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Lez. 58 - Il desiderio di felicità e quello di infelicità

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
5 febbraio 1960

Traduzione in italiano di Simona Fossa
Revisione non ancora effettuata
Edizione Giugno 2016

  1. Saluti! Dio benedica tutti voi, sia benedetta questa serata. Riprendo il mio contatto con voi con grande felicità. Continuerò con gli insegnamenti che abbiamo dovuto interrompere per qualche tempo, ma è possibile approfittare in modo fruttuoso di questi intervalli, se lo volete.

  2. Il desiderio di felicità esiste in ogni essere vivente. Tuttavia, il concetto di felicità varia a seconda dell’evoluzione di ciascun individuo. A causa di un concetto distorto di felicità, nell’anima umana nasce anche un altro desiderio che viene spesso trascurato. Per quanto strano possa sembrarvi, si tratta del desiderio di infelicità. Ora vi parlerò delle reazioni a catena che vengono messe in moto da un errato concetto di felicità.

  3. Il desiderio di felicità esiste già fin dal momento in cui l’essere umano viene al mondo. Esiste già nel bambino piccolo. L’idea di felicità del neonato consiste nell’appagamento immediato di tutti i suoi desideri e nel modo esatto che lui vuole. Per quanto adulta possa essere una persona, un residuo di quel bambino la accompagnerà per tutto il resto della sua vita.

  4. Tutti i concetti sbagliati sono distorsioni e fraintendimenti del concetto giusto. Nel concetto sbagliato, la felicità viene espressa nel modo seguente, “Posso essere felice solo se posso avere ciò che voglio, come e quando lo voglio. Qualunque diversa alternativa mi renderà infelice”. In questa affermazione è inclusa la richiesta di incondizionata approvazione, ammirazione e amore da parte di tutti. Nel momento in cui appare impossibile ottenerli, il mondo di quella persona crolla. Essere felice diventa impossibile, non solo per il momento ma per sempre. Questa, naturalmente, non è mai la convinzione razionale di un essere umano adulto, ma è vera a livello emotivo, perché quando tutto appare privo di speranza, lo stato d’animo tende alla disperazione.

  5. L’essere non evoluto percepisce la vita in termini di bianco e nero. Non conosce vie di mezzo. O c’è felicità o c’è infelicità. Se le cose vanno come desidera, il mondo è luminoso, ma se la cosa più insignificante va contro i suoi desideri, il mondo gli appare nero.

  6. Quando il neonato è affamato anche solo pochi minuti [di attesa] gli appaiono un’eternità, non solo perché non ha ancora il senso del tempo, ma anche perché non sa che la sua fame gli passerà prestissimo. Per questo motivo prova quell’assoluta disperazione che potete notare in ogni bambino che piange. La ragione del suo pianto non sembra affatto collegata alla sua rabbia, furia e infelicità. Questa parte della personalità, espressa liberamente nell’infanzia, nell’adulto rimane celata nella psiche e continua a produrre reazioni similari. Cambia solo il motivo, e l’atteggiamento esterno viene modificato o addirittura ben celato da un comportamento razionale e ragionevole. Tuttavia, questo non dimostra affatto che la reazione interiore sia stata effettivamente eliminata, o che la persona l’abbia affrontata in un processo di maturazione e di crescita interiore.

  7. Il bambino si rende conto prestissimo di non poter ottenere il genere di felicità che vorrebbe. Si sente dipendente da un mondo crudele che gli nega le sue apparenti necessità, cose che potrebbe avere se il mondo fosse meno cattivo.

  8. Se ci pensate bene, in modo logico, scoprirete che il concetto primitivo e distorto di felicità equivale, in realtà, al desiderio di dominio onnipotente, di richiesta di totale obbedienza da parte del mondo circostante, di una posizione speciale, superiore a quella di tutti gli altri esseri – giacché si pretende che gli altri soddisfino tutte le nostre aspirazioni. Se questo desiderio non viene gratificato – e mai potrà esserlo – la frustrazione si fa assoluta.

  9. Per qualunque essere umano, naturalmente, è impossibile riportare alla memoria quelle emozioni infantili, perché non ha memoria dei suoi primi anni di vita. È un dato di fatto, però, che quelle reazioni primitive continuino a esistere in tutti gli esseri umani, senza eccezioni, e potete rintracciarne la presenza in diversi modi, grazie al lavoro che state portando avanti su questo sentiero. Potete rintracciarle osservando le reazioni presenti e passate, analizzandole dal punto di vista del bambino interiore. Per prima cosa, cercate di scoprire dove quel bambino esiste ancora in voi, con i suoi desideri, sentimenti e reazioni, e focalizzate la vostra attenzione su questo particolare aspetto della vostra personalità. A quel punto, avrete raggiunto il punto da cui partire per disfarvi del concetto irrealistico e irrealizzabile di felicità, sostituendolo gradualmente con uno realistico e realizzabile. Quest’ultimo sarà infinitamente più gratificante. Fino a che non avrete sentito il bambino in voi, non potete comprendere che certi conflitti interiori sono l’effetto di una reazione a catena, innescata da questo fondamentale concetto distorto.

