Vai ai contenuti
Logo della Biblioteca del Sentiero

Lez. 195 - Identificazione e intenzionalità: identificazione con il sé spirituale per superare l'intenzionalità negativa

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
19 novembre 1971

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Settembre 2019

  1. Benedizioni e un saluto a tutti voi. Lasciate che il potere dello spirito vi animi, che viva e si manifesti attraverso di voi: così sarete nel mondo reale e darete valore alla vostra vita. Ogni passo in questa direzione genera nuova energia. Voi, che volete capire chi siate veramente, e che siete pronti al sacrificio di rinunciare ai vecchi schemi distruttivi del pensare e del reagire, voi scoprirete quale incomparabile tesoro esista in voi. Allora il termine ‘sacrificio’ vi sembrerà assurdo, poiché avrete tutto senza dover rinunciare a nulla.

  2. Negli ultimi mesi il vostro impegno, sia a livello individuale che di gruppo, ha prodotto una nuova e potente energia. Avete dato vita a qualcosa di veramente più grande della vita umana che conoscete, e se ne sono accorti tutti quelli che vogliono vedere e percepire. Dovreste coprirvi gli occhi di proposito per non accorgervi dei progressi fatti finora, del nuovo movimento nella vostra vita, dentro e fuori, del vostro nuovo sentire e della profondità delle nuove esperienze. Siete diventati tutti molto più consapevoli di voi stessi, e di conseguenza la vita comincia ad aprirsi sempre di più. In modo analogo, il medesimo nuovo afflusso è senz’altro evidente anche nella vita del gruppo, nelle dinamiche e nelle esperienze del sentire, nell’onestà dei sentimenti e nelle relazioni più intime tra di voi. Inoltre, grazie ai vostri sforzi e progressi, la forza spirituale si è ora talmente accresciuta che persino i più scettici tra voi cominciano a capire che stavano adottando lo scetticismo come forma di difesa. A questo punto la validità del Sentiero non è più di carattere teorico o filosofico: esso è diventato una realtà e un’esperienza di cui non si può più dubitare.

  3. Con l’affinarsi della percezione, grazie al velocizzarsi della vostra evoluzione, sapete che la realtà dello spirito è molto più ampia della realtà di ciò che toccate e vedete. L’energia spirituale che generate si rinnova da sé, come potete vedere nella vostra vita personale e nelle relazioni con gli altri. Naturalmente, pur avendo fatto grandi progressi, dovete pur sempre affrontare le vostre difese e le negatività immotivate, le resistenze, le distorsioni e le ombre. Dunque dobbiamo proseguire nel nostro lavoro per poter disporre di ancor più forza spirituale che vi aiuti a eliminare in misura sempre maggiore gli aspetti negativi della vostra personalità: la distanza dalla realtà e l’uso delle maschere. Come sempre, per prima cosa si deve prendere atto di quegli aspetti per poi accettarli, prima di riuscire a lasciarli andare. Non è possibile lasciare andare qualcosa che non si sa di avere o che resta inespressa.

  4. Ancora una volta, vorrei individuare il denominatore comune di dove si trovi, al momento, la maggior parte di voi, di chi segue il Sentiero in tutti i modi e con tutti gli aiuti a disposizione. Per costoro sarà subito evidente di ritrovarsi nel punto cruciale di cui ora vi parlerò. Alcuni potrebbero essere andati già oltre. Altri forse si stanno ancora affannando nella verifica di questo punto di autocoscienza, ma sentiranno che ci sono praticamente arrivati. La maggior parte di voi, amici miei, si trova proprio nel punto di cui ora vi parlerò.

  5. Ora vi vorrei parlare della necessità di essere consapevoli dell’intenzionalità negativa che prima nascondevate, ma di cui ora siete coscienti. In passato forse avrete anche accettato di possedere, in teoria, un sé inferiore, o di avere carenze e difetti caratteriali; cose che forse avrete anche affrontato e gestito in modo onesto e costruttivo. Ma ciò non vuol dire che abbiate scovato la vostra intenzionalità negativa, sebbene ci sia una correlazione tra questa e i difetti caratteriali, le immagini, gli equivoci e i sentimenti distruttivi.

