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Lez. 77 - Fiducia in se stessi: la sua vera origine e i fattori che la impediscono

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
6 gennaio 1961

Traduzione in italiano di Simona Fossa
Revisione non ancora effettuata
Edizione Gennaio 2020

  1. Saluti, miei carissimi amici. Benedico ognuno di voi. Quest’ora è benedetta.

  2. L’argomento di stasera sarà la fiducia in se stessi. Che cos’è la fiducia in se stessi? Quando il vostro essere reale, il vostro vero sé, la vostra natura intuitiva si manifesta, in voi non vi è alcuna incertezza, nessun dubbio sulla corretta reazione o azione, e nessun tentennamento. La vostra reazione istantanea e spontanea ha una natura tale, che nel profondo sapete: “Questa è la cosa corretta, è così.” Questo è successo a tutti voi, almeno occasionalmente. In certe circostanze, il vostro vero sé potrebbe esprimersi e manifestarsi senza venire ostacolato dagli strati inquietanti che di solito lo ricoprono. Qualunque sia stata l’occasione, ne siete stati all’altezza. L’avete affrontata nel solo modo possibile, e sapevate senza ombra di dubbio che questo era vero.

  3. L’essere umano veramente sano e maturo reagisce quasi sempre in questo modo, e quando questo accade, si stabilisce automaticamente la fiducia in se stessi. Questo perché è solo quando la vostra natura intuitiva vi guida che potete fidarvi di voi stessi. In questa parte del vostro essere non avete nulla da temere dalle vostre sovrastrutture basate sull’errore, sulle illusioni e compulsioni. Queste possono solo condurvi ad ulteriori illusioni ed errori, e dunque all’agitazione.

  4. L’obiettivo finale di questo lavoro di ricerca di sé è quello di liberarvi dagli strati sovrapposti, in modo che il vostro sé reale possa prendere le redini e dirigere la vostra vita. Dunque è facile vedere come i vostri conflitti, immagini, malintesi e problemi interiori impediscono al vostro sé reale di manifestarsi. A questo punto, dobbiamo capire la causa fondamentale di tutti i problemi.

  5. Nel corso del lavoro che state facendo, forse vi siete chiesti spesso: “Dov’è il mio vero sé? Che cosa è?” E voi pensate a questo sé reale come a qualcosa di remoto, qualcosa che può venire fuori solo dopo averlo cercato in posti lontani – ma, naturalmente, è dentro di voi. Per voi rimane un mistero; ne avete una certa soggezione, e in qualche modo immaginate che questo se sia qualcosa di totalmente strano e nuovo. Perciò, un po’ lo temete. Ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Il vostro sé reale voi lo conoscete. Non avete nulla da temere. Non è lontano – in effetti è vicino, proprio sotto il vostro naso, per così dire, solo che per la maggior parte del tempo non ve ne rendete conto. Non ne fate mai uso e preferite esprimere l’altro sé a cui vi siete abituati, ma che non è il vostro vero sé. Quest’ultimo consiste di pulsioni e impulsi che inconsciamente pensate di dover esprimere allo scopo di essere felici, o per sopravvivere. Qualunque cosa derivi da questo livello non esprime i vostri veri sentimenti. I vostri veri sentimenti derivano dal vostro vero sé, che si trova proprio al di sotto del modello di comportamento teso, impulsivo ed emotivo. Una volta smesso di credere, come fate ancora inconsciamente, che la spinta forte e compulsiva vi sia necessaria, e usate invece i vostri veri sentimenti, allora la vostra natura intuitiva potrà emergere.

  6. Dopo aver fatto un certo lavoro costruttivo, e raggiunto delle reali intuizioni, dovrete prendere coscienza di questa corrente compulsiva, e sentirla distintamente, quasi si trattasse di una sostanza estranea e separata, dentro di voi. Allora capirete che tutte le vostre conclusioni sbagliate e le immagini sono, in effetti, un prodotto di questa corrente, che ho anche chiamato la corrente a forzare. Essa si basa su un fondamentale equivoco sulla vita.

  7. Per avere una visione completa dell’argomento, è necessario ripetere alcuni punti. Per quelli tra voi, amici miei, che hanno già trovato in se stessi quello di cui ho parlato qui, le mie parole rafforzeranno le vostre scoperte, mettendole ancora più a fuoco. Ed altri, che non hanno ancora trovato questa corrente, e che non si rendono ancora conto di quanto questo aspetto sia fondamentale, possono essere aiutati a capire che è davvero necessario ottenere la libertà, perdere le inibizioni e le incertezze, e permettere al vero se di emergere. Ma ribadisco ancora: la sola conoscenza teorica non porterà mai alla libertà.

