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Lez. 244 - Essere nel mondo ma non del mondo - Il male dell'inerzia

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
19 ottobre 1977

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Aprile 2020

  1. Saluti, amici miei carissimi.

  2. Qual è il significato più profondo dell’istinto di autoconservazione? Se la mente profonda sa che esiste la vita eterna, perché si aggrappa alla vita e lotta istintivamente per non abbandonare il corpo? Sembra una contraddizione.

  3. Parlerò di questo importantissimo aspetto della vostra vita interiore, e cercherò di farvi avere un intendimento più profondo affinché lo possiate utilizzare nella vostra ricerca di unificazione. L’anelito alla vita fisica è espressione dello spirito divino che procede nel vuoto creando materia e forma, e che poi anima le forme create irradiandole di vita, coscienza e divinità.

  4. Queste parole descrivono esattamente il piano divino: proiettare lo spirito in lungo e largo, riempiendo gradualmente il vuoto. Come già accennato in altre lezioni, è in questo processo e in questa impresa che nasce il male. Nella lenta penetrazione dello spirito nel vuoto, gli attributi divini si manifestano inizialmente in maniera ridotta. E dunque la coscienza è frammentata, i concetti divisi e la visione limitata; e di lì errori, ignoranza e paura che, a loro volta, sono alla base di ulteriori atteggiamenti dannosi. All’inizio la luce che raggiunge l’oscurità altera la visione, e l’essere viene pervaso dalla minaccia del non essere.

  5. A livello della coscienza, voi vivete in un mondo dilaniato tra le forze del bene e quelle del male. Più lo spirito penetra nel vuoto, più la verità e l’amore trasformano la non-verità, la paura e l’odio. Man mano che la vita riempie il vuoto, l’immortalità diventa sempre di più esperienza vissuta.

  6. Sul livello umano delle apparenze questo processo crea conflitto. Gli esseri umani anelano alla vita eterna. Pur sapendo che nel corpo fisico non vi è vita eterna, essi cercano affannosamente di conservarla lì. Ma anche la persona religiosa che nega l’importanza della vita fisica, poiché avverte e vive dentro di sé la vita eterna dell’anima, fraintende e ignora l’importanza del Piano di Dio: permettere allo spirito di penetrare il vuoto - e da ultimo la materia - facendo diventare spirituale tutto ciò che è.

  7. Ma è fuori strada anche chi trema al solo pensiero della morte fisica, non sentendo la realtà della vita eterna. Ultimamente parlavo di quanto sia importante lavorare sulla paura della morte e sull’anelito alla vita eterna. Il passo seguente è capire bene come la lotta per la vita fisica non sia solo un’espressione di quella paura. A un livello più profondo essa è una valida espressione del grandioso movimento della creazione, della realizzazione del Piano di Salvezza.

  8. Se si comprende e sperimenta ciò a livello emozionale, sia anche sporadicamente, allora l’importante comando di Cristo, "Siate nel mondo, ma non del mondo" diventa chiarissimo: vi porta a una volontà gioiosa di vivere nel corpo senza temere la morte fisica. La personalità realizza che nei livelli più interiori di infinito ed eternità alberga una vita più grande, più piena, liberata dalle minacce di morte, di non-essere, di dolore, di ingiustizia, di insicurezza, di solitudine. Malgrado l’incombente morte fisica, la vita proiettata nel corpo diventa un’avventura gioiosa votata a una causa più grande. La stessa morte fisica è sempre più vista come trasformazione in uno stato primordiale di esistenza più piena e propizia al benessere.

  9. In tal modo si forma una nuova unità. La personalità sa che esiste una vita eterna, più piena e profonda, e dunque si sente molto sicura nella vita fisica. Vita vissuta anche come impresa altamente utile che non bisogna mai eludere, per nessun motivo. Persino le difficoltà diventano sopportabili e rilevanti nella comprensione della vita eterna, da un lato, e nella finalità della vita fisica dall’altro. In tal modo "Siate nel mondo, ma non del mondo" assumerà per voi un significato nuovo. Saprete che quello in cui si manifesta la materia è un mondo transitorio in cui poter svolgere una parte di rilievo e affermarvi con tutta la vostra coscienza ed energia, ma che non dovreste mai considerare come la vostra unica e definitiva esistenza.