  6. È rilevante come, nella psicologia umana, se si teme una cosa, inconsciamente la si desidera; e come qualsiasi esperienza si viva, a livello inconscio è perché la si vuol fare. Il Sentiero si basa proprio su questo. Ora molti di voi stanno sperimentando un atteggiamento di negazione di fondo verso la vita, che non vi fa esprimere il desiderio di donare, di amare, di dare un contributo, di andare verso l’altro, di ricevere, oppure di vivere bene e con profitto. Fatto che può sembrare assurdo alla mente cosciente, che non desidera altro che la propria piena realizzazione. Ma c’è un’altra parte dell’anima, ben nascosta nella psiche, che dice esattamente il contrario: che vuole odiare, disprezzare, rifiutare, anche a costo di soffrire e di patire svantaggi.

  7. È della massima importanza riconoscere questa parte dell’anima. Non sarà forse la parte preminente del sé. Infatti può darsi che una parte relativamente piccina della vostra coscienza sia bloccata nella negazione, mentre una parte molto più cospicua del sé tenda al suo opposto. Ma per piccola che possa essere rispetto agli aspetti positivi e liberati del sé, la parte negativa esercita un potere magnetico sulla vita della persona, proprio perché non la si riconosce a livello cosciente.

  8. All’affiorare della piena consapevolezza dell’intenzionalità negativa, voi iniziate ad accorgervi di quanto quell’atteggiamento devastante faccia presa su di voi. Ma benché sappiate quanto esso sia distruttivo e insensato, ancora non riuscite a farne a meno, o siete riluttanti a farlo. Occorre un grande sforzo per superare la resistenza ad accettare questa realtà della vostra vita che sulle prime destabilizza. Di fatto, gran parte della resistenza che incontrate in voi e nei vostri compagni deriva proprio dal non voler vedere che albergano in voi tali distruttività e negazione, del tutto insensate.

  9. Ma quando finalmente ne prendete atto è una benedizione, poiché potete affrontare quella negazione della vita. Ci sono diverse "motivazioni" per la negatività, se possiamo chiamarle così, di cui siete già decisamente consapevoli. Tuttavia potreste scoprire di essere ancora bloccati in quel punto. Ma il semplice fatto di sapere che siete voi a volere isolamento, solitudine, mancanza di amore, odio e disprezzo, e che non è colpa del fato che si abbatte su di voi, piccoli innocenti, è la chiave per trovare il prossimo anello della catena della vostra evoluzione.

  10. A questo punto è opportuno fare un chiaro distinguo tra negatività e intenzionalità negativa. Alla negatività appartiene una vasta gamma di sentimenti tra cui difetti, ostilità, distorsioni della realtà, invidia, odio, paura, orgoglio e rabbia, per citarne alcuni. Ma per intenzionalità negativa intendiamo proprio l’intenzione di mantenere lo stato di negazione della vita e dell’io. Lo stesso termine ‘intenzione’ indica che è il sé a decidere: esso fa una scelta deliberata, con l’intento di fare, agire ed essere in un certo modo. Ora, anche se ammettete di avere atteggiamenti distruttivi, crudeli e brutali, sembra sempre che non possiate fare a meno di comportarvi così. Ma nel momento in cui scoprite l’intenzionalità negativa, non vi potete più illudere che la negatività vi "capiti". Prima o poi dovrete fare i conti con il fatto che la vostra vita dipende dalle scelte che operate. E la scelta implica la possibilità di avere un altro atteggiamento. In altre parole, potete scoprire davvero, a livello profondo, di essere liberi. Persino i vostri ristretti attuali limiti derivano da un percorso liberamente scelto, che state seguendo e che continuerete a seguire finché non deciderete di cambiarlo.

  11. Alla mente conscia le intenzioni negative potrebbero apparire assurde, ma state certi che l’intenzionalità negativa esiste davvero. Per ammetterlo e affrontare la cosa a fondo e in modo estensivo servono notevoli sforzi, dedizione e pazienza, e bisogna aver vinto le resistenze interiori. Non dico riconoscerle in modo vago e occasionale e poi lasciarle da parte. Affrontare seriamente la propria intenzionalità negativa comporta una crisi di vita profonda e rappresenta un passaggio fondamentale: non è certo qualcosa di facile per nessuno.

  12. Vediamo ora alcune delle fasi fondamentali di questa transizione. Potete anche iniziare il cammino senza avere consapevolezza delle vostre ostinate intenzioni negative. Come vi dicevo, anche davanti all’evidenza fatichereste a crederci, per non parlare di sentire e osservare quelle intenzioni dentro di voi. Potreste essere consapevoli di qualche difetto e atteggiamento distruttivo, o di qualche comportamento e sentimento nevrotico, ma non mi stancherò mai di ripetere che ben altro è rendersi conto dell’intenzionalità negativa.

