Vai ai contenuti
Logo della Biblioteca del Sentiero

Lez. 253 - Prosegui la tua lotta e metti fine a tutte le lotte

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
20 settembre 1978

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Agosto 2020

  1. Benedizioni divine e gioiose, miei cari amici. I vostri compiti stanno diventando più gioiosi, appaganti e visibilmente più ricchi di significato. I percorsi interiori apportano alla vostra vita un significato esteriore. A mano a mano che la vostra comunità cresce, avrà luogo di pari passo un essenziale processo di pulizia, miei amati. E mentre vi purificate interiormente, lasciandovi alle spalle aspetti della vostra personalità non più compatibili con il vostro sé che si sta risvegliando, l’entità-Sentiero seguirà lo stesso processo.

  2. Stiamo iniziando una nuova stagione di lavoro. Vi attendono grande espansione, entusiasmo, realizzazione, ma anche a molte sfide. Persino le inevitabili difficoltà saranno i passaggi che vi condurranno a ulteriore armonia e beatitudine.

  3. Nel grande piano, chiamato anche Piano di Salvezza, la sfera terrestre dovrebbe diventare gradualmente una dimora più spirituale di unità, armonia e luce. Questo processo non proviene certo dall’esterno, ma è innescato unicamente da una trasformazione di coscienza degli abitanti della terra. La trasformazione della coscienza è il frutto di un laborioso lavoro interiore - il lavoro di autoconfronto e di purificazione - che porta a identificare livelli interiori più profondi della realtà, fino a quel momento ancora disconnessi dal vostro essere cosciente.

  4. Man mano che la Terra si trasforma, quelle coscienze individuali che né riescono, né desiderano seguire il processo di crescita e sviluppo, creeranno una nuova dimora con condizioni simili a quelle ancora prevalenti in questa sfera terrestre. Tuttavia queste condizioni hanno già iniziato a cambiare per una porzione relativamente piccola degli abitanti della terra. Col passare del tempo aumenterà il numero di chi contribuisce al cambiamento. Il vostro specifico percorso è un agente potente di attuazione di questo cambiamento nel minor tempo possibile. L’individuo potrebbe realizzare in una vita ciò che altrimenti richiederebbe molte incarnazioni, purché segua seriamente il Sentiero fino al suo massimo potenziale. Si sono già notate tra di voi tali trasformazioni, e taluni le vivono con un forte senso di rinascita a questa stessa vita.

  5. Vorrei parlare di un aspetto particolare di questa trasformazione della coscienza, approfondendo ciò di cui si è già discusso in passato solo in termini generali. La più grande prigione dell’umanità, da cui deriva ogni paura, dolore e sofferenza, è la dualità in cui è intrappolata la mente umana. La mente di massa poi costruisce un ambiente e crea delle condizioni che esprimono una tale inclinazione della coscienza. È forse il compito più arduo del viaggio evolutivo penetrare la realtà apparente del mondo dualistico.

  6. Vi sembra di vivere in un mondo totalmente oggettivo, ben sistemato e pronto per l’uso. Le condizioni e le leggi naturali vi sembrano delle realtà inalterabili su cui il vostro stato di coscienza non ha alcun impatto. Subire questa falsa realtà sembra davvero il modo più "realistico" e sano di accettare vita. Il problema è che fino a un certo punto è proprio così. Occorre accettare il mondo così come lo trovate e affrontarlo alle sue condizioni. Poiché persino dopo che la vostra coscienza avrà iniziato a cambiare e a trascendere questa realtà, la creazione della mente di massa rimane intatta. Nella fase di transizione l’individuo vive in entrambe le realtà, e pur accettando appieno la realtà creata e dualistica, allo stesso tempo riconosce la nuova visione che emerge gradualmente dalla nebbia. Molti di voi conoscono la nuova visione a livello mentale, ma pochi hanno iniziato a sperimentarne la realtà, ancorché saltuaria: l’assoluta consapevolezza che esiste solo il bene, che esistono vita eterna, pace, gioia, euforia, che tutto ha un senso, che non vi è nulla da temere e che non c’è più dolore. In questo stato di realtà ultima è anche insito il sapere che siete voi a creare il vostro mondo, le condizioni e l’ambiente. Anziché appesantirvi, il saperlo vi dona un enorme senso di liberazione e di sicurezza.