  10. Fatevi possedere totalmente dal significato di queste parole. Anche se siete ancora lungi dal vivere la realtà della vita eterna, anche se non avete ancora sperimentato del tutto la paura della morte e l’anelito alla vita eterna, e pur trovandovi ancora sulla soglia di questa nuova fase, sarà molto utile afferrare il significato profondo di "Siate nel mondo, ma non del mondo".

  11. Potrete pervenire a una comprensione profonda solo con una seria dedizione a Dio, adempiendo al compito per cui siete qui. Sapete già che il compito è duplice: la purificazione e trasformazione personale, e la profusione di ogni vostro talento, energia e risorsa nella causa più grande - il Piano di Salvezza - secondo il volere di Dio. Se si assume un tale impegno, alla fine tutto si sistemerà da sé. Ci potrebbe volere del tempo, nonostante l’impegno, per via del persistere di punti oscuri e di una profonda inconsapevolezza. In ogni caso, il tempo è solo un impedimento illusorio.

  12. Più il vostro impegno sarà totale, più lo applicherete in modo sincero nella pratica quotidiana, maggiori saranno l’entusiasmo e la gioia di vivere, e di conseguenza si accresceranno nell’animo pace e sicurezza. Al contrario, più la vostra vita sarà dedita a perseguire delle mete egoistiche, maggiore sarà la vostra insicurezza, accompagnata da una terribile sensazione di stare vivendo una vita assurda. Ovviamente la cosa porta all’inevitabile circolo vizioso: se la vita non ha senso, non vi rimane che concentrarvi in maniera egoistica su obiettivi minori, ma che sono scissi dal Cristo. Maggiore è la scissione, meno significativa vi apparirà la vita. E il circolo vizioso continua.

  13. Eppure l’impegno assunto da molti di voi nei riguardi di Dio e del vostro compito è tiepido. State vivendo con un piede nel paradiso e con l’altro nell’inferno, per così dire. Il paradiso è quella vostra parte in cui vi dedicate sinceramente al compito per Dio, in cui appartenete alla grande legione, alle forze del bene. È paradiso perché vi sentite profondamente appagati; la vostra vita ha un senso; ogni cosa è tinta di grazia, di valore, fascino, gioia e sicurezza. Ma laddove vi irrigidite e cercate un accordo per anteporre i vostri interessi alla volontà di Dio - cosa che negate - allora lì vivete nell’inferno, poiché la vostra vita vi appare insensata, noiosa, spaventosa, scollegata e separata dal resto del creato. Vivere nel paradiso vuol dire sapere di essere parte integrante della creazione.

  14. È ancora diffusa l’errata convinzione che dedicare la propria vita al grande Piano di Dio arrechi sofferenza e dolore. Se così non fosse, arrendere la vostra volontà a Dio sarebbe un atto più completo, con meno resistenze e maggior fiducia.

  15. Arrendervi alla volontà di Dio e dedicare la vita, i talenti e le qualità al Grande Piano, non solo rendono feconda la vostra vita di tutti i giorni, ma è la chiave per unificare la vostra divisione, divisi ancora come siete tra credenza e incredulità, tra fiducia e paura, tra odio e amore, tra ignoranza e saggezza, tra separazione e unione, tra morte e vita eterna.