  10. Più il bambino cresce e impara a vivere in questo mondo, più si rende conto che la totale obbedienza che esige dal mondo non gli viene soltanto negata, ma addirittura disapprovata. Perciò impara a celare il suo desiderio finché, a furia di nasconderlo, nel crescere ne perde consapevolezza. Ne conseguono due reazioni di base. Una è, “Se divento perfetto come mi richiede il mondo, forse otterrò l’approvazione che mi servirà per raggiungere il mio intento.” Così incominciate a lottare per raggiungere quella perfezione. Inutile dire, amici miei, che sebbene concordiamo tutti sul fatto che ogni essere dovrebbe lottare per la perfezione, questo tipo di sforzo è sbagliato. È sbagliato per un motivo, e cioè che qui non vi sforzate per la perfezione allo scopo di amare meglio e dare di più. Non vi sforzate per la perfezione in sé, ma cercate un fine egoistico. Ed è ulteriormente sbagliato perché volete raggiungere la meta della perfezione immediatamente, dato che desiderate ottenere all’istante la felicità tramite un dominio onnipotente. Ovviamente, raggiungere immediatamente la perfezione è del tutto impossibile. Con questo si nega la sana accettazione delle proprie inadeguatezze, accettazione che mette l’individuo in condizione di imparare la sana umiltà, accettando di non essere migliore del resto dell’umanità.

  11. La frustrazione raddoppia; il primo desiderio – il dominio onnipotente per conquistare la felicità – non si realizza, né lo fa il secondo, quello di ottenere la perfezione allo scopo di appagare il primo desiderio. Questo, a sua volta, causa un acuto senso di inadeguatezza e di inferiorità, di rammarico e di colpa, perché il bambino ancora non comprende che nessuno è capace di raggiungere una tale perfezione. Pensa di essere l’unico ad aver fallito e di dover nascondere questo fatto vergognoso. Anche quando la persona è cresciuta, e consciamente ne sa di più, questa reazione, che non è ancora uscita allo scoperto, continua a vivere rinchiusa nell’anima. Nell’inconscio della personalità la controversia va avanti, “Se fossi perfetto, avrei quello che voglio. Poiché non lo sono, non merito niente”. La seconda coscienza, come la nominai una volta [quella del sé inferiore – ndt], continua a pungolarvi e pungolarvi, esigendo da voi quell’irragionevole obiettivo, cosicché ogni fallimento causa ulteriore disperazione e senso di colpa, che non fa che aumentare i sentimenti di inferiorità e inadeguatezza.

  12. C’è anche un’altra reazione. La personalità non può e non vuole prendersi la completa responsabilità del fallimento, così incolpa il mondo circostante. In tal modo, dà vita ad un particolare circolo vizioso che funziona così, “Se gli altri mi permettessero di essere felice a modo mio, se mi amassero, se approvassero tutto di me e facessero quel che desidero, a quel punto potrei essere perfetto. Se fosse così, l’ostacolo che impedisce al mondo di darmi ciò che voglio verrebbe rimosso. Perciò è colpa “loro”. I miei fallimenti sono dovuti solamente alla loro ostinata opposizione ai miei desideri”. In una direzione, il circolo vizioso opera così, “Ho bisogno di essere perfetto per essere amato e felice”, e nell’altra direzione, “Se potessi essere nella posizione di comando, di cui ho bisogno per essere felice, non mi sarebbe difficile essere perfetto”. La realizzazione di entrambi i desideri viene del tutto contrastata dal mondo. Per questa ragione, da un lato accusate il mondo, e dall’altro il sé. In più, vi risentite perché non venite amati per come siete. Vi sembra che dovreste essere amati incondizionatamente. Questo aspetto rivela ancora una volta che voi chiedete una resa incondizionata alle persone intorno a voi, che dovrebbero mettervi in quella posizione di comando di cui pensate di aver bisogno per essere felici.

