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Lez. 221 - Fede e dubbio nella verità o nella distorsione

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
1 maggio 1974

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Giugno 2018

  1. Saluti, miei cari amici qui riuniti. La benedizione divina si effonde e permea tutto ciò che è dentro e fuori di voi. Il vostro percorso è benedetto. Nella lezione di questa sera vorrei parlarvi di una fase particolare del percorso, una fase che prima o poi devono attraversare tutti.  A dire il vero, molti miei amici sono già arrivati a quel punto del percorso.

  2. Dopo aver tanto investito in impegno, tempo ed energia nell’attraversare il movimento a spirale del vostro essere interiore, riuscite finalmente a trovare ciò che vi ostacola, ciò che vi pone un divieto, ciò che è negativo. Se andrete abbastanza in profondità e osserverete con sufficiente accortezza, scoprirete anche che quello che vi ostacola per davvero è la somma di tutto ciò che è negativo e distruttivo in voi. La mente non vuole accettare questo fatto, e s’inventa mille ragioni per spiegare l’infelicità. Alcune di queste teorie, di per sé, saranno anche valide. La mente ha creato teorie sulla malattia o sulla nevrosi che, per quanto intrinsecamente corrette, non tengono conto del fatto che è la negatività a creare la malattia e la nevrosi. Rifiutando il concetto di "divinità punitiva", l’umanità si è dovuta orientare verso la direzione opposta e abbracciare dottrine che liberano l’individuo da ogni responsabilità personale. E così vi ritrovate a essere delle vittime.

  3. Guardandovi dentro nel profondo dopo aver vinto l’iniziale riluttanza – senza più giustificare né razionalizzare, e osservando, senza abbellirli, quegli aspetti di voi in cui provate odio anziché amore, in cui, per difendervi, vi separate dagli altri invece di fidarvi apertamente, in cui distogliete lo sguardo invece di fronteggiare, in cui negate invece di affermare, in cui distorcete la verità anziché essere nella verità, a quel punto vedrete il luogo in cui voi create infelicità e frustrazione. Non può essere altrimenti.

  4. La mente umana lo sapeva già da molti secoli, ma ha usato impropriamente questa conoscenza trasformandola in giudizio punitivo e autoritario che eleva coloro che giudicano e condanna chi viene giudicato. Le religioni sono state particolarmente colpevoli di questa distorsione. Per ristabilire l’equilibrio c’è stato bisogno di una contro-reazione. Ma ogni contro-reazione va inizialmente al di là della verità fino al suo estremo opposto, negando in tal modo il concetto di peccato, di male e di responsabilità personale per l’infelicità umana. Ma ora la condizione umana si è evoluta abbastanza per capire, di nuovo, che sono proprio la distorsione della verità, la negazione dell’amore e l’intenzionalità negativa a creare la sofferenza. E forse adesso, escludendo la punitività autoritaria, si può semplicemente vedere questo fatto per ciò che è.

  5. Non c’è dolore che non derivi in qualche modo dalla negazione della verità e dell’amore, o che non sia causato, in ultima analisi, da una violazione della legge spirituale, da una disonestà di base e da una qualche forma di malevolenza. Quando avrete capito questo vi ritroverete a un bivio. Molti di voi, nel cammino, si sono già ritrovati faccia a faccia con i loro atteggiamenti negativi di base, con il nucleo negativo e la negatività dell’insieme, o forse con una serie di negatività tutte assieme. È un’infinita reazione a catena – un vero circolo vizioso. All’inizio avete in animo di identificare i vostri “problemi”. Ma quando dite problemi, in realtà avete a che fare solo con le manifestazioni e le conseguenze del nucleo negativo interiore. Se andrete oltre la manifestazione di superficie - la tale situazione problematica della vita - troverete, all’interno della muraglia protettiva, gli atteggiamenti del sé inferiore, le sue intenzioni, i sentimenti, i pensieri e le azioni. Non è facile vedere il nucleo negativo nella sua interezza, quali i suoi collegamenti, le sue reazioni di causa ed effetto. Come vi dicevo, tutto questo richiede dedizione, impegno, lavoro appassionato, e la determinazione assoluta a essere sinceri con il sé. Ma una volta che sarete giunti a questo punto e avrete compreso pienamente il nucleo negativo, ci sarà bisogno di una fase aggiuntiva.