  16. Una delle qualità più importanti in questa lotta è il coraggio. Il ruolo del coraggio è spesso sottovalutato. Effettivamente, i più presumono che le persone spirituali siano deboli e miti, intendendo con ciò che mancano di coraggio, poiché il coraggio richiede forza ed energia. Spesso ritengono che i deboli siano vittima degli aggressivi e degli spavaldi. Pertanto, su qualche livello irrazionale della vostra percezione emotiva, il coraggio viene spesso associato al male, mentre la persona debole e codarda la si associa a mitezza, dolcezza e bontà. Non vi è nulla di più lontano dal vero. Adesso cercherò ora di mostrarvi come la codardia sia dannosa tanto quanto il perpetrare attivamente il male. La codardia spirituale porta non solo a tradire il meglio, a tradire Dio, ma a un male attivo e potente pari a quello di un agire aggressivo più evidente, indotto da un malanimo crudele, egoista e disonesto. È essenziale che ve ne rendiate conto, che vi affranchiate dall’illusione che debolezza e codardia non siano poi così dannose, anzi che forse siano addirittura più spirituali dello spirito combattivo di chi mette a rischio se stesso e i propri vantaggi personali attraverso una aggressiva onestà e un’affermazione positiva.

  17. Che accade quando siete deboli, quando non vi opponete ai comportamenti malvagi, bensì siete collusi con essi e rifuggite dal lottare per la verità? Voi incentivate il male e alimentate l’illusione, in chi lo attua, che il suo operato non sia poi così grave, anzi che è buono, che è un agire intelligente che i più approverebbero. Questo perpetua l’ulteriore illusione che affermare la verità, difendere la decenza e denunciare il male vi isoli, vi ridicolizzi e non vi faccia essere accettati. In altre parole, fomentate l’illusione che per essere accettati si debba svendere la propria integrità e decenza.

  18. Cosa che accade di continuo nell’interagire umano. Un tale incentivo al male si rimuove facilmente da una piena consapevolezza. Eppure intorno alla persona che si concede questo tipo di comportamento negativo persiste un alone di colpa e confusione, e un clima emozionale di autorifiuto. Per quanto voi cerchiate di convincervi, su base teorica, a provare autostima, e non odio, non ci riuscirete finché non acquisirete il coraggio spirituale di decidere di fare a meno dell’accettazione altrui. Sempre che crediate che il gioco valga la candela.

  19. Se, ad esempio, qualcuno parla male di un altro in vostra presenza, il vostro silenzio non è bontà, gentilezza, o amore per la pace. Lungi dall’esserlo. In un certo senso è più distruttivo e insidiosamente negativo di una vera e propria calunnia. I calunniatori mettono a nudo il loro male, avendo così la possibilità di essere rimproverati e doverne affrontare le conseguenze. Gli ascoltatori passivi imbrogliano, cercando di cavarsela in ogni caso: costoro traggono la medesima gratificazione negativa di chi calunnia, ma senza rischiare alcuna conseguenza, anzi sentendosi addirittura orgogliosi di non aver avuto un ruolo attivo nell’accaduto.

  20. Riuscite a vedere come la collusione silente con il male sia più dannosa del male attivo? Il male attivo, da solo, non avrebbe mai portato alla crocifissione di Gesù. Ci volle l’interazione di traditori, collusi e astanti silenziosi che volevano evitare grane che, in apparenza, permise al male di vincere. Ma, ovviamente, il male non può mai vincere per davvero.

  21. Lo stesso dicasi degli omicidi di massa nei regimi totalitari, come in Germania prima e durante l’ultima guerra. Chi li perpetrò non avrebbe fatto molta strada senza la silente collusione dei molti che tenevano alla propria pelle, piuttosto che alla verità, alla decenza, all’onestà, alla carità, all’amore, all’empatia - in breve, a tutto ciò che Dio rappresenta.

  22. Ciò conduce a un’interessante conclusione, miei cari amici: cioè che il principio attivo alterato, per dannoso e omicida che possa essere, non potrebbe mai, da solo, causare lo stesso caos del principio ricettivo passivo alterato. Ecco perché diversi insegnamenti spirituali affermano che la qualità più infima di tutta la scala non sia l’odio, ma l’inerzia. A livello di energia, l’inerzia è un blocco del flusso di energia divina. Nell’inerzia la sostanza radiante di afflusso divino si addensa, si indurisce, si blocca e attutisce. A livello di coscienza, l’inerzia è proprio ciò di cui parlavo. Essa ha in sé la colpa primaria e secondaria. La primaria è la cooperazione con il male, il permetterlo, il trasmettere la propria approvazione, anche se sottile e indiretta. La secondaria è quella di pretendere e sostenere che non si sta prendendo parte al male, anzi persino che si è delle brave persone, quando, invece, con la propria codardia ed egoismo si dà un assenso silente all’agire malvagio. Ecco perché Gesù Cristo, durante la sua vita terrena, ha sempre sottolineato come sia più vicino a Dio il malfattore, rispetto alla persona giusta e all’apparenza buona.