  13. Il concetto distorto di felicità porta inevitabilmente ad un concetto distorto di amore. Fatemi ricapitolare brevemente che cos’è il concetto distorto di felicità, “Posso essere felice solo se le cose vanno come voglio io”. Il concetto maturo di felicità, nella sua espressione più avanzata, dice “Non sono dipendente dalle circostanze esterne, quali che siano. Posso essere felice in qualunque circostanza, poiché anche gli eventi spiacevoli e sfavorevoli hanno uno scopo, dal momento che mi portano sempre più vicino alla completa libertà e all’infinità felicità”. In questo modo, anche i tempi difficili avranno il potere di rendervi felici. Vi garantisco che, finché sarete incarnati sulla Terra, la felicità potrà essere vissuta solo in modo limitato; ciononostante, esseri molto maturi ed evoluti riescono a provare un certo grado di felicità. L’infelicità non li turba, perché sanno che porta in sé un seme di crescita. Per loro, quei momenti non sono inutili, non si sentono disperati, ma combattono con coraggio fino a che il sole non brilli di nuovo. Secondo un concetto maturo di felicità, che è poi quello della vita stessa, il fatto che non si possa essere sempre felici non è motivo di totale disperazione. Si accetta semplicemente il fatto che la vita comporta sia la felicità che l’infelicità. Così quando l’infelicità arriva, il mondo della persona matura non crolla, come invece sembra succedere alla persona emotivamente immatura. Il dolore non è qualcosa di cui sbarazzarsi, ad un prezzo talmente caro che il dolore che deriva dall’evitarlo diventa addirittura peggiore di quello originario. Al tempo stesso, però, la persona matura non cerca né incoraggia il dolore e l’infelicità, solo per evitare quel senso di impotenza del sentirsi esposta ad essi contro la sua volontà. Eppure, la persona immatura lo fa spesso, e questo la porta a provare il desiderio di infelicità. Questo lo vedremo fra poco.

  14. Consideriamo innanzitutto il concetto di amore. Il concetto distorto di amore, affine al concetto distorto di felicità, è il seguente, “Se sono amato, vengo riverito e ho qualcuno ai miei piedi”, come un sovrano ha i suoi sudditi ai suoi piedi. Se osservate con sincerità le vostre reazioni attuali, troverete in voi sentimenti simili, anche se non avete mai avuto il coraggio di riconoscerli. Il giusto concetto di amore, al più alto livello, è sempre necessariamente questo, “Io amo, indipendentemente dal fatto che tu mi ami, o no”. In effetti, pochissimi esseri umani sono giunti a tanto. Se non siete a questo punto, non ha alcun senso cercare di forzarvi in qualcosa che i vostri sentimenti non sono ancora pronti a fare. Forzare potrebbe avere un effetto molto spiacevole sotto diversi aspetti. L’urgenza e l’incapacità di realizzarlo nella realtà, aumenterebbero i vostri sensi di fallimento e di colpa. Questo, a sua volta, vi porterebbe a avere una tendenza all’auto-distruzione. Per di più, il desiderio di questo amore ideale e altruistico può essere facilmente distorto dall’insano desiderio di soffrire, di cui parleremo tra un attimo. Così, se non siete amati e vi pare impossibile contraccambiare l’amore, riconoscetelo tranquillamente senza sentirvi in colpa. Se avete abbandonato il vostro desiderio infantile di dominare, sarete in grado di accettare questo fatto con serenità e senza risentimento verso la persona che non sembra amarvi. A livello in cui si trova la maggior parte di voi, amore significa dare e ricevere, una strada a doppio senso. Ma, contrariamente al concetto infantile di amore, l’amore nella sua giusta concezione non porta ad esigere un individuo che gratifichi ciecamente la propria volontà, ma crea il bisogno e il desiderio di rapportarsi con una persona libera.

  15. Prima di proseguire con questa lezione, amici miei, vorrei aggiungere questo: sono sicuro che non ci sia nessuno tra voi che, sentendo o leggendo queste parole, si trovi in disaccordo. Sarete in grado di pensare alle varie situazioni in cui, sinceramente, vi sentivate in accordo con questa vera concezione dell’amore – o credevate di esserlo. Io però vi chiedo di ricercare quelle situazioni in cui non siete capaci di sentirvi in accordo con la reale idea di amore e felicità. Tutti voi, senza eccezioni, sarete in grado di ricordare tali situazioni, se veramente ci provate. Cercate di ricordare le occasioni in cui desideravate avere una persona a voi sottomessa, e non una libera. Scoprite con quali emozioni, desideri e reazioni potete rinvenire che questo è vero. Tutto quel che vi serve è di interpretare in modo corretto le vostre reazioni ed emozioni di fronte a determinati eventi, in determinate occasioni.

