effetto che avrebbe se il successo servisse solo a distinguervi dalla massa. Nel primo caso il vostro successo vi collegherà agli altri, dato che non verrà usato contro di loro. Nel secondo, esso creerà antagonismo per il fatto che volete dimostrare di essere i migliori, il che chiaramente sottintende che gli altri valgono meno di voi. Se avete la necessità di sentirvi migliori attraverso i risultati che conseguirete, ciò che darete al mondo vi si ritorcerà contro, poiché lo offrite con spirito bellicoso. Se, invece, i vostri successi serviranno ad arricchire la vita e gli altri, sia la vostra vita che voi stessi ne sarete arricchiti a vostra volta, poiché ciò che offrite viene dato con uno spirito di pace. In quest'ultimo caso diventate parte della vita. Quando prendete dalla vita - e dal vostro centro vitale - e restituite alla vita come parte integrante di essa, state agendo secondo il principio unitario.

  31. Nel momento in cui pensate che "per vivere devo distinguermi ed essere migliore degli altri", non proverete che delusione. Questa convinzione non può portare al risultato voluto perché basata sull'illusione. Il concetto dualistico è "io contro l'altro": una convinzione illusoria che rende difficile il passaggio dal piano dualistico a quello unitario della coscienza, poiché sembra che rinunciare alla "lotta contro l'altro" implichi l’annullamento del sé. Più vi batterete contro gli altri, meno essi risponderanno alla vostra esigenza di affermazione, e vivrete ciò come qualcosa di altrettanto pericoloso della rinuncia a lottare. Dunque non avete via d’uscita. Dipenderete sempre di più dagli altri, illudendovi che se non ricevete la loro approvazione siete persi, mentre nello stesso tempo cercate di sopraffarli e di trionfare. Nel primo caso proverete risentimento, nel secondo senso di colpa. Entrambi producono frustrazione e ansietà e non danno alcuna salvezza.

  32. Notate quanto siete riluttanti a dubitare del vostro punto di vista riguardo a ogni problematica quotidiana. Il problema esterno sembra così doloroso solo perché c’è una disputa interna tra vita e morte - o così credete. Vi sarà chiaro l’equivoco solo se avrete il coraggio di interrogarvi sulle vostre reazioni in modo onesto e preciso. Anche se alcuni di voi sono abbastanza avanzati nel cammino e sanno fare introspezione, cercate tuttavia di evitare i problemi se si dovessero rivelare dolorosi e terribili. Questo è la vostra difficoltà, perché se vi allontanate da ciò che vi sembra doloroso e terribile non riuscirete a scoprire l’inganno della vostra convinzione nascosta. Convinzione che sotto sotto vi tenete stretta, dato che venite da una visione dualistica, ma la battaglia interiore che segue crea un debilitante movimento interiore di contrazione che paralizza la vostra energia e vi impedisce di accedere al piano unitario. Se riuscirete a osservare i problemi nel modo più obiettivo e distaccato possibile, ricorrendo alla visione allargata del Sé reale, allora, quando affronterete con le migliori intenzioni e con genuina imparzialità una problematica che vi turba, noterete subito la vostra riluttanza a rimanere genuini e imparziali e come cerchiate di mascherare in modo più o meno sottile la voglia di sottrarvi alla prova. Osservatevi in questo frangente e andate avanti con coraggio, interrogandovi sempre più a fondo. Allora vedrete come, in ultima analisi, la difficoltà esteriore non è che una rappresentazione simbolica della disputa interiore tra la vita e la morte, tra il vivere e l'annullarsi. Vedrete ciò che evidentemente credevate che gli altri vi dovessero dare perché voi poteste esistere.

  33. Giunti a questo livello del vostro essere saprete mettere in discussione i credo alla base del vostro approccio. Questa è la prima fase che consente il passaggio dall'errore dualistico alla verità unitaria. Noterete inoltre come il fatto di rinunciare a convinzioni e ideali vi annichilisca, convinti come siete che avere torto equivalga a morire e avere ragione equivalga a esistere. Se saprete affrontare questo momento di apertura con coraggio e desiderio di verità, una verità più completa di quella che riuscireste a vedere in una data situazione, lì per lì, perverrete a una nuova pace e a una nuova conoscenza intuitiva di come stiano, effettivamente, le cose. Qualcosa nella vostra indurita sostanza psichica cederà, e preparerà la strada alla vostra completa autorealizzazione.

  34. Allentare di volta in volta la tensione della psiche favorisce il risveglio finale e totale al vostro centro interiore che contiene tutta la vita, tutta la verità, tutta la bontà unitaria della creazione. Ogni passo percorso in questa direzione demolirà un altro malinteso, e ogni malinteso costituisce un fardello. Rinunciare a ciò che prima sembrava una difesa contro l'annichilimento ve lo farà vedere per quello che realmente è: peso, sofferenza, prigionia. Comprenderete quindi quanto sia assurda la vostra riluttanza ad abbandonare una vita dualistica e a trascinarvi dietro tutte le sue difficoltà e disperazioni.

  35. Forse adesso riuscite a capire qualcosa che vi sarà d'aiuto nel vostro percorso personale. Se lo applicherete alla vita quotidiana vedrete che le mie parole che sembrano così astratte non sono poi tanto distanti, ma accessibili a ognuno di voi. Constaterete che sono parole pratiche e concrete, se solo sarete disposti a vedere il vostro rapporto con la vita sotto la luce di una verità più vasta di quanto non siate ancora disposti a considerare.