  13. Se il cammino procede bene e acquisite una visione più profonda e onesta di voi, riuscite ad accettare una quantità sempre maggiore di vostri sentimenti, sia buoni che dolorosi: acquisite forza e obiettività. Con il rinnovato impegno ad affrontare la verità che c’è in voi, cosa che attiva le energie spirituali più pure, arrivate finalmente a scoprire la vostra negazione intenzionale di tutto il buono della vita. Scoprirete che più vi sentite frustrati perché non ottenete ciò cui tanto anelate, più è radicata la vostra intenzione negativa interiore e meno siete disposti ad affrontarla. Questa è una correlazione estremamente importante. Lo stesso vale per i dubbi: più temete che ciò che volete non si materializzerà, minore sarà la fiducia verso la vostra vita, e meno sarete collegati alla vostra volontà negativa.

  14. È davvero difficile ammettere che l’io scelga deliberatamente la strada della negazione, del disprezzo e dell’odio, anche a costo di soffrire. Ma ammetterlo vi spalanca la porta della libertà ancor prima che voi siate, di fatto, pronti a varcarla. Ancor prima che l’io sia pronto a fare una nuova scelta, la mera possibilità di un’altra strada, di un nuovo approccio alla vita e a reinvestire le proprie energie e risorse, è portatrice di speranza: non una speranza fasulla, bensì una realistica aspettativa.

  15. Voi puntate così tanto sulle false speranze, amici miei! In realtà investite le vostre energie migliori in soluzioni nevrotiche che si basano su speranze irrealizzabili o su mera illusione. Ma esiste una speranza concreta, realistica e realizzabile: una speranza che non susciterà delusioni e disincanti. Una speranza che si trasforma lentamente, ma in modo certo, in realtà manifesta e nei fatti, che è apportatrice di autorealizzazione e che attua il meglio in voi, dandovi accesso a tutto ciò che la vita ha da offrire. Provate a pensare a quante potenzialità può offrire la vita: sono infinite, e sono lì che vi aspettano.

  16. Tuttavia, per quanto sia importante scoprire l’esistenza dell’intenzionalità negativa, prenderne atto e rinunciare a essa non è la stessa cosa. Chi è arrivato fin qui lo sa bene. È possibile riconoscere pienamente e ammettere la propria negatività, e tuttavia non essere affatto pronti e disposti a farne a meno. A volte può capitare che il solo riconoscere un atteggiamento distruttivo o distorto lo elimini in automatico, ma non succede spesso. Più e più volte quasi tutti nel vostro lavoro avete constatato che, pur riconoscendo che l’intenzionalità negativa è priva di senso e distruttiva, non vi basta prenderne atto per riuscire a cambiare la mente, la volontà e l’intenzione.

  17. Risulta difficile per diverse ragioni. Spesso c’è la paura dell’ignoto, di rimanere feriti e umiliati, di dolori passati e presenti che si rifiuta di sperimentare. Un atteggiamento negativo è una difesa dal sentire reale. L’orientamento negativo della volontà dipende anche dal rifiuto di assumersi la responsabilità di sé o di gestire situazioni scomode. Tale negazione della vita trae origine dall’infanzia. Oggi è la vostra insistenza interiore a costringere i "genitori cattivi" a diventare "buoni" per senso di colpa: la vostra infelicità diventa un’arma. L’intenzionalità negativa è anche un modo di punire la vita in generale. Alcuni di voi avranno forse già avuto modo di esplorare, verificare e lavorare su questi sentimenti, reazioni e atteggiamenti, ma insistete a non mollare la presa. Perché?

  18. Spesso è l’unico modo che ha il bambino di proteggere la propria identità. Se il bambino non mantiene la resistenza interiore a rinunciare a questo intento, la personalità si sente minacciata: per il bambino rinunciare a resistere equivale a capitolare, a dar via la propria individualità. In tanti ne siete consapevoli e sapete che non è il caso di restare ancora attaccati a una posizione oggi non più valida e, di certo, distruttiva.