  6. Molti di voi hanno sperimentato l’osservazione e il prendere consapevolezza della negatività, assumendosene tutta la responsabilità senza proiettarla all’esterno. State lasciando l’auto-inganno, ma stranamente non riuscite a farne davvero a meno. Chi prima chi dopo, questo è un passaggio obbligato per chiunque segua un cammino spirituale di unificazione.

  7. Per timore di non voler rinunciare o di non saper rinunciare a ciò che distorce l’amore e la verità nel vostro universo interiore, v’imporrete anche, fino a un certo punto, di non volerlo vedere chiaramente. Perché qualcuno di voi potrebbe dire: “Io so che non posso, né voglio cambiare. Quindi, perché dovrei voler vedere questo fatto? Preferisco continuare ad auto-ingannarmi”. È un ostacolo molto tipico, ma non dovete permettergli d’intralciarvi il cammino.

  8. Nel Sentiero avete lavorato abbastanza per riuscire ad ammettere tali resistenze, contestare i concetti erronei, lavorarci sopra, meditare, impegnarvi per un nuovo modo di essere e chiedere alla grazia interiore di Dio di aiutarvi a cambiare. E aggiungerei che è già avvenuto un gran cambiamento in voi. Voi lo sapete. Diversi di voi si sentono rinnovati in un modo che non avreste mai ritenuto possibile. La vita, sia dentro che fuori, è un’esperienza del tutto nuova, gioiosa, ricca, al di là delle vostre fantasie più esagerate. Se è accaduto tutto questo, vuol dire che hanno avuto luogo determinati processi interiori che ora approfondirò, affinché ne siate maggiormente consapevoli e anche per aiutare coloro che ancora non l’hanno fatto a passare attraverso questi processi. Chi è giunto a conoscere appieno il proprio nucleo negativo fautore d’infelicità, di senso di colpa e di auto-distruttività, ma che non riesce a trovare la via d’uscita, scoprirà che questa lezione non solo è utile ma necessaria. Essa ha lo scopo di aiutarvi a superare proprio quest’ostacolo al cambiamento, come tanti altri ostacoli che avete già superato. E vi assicuro, amici miei, che una volta che sarete venuti in pieno possesso degli strumenti che ho il privilegio di donarvi e di cui avrete il privilegio di fare uso, non ci sarà ostacolo che non potrà essere superato. E quindi anche il presente ostacolo.

  9. In merito a questo aspetto o ostacolo particolare che vi si frappone nel cammino, vi voglio parlare dei concetti veri e falsi di fede e dubbio - della dualità che può distorcere sia la fede che il dubbio. Quest’argomento, se compreso fino in fondo, dovrebbe rendere molto più facile il passo successivo di chi è giunto a quel bivio. Questo è importante, perché se si vuole cambiare prima di aver visto, accettato e affrontato tutta la sgradevole e rivoltante verità, la cosa non può funzionare. Se avete fretta di cambiare, allora non volete sentire il dolore della colpa, non volete accettare le conseguenze di essere negativi e distruttivi. Sarebbe una scorciatoia. Pertanto il tema di questa lezione è adatto solo a chi è arrivato a un bivio molto specifico.

  10. L’idea popolare di fede in questa era di sviluppo dell’umanità è di una credenza cieca in qualcosa che non si ha modo di conoscere, né che si conoscerà mai. Sembra indicare che voi vi fidiate ciecamente - e, se posso dire, in modo sciocco e ingenuo - senza un vero motivo, di solito per sentimentalismo oppure per pigrizia e ignoranza. Pertanto, con l’odierno clima intellettuale, la fede non naviga in buone acque. Se la fede fosse davvero ciò che dovrebbe essere secondo questo concetto, ci sarebbero buone ragioni per sbarazzarsene. Se la fede fosse un’ingenua mancanza di discernimento, allora certamente la persona intelligente si metterebbe giustamente in guardia contro tutto ciò che potrebbe somigliare alla fede. Perché voi non volete essere creduloni né stupidi, o credere in qualcosa che non abbia vera sostanza e che non potrà mai essere sperimentata come verità. Perciò rimanete su una piattaforma intellettuale che vi fa sembrare reale solo ciò potete vedere, toccare, conoscere e sperimentare. E così non vi lancerete mai nell’ignoto.