  8. Ciò che causa tutti i vostri conflitti e distorsioni è il vostro desiderio di essere felici e di essere amati. Essere amati è un requisito necessario per essere felici, e quindi costituisce una parte importante delle vostre spinte compulsive. Vari surrogati, parti di questo impulso, quali il desiderio di essere approvati e ammirati, possono prendere il posto del desiderio di essere amati, e possono anche rappresentare un fattore aggiuntivo. E c’è anche un secondo aspetto, cioè il bambino in voi immagina di poter essere felice solo se viene fatta la sua volontà. A volte, questo può semplicemente significare che la vostra volontà deve essere approvata e ammirata. Altre volte potete sentirvi infelici se i vostri cari hanno difetti che disapprovate, o se non sono d’accordo con voi, o se vi viene proibito di perseguire un determinato obiettivo. Il bambino in voi pensa che tutto questo vi impedisca di essere felici.

  9. Voi uscite dall’infanzia con la convinzione, raramente cosciente, che dice: “Per essere felice deve essere fatta la mia volontà.” Finché non avete riconosciuto questa celata convinzione sarà impossibile raggiungere la liberazione che desiderate. Più il vostro intelletto contrasta con le vostre emozioni nascoste, più sarà difficile scoprire questo malinteso profondamente radicato, che sfocia in una corrente rigida e tesa – la corrente a forzare. Questa porta a una lotta incessante, crea tensione e ansia costante. Più ne siete inconsapevoli, più essa è potente nella vostra psiche. Inconsciamente, sentite che vedere fatta la vostra volontà è una questione di vita o di morte. Non vederla esaudita rappresenta l’abisso, è pari all’annientamento – a livello inconscio, naturalmente. Questa paura è così forte che spesso non vi permettete di ammettere di non avere ottenuto ciò che volevate: provate a far finta che ciò che volevate davvero non vi interessa più. Questo non è solo orgoglio, ma si basa sull’idea sbagliata che non ottenere ciò che volete significa terrore, oscurità e infelicità.

  10. Allo stesso tempo, la parte cosciente in evoluzione ha ben capito che non potete sempre ottenere quel che volete, e questo crea un ulteriore elemento di conflitto. Voi cercate modi per superare la minaccia di non veder soddisfatta la vostra volontà, ma poiché tali modi sono ricercati inconsciamente, piuttosto che alla luce della consapevolezza, e poiché sono ricercati basandosi sull’idea sbagliata che soddisfare la propria volontà ed essere felici sia la stessa cosa, questi sforzi inconsci non sono solo inefficaci, ma portano ad ulteriori conflitti.

  11. Da un lato, questi sforzi interiori sono diretti alla ricerca della realizzazione. Dall’altro, avete continuamente paura di non riuscirci, e inconsciamente vi date da fare per nascondere il “fallimento” a voi stessi. In tal modo si origina una corrente che scorre in due direzioni. Una direzione vi spinge in avanti, cercando di forzare la vita, le persone e le circostanze a sottostare alla vostra volontà, per conquistare quella realtà in cui non tutto può andare secondo i vostri desideri. Ci sono vari modi in cui cercate di farlo. Spesso si scelgono diverse maniere contemporaneamente, senza mai rendersi conto che esse si escludono a vicenda e vanificano il vostro scopo, anche quando sarebbe possibile ottenere quel che volete. Ecco perché, spesso, avete meno di quello che la vita effettivamente vi conceda, creando la paradossale situazione in cui i mezzi impiegati per ottenere sempre quello che volete, vi fanno ottenere meno di quello che avreste avuto senza tutta questa lotta. La seconda direzione di questa corrente riguarda la vostra paura di non ottenere quel che volete, o anche la convinzione che non lo otterrete mai, e questo vi fa adottare mezzi così distruttivi e negativi che, di nuovo, sabotate ciò che normalmente potreste avere.

  12. Sia le convinzioni di fondo che dobbiate sempre ottenere ciò che desiderate, o che non potete mai averlo, sia i vari mezzi con cui tentate di forzare, o difendervi da queste conclusioni sbagliate, sono irreali. Tutti gli impulsi e gli sforzi che mettete al loro servizio sono egualmente irreali e immaginari, e dunque inefficaci e dannosi. Questi sono gli strati sovrapposti che ricoprono il vostro vero sé. Questo vostro vero sé funziona solo nella realtà. Esso non può manifestarsi in un mondo di illusione auto-creato, in un mondo basato su presupposti sbagliati. Ecco perché, ogni volta che la vostra natura intuitiva si è manifestata nella vostra vita, e avete provato una profonda e pacifica certezza, in quel momento siete sicuramente liberi dalla corrente a forzare.

