Vai ai contenuti
Logo della Biblioteca del Sentiero

Lez. 180 - Il significato delle relazioni umane

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
13 marzo 1970

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Gennaio 2020

  1. Saluti, amici miei carissimi. Benedizioni a ognuno di voi. Sia benedetta la vostra stessa vita e ogni vostro respiro, pensiero e sentimento.

  2. Questa lezione tratterà le relazioni e il loro straordinario significato dal punto di vista spirituale: quello della crescita individuale e dell’unificazione. Vorrei come prima cosa evidenziare che nel livello umano di manifestazione esistono singole unità di coscienza che a volte si armonizzano, ma che molto spesso sono in conflitto tra loro, creando attriti e crisi. Eppure al di là di questo livello di manifestazione non ci sono altre unità frammentate di coscienza. Al di sopra del livello umano c’è una sola coscienza, attraverso la quale ogni singola entità creata viene espressa diversamente. Una persona realizzata sperimenta questa verità senza, tuttavia, perdere il senso di individualità. Lo potete avvertire molto distintamente quando vi occupate delle vostre disarmonie interiori, amici miei. Poiché anche lì vale lo stesso, identico principio.

  3. Nel vostro stato corrente una parte del vostro essere più intimo è sviluppata e governa il pensiero, il sentire, la volontà e l’agire. Ma anche altre parti ancora in uno stato inferiore di sviluppo governano e influenzano il pensiero, il sentire, la volontà e l’agire. Dunque vi ritrovate divisi, e ciò crea sempre tensione, dolore, ansia e difficoltà interne ed esterne. Alcuni aspetti della vostra personalità sono nella verità, altri nell’errore e nella distorsione. La risultante confusione causa seri disturbi. E allora, di solito, tralasciate un aspetto e vi identificate con un altro. Ma la negazione di una parte di voi non porta all’unificazione. Al contrario, accentua la divisione. Occorre dunque far emergere quel lato deviante e conflittuale e confrontarvi con esso sfidando ogni ambivalenza. Solo allora troverete la realtà ultima del vostro sé unificato. Come sapete, unificazione e pace sorgono lì dove voi riconoscete, accettate e comprendete la natura del conflitto interiore.

  4. La stessa, identica legge si applica all’unità o al dissenso tra entità esteriormente separate e diverse. Sono anch’esse una cosa sola, oltre il livello dell’apparenza. Il dissenso non è dovuto a effettive differenze tra unità di coscienza, ma, proprio come succede nell’individuo, a differenze nello sviluppo della coscienza universale che si manifesta.

  5. Pur essendo valido il medesimo principio di unificazione nell’ambito individuale o tra individui, non lo si può applicare a un altro essere umano se non lo si attua prima nel proprio sé interiore. Se non approcciate le parti divergenti del vostro sé in modo conforme a questa verità, e se non affrontate, accettate e comprendete la vostra ambivalenza, non potrete avviare il processo di unificazione con un’altra persona. Questo fatto è molto importante, e spiega la grande enfasi che pone il Sentiero nell’approcciare, come prima cosa, il sé. Solo allora si potrà coltivare una relazione in modo significativo ed efficace.

  6. Ora cercherò di delineare alcuni elementi di dissenso e di unificazione tra esseri umani in relazione tra di loro, e dimostrare come siano paralleli al processo individuale. Ma prima vi vorrei dire che le relazioni sono la sfida più grande per l’individuo, poiché è solo grazie alla relazione con gli altri che i problemi ancora irrisolti nella psiche individuale vengono stimolati e attivati. Questo è il motivo per cui molti individui desistono dall’interagire con gli altri. Forse si potrebbe talvolta permanere nell’illusione che i problemi derivino dall’altro, qualora ci si senta turbati solo in sua presenza, mentre non lo si è stando da soli.

  7. Stare da soli suscita il desiderio interiore di contatto, e meno si alimenta il contatto, più acuto si fa il desiderio. Questo è un tipo di dolore diverso: quello della solitudine e della frustrazione. Ma il contatto rende difficile conservare a lungo l’illusione che il sé interiore sia perfetto e armonioso. È un’aberrazione mentale sostenere troppo a lungo che i problemi di relazione derivino solo dagli altri, e non da se stessi. Ecco perché le relazioni sono al tempo stesso realizzazione, sfida e indicatori del proprio stato interiore. L’attrito che deriva dalla relazione con gli altri può essere un efficace strumento di purificazione e di conoscenza di sé, se si è inclini a usarlo.

  8. Tirandosi indietro dalla sfida e rinunciando a realizzare un contatto intimo, non saranno mai chiamati in causa tanti dei problemi interiori. L’illusione di pace e unità interiore data dall’evitare ogni relazione ha persino portato a concepire che l’isolamento possa favorire la crescita spirituale. Non c’è nulla di più lontano dalla verità. Non si deve confondere questa affermazione con l’idea che possano essere utili anche delle pause di isolamento, per favorire concentrazione interiore e autoconfronto. Ma tali periodi si dovrebbero sempre alternare al contatto - e più il contatto è intimo, più esso esprime maturità spirituale.