  11. Eppure senza quel salto non potrà avvenire alcuna espansione né cambiamento. Perché, come ben sapete, crescita e cambiamento implicano sempre una momentanea forma d’ansia. Voi non riuscirete ad accettare l’ansia se la vedete come prodotto finale, anziché legata a un balzo momentaneo che vi condurrà su un terreno solido, su un nuovo tipo di realtà che non avete mai conosciuto. Ma non riuscirete a compiere quel salto se non osserverete questo nuovo tipo di realtà poggiando su un terreno davvero solido, su cui rilassarsi e operare.

  12. Si ritiene comunemente che la fede comporti uno stato perpetuo di cecità privo di conoscenza o comprensione, un brancolare nel buio, una ricerca di equilibrio in un modo di essere instabile e irreale, o privo di realtà, se mi concedete il termine. Dunque è basilare distinguere tra il falso e il vero concetto di fede.

  13. Qual è il vero concetto di fede? In realtà, la fede richiede una successione di più fasi o stadi. Ognuna di queste fasi è saldamente ancorata a intelligenza e realismo. La prima fase consiste nel considerare un nuovo modo di funzionare, anziché la perpetuazione della reazione a catena negativa che si è scoperta. Supponiamo che vi siate resi conto che una parte sostanziale della vostra personalità si basi su delle premesse negative di difesa. Esplorando a fondo il vostro modo di reagire e di funzionare nella vita, avrete la sgradevole sorpresa di scoprire che queste modalità di funzionamento non sono auspicabili né per voi né per gli altri. Esse sono distruttive e sono contro la vita. Voi lo sapete e vi ci confrontate, ma non sapete in quale altro modo poter funzionare. Rinunciare all’unica modalità che conoscete, senza seguire altro se non una teoria altisonante, è assolutamente impossibile per voi. Pertanto è necessario che capiate chiaramente cosa aspettarvi dalle fasi che dovrete attraversare, per acquisire una nuova e migliore modalità di funzionamento e per abitare una realtà nuova e migliore, che superi gli angusti confini di un presente delimitato.

  14. Il primo passo è considerare la nuova modalità come una cosa possibile. Ancora non sapete come potrebbe essere né come arrivarci, ma consideratene la possibilità, pur non sapendone ancora nulla. Se non ampliate il vostro pensiero in questo modo non potrete acquisire nuove conoscenze, e tanto meno cambiare in modo consapevole i processi di funzionamento più profondi. Nessuna nuova idea potrebbe mai pervenire alla mente umana, se questa non abbia prima fatto spazio alla sua possibilità. Una mente chiusa a nuove idee non ne attrarrà alcuna. Dunque il processo di accogliere una nuova possibilità, seppur velata, è un primo passo sostanziale nella pratica e nell’acquisizione della fede. È, di fatto, il primo passo della fede - fede nell’esistenza di qualcosa oltre la vostra visione attuale. Non si tratta di essere ingenui o poco intelligenti. Piuttosto è vero il contrario. Concordiamo tutti che chi accetta come reale solo ciò che vede manca decisamente d’intelligenza, di saggezza e d’immaginazione. Le loro sono menti davvero ristrette e limitate.

  15. Magari questa è un’idea nuova. Forse non avete mai pensato alla fede in questi termini. Ma vi assicuro, amici miei, che questo è un prerequisito assoluto ed è parte integrante delle fasi della fede. La fede di una persona è soggetta a un’evoluzione intrinseca. Una persona altamente integrata e sviluppata avrà già raggiunto le fasi successive. Quello che vi ho descritto ora è il blocco di partenza, il gradino di base di questa scala particolare.