  7. Non accettare le condizioni del mondo dualistico - per l’idea vaga della possibile esistenza di un altro stato - è aberrante. Esprime il desiderio infantile di ottenere l’onnipotenza con il minimo sforzo. Chi cede a quel desiderio si illude di poter evitare (con la sua sola volontà esteriore) quelle fasi evolutive che a volte comportano un po’ di sofferenza momentanea. Ecco dunque il paradosso apparente: la percezione falsata della realtà ultima porta a qualcosa di più irreale, rispetto al non percepirla affatto e ad accettare pienamente le condizioni dell’illusione dualistica di massa. Ma se si accettano appieno le limitazioni di queste condizioni di vita, e se la personalità le affronta in modo onesto, maturo, produttivo e costruttivo, allora il processo evolutivo interiore continua in modo organico e la mente inizia a comprendere altre visioni che prima erano invisibili per lei. Affrontare in modo integrale la vostra realtà limitata richiede un processo di lavoro autonomo e rigoroso come quello che vi offre il Sentiero.

  8. Progredire in questo lavoro interiore porta a molti cambiamenti: di atteggiamento, di intenzionalità, del sentire, di opinione, di visione del mondo e, da ultimo, un cambio di percezione della realtà. A livello molto pratico, un esempio semplice e attuale è esattamente ciò che tutti voi sperimentate di continuo nel Sentiero. Iniziate a vedere in modo specifico una determinata condizione nella vostra vita. Ad esempio, vi convincete di essere vittime delle circostanze, che gli altri vi stiano facendo un grande torto, che non potete far nulla per cambiare quelle condizioni, a meno che gli altri non cambino atteggiamento e comportamento nei vostri confronti. La maggior parte di voi ha vissuto qualcosa di analogo. In quei frangenti la vostra convinzione iniziale è inamovibile. Tutto quel che osservate non fa che confermarla. Infatti, più ve ne convincete, più “prove” raccogliete a conferma della vostra convinzione. Il circolo vizioso che si autoalimenta e questa legge che manipola la visione in base al vostro convincimento, costituiscono degli assalti della mente assai ardui da superare.

  9. Solo la volontà di aprire la mente e lasciar andare la vostra convinzione (almeno per un po’) vi farà iniziare a riconoscere dei nuovi aspetti che prima non notavate. Forse capirete come voi abbiate contribuito in modo fattivo alla situazione in cui sembrava che fosse l’altro il responsabile di tutto. Potreste riconoscere, a livelli ancora più profondi, la precisa intenzionalità di creare una situazione negativa. Fatto che cambia automaticamente il quadro globale. Non che questo vi faccia colpevoli di ogni cosa, rendendovi così vittime del cattivone di turno, ma probabilmente capirete come vi stavate influenzando a vicenda.

  10. Questa comprensione vi aprirà nuovi scenari. Giungerete presto a riconoscere aspetti (riguardanti voi o chi è coinvolto) che fino a poco prima non percepivate - buoni e cattivi, favorevoli e non. Al di sotto del livello della dualità del bene contro il male, un giorno v’imbatterete nel livello di verità ultimo e immutabile in cui ogni cosa è buona in modo nuovo, diverso, più vivo e ultra dinamico.