  13. Il vostro vero sé reale e i vostri veri sentimenti sono gli stessi della Creazione, di Dio, della vita, del destino, della forza vitale cosmica, del flusso della vita, cioè la realtà. In realtà, non siete infelici se non ottenete sempre tutto quello che volete; non siete infelici se non tutti vi amano e vi ammirano; non siete infelici se gli altri non sono sempre d’accordo con voi, o hanno difetti che voi non potete sopportare. Né equivale alla realtà che non potete mai ottenere ciò che desiderate veramente, che non potete mai essere amati e rispettati, che la vita e il mondo vi sono ostili e vi impediscono di esprimere il meglio che avete da offrire. Non avete bisogno di lottare, né di ritirarvi per evitare il pericolo della vita. Non avete bisogno di implorare, piangere, sottomettervi e vendere la vostra anima per ottenere ciò che volete. E nemmeno dovete difendervi dalla continua sconfitta – un altro fatto immaginario che il vostro subconscio dà per scontato. Il vostro vero sé sa tutto questo. Ma fino a quando continuate con la vostra inutile lotta, esso non può evolversi. Nel vostro mondo di irrealtà operano impulsi irreali e falsi. Essi non possono funzionare nella realtà più di quanto possano fare i veri sentimenti in un mondo di irrealtà.

  14. C’è da stupirsi, allora, che manchiate di fiducia in voi stessi? Il vostro se più intimo sa perfettamente che a questo livello non potete avere questa fiducia. Tale fiducia non sarebbe giustificata, poiché il livello sovrapposto, basato sull’irrealtà, può solo condurvi a pseudo soluzioni insoddisfacenti. Solo se vi liberate dall’idea che dovete veder sempre soddisfatta la vostra volontà per essere felici, sarete liberi dalla corrente “io voglio.” E solo quando questa non ci sarà più, opererete al livello della realtà. Saprete che la felicità può essere vostra, ma non sempre come la volete e quando la volete. In effetti, non vi rende infelici aspettare, e di tanto in tanto rinunciare. La vostra stessa infelicità è un’illusione.

  15. Se siete in armonia con il flusso della vita, e vi lasciate andare, qualunque cosa vi accada vi porterà avanti senza intoppi. Invece, se siete nell’irrealtà, conoscete solo due alternative, che sono entrambe egualmente sbagliate. Una è: “Posso essere felice solo se tutto avviene a modo mio, e quando lo voglio io.” L’altra è: “Poiché troppe volte non sono riuscito ad avere quello che volevo, significa che non potrò mai averlo, quindi non potrò mai essere felice.” Voi operate ad un livello di illusione, e dove c’è illusione, o irrealtà, ci saranno anche incertezza, tensione, ansia, lotta e dubbio costante. Una parte di voi sente profondamente di non avere nulla di sicuro a cui aggrapparsi. E, in un certo senso, ha ragione, perché finché rimanete nell’illusione non potete aggrapparvi alla realtà, l’unica cosa sicura che esiste. L’unica vera sicurezza si trova nell’eterna, flessibile verità del flusso della vita, che è eternamente indipendente dai piccoli appagamenti dei desideri.

  16. Se non potete fidarvi di voi stessi, non potete fidarvi della vita, del mondo, o di Dio. Dunque, amici miei, una volta stabilita questa realtà interiore, rimuovendo la falsa premessa e abbandonandola per sempre, è inevitabile che abbiate fiducia in voi stessi, e dunque nel flusso della vita. Solo a quel punto vi renderete conto di come questo flusso vi fornisca esattamente tutto quello di cui avete bisogno in ogni fase della vostra vita. Vi arrenderete ad esso perché esso e il vostro vero sé sono una sola cosa. Questo non significa avere un atteggiamento fatalista e passivo in cui vi mettete in attesa senza far nulla. Esso invece crea automaticamente il giusto equilibrio tra attività e passività.

  17. Quelli tra voi che hanno già incontrato questo rigido nucleo che afferma con forza, “Io voglio”, ascolteranno le mie parole, ne trarranno una profonda comprensione e daranno loro una nuova prospettiva. Quelli tra voi che non hanno ancora trovato questo nucleo, lo faranno prima o poi, se proseguiranno in questo lavoro. Trovate dunque questa dura, tesa, rigida, e al contempo vacillante, corrente “Io voglio”. Individuate anche i vari mezzi che escogitate per ottenere quel che volete, o per proteggervi dall’orrore di non poterlo avere.