  19. Potrebbe sembrare quasi inconcepibile a chi di voi non sia ancora arrivato alla scoperta di sé che, pur riconoscendo i propri atteggiamenti come inutili e insensati e forieri di conseguenze spiacevoli, si possa insistere ad adottarli. Perché questo rifiuto all’apparenza insensato che sapete causare sofferenza a voi e agli altri? Esso vi toglie l’opportunità di vivere in gioia e pienezza e produce forti sensi di colpa e autopunizione. Ci deve essere una ragione molto potente che, ovviamente, va al di là delle cause summenzionate, per valide che siano. Molti di voi sono ancora bloccati proprio in questo punto e hanno bisogno di aiuto per superarlo.

  20. Cos’è che vi impedisce davvero di dire: "Io non voglio odiare, io voglio amare. Non voglio più tirarmi indietro, ma voglio dare alla vita il meglio di me. Non mi serve ostentare disprezzo e voglio rinunciarvi sul serio. Voglio donare e andare incontro alla vita e ricevere anche il meglio che mi offre”?. Spero che questa lezione vi aiuti a capire meglio perché opponete resistenza.

  21. Per superare l’intoppo occorre capire per bene il tema dell’identificazione. Con quale parte di voi vi identificate? Questa identificazione non è qualcosa che viene scelta dall’io cosciente. Ancora una volta, è qualcosa che la vostra mente osservatrice deve scoprire. In che modo vi identificate con le diverse parti del vostro essere?

  22. Per esempio, se vi identificate solo con l’io - la parte cosciente e volitiva che agisce - è automaticamente impossibile effettuare un cambiamento al di là dei confini dell’io. Il cambiamento interiore degli atteggiamenti e del sentire più profondo di un individuo non può essere determinato dalle funzioni assai limitate dell’io. Ci si deve identificare con un aspetto più profondo, più ampio e più concreto del sé, per poter arrivare a credere alla possibilità di un tale cambiamento. Un cambiamento profondo proviene da un io determinato a cambiare, che per riuscirvi confida nei processi del sé spirituale involontario. Se non c’è identificazione con il sé spirituale, non ci può essere nemmeno la fiducia e il necessario clima di attesa positiva e rilassata. E se non c’è fiducia, la persona non può nemmeno volere un cambiamento, poiché se si convincesse di non potercela fare avrebbe la spiacevole evidenza di un io impotente. Dunque è preferibile che il limitato io dica "non voglio" piuttosto di "non posso".

  23. A livello superficiale accade esattamente il contrario: si nega il "non voglio" con il "non posso". A livello più profondo e sottile accade l’opposto semplicemente perché l’io non vuole ammettere i propri limiti; eppure il sé non ha trovato il modo di identificarsi con lo spirito.

  24. Ci può essere un’identificazione più positiva e costruttiva, o una più negativa, ostruttiva e distruttiva. La differenza non è data dalla vostra identificazione con uno o l’altro dei vari aspetti della personalità, come se uno fosse buono e l’altro cattivo. Identificarvi con un vostro aspetto qualsiasi può essere gradevole, sano e fecondo; o il contrario. Ad esempio, potreste pensare: "Come potrebbe essere distruttivo identificarsi con il Sé Superiore?". Oppure: "Com’è possibile volersi identificare con il sé inferiore?". Io vi dico che le due situazioni si possono verificare entrambe.

  25. Se vi identificate con il Sé Superiore, o con il vostro spirito, senza essere veramente consapevoli del vostro sé inferiore, della maschera, delle vostre difese, dei giochini disonesti e della vostra intenzionalità negativa, allora l’identificazione con il Sé Superiore diventa fuga e illusione. In quel caso non è affatto un’esperienza reale o veritiera. È più come aderire a una filosofia che vi convince solo a livello intellettuale. È certo cosa ottima sapere che voi siete una manifestazione divina dal potere potenzialmente illimitato di cambiare voi stessi e la vostra vita, che siete lo spirito stesso dell’universo in forma manifesta. Questo è vero. Ma è solo una mezza verità, se questa identificazione trascura la parte di voi che necessita della vostra indagine e della vostra sincera attenzione.