  23. L’inerzia si astiene dall’azione volta al bene. Pigrizia, assenza di movimento, passività - in senso negativo - favoriscono sempre indifferenza, egoismo, non partecipazione e promuovono la stagnazione, impedendo al sé e all’ambiente di crescere e cambiare.

  24. Ecco perché nella nostra comunità, amici miei, voi state attraversando una fase molto attiva. A volte sentite che dovreste mitigarla attraverso un maggior silenzio e ricettività, per stabilire un equilibrio migliore. Ma non dimenticate che il modo in cui oscilla il pendolo viene regolato da una inerente saggezza e da una finalità. Per poter uscire dall’inerzia, che è una tentazione sempre presente, dovete sfruttare ogni impulso e movimento attivo che è in voi, anche se per qualche tempo ciò comporterà essere più attivi che ricettivi. Nel movimento attivo della vostra anima voi costruite e create, cambiate e crescete, e la vostra anima si abitua a un movimento che si fa piacevole, vivificante e rilassante.

  25. Si ritiene che l’inerzia sia riposante e che l’attività sia estenuante. Questa illusione è una distorsione della mente profonda. Finché prevarrà in voi una tale immagine, dovrete dubitare del vostro anelito a una maggiore ricettività e quiescenza. Non sarà una scusa per restare inerti, evitando sforzi e rischi? Solo quando sarete certi che non è così, il pendolo potrà oscillare verso un nuovo equilibrio. Per adesso, dare più risalto all’attività è l’equilibrio che vi serve per fissare l’armonia nella vostra anima.

  26. La stagnazione e l’inerzia sono davvero il male più grande. Esse sono fatte di materia e resistono al potere vivificante dello spirito, dell’Eterno, che desidera penetrare il vuoto completamente stagnante e inerte. Una falsa ricettività non è che inerzia camuffata. Maggiore è la falsa ricettività, minore è quella effettiva. L’incapacità di ricevere amore, piacere e appagamento, nonché la compulsione a sabotare la propria realizzazione, derivano dal non dare a Dio. Per dare a Dio dovete essere attivi, vincere l’inerzia, muovervi, fare e agire, rischiare, e talvolta opporvi al male, vostro e altrui. Solo allora vi sentirete liberi dalla colpa e diventerete veramente ricettivi a ciò che l’universo vi vuol dare. La grazia di Dio è ovunque, intorno a voi e dentro di voi. È sempre lì; ci siete immersi dentro. Ma la vostra incapacità di riceverla la fa apparire irraggiungibile.

  27. Dare a Dio significa lasciar fare al Grande Piano, alla Sua volontà, e dedicare la vita a questo. Dare a Dio significa agire e, talora, anche superare l’inerzia che vuole impedirvi di essere attivi. Si può orientare il proprio agire in varie direzioni, oltre a usarlo per contrastare l’ovvia resistenza al processo di crescita. Il movimento è necessario in ogni dettaglio del vivere quotidiano, quando si ha a che fare con il nobile processo della creazione di una società nuova. Potreste dover gestire attivamente delle questioni all’apparenza modeste e ordinarie. Oppure la resistenza ai cambiamenti, così cruciali nel processo dell’essere e del vivere in conformità coi principi della legge divina. Quindi, amici miei, accertate l’esatta natura della vostra inerzia e, ancor più importante, osservate come la razionalizzate per poi assecondarla.