  16. E ora occupiamoci del desiderio di infelicità – come esso sorge nell’anima umana, originatasi dal quel basilare fenomeno, complesso e universale, che è la felicità mal interpretata. Come ho detto, la personalità umana trova sempre più impossibile raggiungere la felicità seguendo il concetto distorto, che è poi il solo che conosce. Invece di trovare il modo giusto, trasformando il concetto distorto in quello corretto, la personalità nuota troppo spesso contro corrente, cercando di forzare la vita dentro al concetto distorto. Quando questa cosa si rivela impossibile, si cerca un’altra strada che sembra una soluzione, ma che a lungo andare si rivelerà ancor più dannosa. Inconsciamente, la persona ragiona così, “Dal momento che la felicità mi viene negata ed un’infelicità inevitabile mi viene inflitta contro la mia volontà, posso trarne il meglio, trasformando il problema in un vantaggio, cercando di trovare piacere nell’infelicità”. Superficialmente, questa può sembrare una soluzione intelligente, ma ovviamente non lo è mai. Sebbene certi aspetti dell’infelicità possano risultare morbosamente piacevoli, ce ne sono altri che sono destinati ad essere estremamente dolorosi e tutt’altro che piacevoli. Ma voi questo lo ignorate; non ve ne siete mai occupati, e quando il dolore sorge, non riuscite a vederne la relazione con il processo che ho descritto. Tuttavia, poiché l’intero processo è inconscio, gli aspetti spiacevoli dell’infelicità non sono mai collegati al fatto di essere stati provocati proprio da voi. L’umanità gode di certi aspetti della sofferenza, sebbene questo non sarà mai consciamente riconosciuto a meno l’individuo non sia sul sentiero dell’autoconoscenza. Ci vuole tempo, sforzo e una volontà fortemente determinata per portare alla superficie ciò che è nell’inconscio.

  17. Piuttosto stranamente, in modo alquanto distorto, il desiderio di infelicità sembra avvicinarsi ad uno stato d’essere oltre l’esperienza della maggior parte degli esseri umani, appartenente ad uno stato di sviluppo molto più elevato. Alcuni di voi avranno sentito dire che al di sopra di certi limiti, piacere e dolore si uniscono. una vaga intuizione di questo ancora esiste anche nella memoria superconscia, ma viene distorta da motivi errati, da principi di base mal compresi, e da approcci irrealistici alla vita; così viene vissuta in modo estremamente insano e dannoso.

  18. La psiche afferma, “Dal momento che non posso evitare l’infelicità, posso benissimo goderne. In più, voglio alleviare l’umiliazione che l’infelicità mi venga inflitta contro la mia volontà e faccia di me una vittima indifesa. Richiamerò da solo l’infelicità. Se faccio così non sarò del tutto impotente”.

  19. Questa “via d’uscita” prende anche la forma del seguente, silenzioso ragionamento: “Poiché tutto è nero o bianco ma il bianco mi è negato, lasciate che goda appieno del nero”. Questo processo dà nuovo impulso all’intera reazione a catena. Dato che il desiderio di infelicità è inconscio, le ferite accumulate nel tentativo di provocarvi l’infelicità vi fanno addirittura sentire ancor più inadeguati, e il mondo diviene ancora più crudele e ingiusto.

  20. Inutile dire, amici, che nessuno di questi pensieri è mai conscio. Si tratta di convinzioni del tutto inconsce. Solo applicando determinati metodi al vostro lavoro, potete rintracciare le emozioni e le reazioni imparando come analizzare le vostre scoperte da una nuova prospettiva. A quel punto scoprirete gli schemi di comportamento che continuate ad avere in modi sottili e nascosti, provocando le persone e originando situazioni negative, fino ad accumulare disgrazie, ingiustizie, ferite, torti e offese. Una volta compreso come avete provocato tutto questo, anche in modi tanto sottili, sarete anche in grado di scoprire quale tipo di piacere ne traete, non importa quanto ne detestiate alcuni aspetti di esso, nella vostra coscienza. Raramente tutto questo vi è chiaro, sebbene qualche volta è ovvio agli altri, ma non a voi. Per la maggior parte del tempo avviene in modo così sottile che vi sfugge del tutto, a meno che non desideriate notarlo veramente.

  21. Vorrei ancora sottolineare che il piacere che traete dall’infelicità che voi stessi provocate non ha mai un sapore del tutto piacevole. Se così fosse, si tratterebbe di una vera e reale soluzione, ma non essendo né l’una né l’altra, voi soffrite e al contempo provate piacere per certi aspetti dell’infelicità che create. Per esempio, potreste trarre piacere proprio dalla provocazione stessa, anche questo in maniera così sottile da sfuggire alla vostra attenzione. Oppure potreste gioire dell’autocompatimento che ne consegue.