  11. Ho usato un esempio comune che dimostra il processo di una visione umana che si allarga a nuove realtà. Qui potete scoprire quanto fosse inaccurata la precedente limitazione, per lo più per via della tendenza a escludere. Vedevate un’immagine fuori contesto con alcuni elementi mancanti, e non avendo cognizione di essi l’immagine globale ne risultava distorta. Non perché la vostra visione fosse necessariamente falsa in sé, ma perché non includeva gli elementi essenziali che servivano a visualizzare l’immagine nella sua totalità. Quel che sto cercando di comunicare è che per la stessa situazione, condizione, o circostanza, possono valere più livelli di realtà. Adesso che lo sapete, starete ben attenti a non fare valutazioni sommarie e vi assumerete la responsabilità di cercare, insistere e sforzarvi di ampliare la vostra visione.

  12. Lo stesso processo vale per il mondo e le sue leggi naturali, così come le conoscete. La vostra visione del mondo si basa su una visione molto parziale in cui la vostra percezione limitata filtra quel che accade nella coscienza. Vedete solo ciò che appare più ovvio, e lo vedete a un livello del tutto superficiale. Ma man mano che crescete e che nelle vostre situazioni personali si amplia la percezione della realtà, anche la vostra percezione della creazione inizia a cambiare, ad ampliarsi e approfondirsi. Vedrete connessioni mai viste prima, che diventano ovvie come la realtà limitata che percepivate in precedenza.

  13. La visione dualistica del mondo sembra un fatto incontrovertibile. Non vedere il vostro mondo in termini di opposti e di dualità sembra la forma più ottusa di illusione. E a livello di apparenza è vero che la dualità sia un dato di fatto. Sembra che la vita abbia fine e che il male sia sempre in agguato nell’ombra, indipendentemente da quante cose buone ci possano essere. La luce opposta all’oscurità, la notte al giorno, la salute alla malattia. Ma c’è un’altra realtà che attende di essere scovata al di sotto del livello degli opposti. Poiché vivere nel livello della dualità arreca dolore e tensione, il più grande desiderio dell’anima è scoprire il livello più profondo di verità. Come spesso vi dico, che l’individuo ne sia consapevole o meno, l’anelito è lì. È un anelito che scalda il cuore proprio perché ogni persona ha il potenziale di risvegliarsi, prima o poi, a quel nuovo livello di coscienza nel suo viaggio evolutivo.

  14. Ne ho già parlato in passato. Ne parlo di nuovo perché vi vorrei mostrare in maggior dettaglio come conseguire questo nuovo livello di percezione e di essere. Dovete capire chiaramente che non si può arrivare allo scopo tramite la sola volontà esteriore. E nemmeno con speculazioni filosofiche o conoscenze teoriche, o con l’ausilio di determinati esercizi, metodi e discipline. Si potrà conseguire un cambiamento di coscienza solo attraverso un processo di purificazione strettamente personale che parte sempre dalle questioni più banali della vita pratica, dai vostri atteggiamenti su di esse e sull’ambiente circostante. Le questioni pratiche del vivere quotidiano sono sempre espressione di atteggiamenti interiori velati e, infine, spirituali. Se li si evita e non li si considera rilevanti non si genera che ulteriore separazione - la dualità tra la spiritualità e la vita concreta - e quindi, alla fine, una spiritualità delirante non ancorata nell’Adesso. Ecco perché il Sentiero è così intensamente concreto e assolutamente compatibile con la vostra vita materiale, con le vostre attività quotidiane e i vostri obiettivi. E non solo è compatibile con il vostro vivere quotidiano, ma è una scoperta e un’espressione dei vostri più velati atteggiamenti spirituali (o anti-spirituali).

  15. Cerchiamo ora di essere un po’ più specifici sul come pervenire alla nuova coscienza, in cui la creazione non viene più percepita in termini di dualità. Forse dovremmo prima sottolineare quanto la dualità sia davvero dolorosa e spaventosa. Poiché la date così spesso per scontata che non riuscite neppure a percepirne il dolore e la paura. Non conoscete altro. Non c’è altro, dunque perché non farsene una ragione? Le dinamiche sono identiche a quelle del bambino che a malapena avverte la condizione dolorosa, ma solo perché non sa che esistono condizioni migliori. Per cambiare le condizioni correnti, la persona le deve percepire talmente sgradevoli da impegnarsi per uscirne. Ma deve anche sapere che è possibile modificarle, che vi sono per davvero delle altre possibilità.