  18. Ho spesso menzionato una serie di atteggiamenti, che si applicano anche in questo caso. Finora potreste non esservi resi conto che questi atteggiamenti sono il risultato della corrente a forzare. Uno di esse è la sottomissione. Quando siete sottomessi vi aggrappate e sperate nell’amore degli altri. Per ottenerlo, abbandonate voi stessi, le vostre opinioni, e non vi salvaguardate. Vi mettete sempre in condizione di svantaggio, perdendo dignità e rispetto di voi stessi. Il tutto viene nascosto da giustificazioni di altruismo, sacrificio e capacità di amare. In verità, state semplicemente usando la corrente a forzare nel modo più vistosamente egocentrico. Cercate semplicemente di fare un affare dicendo: “Se mi sottometto a te, tu mi devi amare e fare quello che voglio io.” Sebbene esteriormente sembriate miti e flessibili, interiormente siete tutto il contrario. È necessario che rintracciate in voi questo aspetto, non importa quanto sia nascosto. Ed è anche necessario che lo comprendiate. La sottomissione non deve mai essere mai confusa con l’amore. Può sembrare simile, ma il contenuto interiore è molto diverso. Quando tentate di abbonire l’altra persona, lo fate perché volete qualcosa. In effetti, afferrate questo qualcosa senza aspettare che vi venga dato liberamente. Più forte è la sottomissione e più forte è la corrente a forzare, la quale esprime il desiderio di fare a modo vostro.

  19. C’è anche un altro atteggiamento, spesso scelto quando le persone sono più inclini a non avere più speranza di ottenere dagli altri quello che credono necessario. L’unica speranza che vedono è nell’usare tutto il loro potere, tutte le pulsioni egoiste e spietate, per sconfiggere il “nemico” che sbarra loro la strada. Diventano ostili perché pensano che tutto il mondo sia ostile, e che l’aggressione sia il solo modo per raggiungere quella felicità che desiderano. Inutile dire che è proprio l’effetto opposto che ottengono, inevitabilmente si inimicano le persone, fino a che queste si fanno veramente ostili nei loro confronti. E questo non fa che rafforzare i loro malintesi. Non capiscono che sono loro la causa di questa condizione, e l’aggravano ulteriormente. Tutto questo può essere per loro così nascosto che, nei primi tempi, appare impossibile rintracciarlo. In effetti, più è forte l’atteggiamento ostile, più è mascherato. È anche possibile che questo atteggiamento esista solo in aspetti isolati della personalità. Potrebbe essere necessario molto lavoro di ricerca di sé e indagine delle proprie reazioni reali, andando alla radice del loro significato, fino a trovare l’esistenza di quest’atteggiamento. Quando trovate un atteggiamento di lotta per paura di venire annientati, ad esempio, potete essere certi che questa tendenza deve esistere entro la vostra psiche. In altri casi, una tale paura può essere inconscia e può applicarsi solo a determinati aspetti della vostra vita, mentre in una parte più ampia della vostra personalità vi sentite a vostro agio con il mondo. Anche questo può essere difficile da rintracciare.

  20. Mentre una persona sottomessa è ovviamente dipendente, quella con un atteggiamento ostile inganna se stessa credendo di essere indipendente, in piedi da sola, lottando da sola, senza piegarsi mai alla volontà altrui. Queste persone non si rendono conto di essere tanto dipendenti quanto le persone sottomesse, ma scelgono mezzi diversi per affermare la loro convinzione che, per essere felici, devono ottenere quello che vogliono. Rifiutano le emozioni, l’affetto, e tutto quello che considerano mite e gentile. Per loro tutto ciò rappresenta un pericolo. Al posto di emozioni reali o pseudo-positive, si costruiscono dentro di sé una durezza e un’aggressività che non è più reale del tipo sottomesso di “amore”.

  21. Un’altra maniera per affrontare questo fondamentale desiderio di felicità, è quell’atteggiamento che ho così spesso chiamato il ritiro. In questo caso, le persone sono convinte di non riuscire mai a raggiungere la felicità, e questo sembra essere una tale tragedia che si proteggono facendo finta di non volere nulla dagli altri, dalla vita o dal mondo. Si ritirano in isolamento, senza mai sperimentare il “terribile fallimento”, e non si rendono conto di quale pessimo affare stiano facendo con la vita. Certo, possono proteggersi da delusioni e fallimenti, che in realtà farebbero molto meno male di quanto credano. In realtà. potrebbero provare la felicità e la gioia che non immaginano neppure di star perdendo, mentre ora vegetano senza nessuna esperienza di vita reale. Sebbene una persona, in cui prevale questo atteggiamento predominante, possa apparire più allegra e a suo agio di un’altra, nel profondo nasconde una maggiore disperazione. Se non fosse così, non avrebbe fatto ricorso a mezzi così drastici. Ho già sottolineato che tutti e tre questi aspetti, diversamente combinati, esistono nella maggior parte delle persone, e questo crea ulteriori conflitti nell’anima. Se le persone ricorrono a diversi mezzi, sperando di proteggersi completamente senza rischiare nulla, saranno spinte nella direzione opposta.