  22. Supponiamo che stiate per incontrare un nuovo amico. Quante volte vi preparate a questo incontro con un atteggiamento negativo, di sfida, dubbio e innumerevoli altri sentimenti negativi? Superficialmente si potrebbe parlare di un semplice atteggiamento pessimista. Ma se andate al cuore dei vostri sentimenti, troverete un angolino nascosto nel quale non volete vivere un’esperienza felice e quindi la boicottate con tutti questi atteggiamenti negativi. Se voleste veramente che le cose andassero bene, tirereste fuori una prontezza interiore che dovrebbe sicuramente garantirvi il successo. Spesso, nella misura in cui mancate di prontezza interiore, sopperite con una prontezza superficiale esteriore, che non potrà mai sostituirsi alla carenza di verità in voi stessi. In certi casi poi, non c’è neanche la maschera esteriore. Eppure, quando le cose vanno bene, vi illudete di non essere stati voi la causa. Se analizzate le vostre emozioni durante questi eventi, o altri simili, scoprirete che senza dubbio la mancanza di prontezza interiore, quella piccola vocina interiore che dice “no”, esiste in voi, malgrado a livello cosciente desideriate fare un’esperienza felice. Dato che anche un esito felice delle cose sarebbe un compromesso rispetto al completo dominio che inconsciamente desiderate esercitare, preferite distruggere quello che rientra nell’ambito del possibile richiamando il dolore e la sofferenza. Una volta scoperto tutto questo, e fatta l’esperienza di questa verità in voi stessi, così come avete fatto esperienza di altre verità nel corso del vostro lavoro sul sentiero, sarete sicuramente sulla buona strada per abbandonare la prigione della sofferenza auto-inflitta, dovuta a incomprensioni e falsi concetti.

  23. Questo è molto importante per tutti voi, amici, perché questo è uno scoglio universale, riguarda tutti e tocca ogni ambito della vostra vita. È giunto il momento che tutti voi, che lavorate su questo sentiero, esaminiate questo fatto nel modo più accurato e sincero possibile.

  24. Si dice spesso che l’autodistruzione – cioè il desiderio di essere infelici – sia il risultato di sensi di colpa profondamente radicati. È vero solo in parte. È molto più vero il contrario. Nell’anima umana non esistono sensi di colpa e di vergogna più grandi del senso di colpa dovuto al fatto di provocare l’infelicità e di indulgere in essa. Potreste chiedere perché questo dovrebbe causare più sensi di colpa di qualsiasi altra cosa; io potrei rispondere con certezza che il senso di colpa e di vergogna causato dal provocare l’infelicità e dall’accumulare sofferenze, è la madre di tutti i sensi di colpa e di vergogna e stanno alla radice di tutti gli altri sensi di colpa. Tutta la colpa e la vergogna che avete scoperto finora sono superficiali, coperture della colpa reale. Ne è prova il fatto che i sensi di colpa e di vergogna che avete messo allo scoperto e riconosciuto, perdurano ancora. Non sono scomparsi. Se aveste trovato la vera ragione, il senso di colpa sarebbe dovuto sparire, giacché a quel punto sarebbe inevitabilmente subentrato un atteggiamento nuovo. Fin quando una reale scoperta non vi rende capaci di cambiare atteggiamento in modo da permettere alle emozioni sane di incominciare a crescere, tale scoperta non è ancora completa – una verità ancora più profonda rimane ancora da scoprire.

  25. Ormai la maggior parte di voi è pronta ad affrontare questo aspetto della vostra anima. Naturalmente non potete farlo da soli. Quando vi sarete resi conto di essere pronti ad affrontare tutto questo in voi stessi, quando sentirete realmente queste emozioni e le vivrete veramente, la vostra vita incomincerà gradualmente a cambiare in molti modi. Verificando continuamente i vari modi con cui richiamate l’infelicità, smetterete di farlo, perché saprete di non averne più bisogno. Quando avrete raggiunto una concezione più matura della vita non vorrete più dominare. Nella misura in cui scoprirete il desiderio di dominio in voi, imparando anche a rinunciarvi volontariamente, cesserete anche di provocare infelicità e sofferenza. Non è facile arrivare al punto di fare una reale esperienza di tutte queste emozioni, quando esse cessano di essere mera teoria. Finché queste emozioni rimangono una mera teoria, scoprirne solo l’esistenza non vi aiuterà in nulla. E non vi aiuterà neanche osservare questa tendenza solo negli altri, e non in voi stessi. Ma col giusto metodo e soprattutto con la volontà di trovarla in voi, dopo alcune dolorose scoperte, superando la resistenza che incontrerete nel farlo, avrete la conferma, parola per parola, di quanto vi ho detto. È necessario che rintracciate questi sentimenti adesso. Se li trovate, se ne fate esperienza, portateli fuori allo scoperto e riconoscetene la presenza, così avrete nelle vostre mani una chiave molto importante.