  26. In modo analogo, l’identificazione con il sé inferiore può essere piacevole oppure spiacevole. Mettiamola così: una cosa è identificarsi con il sé inferiore o con il sé maschera, altra è osservarlo e identificarlo. Quando vi identificate con il sé inferiore, credete che in voi non ci sia altro. Ma se lo individuate, lo osservate, lo riconoscete e lo affrontate, capite che in voi c’è dell’altro. Se non fosse così, non sareste in grado di identificarlo, osservarlo, valutarlo, analizzarlo e modificarlo. Perché quella parte di voi che fa tutto ciò è sicuramente più responsabile, ha più potere ed è più attiva e reale della parte che è osservata, valutata o modificata. Nel momento in cui identificate qualcosa, che sia buona, cattiva o neutra, la parte che identifica è più di ciò che viene identificato. In altre parole, l’osservatore è più reale e responsabile dell’osservato. Questa è la grande differenza tra l’individuazione di qualcosa e la propria identificazione con essa.

  27. Quando si individuano la maschera e il sé inferiore, o l’intenzionalità negativa e i giochi disonesti, si fa spazio ai sentimenti reali, tra cui il dolore, che si possono vivere in totale onestà, e dunque non serve più negare il dolore. Questo perché l’energia non più investita nella negazione vi porterà alla verità. E quando riuscirete a percepire veramente il vostro sentire, potrete poi identificarvi con il Sé Spirituale.

  28. Si deve individuare il sé inferiore, ma è con il Sé Spirituale che bisogna identificarsi. L’io opera l’identificazione, ma poi deve farsi da parte di sua sponte affinché possa essere integrato nel Sé Spirituale.

  29. Rinunciando all’intenzionalità negativa voi vi sperimentate già come qualcosa di più del sé inferiore, le cui energie, nella loro forma attuale, occorre dissolvere, riadattare e poi indirizzare in modo nuovo e migliore. Ma quando riaffermate l’insensato rifiuto di rinunciare alla volontà negativa, è perché vi state identificando completamente con quell’aspetto del sé. È così, anche se forse non per altri vostri aspetti evoluti. In altre parole, non è una condizione assoluta: non è vero che o si è identificati del tutto con il sé inferiore, o non lo si è. Immancabilmente siete una combinazione di entrambe le cose. Alcuni aspetti del sé sono liberi, e in quell’ambito si può percepire una profonda identificazione spirituale; al contempo, gli aspetti inferiori del sé ancora non rilevati e i sentimenti ancora non percepiti creano, in parte, un clima di sprofondamento nel sé inferiore, che l’io teme essere l’unica realtà. È anche possibile una terza identificazione: quella con l’io, ritenuta l’unica funzione valida e sicura. È così che le persone sono divise in merito all’identificazione.

  30. Se c’è un’identificazione segreta con il sé inferiore, anche parziale, alla parte del sé distruttiva, crudele, rancorosa e sprezzante rinunciare a esso sembrerebbe come un auto-annichilirsi, e ben presto così apparirà il sé reale. L’altro sembrerà irreale, forse persino finto. E sembra così specialmente se c’è una patina a ricoprire la realtà del sé inferiore. Rinunciare all’odio, al rancore e all’intenzionalità negativa sembra quasi una rinuncia al proprio essere intimo. Ma non c’è rischio di autoannientamento, nemmeno se si è convinti che quel ‘sacrificio’ potrà portare a gioia e appagamento. Tutt’al più, qualunque gioia si possa conseguire sembrerebbe destinata solo a qualcuno diverso dall’io a voi familiare. A che pro la gioia, la realizzazione, il piacere, il rispetto di sé e l’abbondanza, se li può provare solo qualcun altro? Questa sensazione, questa atmosfera inespressa che c’è in voi è la parte più difficile da superare, o forse, piuttosto, la seconda più difficile.

  31. La prima è l’impegno iniziale a scoprire la verità su di voi. Ciò comporta osservare e ammettere a livello mentale i vostri effettivi pensieri e sentimenti, fare esperienza di ogni vostro sentire e riconoscerlo in ogni livello. Dopodiché dovrete rispondere alla domanda: "Come farò a tirarmi fuori dalla mia identificazione con il sé inferiore?".

  32. Se sperimentate voi stessi come reali unicamente nel sé inferiore, in qualsiasi misura le cose stiano effettivamente così, non ce la farete a mollarlo. Vi rifiutate di farlo perché avete una mal riposta volontà di vivere. Vi illudete che in voi non esista nulla al di là dei vostri aspetti più negativi. Vi sentite reali e pieni di energia solo quando esprimete negatività e distruttività, pur limitate dall’ambiente che vi costringe a sperimentare quell’energia solo dentro di voi. L’inerzia e il torpore esteriori sembrano essere l’esito della "rinuncia" al male. Ma non è affatto così, né è necessario che lo facciate. Voi riuscirete a trasformare quella stessa energia una volta che cesserete di negarla.