  22. Un altro modo per cercare di affrontare le cose consiste nel paralizzare i veri sentimenti. Questo succede anche con i tre atteggiamenti descritti sopra. Non viene mai permesso ai sentimenti di funzionare liberamente e con naturalezza. Li si drammatizza, esagerandoli per ragioni che vi sembrano opportune. Questa strategia è, naturalmente, un altro modo di manipolare l’altra persona per farla sentire obbligata ad amarvi ed obbedirvi. Oppure, se si teme la sconfitta, non permettete alla vostra intuizione, e ai vostri veri sentimenti, di guidarvi e condurvi in sicurezza attraverso il flusso della vita. Invece vi comprimete artificialmente, bandite e schiacciate i vostri sentimenti naturali. Può anche accadere che il vostro vero sé, in una particolare situazione, attenui i vostri veri sentimenti. Ma questo è un metodo molto diverso, e ha anche un effetto molto diverso sulla vostra personalità rispetto alla manipolazione artificiale, anche se l’obiettivo è lo stesso. Altre volte, l’obiettivo potrebbe essere un altro, e ciò che fate in base alla vostra visione limitata non solo non è necessario, ma è persino dannoso.

  23. Il vostro sé reale lo sa. Fidatevi. Il vostro modello di comportamento compulsivo è invece completamente cieco. Opera a casaccio. Può essere giusto o sbagliato, ma vi mantiene nell’insicurezza. Procede in modo forzato e innaturale. Il vostro vero sé è invece in armonia con la vostra natura e la vostra vita. Perciò, qualunque cosa accada sarà organica e giusta. Se da una parte è giusto provare sentimenti per qualcuno, non è comunque necessario esagerare artificiosamente le emozioni. Vi sentirete forti, come dovreste esserlo, solo quando permettete alla vostra personalità di svilupparsi liberamente, cosa che non può accadere in presenza di tutte le deviazioni e le false premesse di base.

  24. Con la manipolazione artificiale impedite alla vostra anima di crescere in armonia con il vostro Sé più intimo, al quale, per ora, impedite di evolversi. Impedite ai vostri sentimenti di maturare e di manifestarsi. Di tutto ciò potreste non esserne ancora a conoscenza, ma nel corso di questo lavoro troverete che le cose stanno così. È importante comprendere le implicazioni della manipolazione artificiale dei sentimenti, per mezzo di cui le    ingigantite o svuotate rispetto a quello che sono realmente. Il risultato negativo è che impedite la crescita di un organismo vivente, perché i sentimenti sono proprio questo. Qualunque organismo vivente che non venga lasciato crescere secondo la propria natura, ma che venga costantemente manipolato, subirà un doloroso effetto storpiante. Ecco quello che fate ai vostri veri sentimenti. Lo fate quando esagerate o drammatizzate un sentimento positivo verso una persona. E lo fate quando decidete di provare risentimento e disprezzo verso una persona, perché credete che questo vi protegga dalla tragedia del rifiuto. Alla fine, non sorprende se non sapete più quello che sentite e che cosa volete veramente, e chi veramente siete. I vostri sentimenti sono espressione del vostro essere. Se impedite continuamente ai vostri veri sentimenti di funzionare e li sostituite con altri artificiali, non potete conoscerli, e dunque non potete conoscere il vostro vero sé.

  25. C’è solo un modo per trovare il vero sé che state così ardentemente cercando nel vostro lavoro. Innanzitutto, prendete coscienza della corrente a forzare, la corrente dell’“Io voglio,” da un lato, e del “Io temo di non ottenere ciò che voglio,” dall’altro. Una volta che avete preso chiaramente coscienza di come questa corrente si manifesta in voi, sarete in grado di lasciarla andare. Allora, e solo allora, la potrete abbandonare. Se fate questo, sempre di nuovo, sicuramente diverrete consapevoli dei sentimenti del vostro vero sé che lentamente emergono in superficie, dopo che, per così tanto tempo li avevate banditi per paura. Voi non vi fidavate di loro, e quindi non potevate fidarvi di voi stessi. Potete invertire questo processo solamente prendendone coscienza, e quindi rimuovendo l’elemento che era stato sostituito.

  26. Distinguerete chiaramente tra i veri sentimenti sottostanti e le manipolazioni, le pulsioni e gli impulsi compulsivi che confondete con i vostri reali sentimenti. I veri sentimenti sono calmi. A loro non importa essere pazienti. Quando si esprimono non ci saranno dubbi, né tentennamenti. Dal momento che sono un tutt’uno con il flusso della vita, vi porteranno nella giusta direzione e, se vorrete fidarvi di loro, non proverete più dubbi.