  26. Ripeto: non ci sono eccezioni. Nessuno è completamente libero da ciò che ho appena descritto. In ciascun essere umano si può manifestare in modi e gradi diversi; una persona può provocare l’infelicità e raccogliere tantissima sofferenza, mentre un’altra tende forse ad esprimere più apertamente l’esigenza di comando. Sono molte le variazioni, che sono determinate dal temperamento, dalla personalità e dalle tendenze di carattere – e anche da certi fattori ambientali risalenti agli anni dello sviluppo. Ma questa deviazione fondamentale esiste, almeno parzialmente, in ogni essere umano. Quanto essa sia forte dipende dalla capacità dell’essere umano in crescita di venire a patti con il mondo della realtà, accettandolo e lasciando andare il mondo utopico che desiderava da bambino. La convinzione razionale e il comportamento esterno non sono mai un’indicazione del reale atteggiamento interiore.

  27. Forse avete pensato che questo generale atteggiamento umano, o il processo interiore appena descritto, non sia un’“immagine”; non si tratta di un’immagine di massa né di una personale, non è né personale né collettiva. Essa sta alla base di tutte le immagini. È una condizione di base. Le immagini personali o di massa che affliggono ogni singola persona, sono sempre determinate dalla maniera particolare in cui viene espressa questa basilare condizione umana appena descritta, e da quanto quest’ultima può essere o meno assimilata o accettata durante la crescita della personalità. Se considerate tutte le vostre immagini personali tenendo presente questo, vedrete facilmente come questa condizione fondamentale le influenzi tutte e ne stia alla base.

  28. Occasionalmente, e in particolare in una lezione sul grande circolo vizioso, [Lez. n° 50 Il Circolo Vizioso - ndt], ho detto che l’autopunizione e l’autodistruttività sono fattori fortissimi della struttura psicologica umana. Se a questo aggiungete ciò di cui ho parlato stasera, il circolo vizioso di base vi apparirà più chiaro e più comprensibile. In questa lezione volevo spiegare l’autodistruttività in modo più dettagliato, dal momento che stiamo affrontando un livello più profondo del vostro lavoro.

  29. In alcune sessioni private ho anche fatto riferimento al “sé idealizzato”. Adesso comprenderete il significato di quel termine. Imparate ad analizzare il vostro sé idealizzato, come il vostro inconscio vuole che sia, che cosa deve fare e a quale scopo. Analizzando i vostri sogni ad occhi aperti e i vostri desideri, troverete sempre lo stesso denominatore: il desiderio di perfezione allo scopo di raggiungere la felicità, allo scopo di dominare il mondo che vi circonda. Per inciso, voi indubbiamente direte “No, io non ho il minimo desiderio di dominare gli altri; questo non è vero”. Ma a che cosa equivalgono molte delle vostre emozioni? Non volete forse essere perfetti perché gli altri facciano ciò che volete voi? Non desiderate essere amati e approvati da tutti, senza eccezioni? Non volete essere perfetti per essere migliori, speciali, più ammirevoli degli altri? Se siete sinceri con voi stessi sulle vostre emozioni, considerate da questa nuova prospettiva, dovrete ammettere che la vostra risposta deve essere “sì”, sebbene non abbiate certamente mai espresso il desiderio di dominare in quei termini. L’istinto di dominio è presente in ogni anima, e deve essere affrontato, amici miei, prima che riusciate veramente a liberarvi dalle vostre catene. Se non riconoscete questo, non potrete riconoscere il vostro desiderio di infelicità, le vostre provocazioni in quella direzione – ed è di grande importanza che affrontiate e vediate tutte queste cose nel loro reale aspetto.