  33. Amici miei, fate sedimentare queste parole: la riluttanza a lasciar andare ciò che più odiate in voi è dovuta a un’identificazione errata. Adesso molti saranno perplessi su se stessi. Non capite perché non volete uscire da quella situazione interiore tanto scomoda e sgradevole. Voi sapete che là fuori c’è un mondo fantastico che vi aspetta. E se lo negate è per giustificare la vostra posizione: se è tutto squallido, comunque, allora non c’è nulla di strano nella vostra condizione. Così vi costringete spesso a credere che l’universo sia terribile e assurdo. Poiché, se così non fosse, non potreste fondare l’idea di un universo bello e buono sull’intenzionalità negativa.

  34. Il modo in cui siete vincolati e bloccati in questa posizione di resistenza a lasciar andare l’intenzionalità negativa non è solo ostinata e sprezzante. Sarebbe stupido. Ma ostinazione e astiosità irrigidiscono la vostra posizione, e in questo modo la vostra paura di annientamento prodotto dalla rinuncia al sé inferiore si rafforza, e la negatività si autoalimenta: vivrete allora in un mondo piccino e chiuso, in cui sarà il peggio di voi ad apparirvi come l’unica realtà.

  35. Come trovare la via di uscita? Per prima cosa dovreste mettere in discussione voi stessi: "Davvero io sono solo questo? È vero che la mia realtà cessa di esistere se io rinuncio all’intenzione e alla volontà negativa? Mi rimane solo questo?". Il solo fatto di porvi onestamente queste domande basterà ad aprirvi una porta. Anche prima che le risposte arrivino - e arriveranno, alla fine - il fatto stesso di porvele vi consentirà di giungere alla seconda fase di questa progressione, in cui vi accorgerete che la parte che fa le domande si trova già oltre la vostra presunta identità. In tal modo create già una nuova connessione. Da lì in poi non sarà tanto difficile trovare in voi una voce che risponde in modo nuovo, che va oltre la portata limitata del sé inferiore che eravate usi proteggere tanto gelosamente.

  36. Iniziate a farvi delle domande esplorative, con benevolenza e fiducia. Questo è il primo passo per trovare l’uscita dalla vostra prigione di inutili sofferenze. Mentre lo fate non siete più identificati con il sé inferiore, che non conosce nulla al di fuori delle pareti della prigione e che trae la sua identità, o realtà, dall’essere negativo. Invece voi arrivate al punto di identificarlo e diventarne gli osservatori. L’identificazione con l’osservatore è dunque il primo passo che vi porterà oltre l’esperienza di quel sé a voi familiare.

  37. Supponiamo, ad esempio, che siate abituati a sperimentarvi come persone arroganti, fredde e sprezzanti. Se rinunciaste a questo atteggiamento vi sembrerebbe di morire. Ma morire a cosa? Morire al vostro vero sé, dove si trovano i vostri veri sentimenti e il vostro vero essere. Se sarete disposti a provare i vostri sentimenti, a prescindere dalla loro natura, saprete chi siete. Se non vorrete farlo, allora rimarrete quel "sé" duro, irrigidito e limitato. Potete scegliere.

  38. Non si può pretendere che rinunciando alla vostra intenzionalità negativa sperimentiate subito la felicità universale o terrena. Ma sperimenterete il vostro vero sentire, e a volte sarà doloroso. Ma il dolore sarà molto più facile da sopportare rispetto a quello della situazione attuale. Con la sua natura fluida esso vi trasporterà verso condizioni nuove e migliori, come il fiume della vita.

  39. Ci vuole un impegno costantemente rivolto alla verità del sé: verso ciò che il sé sente, pensa ed è. Se questa è l’intenzione, sarà impossibile che non realizziate voi stessi. Sperimenterete nuove profondità del sentire e accoglierete anche il dolore, poiché è reale e fluido. Esso fluisce ed è parte integrale di voi.

  40. Le prime risposte alle vostre domande potrebbero anche non venire dal vostro Sé Spirituale più profondo. Potreste non avere rivelazioni magiche, visioni e ispirazioni mistiche. Le prime risposte potrebbero venire dalla mente cosciente. La capacità di elaborare nuove possibilità e risposte e di usare la conoscenza della verità che è già integrata nella vostra coscienza vi darà una sensazione di sicurezza e di concretezza. Allo stesso tempo avrete una nuova chiave per usare il materiale di cui disponete in modi diversi dal solito vecchio tracciato.