  27. Come potete avere fiducia in voi stessi se l’unica cosa che può veramente darvela, - il vostro vero Sé, i vostri veri sentimenti - non riesce a funzionare, perché usate sostituti che vi lasciano in uno stato di frenesia interiore? Coloro che sono esteriormente calmi e in equilibrio non sempre sono liberi da questo aspetto. In realtà, questo potrebbe solo essere più nascosto, e forse anche più dannoso. Ma oso dire che la frenesia esiste in ogni persona, a meno che non sia stata trovata e dissolta nel corso del vostro lavoro. Se non prendete coscienza della frenesia, sentendola quasi come un elemento separato da voi, non potete abbandonarla.

  28. Una volta raggiunto questo stato, proverete sentimenti che sono quasi impossibili da trasmettere a parole. Il sollievo di perdere un peso che avete portato inutilmente per così tanto tempo, sarà così forte che la vostra gioia e liberazione saranno una realtà fortemente sentita. Quello che finora avevate provato soltanto in occasioni isolate - la manifestazione della vostra natura intuitiva - diverrà sempre più una risposta costante. Avrete la profonda conoscenza interiore – non nel cervello, ma nel plesso solare – che la vostra reazione, la vostra conoscenza, e la vostra decisione è corretta, non sentendo né colpa, né orgoglio, né dubbio. Sarete, spontaneamente, il meglio di voi stessi: in equilibrio e disinibiti. Direte la cosa giusta al momento giusto, e saprete quando non parlare. Sarete rilassati e concentrati allo stesso tempo, pienamente consapevoli, coscienti del momento presente e delle sue esigenze. Saprete che tutto ciò che dovrebbe essere vostro, potrà arrivarvi. Non avrete bisogno della frenesia, preoccupandovi di fare troppo, o troppo poco. Farete ciò che è necessario ed eliminerete ciò che non è necessario, senza paura né preoccupazione.

  29. Questa serenità sembra un ideale impossibile da raggiungere sulla Terra, e non dico che la raggiungerete dall’oggi al domani. Ma gradualmente e sicuramente l’accrescerete, con inevitabili ricadute che col tempo si faranno sempre meno frequenti. Alla fine diverrà la vostra vera natura, com’è in realtà, una volta dissolto quell’impaurito e teso frastuono interiore del “Io voglio, io devo.” Quando la tensione si allenta vi sentite galleggiare, non avete paura, non avete dubbi, e riconoscete chiaramente quale illusione sia stata finora tutta questa lotta. Non ne avrete più bisogno, e ve ne disfarete come di un vecchio mantello sporco e pesante, che ormai non serve più. Il vostro potenziale diverrà realtà. Sarete equilibrati in voi stessi e nella vita. Non avrete bisogno di esagerare, né crederete di dover avere tutto o non avere nulla; troverete la felicità, ma saprete che non tutto dovrà necessariamente andare secondo i vostri desideri; non crederete che le persone siano “buone” o “cattive”, e non dipenderete troppo da loro, né diffiderete di loro, rimanendo soli in un mondo apparentemente ostile. Giudicherete, secondo realtà, ciò che è prezioso e degno di fiducia, ma senza “averne bisogno”. E vedrete anche i lati deboli delle persone, senza sentirvi personalmente minacciati, e senza generalizzare questo aspetto umano. Adesso state continuamente facendo tutto questo, non importa quanto sia mascherato.

  30. La vostra espressione giusta, spontanea, disinibita dipende esclusivamente dal fatto che, o in che misura, diventate consapevoli della corrente a forzare dell’“Io voglio”, e poi la lasciate andare. Questo lavoro è un sentiero dentro il sentiero. Una volta che sentite questa corrente, e ne avete la distinta consapevolezza, visualizzandola come sostanza estranea, siete a metà strada per quanto riguarda questo aspetto del vostro sviluppo. A quel punto il passo successivo non sarà più tanto difficile.

  31. Ora, c’è qualche domanda?

  32. DOMANDA: Io sento in me questa corrente a forzare. So che voglio raggiungere determinate condizioni, mentre razionalmente so che non posso averle. Come posso rinunciare alla corrente a forzare? Come devo lavorare?