  30. Se riuscite veramente ad accettare voi stessi – le vostre più profonde emozioni, non solo in teoria e con il vostro intelletto – alla stregua di uno dei tanti esseri umani imperfetti, come è imperfetto il vostro prossimo, apprezzati da alcuni e disprezzati da altri, avrete raggiunto la vera maturità. Non troverete più necessario danneggiare voi stessi attirandovi la sofferenza. Ma quanto poche sono le persone capaci di far questo! Soffrite sempre molto quando siete disapprovati. Qualche volta questo vi porta via il sonno o la pace della mente. Lo trovate così insopportabile da non riuscire ad ammettere neanche il più piccolo errore. Lottate di continuo per non ammettere una cosa del genere. Perché? Distruggerebbe l’immagine del vostro sé idealizzato. Vi sembra che ne vada della vostra vita, perché se non riuscite a mantenere l’immagine del vostro sé idealizzato, tutta la felicità pare sfuggirvi dalle mani. Questo comportamento è il bambino che reagisce in voi; il vostro cervello cerca di assimilare il chiasso del bambino in un modo razionalmente accettabile, ma questo non vi dà pace. Avrete la pace solo se imparerete a vedere, affrontare e rinunciare al concetto infantile di felicità, di dominio e di perfezione. Il sé idealizzato è sempre un’espressione di questa attitudine primaria, indipendentemente da quale forma o atteggiamento assuma nella personalità di ognuno.

  31. Vi aggrappate disperatamente a questa attitudine di base, senza rendervi conto di quanto sia alto il prezzo che pagate. Non avreste bisogno di soffrire se solo foste disposti a riconoscere la falsità di tutto questo, rinunciando a questa idea e a questo desiderio. Portando allo scoperto il bambino che è in voi, gli potete insegnare a lasciar andare volontariamente qualcosa di inutile. [Se rimane] nascosta, il bambino continuerebbe a distruggere la vostra vita, non importa quanto cerchiate di impedire la sua manifestazione a livelli esteriori, o quante cose abbiate già imparato con il vostro cervello.

  32. Alcuni di voi possono chiedersi come tutto questo abbia a che fare con l’immagine di Dio. Dal momento che sia l’immagine di Dio che questa [specifica] condizione sono fondamentali, come si combinano? Nel vostro lavoro sull’immagine di Dio, o immagine della Vita – ad alcuni, quest’ultima espressione può apparire più adatta – avete trovato un particolare aspetto prevalente: la vostra irragionevole paura di Dio, il mostro creato dalle vostre incomprensioni, che risiede nel vostro inconscio. Come sapete, nella vostra immagine di Dio, esso sembra ingiusto, inadeguato, debole e perciò arbitrario e crudele. E, come tale, va temuto. Sapete che queste emozioni esistono, indipendentemente dall’idea conscia che ne avete. Questo aspetto dell’immagine di Dio si lega molto facilmente all’argomento appena discusso. Dato che volete la felicità secondo la vostra idea, e la vita o Dio ve la negano, Dio va temuto ancora di più. Vi sembra privo di senso che ciò che desiderate vi sia negato. Vi sembra ingiusto e irragionevole. Quindi, vedete, la connessione è facile.

  33. Ma c’è un ulteriore aspetto dell’immagine di Dio che non è ancora stato trovato o, almeno, che non è stato pienamente riconosciuto da molti dei miei amici, ed è il seguente, “Dato che posso ottenere la felicità solo essendo un dominatore onnipotente, devo essere io stesso un dio. Quindi, voglio essere Dio. Perché dovrei sottomettermi a questo crudele, punitivo, vendicativo, inadeguato dio che ci infligge così tanta sofferenza? Io potrei fare molto meglio. Sarei molto più buono di lui se si facesse la mia volontà, se fossi amato e riscuotessi approvazione. Non ho alcuna intenzione di essere crudele se la gente fa ciò che voglio io. Perciò, visto che sono più bravo di Dio, voglio assumere il comando del mio piccolo universo”. Ora, se questo universo è la scuola materna, la casa, il giro di amici e di conoscenti o il paese o la nazione, non fa differenza. L’universo dell’individuo è sempre grande quanto l’ampiezza dell’occhio interiore e la profondità della percezione interiore – non quanto quello della conoscenza esteriore. Vi ripeto che voi non pensate mai queste cose in termini così grossolani. Ma, se verificate e analizzate le vostre emozioni per quel che veramente contengono, troverete che equivalgono proprio a questo. Vorrei raccomandarvi di cercare di rintracciare in voi questo aspetto dell’immagine di Dio, amici miei, se non lo avete ancora identificato chiaramente.

  34. Sarò lieto di aiutare tutti voi, individualmente, a rintracciare questa condizione di base che stasera ho sottoposto alla vostra attenzione. È possibile che questo aiuto sia diverso per ognuno. Dobbiamo trovare l’approccio più adatto a ciascuna persona. Questa sarà ora una nuova e importantissima fase del vostro lavoro. Ci sono domande su questo argomento?