  16. La maggior parte degli esseri umani non sa che la dualità è dolorosa, né, di fatto, fino a che punto lo sia. E non sa dell’esistenza di altre percezioni e visioni, di un altro modo di vivere che fa cessare del tutto quel dolore. Prigionieri del limitato mondo della dualità, siete sempre spaventati dall’indesiderabile che rifuggite per orientarvi al desiderabile. Per farlo generate una tensione oltremodo dolorosa che procura ansia, e che diventa consapevole solo dopo aver svolto un gran lavoro di purificazione di base come quello che state facendo ora. Se vorrete eliminare una determinata tensione ancor prima che il lavoro di purificazione faccia parte della vostra quotidianità, salterete dei passaggi importanti e il processo non potrà svolgersi in modo organico e radicato. Quindi ciò di cui sto per parlare potrebbe non essere ancora adatto ad alcuni di voi, ma credo che vi aiuti tutti a comprendere alcuni di quegli aspetti, ancor prima che siate pronti a concentrarvi su questa nuova fase del vostro percorso individuale. Connettervi con alcune delle parole che vi sto per dire vi potrebbe aiutare ad approfondire la conoscenza di voi stessi già a partire dal semplice lavoro di purificazione.

  17. Per realtà e verità profonda s’intendono ovviamente delle distinte condizioni mentali. Se la mente si radica più saldamente nella dualità dolorosa e spaventosa sforzandosi di evitare alternative sgradevoli, si evince che è necessario smetterla di sforzarsi. Ma come posso chiedervi di non desiderare la felicità al posto della sofferenza, la vita a posto della morte, e la salute al posto della malattia? Non sareste umani se non anelaste nell’intimo a felicità, vita e salute.

  18. Ma vi è uno stato mentale in cui la tensione si allenta, in cui l’indesiderabile può essere affrontato con spirito e atteggiamento simili a quelli usati nei confronti del desiderabile. Vi potrà sembrare molto strano ora, ma in verità, miei cari amici, è proprio così. Forse il primo passo verso quello stato particolare è prestare attenzione a ciò che producono i vostri sentimenti, i pensieri e le attitudini quando sperimentate condizioni gradevoli o sgradevoli. Se si verifica la condizione positiva, è molto probabile che proviate fede nel Signore, che sperimentiate la Sua realtà e che vi connettiate con il Cristo interiore. Potete essere gioiosi, sapendo che tutto procede bene in questo mondo.

  19. Ora mi rivolgo a coloro che credono nella realtà spirituale, oltre a quella terrena, e che talora riescono a sperimentarla; non a coloro che devono ancora sperimentare quel livello dell’essere. È infinitamente più difficile conservare la stessa fede, la stessa conoscenza, qualora si vivano esperienze sgradevoli. Il sentire fluttua vorticosamente come l’ago della bussola. Cominciate con l’osservare il vostro umore. Quando vi sorgono dei dubbi? Che cosa li genera? Non sono essi sempre collegati, in qualche modo, al fatto che riusciate a conseguire o meno un risultato piacevole?

  20. La persona Cristica non sperimenta quelle fluttuazioni. L’esperienza esteriore non ha alcun impatto sul livello di realtà con cui la persona è connessa. È vero, infatti, che un individuo di questo tipo reagisce al dolore e al piacere allo stesso modo: così dolore e piacere diventano la stessa cosa. In altri termini, essa trascende la dualità.

  21. Questo tipo di distacco dal piacere o dal dolore è fortemente caldeggiato dalle religioni orientali e dai mistici occidentali. Quelle discipline negano la realizzazione terrena, ritenendola un fine antitetico all’autorealizzazione spirituale. La ricerca del distacco conduce alle varie discipline dell’ascetismo e a una sofferenza deliberatamente autoimposta. Eppure, nonostante la relativa preziosità di quegli approcci, la negazione intenzionale del desiderabile non conduce forse a un simile stato di dualità, sebbene ci si arrivi dalla parte opposta? Chi nega l’indesiderabile non è molto diverso da chi nega ciò che è desiderabile e non permette a se stesso di gioirne.