  33. RISPOSTA: Il primo requisito è sentirne l’esistenza. Basta verificarla. Ponetevi domande specifiche: che cosa voglio? Perché? Una risposta chiara e precisa a queste domande è della massima importanza. Scoprite che cosa volete in ogni momento, e perché. Inoltre, perché raggiungerlo vi sembra così importante? Valutate se è veramente così importante come pensate adesso. Chiedetevi che cosa accadrebbe se non lo otterreste. Considerate questa alternativa come una nuova prospettiva. A volte può essere necessario concentrarsi temporaneamente su qualcos’altro che non sembra avere attinenza con l’argomento, ma alla fine ne vedrete la connessione. Il lavoro stesso vi guida nella direzione giusta, come spesso hanno notato i miei amici.

  34. Se dopo aver considerato quanto sia illusorio dare importanza alla realizzazione del vostro desiderio, ma i vostri sentimenti rimangono ancora tesi e imprigionati come prima, deve esserci qualcosa di nascosto che non avete ancora trovato. Vedrete che l’intensità dei vostri sentimenti è sproporzionata rispetto alla visione razionale della sua importanza. Emotivamente sembra che la vostra vita dipenda da questo, mentre sapete perfettamente che non è così. Questo vi mostrerà la discrepanza tra il problema e l’intensità dei vostri sentimenti. Quando ve ne rendete conto, potreste rimanerne piuttosto turbati.

  35. Se, dopo aver verificato la realizzazione dei vostri desideri e aver visto la discrepanza tra loro e i vostri bisogni reali, l’intensità ancora rimane, controllate se la realizzazione del desiderio non rappresenti per voi una protezione immaginaria contro un pericolo immaginario. Inutile dire che dovete trovare il vostro particolare pericolo immaginario. Finché non ne siete consapevoli, non potete lasciar andare l’“arma” della vostra corrente a forzare.

  36. Non posso sottolineare abbastanza che in questo lavoro non potete ottenere nessun risultato concreto comprendendo solo in modo generale. Non è sufficiente che voi sappiate, o anche sentiate di avere in voi la corrente a forzare. Dovete trovare il modo esatto e specifico in cui essa funziona, quali sono i problemi, e in che modo cercate di superare gli ostacoli al vostro concetto infantile di felicità. Questo non varia solo da persona a persona, ma varia anche all’interno della stessa persona. Un giorno la corrente a forzare si manifesta in un modo, il giorno dopo in un altro. Potreste scoprire due o tre modi contemporaneamente, che sono in conflitto tra loro. Tutto questo è molto soggettivo, ed è necessario scoprire come questi vari modi si esprimono in voi. Infatti, anche quando ne avete una vera comprensione, probabilmente al momento vi dimenticate di identificarla come la vostra corrente a forzare. Solo successivamente capirete di cosa si tratta. Forse questo è un modo di distinguere le scoperte vere da quelle false. Nel primo caso, difficilmente capite che cosa cercate e trovate al momento. Nel secondo caso, vi sforzate di usare quello che avete appreso, e fate di tutto per applicarlo in modo artificioso.

  37. Quando, nel corso di questo lavoro, scoprite un’ostinazione emotiva e, pur essendo perfettamente consapevoli della sua irragionevolezza, non siete in grado di farci nulla, allora, come ho detto prima, avrete paura di lascia andare questo atteggiamento perché per voi rappresenta una protezione contro qualcosa che temete. È un’armatura. Quindi, ora per voi diventa particolarmente importante scoprite qual è il pericolo da cui l’ostinato attaccamento alla corrente dell’“Io voglio” dovrebbe salvarvi.

  38. Naturalmente, la risposta è che il bambino in voi crede che, aggrappandovi a questa corrente, eviterete l’abisso dell’infelicità. Ma ancora una volta, questa risposta generale non è sufficiente, perché sono possibili molte variazioni individuali in cui tutto questo viene sperimentato nell’inconscio. Forse il solo modo per scoprire la verità è quello di usare parole completamente diverse dalle mie. Dovrete ritrovare tutto, ricominciando da capo. E a quel punto, forse, potreste vedere che corrisponde a ciò che vi dico. Inconsciamente, forse voi pensate alla vostra corrente a forzare in termini differenti, così che, a livello emotivo, le mie parole non hanno alcun significato per voi.

  39. Per inciso, amici miei, gradirei molto ricevere le vostre domande, specialmente da quegli amici che non hanno ancora l’opportunità di avere un aiuto privato per il loro lavoro individuale, e che ancora devono aspettare – e verrà anche per loro il momento, se persevereranno. Ne hanno più bisogno degli altri che sono già ben avviati su questo lavoro, e possono fare molto per prepararsi a ricevere un aiuto più intenso. Sarebbe costruttivo per tutti voi, anche per coloro che già lavorano con un aiutante, chiedere cosa fare come lavoro preparatorio. Questo sarà anche utile per quegli amici che non possono partecipare personalmente alle sedute, ma che leggono queste lezioni. Quindi, non siate timidi e lasciate da parte le inibizioni. Quanto più partecipate, ponendo domande, tanto meglio sarà per la vostra prontezza interiore e per liberarvi dalle inibizioni. Questo sarà di un così grande beneficio che ancora non riuscire valutare.