  35. DOMANDA: Si potrebbe dire che godere dell’infelicità equivalga a “Weltschmerz”? [Termine tedesco che può essere tradotto con “sofferenza esistenziale” o “dolore malinconico del mondo”. – ndt]

  36. RISPOSTA: Questo ne costituisce solo un aspetto, così come lo è l’autocompatimento, per esempio. Ma la forma più grossolana con cui si gode dell’infelicità è godere del processo che provoca la situazione che porterà all’infelicità.

  37. DOMANDA: Ci puoi spiegare l’affermazione che dolore e piacere, nella loro forma sana ed evoluta, sono la stessa cosa?

  38. RISPOSTA: Cercherò di trovare le parole giuste, perché, nel limitato linguaggio umano, è difficoltoso trasmettere qualcosa che può difficilmente essere vissuto da un essere umano, e che è dunque escluso dalla possibilità dell’umana comprensione.

  39. Lasciate che mi esprima in questi termini: la personalità umana che ha raggiunto questo stato, non viene influenzata dagli eventi negativi, ed è quindi veramente indipendente. Il dolore, o ciò che causerebbe dolore a chi non ha raggiunto questo stato, avrà un effetto creativo e stimolante nell’indurre la crescita interiore e ancor maggiore forza e libertà. Si sa che il dolore è inevitabile, ma qui non viene ricercato [di proposito]: viene superato facilmente e fa sì che serva ad uno scopo costruttivo. Quando questo scopo viene raggiunto, il dolore cessa di essere tale. È possibile, fino a un certo grado, osservare questo stato in una persona che stia davvero avanzando su questo sentiero. Supponiamo che vi capiti un evento doloroso. All’inizio soffrirete. Ma invece di prolungare oltremodo quel periodo, immersi nella convinzione che il dolore sia senza scopo, non comprendendo che cosa poter imparare da esso, arriverete abbastanza presto al punto in cui questo evento doloroso vi svelerà nuovi aspetti della vostra anima, liberandovi per sempre da alcune catene di ignoranza e di oscurità. Nel momento in cui si raggiunge questa conoscenza, il dolore cessa, anche se la condizione esterna, che lo ha causato, ancora prevale. Così, proprio l’evento che, prima di averlo compreso, vi aveva causato un forte dolore, diventa ora una sorgente di gioia. E qui intendo gioia sana e costruttiva, che non lascia nessuno strascico amaro.

  40. Più è grande l’evoluzione dell’entità, più sarà breve il periodo di sofferenza, e tanto più rapido il tempo con cui l’evento negativo cesserà di essere doloroso – finché, alla fine, il momento della comprensione e quello della gioia avverranno assieme all’esperienza ‘dolorosa’. Nel raggiungere questo stato, dolore e piacere diventano veramente un’unica cosa, superando il mondo degli opposti.

  41. Non dovete attendervi di raggiungere in questa vita il punto in cui il dolore si tramuta istantaneamente in piacere. In realtà, sarebbe un’aspettativa pericolosa, perché si avvicina molto a quell’atteggiamento morboso di ricercare il dolore, che si trova comunque dentro di voi. Porterebbe, inoltre, alla non accettazione della vita per come è nella vostra realtà, vale a dire una miscela di dolore e piacere. Solo accettandoli pienamente entrambi potrete smettere di attirare il dolore in modo morboso, avvicinandovi quindi lentamente ma costantemente al punto in cui esso non esisterà più. Dunque, non cercate di ottenere questo stato. Cercate semplicemente di rendere costruttiva l’esperienza dolorosa. Sarà la cosa migliore, l’unica via per il momento.

  42. DOMANDA: Vorresti dire che quindi alcuni dei martiri della Chiesa Cattolica, per esempio, confondevano i due atteggiamenti?

  43. RISPOSTA: Molto spesso, indubbiamente.

  44. DOMANDA: In altre parole, ciò che l’essere umano può fare, se ho ben capito, è prendere il dolore come un concetto filosofico?

  45. RISPOSTA: Sì. Fate attenzione a non cercare di sforzarvi di riuscirci per adesso, perché potrebbe essere l’esatto opposto di quello che veramente volete, e che necessita alla vostra anima.

  46. Siate benedetti, tutti voi, tutto questo gruppo. Possano la luce e la forza divina, la verità e l’amore fluire attraverso di voi e alleggerire i pesi che portate. Siate in pace, siate in Dio!

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 58 - The Desire for Happiness and the Desire for Unhappiness
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