  22. C’è anche un altro tipo di contraddizione che ha portato molta confusione nella mente umana, in particolare tra gli aspiranti spirituali. Se, come sostengono maestri e veggenti spirituali, felicità, realizzazione umana, salute, benessere, guarigione dalla malattia, produttività e successo nella vita sono ciò che Dio vuole per voi, come potete negare la vita che il Creatore vi ha dato? Vi sembra giusto abdicare tutta l’esistenza materiale e negarne gli aspetti piacevoli, solo perché sapete che esiste uno stato mentale più profondo e di gran lunga più permanente in cui sperimentare la vita e la realizzazione, senza quelle spaccature che sono parte integrante di uno stato mentale dualistico?

  23. Sono domande che paiono irte di conflitti e contraddizioni, almeno in questo livello di realtà. In senso più profondo non esistono contraddizioni. È del tutto possibile gioire per gli adempimenti terreni in quanto espressioni di condizioni interiori, senza più sforzarsi nel tendere a uno stato e rifuggire da un altro. Questo atteggiamento sarà possibile solo conoscendo nell’intimo la realtà ultima dell’esistenza di Dio, della vita eterna, della realizzazione e del benessere in ogni modo possibile. E avendo raggiunto tale condizione senza sforzo, voi potrete intravedere e alfine vivere quest’altra realtà. Oppure potrete cessare di sforzarvi perché avrete intravisto quello stato. Approcciate la cosa da entrambe le parti.

  24. Sarebbe praticamente impossibile iniziare cercando di sentirvi allo stesso modo riguardo ai due opposti. Non potete imporvi di reagire in modo identico di fronte al piacere e al dolore. Tendere al piacere e non al dolore è un impulso naturale della manifestazione umana. Persino la paura e negazione del piacere che spesso si riscontrano non sono che un’altra versione della paura e della negazione del dolore. Ma allora, vi potreste chiedere, come fare? Finché c’è tensione tra i due opposti di una dualità non potrete che vivere nella paura e nella tensione interiore, né potrete realizzare il vostro stato ultimo di unità in cui sono assenti morte e dolore.

  25. Il modo migliore all’inizio è fare un passo indietro e osservare bene come reagite al dolore e al piacere, alla vita e alla morte. In quelle reazioni c’è tanto materiale da osservare con attenzione, che di solito voi trascurate. Le vostre reazioni sono talmente diventate una seconda natura da impedirvi di vedere la foresta al di là degli alberi. Paura e desiderio sono i denominatori più comuni che indicano una miriade di altri sentimenti e atteggiamenti. La paura della morte e del dolore, e i vostri sforzi per allontanarvene, di solito celano rabbia, amarezza e risentimento. Tali sentimenti non sono rivolti a una persona o a una divinità in particolare, ma costituiscono uno stato d’animo più generale, diffuso e ben distinto. I sentimenti di amarezza e rabbia vengono talmente assorbiti nel sistema da trasformarsi essi stessi nel dolore da cui vi sforzate di fuggire. In altre parole, quel che era iniziato come piccola manifestazione di dolore e che si sarebbe potuto dissolvere con facilità e in tempi relativamente brevi, si radica sempre più saldamente e si acuisce. Anche qui, non sono tanto i sentimenti di rabbia, bensì il reprimerli e il soffocarli a generare tensione. Il fatto che non ne siate consapevoli e che, dunque, essi continuino a covare sotto la cenere, determina l’effetto nocivo. Dunque dovete cercare di rendere le vostre reazioni molto chiare e consce.