  40. DOMANDA: Non è che forse vogliamo alimentare il nostro risentimento per certe persone che talvolta ne cerchiamo i difetti? Cosa possiamo fare a questo proposito?

  41. RISPOSTA: Questa è una domanda molto costruttiva. Quando volete avere risentimenti, la domanda più ovvia è sapere perché. Una volta che vi rendete conto che volete avere tali risentimenti, non sarà poi così difficile scoprire perché. Come sempre, la questione dovrebbe essere affrontata spassionatamente e con una prospettiva nuova, come se domande di questo tipo non fossero mai state poste. Ignorate quella risposta pronta che direbbe: “il risentimento lo provo a causa di questo o quel difetto dell’altra persona.” Questo non è il motivo. Dovete scoprire quale vantaggio immaginario vi sembra di trarre quando scegliete di essere aggressivi e ostili.

  42. DOMANDA: Un’armatura, in modo da non essere sulla difensiva?

  43. RISPOSTA: Se temete di essere sulla difensiva, allora vi sentite in colpa, altrimenti non dovreste proteggervi con un atteggiamento offensivo.

  44. DOMANDA: Sì, ma questo dà anche sicurezza e fiducia in sé stessi.

  45. RISPOSTA: In realtà, non vi dà fiducia in voi stessi se provate rancore verso un’altra persona e siete presi da questo risentimento, senza poterci far nulla. Le vostre emozioni divengono così forti da non riuscire più a gestirle. Questo non crea fiducia in se stessi. Ma nella vostra irrealtà potreste anche crederci, cercando semplicemente di evitare per cosa vi sentite in colpa. Se attaccate per nascondere qualcosa, ciò vi renderà altrettanto indifesi quanto l’oggetto del vostro attacco. In questo modo siete presi da un vortice, in cui perdete la padronanza di voi stessi.

  46. Accade spesso che, dell’altra persona, vi irrita proprio quello che in realtà risiede dentro voi stessi. Se guardate a quel che più vi irrita, scoprirete inevitabilmente che forse, in modo differente o distorto, voi ne avete un aspetto, o un atteggiamento molto simile. Più questo aspetto non vi piace in voi stessi, più proiettate l’avversione sugli altri. E più questo aspetto è nascosto, più potreste compensarlo eccessivamente all’esterno, andando all’estremo opposto. Ma poiché qualsiasi soluzione non genuina ha un effetto negativo, dovrà essere così anche per questo. Uno dei sintomi è che, negli altri, vi irrita proprio ciò che vi irrita in voi stessi. La soluzione, perciò, sta nel trovare ciò che è ancora nascosto in voi, e poi, comprendendo la necessità immaginaria della sua esistenza, dissolverlo. Nel momento in cui lo fate, non avrete più una tale forte reazione verso gli altri. È chiaro?

  47. DOMANDA: Sì. Penso anche che tutto questo nasconde la modalità: “Se c’è comunque una ferita, preferirei ferirmi da solo piuttosto che essere ferito da qualcun altro.”

  48. RISPOSTA: Sì, spesso anche questo può essere il caso. Nel passato ho toccato il tema dell’auto-distruttività, ma alla luce delle nostre nuove conoscenze, sarei lieto di discutere di nuovo questo tema. Per favore, riproponetelo in un altro momento.

  49. Miei carissimi amici, lasciate che stasera mi separi da voi assicurandovi, ancora una volta, che questo è un universo benigno, che non avete nulla da temere se uscite dalla vostra illusione, se rinunciate alla paura, così come al credere erroneamente che il vostro piccolo io possa decidere da solo che cosa vi fa felici. Lasciate che il vostro grande Sé, il vostro vero sé, che è di gran lunga più vicino di quando credete, vi guidi nel flusso della vita. Tutti coloro che su questa Terra hanno trovato il modo di esplorare i regni del subconscio, sia in psicoanalisi che in ogni altra forma di psicoterapia, e se lo hanno fatto realmente con successo, riscopriranno le passate verità metafisiche e spirituali. Più successo avranno i vostri metodi terreni, più si integreranno con l’essenza di tutte le religioni. Poiché le leggi divine lavorano eternamente all’interno della psiche, pian piano si scoprirà che questo è veramente così.

  50. Andate in pace, amici miei. Rallegratevi sapendo che la realtà non può che rendervi felici. Siate benedetti, siate in Dio!
                                                                                                 

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 77 - Self-Confidence: Its True Origin and What Prohibits It
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