  16. Per esempio, voi dite: “Riconosco che il vecchio modo di funzionare è distruttivo, negativo e indesiderabile per me e per gli altri” - non c’è un sé o gli altri, non può che essere entrambi. “Ancora non so se esiste un altro modo, e se sì, come sarebbe. Io non sento questa nuova modalità. Ma forse c’è un altro modo. Forse io sono davvero espressione di una realtà divina che dimora in me, nel profondo, anche se non mi sono ancora sperimentato come realtà divina. Se esiste questa possibilità, il divino in me avrà la saggezza di indicarmi come trovare un modo migliore di funzionare in questo o nel talaltro ambito. Rimarrò semplicemente aperto a questa possibilità.”

  17. Quest’approccio è altamente realistico. È una meditazione molto efficace. E non ha nulla a che fare con il credere ciecamente in qualcosa che non può essere accertato come reale, qualcosa di non radicato nella realtà. È un approccio onesto e aperto che fa semplicemente spazio ad alternative non ancora sperimentate.

  18. Ho menzionato in molte altre occasioni che questo è l’atteggiamento indispensabile che persegue ogni serio ricercatore. Eppure è proprio chi è dotato di mentalità scientifica che scredita la fede, perché ne ha conosciuto la falsa versione. Ma i veri passi nella fede, che fanno della fede un percorso dinamico in sé, sono del tutto compatibili con la mentalità scientifica. Valutare alternative ancora sconosciute è un atteggiamento onesto. Obiettivo. Umile. Quindi il primo passo verso l’ignoto - e nel nuovo – ha luogo con questo stato d’animo. Ciò non significa che non ci sarà ansia, poiché ogni nuova esperienza può rendere ansiosi, ma è un’ansia che si supera rapidamente e facilmente.

  19. Ad esempio, se vi accorgete che vi sentite sicuri solo quando emettete sentenze negative, quando odiate o denigrate gli altri, allora potete far uso di questo primo passo. Potete considerare che forse esiste un modo diverso e aprirvi così a nuove intuizioni. Vi accorgerete che potrete sentirvi al sicuro senza essere distruttivi. Potreste dover lavorare duramente per stabilire un autentico rispetto di voi stessi - e quest’approccio è un modo sicuro per ottenerlo. Per quanto duro possa essere il lavoro ne vale sempre la pena, perché voi pagate letteralmente con la vostra vita lo scotto del tipo negativo di “sicurezza”.

  20. Se lo farete con sincerità e ricercherete e attenderete con pazienza la rivelazione dall’interno, lo scoprirete. Ne potete essere certi. Verrà il giorno in cui scoprirete la nuova modalità con cui potrete funzionare in un modo completamente nuovo, senza conflitti tra sicurezza e autostima nel falso senso – ricorrendo a negatività e odio - e con apertura, positività e amore.

  21. Per trovare questo nuovo terreno solido e privo di conflitti dovrete lanciarvi verso una possibilità nuova e sconosciuta. Semplicemente aprendovi a una nuova alternativa, in linea di principio, e sentendovi pronti ad abbandonare la vecchia e abituale modalità di funzionamento, avrete già fatto un piccolo salto perché, anche se solo per provare, vi sarete staccati dal terreno pseudo-solido della vostra vecchia sicurezza che prima vi sembrava l’unica possibilità.

  22. Il secondo passo nella fede richiede più di un salto. Con questo salto vi aprite al terreno divino dentro di voi così che vi possa fornire la conoscenza che il vostro intelletto non riesce a trovare. Riassumo brevemente: Il primo passo è fare spazio a una modalità diversa da quella negativa che avete scoperto. Il secondo è consentire al sé divino in voi di fornire la risposta. Se lo farete con sincerità, potrete talvolta vedere degli scorci del vostro sé divino, vedere com’è, come sente, come opera. Poi ve ne dimenticherete, di nuovo, e verrete catapultati nella vecchia pseudo-sicurezza della vostra negatività. Dovrete cercare di ripercorrere quei due passi più e più volte finché, per rendere vostra la nuova realtà che avete intravisto e farne la vostra dimora, riuscirete a intraprendere un salto ancora più grande fatto di coraggio e di onestà.