  26. In qualche modo è più difficile rispetto alla rabbia diretta a individui ed eventi specifici, dato che potrebbe contraddire l’immagine idealizzata che avete di voi stessi, i vostri schemi morali e la vostra personalità in generale; ma l’altra forma di rabbia sembra molto irrazionale e irragionevole. A una persona normale potrebbe sembrare un segno di follia protestare contro quel che si sa essere la vita. Come fate a provare un "ragionevole" risentimento perché esiste la morte? Come esserne arrabbiati? Come prendersela se a voi, come a ogni altro umano, capita di soffrire e di ammalarvi? Eppure in ogni anima umana c’è della rabbia verso la vita e la creazione, prima di conseguire lo stato unitivo esente da morte e dolore. Volendo articolare quel sentire... come può la vita - Dio - essere tanto crudele da imporre, a fine esistenza, un evento inevitabile e insondabile, del tutto sconosciuto e così minaccioso da poter rappresentare la fine del proprio essere?

  27. Anche se qualcuno arriva ad abbracciare l’ateismo affermando di aver accettato l’idea che quando morirà cesserà di esistere, proprio in quella "accettazione" risiede la rabbia ultima. Lo stesso ateismo manifesta una forte amarezza verso una creazione che appare completamente assurda e arbitraria, e a cui non è possibile porre rimedio. L’ateismo è il movimento che toglie ogni sensibilità e suscettibilità alla percezione di realtà più profonde e diverse.

  28. Non si potrà mai ‘accettare’ per davvero la fine della propria esistenza. È una falsa accettazione che nasconde sempre una rassegnazione rabbiosa e amara, o la disperazione per la vita e le sue pene. Ma anche accettare la vita eterna potrebbe provenire dalle stesse motivazioni di paura. Attraversate dunque la paura interiore e la rabbia, l’amarezza o l’ira verso la vita per avervi imposto morte e dolore, senza darvi i mezzi per difendervi da quelle comuni esperienze umane. Diventando consapevoli di quel sentire e accettandone l’apparente insensatezza e infantilità, sarete in grado di stabilire nuove connessioni. Vedrete come si siano fatti strada in voi quei sentimenti non riconosciuti e in quale modo particolare abbiano trovato espressione. E dato che quel tipo di deviazione non potrà mai portare a chiarezza e verità, ad armonia e unità, essa vi allontanerà ancora di più dal realizzare l’anelito della vostra anima: la vera conoscenza interiore dello stato unitario.

  29. Meno sarete consapevoli di cosa proviate circa le questioni esistenziali molto generali della vita, più il sentire diverrà irrazionale; meno consentirete a voi stessi di affrontarli - o almeno così credete - più il sentire sarà deviato. E vi impantanerete sempre di più nello stato dualistico, con tutte le sue tensioni e ansie dolorose. La paura negata accresce la paura. Aneliti e desideri negati generano ansia, non pace. Solo il coraggio di attraversare quei sentimenti li potrà purificare, finché essi non saliranno in superficie come fa l’oro nelle mani dell’alchimista. Paura e desiderio diventeranno la forza trainante (nel senso più positivo) per trovare il vostro anelito e scoprire che contiene un nucleo di vera conoscenza della realtà della realizzazione.

  30. Da questo stato di trasmutazione del vostro sentire irrazionale si perviene, sulle prime lentamente e con molte interruzioni, a uno stato in cui volete la vita non perché temiate la morte, ma perché sapete che la morte non esiste. Sapete che, lasciato il corpo, c’è una vita migliore. Sono parole udite spesso, ma di rado vissute come verità interiore. Per riuscirci dovrete adottare un approccio specifico nel vostro percorso, come quello che vi sto indicando. C’è grande differenza tra l’attaccamento alla vita perché temete l’annientamento di tutto ciò che siete o siete diventati, e l’affermazione della vita perché vi è caro lo scopo della vostra esistenza terrena. Rallegratevi, poiché portate su questo piano dualistico limitato parti della vita più grande e reale, spiritualizzando così la materia in cui state vivendo al momento.