  41. Questi nuovi pensieri potrebbero rendere attraente e desiderabile l’idea di mettere alla prova l’intenzionalità positiva. All’inizio potreste sperimentarvi formulando nuovi pensieri, soppesare nuove possibilità e alternative per calibrare il vostro apparato raziocinante. È un esperimento eccitante che di norma non vi obbliga a seguire una linea d’azione. Si tratta solo di dare un nuovo obiettivo a una mente già molto impostata. Potrete sempre esercitare il diritto di recesso, non siete obbligati dalla vita o da altri: la scelta è sempre la vostra. Il saperlo farà sembrare meno assoluto il rischio apparente di cimentarvi in un nuovo ordine di pensiero. Provate solo a vedere come ci si sente a mettere in moto una intenzionalità positiva. Cogliete questa nuova libertà e getterete un ponte verso una maggiore espansione del sé. A poco a poco scenderete nella calma e saprete ascoltarvi. Percepirete la voce sempre presente e continua della verità e di Dio. L’intensità e la frequenza di quella voce aumenteranno finché capirete che voi siete tutto ciò che esiste. Non c’è nulla che voi non siate, amici miei. Vi sembrerà forse qualcosa di molto distante da voi, ma non tanto come vi può apparire adesso.

  42. Proverete a fare questo passo, terminata la lezione? Forse potreste meditare insieme come gruppo e aiutarvi a vicenda. Occorre ripetere questo passaggio più e più volte, e rinnovare altresì l’impegno iniziale a trovare la verità dentro di voi. Ma ad ogni piccolo passo si libera sempre più energia e si rendono più facili i passi successivi. Questo processo potrebbe generare un’enorme energia spirituale, grazie alla meditazione e al vostro impegno.

  43. Chi si rende disponibile a nuove possibilità di concepire, percepire e formare nuovi atteggiamenti interiori, sperimenterà la ricchezza dell’universo, la ricchezza del suo essere più profondo. Da lì nascono un nuovo modo di agire e nuove esperienze esterne. Chi resta confinato ai vecchi schemi, invece, permarrà in un stato di insoddisfazione, quand’anche fosse più evoluto rispetto ad altri. Non è il caso di rimanere fermi. Se vi fermate vi mettete dei confini. Solo se continuerete a espandervi potrete diventare davvero voi stessi.

  44. Una bella energia dorata si vuole far largo tra le nubi. Le nubi si disperdono sempre di più. E ogni volta che farete un passo in quella direzione, il semplice volerlo fare renderà le nubi più sottili. Ma se vi celerete in un modo qualsiasi dietro alla negazione e al dubbio - le difese più forti che non vi fanno mollare la presa - quel sole dorato e la sua energia non potranno passare. Ma il sole è sempre lì.

  45. Non crediate di dover diventare diversi da come siete: voi sarete il meglio di ciò che già siete. Quando lo sarete diventati, ve ne accorgerete: sperimenterete quanto vi sia familiare quella condizione, il senso di sicurezza che dà e quanto voi siate così! È la vostra parte migliore. Così non tradite la vostra realtà e non diventate qualcosa di cui dobbiate aver vergogna. Provate a crederci. Chi è qui stasera, provi a cedere un po’. Lasciate che la luce entri in voi e accettate che la realtà non è affatto squallida, ma che è, invero, una bellissima realtà. L’universo è pieno di amore. La verità è amore e l’amore è verità. Troverete la libertà del vostro spirito nella verità e nell’amore. Siate benedetti, voi tutti!

  46. * * *

  47. È impossibile riportare ciò che seguì. Fu un’esperienza molto commovente. Si generò una forte energia che sollecitò alcuni amici a fare quel passo. Ciò portò a un sentire profondo che ci commosse, e ci aiutammo l’un l’altro con affetto e amore in modo profondo e genuino. L’intero gruppo fu innalzato a un nuovo stato di liberazione. Purtroppo le parole non riescono a rendere l’intensità di tale esperienza. Ma, almeno, vogliamo che gli amici che non si trovavano lì sappiano cosa stesse accadendo.

Il copyright del materiale della Guida del Pathwork® è di esclusiva proprietà della Fondazione Pathwork®
Torna ai contenuti