  23. Questo è il terzo passo nell’avventura e nella crescita della fede. Esso si esprime così: “Sì, ho sperimentato qualcosa di nuovo, ma non ce la faccio ancora a farlo mio. Non è ancora la mia base permanente. Per renderlo tale mi arrendo totalmente alla maggiore realtà dell’universo. Rinuncio alle mie valvole di sicurezza, alle abitudini familiari dell’ego di trovare sicurezza e auto-realizzazione in modi almeno in parte negativi. Mi arrendo al potere divino e lascio che esso mi guidi. Dedico la mia vita alla verità e all’amore, per il suo bene”. Questo è il grande salto - un salto che occorrerà ripetere molte volte finché esso non sarà più un salto, e capirete che sembrava tale nella separazione illusoria del piccolo Io.

  24. A questo punto non vi trovate più nell’ignoto assoluto, perché con il secondo passo avete intravisto degli scorci di realtà. Se vi mettete veramente in discussione con tutta la logica e la ragione di cui dispone la vostra mente, vedrete che non state realmente rischiando molto. Se non esiste una realtà divina, che cosa avete da perdere confidando in essa? Trovereste solo quello che conoscevate già. Ma se doveste scoprire che essa esiste per davvero, se le sue manifestazioni non sono illusorie, allora arrendersi a essa è invero l’unica cosa saggia e ragionevole da fare. La vostra resa vi sembrerà solo momentaneamente un’abdicazione della vostra individualità. Presto scoprirete che ciò che avete sempre percepito come costituente la vostra individualità è la modalità più dipendente e debole di tutti i possibili modi di esistere. Non scoprite continuamente che siete dipendenti da altri esseri umani, ignoranti e in difficoltà come voi? Cedere alla vita divina vi renderà consapevoli che in questo c’è la vostra vera identità, in cui troverete nuova sicurezza, nuove gioie e piaceri e una nuova creatività, qualcosa di cui siete ancora ignari. Solo allora troverete un’individualità vera e piena - dopo aver compiuto quel salto di resa a un Sé più grande, che siete proprio voi nel senso migliore.

  25. Dal momento che la realtà divina è verità e amore, verità e amore devono diventare il motto con cui arrendere totalmente tutto il vostro essere. A quel punto vedrete che le alternative sono semplici. La mancata resa alla verità e all’amore in quanto attributi divini, alla volontà divina, dipende quasi esclusivamente dal cercare sé stessi e dalla vanità - in altre parole, ciò che gli altri pensano di voi ha la precedenza su verità e amore. Voi non rinunciate al piccolo vantaggio immediato, a scapito della verità e dell’amore. Così non fate quel salto nella fede che, restando fedeli alla volontà divina, alla verità e all’amore, vi apporterebbe dei "vantaggi" più sostanziosi a tutti i livelli. Ovviamente potreste non accorgervi subito dei risultati. Fate dunque quel salto verso l’ignoto per la verità e per l’amore, per amore della volontà di Dio.

  26. Dedicate tutta la vita, tutte le vostre azioni, tutti gli orientamenti, tutti i vostri obiettivi alla verità e all’amore che sono essenzialmente attributi ed espressioni divine, dentro e fuori di voi. Questo è il salto più grande che vi farà approdare su un terreno nuovo – sul terreno divino. Giungerete a una nuova realtà talmente ampia da sfidare la vostra immaginazione. Non avete idea di ciò che voglia dire vivere senza conflitto, dato che siete talmente abituati a vivere in perenne conflitto che lo date inconsciamente per scontato, e non conoscete altre modalità. Soffrite per così tanti conflitti quando non vivete secondo la verità e l’amore. Essi vi logorano, ma ve ne accorgerete solo con la crescita graduale nell’autoconsapevolezza – all’inizio senza sapere esattamente quale sia il problema né come potrebbe cambiare la vostra vita. Ora vi darò una chiave. Quei conflitti vi tolgono la forza vitale e la soffocano. Questo non avverrà se farete il salto nella verità e nell’amore, scopo ultimo della vostra esistenza in vita.