  31. Lo stesso vale per il dolore e le esperienze dolorose. Se si ritiene che il dolore sia la realtà ultima, quando lo si sperimenta si prova molta rabbia. Se si presume che il dolore sia riservato solo ai figliastri della vita, anche ciò creerà amarezza e rabbia. Spesso quel sentire intensifica il dolore e lo amplia finché esso diventa quella medicina che dovrebbe essere. E poi lo potrete usare come indicatore di altri sentimenti, in modo da farli emergere ed esserne vivamente consapevoli. Se vi difendete dal dolore, fosse anche sul livello psichico più profondo, la tensione che ne deriva impedisce la guarigione. La guarigione richiede un rilassamento profondo, e non solo fisico, dell’intero sistema umano, per collegarsi alle sempre presenti correnti di guarigione divine che penetrano in tutto ciò che è. Un sistema che si difende dalla comune esperienza umana di dolore, sofferenza e morte, o dai propri sentimenti di rabbia e amarezza per ciò che sembra follia contrastare - si trova in uno stato di tensione ed è dunque incapace di guarirsi.

  32. Lo stato di profondo rilassamento di corpo, mente e del sé che sente, determina l’atteggiamento che vi descrivevo all’inizio, una condizione che parrebbe impossibile da conseguire. Questo tipo di equanimità non esprime disinteresse per il piacere terreno e la vita nel corpo, ma non ne teme la mancanza. Le persone in questo stato non cadono nella morte e nel dolore, bensì provano una pace interiore perché gli scorci della Realtà si susseguono in successione più rapida. Questo perché hanno iniziato a osservare da vicino le proprie reazioni alle loro paure e ai loro desideri riguardo alla vita e alla morte, al piacere e al dolore. Man mano che queste osservazioni si fanno più oneste, più definite, più distaccate - senza scambiare ciò che si osserva per ciò che è la persona nel suo insieme - a poco a poco si dà inizio a una nuova condizione mentale unitiva, in modo automatico e inarrestabile.

  33. Quindi, miei cari amici, provate a pensare a tutto questo e, laddove possibile, date inizio a una nuova visione e direzione nel vostro percorso individuale. Sarete così pronti per la grande fusione che alla fine avverrà per ogni creatura, una fusione che non conosce più il dolore e la separazione dello stato mentale dualistico.

  34. Cercando in quella direzione vi imbatterete anche, di nuovo, in una "unità inversa" che, a modo suo, vi aiuterà a capire la natura della vostra mente intrisa di confusioni dualistiche. Sta di fatto che talvolta credete di temere un estremo dello spettro, e così vi affannate per conseguire l’altro. Ma se voi affrontate il vostro vero sentire, anziché l’illusione su chi siete, scoprirete di temere anche quell’estremo che vi sembrava di desiderare (almeno a un livello importante di intenzionalità), al pari, forse, di quello di cui avete consapevolmente paura. In tal modo vi accorgete dell’unità della paura. Si teme la vita tanto quanto la morte, il piacere quanto il dolore, il successo quanto il fallimento. Da questa "unità inversa" potrà scaturire una vera unità, se comprenderete la natura della paura dei due opposti dello spettro. Entrando in contatto con le due paure conseguirete, senza accorgervene, un certo livello di distacco. La tensione si rilasserà in automatico e vi troverete ad affrontare il tema della fede. Sarete al punto del cammino in cui la questione è tutta lì. Volete essere aperti all’universo circostante e guardarlo dal punto di vista della fede che giustifica? Vedete con rabbia e amarezza - o forse così volete - solo quei frammenti fuori contesto che paiono indice di crudeltà e assurdità? La questione potrebbe tenervi occupati per anni e anni in una battaglia ardua e stupenda, la più nobile dell’animo umano. Ma verrà il momento in cui le risposte interiori che avrete sperimentato nel profondo si manifesteranno.