  28. Se vi sentite ancora deboli e confusi, se provate autorifiuto, se siete insoddisfatti in ogni ambito, se siete divisi dentro di voi e oscillate tra sottomissione e ribellione, voi capite bene di essere divisi. Non siete ancora autonomi. Il solo modo per instaurare una vera autonomia è la resa totale al volere di Dio. Ciò implica accettare di essere momentaneamente feriti, respinti o in situazione di svantaggio; implica il coraggio di rischiare qualcosa o rinunciare a un obiettivo egoistico; e implica anche la fede che ogni cosa accade per il vostro bene, persino da una prospettiva molto umana.

  29. Prima di concludere vi vorrei parlare di una fase particolare del vostro percorso e darvi un aiuto. A voi risulta spesso difficile modificare un atteggiamento o un difetto distruttivo e negativo, malgrado ne abbiate preso coscienza. Vi do un consiglio speciale per questa specifica criticità. Il mio avviso è che adottiate due approcci che sono necessari entrambi.

  30. Il primo è di concentrarvi con ogni vostra intenzione e acume sugli effetti alquanto dolorosi di questo tratto negativo, sia per voi che per gli altri. Anche se consapevoli del tratto negativo, troppo spesso esitate a riconoscerne gli effetti. Nel momento in cui li riconoscerete appieno, sperimenterete il dolore che infliggete a voi stessi e agli altri, e sarete così maggiormente motivati a voler cambiare.

  31. Questo mi porta al secondo punto. Solo con la preghiera e l’invocazione per l’assistenza e l’intervento divini, solo rivolgendovi a Gesù Cristo e chiedendo la sua presenza e il suo aiuto personale, potrete influenzare le correnti e gli atteggiamenti involontari, armonizzandoli con leggi di Dio.

  32. Il vostro atteggiamento primario nella vita dovrà essere di dedizione alla volontà e al Piano di Dio, mettendo Dio al primo posto e allentando la presa sul resto, che vi verrà comunque dato come esito naturale di questo atteggiamento. Se non vi sentite realizzati nella vostra vocazione, se non vi piace il lavoro che fate o lo trovate insulso, se non guadagnate abbastanza da provare piacere, conforto e sicurezza materiale, da qualche parte dentro di voi non vi volete arrendere al Creatore di tutto ciò che è. Se vi manca una relazione e vi sentite tristi, se avete delle turbe sessuali o siete bloccati e insoddisfatti, da qualche parte dentro di voi non volete cedere a ciò che Dio vuole per voi e al compito che vi si affida. Forse per voi è più importante la vostra professione, il vostro partner, la realizzazione personale, piuttosto che lasciare che tutto ciò vi arrivi come esito naturale del vostro dedicarvi al compito per Dio, da eseguire come soldati del grande esercito che lotta per le forze del bene. Meditate su questi grandi temi che costellano il vostro universo e che sono di primaria importanza nello schema generale: la grande battaglia tra le forze del bene e quelle del male impegnate nella graduale penetrazione della vita nel vuoto. Quando percepirete questo vasto tema universale come chiave di tutto il resto, inizierete a dare priorità alle cose più importanti e vedrete il vostro mondo privato nella sua giusta prospettiva. Ciò porterà nella vostra vita un equilibrio e un’armonia nuovi e meravigliosi, e vi condurrà direttamente alla fede, a conoscere il Dio sempre vivo e l’immortalità di ognuno di voi, che basterà a placare il profondo anelito esistenziale di cui vi parlavo in una lezione precedente.

  33. Con ciò vi benedico, miei amici carissimi. Lasciate che questa benedizione apra tutto il vostro essere, il vostro cuore e la mente. Sperimentate il Creatore in cui vivete in ogni momento. Sperimentate la sicurezza e la gioia assolute, e la fonte di illimitate possibilità creative che questo comporta. Imprimete alla vostra vita una direzione chiara per potervi realizzare. Ci riuscirete solo con Dio e attraverso di Lui.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 244 - "Be in the World but not of the World" - The Evil of Inertia
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