  27. Se lo farete sistematicamente, arriverete alla quarta fase dove la fede diventa realtà vissuta, dove è già un fatto acquisito, talmente ancorata dentro di voi che nessuno ve la potrà portare via. La differenza tra questa condizione e i primi barlumi del secondo passo è che adesso sapete che quei barlumi sono reali - molto reali – nel momento in cui li vivete, ma se tornate indietro e perdete questo "stato di grazia", come è spesso chiamato, ripiombate ancora nel dubbio e pensate che forse si era trattato di un’illusione o immaginazione o coincidenza. Oppure immaginate di aver sognato il tutto e che le cose tangibili che vi sono capitate sarebbero accadute comunque. A questo punto subentra il falso dubbio, di cui parleremo tra poco.

  28. Nella quarta fase questo non si verifica affatto. Quello che avete conquistato rimane la vostra realtà. Voi sapete che è più reale di qualsiasi altra cosa abbiate mai sperimentato e conosciuto. Anche se perdete momentaneamente questa buona condizione e tornate nella spirale dei residui di negatività, in questa fase saprete sempre distinguere tra reale e falso. Non c’è più alcuna confusione. Ora conoscete la gloria della verità di Dio.

  29. Questa realtà appena rivelata sfida gli angusti confini della piccola mente. Si trova su un terreno molto più solido dell’altro. Se il mondo intero si contrapponesse alla realtà esteriore che state sperimentando potreste forse cominciare a dubitare, ma non potreste più avere dubbi sulla realtà dell’universo interiore, divenuta la vostra dimora quando avete optato con determinazione per la resa. Una volta giunti a questa fase nel cammino della fede, non potrete mai più dubitare di questa realtà. Le prove e le esperienze sono troppo reali; esse fanno quadrare il tutto in un modo inimmaginabile. Non rifuggite dall’ansia momentanea procurata dal salto in una nuova realtà sconosciuta. Fatelo in nome della verità e dell’amore. O, se volete, per amore di Dio - il vostro Dio interiore.

  30. Ora consideriamo l’altro aspetto di questa dicotomia: la questione del dubbio. Certamente il dubbio esiste in un senso vero e costruttivo, perché se viveste senza il dubbio sareste proprio dei creduloni. Apparterreste alla categoria della versione sbagliata e distorta della fede. Inoltre la creduloneria, la mancanza di un sano dubbio, ha in sé molti aspetti negativi. Essa diventa mera illusione, perché evita di accettare e affrontare gli aspetti spiacevoli di sé o degli altri, e la vita in generale. Questo deriva dalla pigrizia. La persona che non dubita nel modo corretto vuole evitare la responsabilità di prendere decisioni, di fare scelte e di affermare l’autonomia.

  31. La persona che dubita in modo sano va verso la fede e sta nella fede. Ma la persona che dubita in modo sbagliato crea un’enorme spaccatura. Qui si pone la domanda non solo di ciò di cui si dubita, ma anche di come e perché. Quali sono i veri motivi del dubbio? Poniamo ad esempio che dubitiate dell’esistenza di un’intelligenza suprema, di uno spirito creativo universale. Con questo atteggiamento volete affermare che voi dubitate, ma in realtà state dicendo che "sapete" che non esiste - cosa chiaramente impossibile, dato che non lo potete sapere. È anche disonesto, perché ritenete che le vostre attuali e limitatissime percezioni siano la realtà finale. Inoltre una tale affermazione comporta sempre un’altra disonestà – che è la parte nascosta di questa credenza. È caratterizzata da sfumature di pia illusione, proprio come quelle del tipo sbagliato di fede. Ci sono varie ragioni per questa posizione personale, come la paura di dover affrontare domani ciò che la personalità si affanna a evitare oggi. È pia illusione credere che la vita finisca, che nulla abbia senso, perché allora nulla avrebbe comunque importanza. Dunque si ha "fede" nella non-esistenza di Dio sperando di evitare delle conseguenze.

  32. Quando le persone negano il valore di un percorso spirituale di auto-confronto, magari non proprio l’esistenza di Dio, anche questo nasconde la speranza che si possa evitare l’auto-confronto, che esso non sia necessario. Raramente si obietta a un dubbio di questo tipo. È sempre giustificato da "questa è la mia convinzione, che è valida come la tua", e la si presenta come se si fosse giunti a quel tipo di ipotesi in modo del tutto onesto e profondo.