  35. La negazione della verità, della bellezza, dell’amore e del significato della creazione viene sempre da amarezza, paura e rabbia. Tali atteggiamenti giustificano ancor più la negazione celando le vedute che albergano l’affermazione più realisticamente ancorata di ogni opposto: di vita e morte, di piacere e dolore, di luce e oscurità.

  36. Se riuscite a mantenere questa prospettiva anche nel dolore, se sapete che Dio fa la cosa giusta anche se state affrontando il Vasto Ignoto - per vicino o lontano che sia - la vostra mente sarà placata. Cesserà la lotta per trovare una via d’uscita dal dolore della dualità, ma che non fa altro che chiudere ancor più la rete a causa della sua stessa natura. Il moto teso per spostarvi da un “obiettivo” all’altro cesserà, e si potrà sperimentare l’unità che sta alla base della vita stessa.

  37. Ma non scambiate la cessazione di un certo livello e tipo di lotta per apatia, passività e mancanza di iniziativa. Sapete benissimo quanto sia importante il vostro impegno attivo e quanto nobile la vostra lotta, come non esito a ricordarvi in ogni occasione. A un certo livello, in qualche modo la lotta è necessaria. È il prerequisito cruciale per dissodare i labirinti della mente. Su un altro livello, in un altro modo, la lotta è il moto che increspa la superficie dell’acqua e che blocca la pace emanata dal Santissimo.

  38. Ecco qui un’altra delle dualità esistenti al mondo, che riguarda il combattimento. Molti movimenti spirituali negano del tutto la sua necessità e sostengono il distacco non solo dalle questioni terrene, ma da ogni tipo di tensione. Hanno assolutamente ragione nel senso di quello che sto cercando di farvi capire qui. Si riferiscono a quel livello in cui paura e desiderio annullano l’unità e intrappolano la mente in illusioni ancor più profonde sul mondo. Ma non capiscono quel livello della personalità che si deve impegnare e lottare. Non sanno che esiste una lotta sana e costruttiva. Il guaio del loro approccio è che, proprio a causa della sua unilateralità, esso conduce in modo sottile a una maggior dualità che turba quella pace che si potrebbe sperimentare - all’inizio in modo sporadico - nel corso di una stasi passiva.

  39. E poi vi sono degli approcci spirituali che sono fautori di lotta e lavoro. Sono corretti anch’essi. Sanno quanto siano necessari e aiutano i proseliti a richiamare a sé energia e resistenza. Ma spesso ignorano l’altro livello in cui la lotta vanifica il proprio scopo, agitando ulteriormente le acque.

  40. A voi, amici miei, porto la verità di entrambi gli opposti di questa particolare scissione umana. Continuate la vostra lotta, e fate cessare ogni lotta. Cercate di capire dove seguitare la lotta e dove cessarla. E a un certo punto sperimenterete l’incomparabile pace di non temere più quel che non volete e di non cercare più con ansia e fervore ciò che desiderate. Saprete che tutto quel che potreste desiderare è qui, accessibile ora, e sempre alla vostra portata. Tutto ciò che temete e che cercate di allontanare non è che illusione, nonostante possiate sentirvi coinvolti da quella esperienza. Allora sarete davvero fermi e conoscerete Dio. Conoscerete Dio in tutto ciò che è, nelle cose migliori e nelle peggiori, in quello che volete o che non volete. Entrambe le cose sono altamente auspicabili, come ben sa il vostro sé profondo, molto meglio di quanto voi pensiate di volere o di temere.

  41. Questa non è che una traccia per il vostro ulteriore cammino, quasi un soffio da cogliere ora e che vi preparerà meglio al glorioso viaggio che vi attende, amici amati e benedetti. Che voi tutti possiate vivere, muovervi e porre il vostro essere nella coscienza Cristica, nel Principio del Cristo!

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 253 - Continue Your Struggle and Cease All Struggle
Il copyright del materiale della Guida del Pathwork® è di esclusiva proprietà della Fondazione Pathwork®
Torna ai contenuti