  36. Sul piano dualistico tutto deve andare come dite voi. Dovete averla vinta con la vita, con gli altri, con le circostanze. Dovete dimostrare a voi stessi di essere più forti di tutte le altre forze della vita che vi vorrebbero contrastare. Cedere per voi significherebbe perdere, e perdere, in ultima analisi, equivarrebbe ad annullarsi. Questo è ciò di cui avete paura e il motivo del vostro combattimento così intenso. Ecco perché vi sentite sempre come se ci fosse in gioco qualcosa di molto più grande della questione effettiva. Ecco perché negate di provare delle emozioni intense: perché sapete che ciò che avviene a livello conscio non è commisurato alle vostre reazioni reali. E se, talvolta, riuscite ad averla vinta, è davvero duratura la pace ottenuta? Non proprio, amici miei.

  37. Anche se lì per lì vi sentiste gratificati, placati e al sicuro, per quanto potreste mantenere la padronanza della vostra vita, se siete ancora attaccati al pensiero dualistico? Ogni nuovo problema vi rimette in pericolo, e in fondo lo sapete anche voi, ma nel modo sbagliato: credete che sia la vostra rovina. Dunque vivete nella costante paura che non riuscirete sempre a vincere. Con questa dipendenza avete bisogno che la vita si adatti alle vostre esigenze o, meglio, ai vostri bisogni fittizi. Dunque provate risentimento verso chi vi impedisce di sentirvi gratificati; risentimento nei confronti della vita, che sembra impedirvi di essere come volete. Il messaggio che proviene dal Sé reale dice: "Felicità assoluta, libertà e padronanza della vita sono un vostro diritto di nascita". Se vorrete affermare questo diritto in base ai principi dualistici, non farete che allontanarvi da quell'autorealizzazione che vi darebbe la vera padronanza, la libertà e la completezza che invece cercate con mezzi fasulli, diversi per ciascuno di voi.

  38. Abbiamo spesso parlato di pseudo-soluzioni. Se le rivedrete alla luce di questa lezione, capirete a un livello più profondo di cosa si tratta. Vedrete come cercate di armare un combattimento che vi porterà ad altro dolore e a nuova confusione. Le pseudo-soluzioni di base sono solo dei mezzi per conquistare la vita sul piano dualistico, per garantirvi che voi esistete. Una lotta aperta non va affatto a minare la verità e la pace, né essa è più aggressiva della scelta di sottomissione, dove l’ostilità cova sotto la cenere. In qualsiasi modo proviate a vincere, dipenderete dagli altri e da circostanze spesso fuori dal vostro controllo, e dunque sarete destinati a fallire. Questa futile lotta irrigidisce la materia psichica. E più essa diventa fragile, meno sarete in grado di contattare il centro del vostro essere interiore, dove si trova tutto ciò di cui potreste aver bisogno: cioè il benessere vitale, la produttività e la pace interiore conseguente all’aver trovato il Sé reale.

  39. L'unico modo per entrare veramente nello stato unitario in cui pervenire al vero controllo è rinunciare al falso bisogno di vincere, di essere separati, speciali, di avere ragione, di fare a modo vostro. Scoprite il bene in tutte le situazioni, che le riteniate buone o cattive, giuste o sbagliate. Va da sé che questo non significa rassegnarsi, né tantomeno essere arrendevoli o deboli. Significa andare con il flusso della vita e far fronte a ciò che non potete ancora controllare, che sia di vostro gradimento o meno. Vuol dire accettare di stare dove siete e accettare la vita così come si presenta. Significa essere in armonia con il vostro ritmo interiore. Questa modalità aprirà il canale verso il vostro Sé Divino, in modo che possiate finalmente pervenire a una completa autorealizzazione. Ogni vostra espressione di vita sarà motivata e vissuta attraverso il principio divino che opera in voi e che si esprime attraverso l’individualità di ognuno, integrando le facoltà dell'Io con il Sé universale. Tale integrazione migliorerà la vostra individualità, non la diminuirà. Amplificherà ogni vostro piacere e non vi sottrarrà nulla.

  40. Possa ognuno di voi comprendere che la verità si trova in voi. Dentro di voi troverete tutto ciò di cui avete bisogno. Che possiate scoprire che non serve a niente lottare, come fate sempre. Dovete solamente riconoscere la verità, ovunque vi troviate ora. Tutto quello che dovete fare, adesso, è riconoscere che in voi c’è più di quello che riuscite a scorgere: invocate il vostro centro interiore e siate aperti ai suoi messaggi intuitivi. Che possiate riuscirci proprio là dove ne avete più bisogno. L’indicazione di dove ve la dà ciò che vi mette più a disagio, quello da cui siete più tentati di distogliere lo sguardo.

  41. Siate benedetti, seguitate a percorrere questo meraviglioso Sentiero che vi porterà a capire che avete già ciò di cui avete bisogno e che siete proprio lì dove serve. Il vostro sguardo è diretto altrove solo perché siete orientati nella direzione opposta. Siate in pace, siate in Dio.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 143 - Unity and Duality
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