  33. Se dubitate di qualcosa che per un motivo qualsiasi non volete conoscere, allora il vostro dubbio è disonesto. Questo tipo sbagliato di dubbio ha molto in comune con il tipo sbagliato di fede. Entrambi sono guidati da buone intenzioni. Molto spesso chi è orgoglioso del proprio dubitare, perché non vuole apparire credulone agli occhi degli altri, non mette in discussione i propri dubbi. Quindi è necessario che voi mettiate in discussione i vostri dubbi. Ricavate un beneficio dal vostro dubbio? Quali sono le ragioni oneste del dubbio? Su quali considerazioni reali basate onestamente il dubbio? Se dubitate dei vostri dubbi, se li mettete in discussione, giungerete alla verità che vi sta guidando in quel contesto e vi avvicinerete, in tal modo, alla fede.

  34. Se dubitate degli altri - piuttosto che delle vostre motivazioni, distorsioni e opinioni, dei vostri giudizi soggettivi e delle negatività - negate la verità in voi stessi. Solo quando siete nella vostra verità potete abbandonare quel dubitare in voi che vi tormenta, nutrito dai vostri sospetti e dai dubbi sugli altri. Non si deve confondere questa proiezione del dubitare di sé con la vera intuizione e percezione, le quali procurano sensazioni molto diverse e conducono a espressioni e interscambi molto diversi. Se usate la pseudo-intelligenza per giustificare i vostri dubbi, diffidenze e sospetti, così da evitare il disagio dell’auto-confronto, create una separazione ancora più grande tra voi e la realtà, e quindi tra voi e la verità. Così voi fabbricate sofferenza e malcontento e vi procurate un vago disagio che non riuscite a identificare.

  35. Qui abbiamo una tipica situazione di dualità. Ci sono, apparentemente, due opposti - la fede e il dubbio. La religione dirà con superficialità che la fede è “giusta” e il dubbio è “sbagliato”. Gli intellettuali diranno con pari superficialità che la fede è “sbagliata” e il dubbio è “giusto”. Le due fazioni iniziano a disputare. Ognuno crede di avere ragione, di possedere la verità. Ma c’è una versione reale e una falsa in entrambi i casi. Nella versione reale, fede e dubbio non sono degli opposti che si escludono a vicenda. Essi si completano a vicenda. Il tipo di dubbio reale seleziona, soppesa, differenzia, ricerca la verità - non si sottrae allo sforzo mentale di trattare con la realtà. Questo conduce ai vari passi della fede. Per ognuno di questi passi è necessario avere il giusto tipo di dubbio. Ad esempio, se esitate a fare il salto, dovete dubitare della vostra paura e dell’idea che la paura sia la realtà ultima. Se propendete per una fede pigra, il dubbio deve risvegliare la vostra attività mentale. Se propendete per un dubbio distruttivo, la fede deve evitare che ne siate sommersi e che cancelliate i momenti di verità che avete già sperimentato.

  36. C’è un modo per trovare sempre l’unità, la giusta fede e il giusto dubbio, e uscire così da una fede e da un dubbio mal riposti. Io vi ho detto come. È dedicare voi stessi alla verità e all’amore. Molto prima che voi sperimentiate e quindi crediate in uno spirito divino che governa e dimora in tutto ciò che è, potete tranquillamente utilizzare verità e amore come vostri punti di riferimento, delle direttive per regolare la vostra vita, per arrendervi, per lasciar andare qualcosa di non vero e privo di amore in favore di ciò che è sincero e amorevole. Appena metterete verità e amore al centro di tutto quello che fate, sperimenterete il Dio vivente dentro, la forza, la salute e la conoscenza per risolvere tutti i vostri problemi e per uscire dalle negatività in cui sembrate bloccati e a cui siete incapaci di rinunciare. L’avventura della fede è un movimento che combina fede e dubbio in un tutto complementare al servizio della verità e dell’amore.

  37. Ora vi lascio con la benedizione dello spirito divino che abita in ognuno di voi. Credete in questo spirito, abbiate fede nella sua esistenza ed Egli si rivelerà a voi. Perché è la più grande realtà che esiste. Niente potrebbe essere più reale e più immediato. Siete tutti benedetti, tutti voi.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 221 - Faith and Doubt in Truth or Distortion
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