  9. Si possono osservare varie fasi nel contatto o nell’assenza di contatto con gli altri. Vi sono molte sfumature tra un isolamento totale esterno o interno, da un lato, e una relazione assai profonda e intima, dall’altro. Come la capacità di amare e di accettare gli altri, di affrontare i reciproci problemi che nascono, di trovare un equilibrio tra la resa e l’autoaffermazione, di dare e ricevere, e di essere vivamente consapevoli dei livelli che interagiscono. C’è chi ha acquisito una certa capacità superficiale di relazionarsi, ma che ancora si ritrae da una rivelazione reciproca più importante, aperta e senza maschere. Potrei dire che l’essere umano medio odierno oscilla da qualche parte tra i due estremi.

  10. È anche possibile misurare il proprio senso di autorealizzazione attraverso la profondità della relazione e il contatto intimo, la forza dei sentimenti che ci si permette di provare, e la disponibilità a dare e ricevere. La frustrazione è indice di assenza di contatto, il che, a sua volta, è un indicatore preciso che il sé ha abbandonato la sfida della relazione, sacrificando in questo modo l’autorealizzazione, il piacere, l’amore e la gioia. Se volete condividere solo sulla base del ricevere, alle vostre condizioni - ma di fatto dentro di voi non volete condividere - i vostri aneliti resteranno insoddisfatti. Le persone farebbero bene a considerare da questa visuale i propri aneliti insoddisfatti, anziché indulgere nel solito assunto di quanto siano sfortunate e ingiustamente bistrattate dalla vita.

  11. Il sentirsi soddisfatti e realizzati dalla relazione è un criterio molto trascurato per misurare il proprio sviluppo. La relazione con gli altri è uno specchio della propria condizione e, quindi, un aiuto diretto per la propria autopurificazione. Per contro, solo confrontandosi ed essendo onesti con sé stessi sarà possibile sostenere le relazioni, espandere il sentire, e ravvivare il contatto nelle relazioni di lungo corso. Quindi, amici, vedete come le relazioni costituiscano un aspetto assai importante della crescita umana.

  12. La forza e l’importanza della relazione pongono spesso seri problemi a chi è ancora alle prese con i propri conflitti interiori. Il desiderio insoddisfatto si fa terribilmente doloroso, se si sceglie l’isolamento a causa della difficoltà di contatto. La cosa si risolve solo se ci si mette seriamente a ricercare la causa di quel conflitto dentro di sé, senza la difesa dell’annichilente senso di colpa che di certo elimina ogni possibilità di giungere davvero al cuore del conflitto. Dovrete coltivare tale ricerca di pari passo con la decisione intima di cambiare, evitandovi così il doloroso dilemma in cui entrambe le alternative sono insostenibili: l’isolamento e il contatto.

  13. La paura del piacere è collegata, in larga misura, al problema di trattare con gli altri e di affrontare la testarda cecità nei propri confronti. È altresì importante ricordare che il tirarsi indietro potrebbe essere molto sottile e quasi impercettibile dall’esterno, rivelato solo dal modo di proteggersi e da un’autoprotezione distorta. Essere capaci di intrattenere buone amicizie non implica per forza la capacità e la volontà di intimità con gli altri. Per molti l’intimità è troppo faticosa. Da fuori potrebbe sembrare che siano gli altri a essere difficili, ma in realtà la complessità sta nel sé, per quanto anche gli altri possano essere imperfetti.

  14. Se due persone con uno sviluppo spirituale di diverso livello avviano una relazione, la responsabilità della relazione è sempre della persona più evoluta. In particolare, quella persona si deve far carico di ricercare nell’interazione le cause profonde che creano attrito e disarmonia tra le parti.

  15. La persona meno evoluta non è in grado di svolgere una tale ricerca, trovandosi ancora in uno stato in cui la colpa si dà all’altro, e in cui non nascono liti o frustrazioni solo a condizione che l’altro si comporti "bene". Inoltre, la persona meno evoluta si ritrova sempre nell’errore di base della dualità. Da questa visuale ogni attrito è visto in termini di "solo uno di noi ha ragione". Il problema dell’altro sembra automaticamente assolvere questa persona, anche se in realtà il suo ruolo negativo potrebbe avere un peso assai maggiore di quello dell’altro.

  16. La persona spiritualmente più evoluta è capace di una percezione realistica, non dualistica. Tale persona potrebbe scorgere un problema radicato in uno dei due senza tuttavia sminuire il problema dell’altro che, possibilmente, è anche assai più lieve. Il più evoluto sarà sempre disposto e in grado di ricercare come egli stesso contribuisca alla propria condizione negativa, a prescindere da quanto palese possa risultare la colpa altrui. Una persona immatura e grezza a livello spirituale ed emotivo farà sempre ricadere gran parte della colpa sull’altro. Questo vale per ogni tipo di relazione: tra compagni, tra genitori e figli, tra amici o colleghi.

  17. La tendenza a rendervi emotivamente dipendenti dagli altri - tendenza che è così importante superare nel vostro processo di crescita - deriva in gran parte dal volervi assolvere dalla colpa o dal volervi evitare le difficoltà di iniziare e mantenere una relazione. Sembra molto più facile spostare il peso del fardello sugli altri. Ma a quale prezzo! Il farlo vi getta nello sconforto e vi isola, oppure provoca sofferenza e attrito a non finire con gli altri. È solo iniziando ad assumervi l’autoresponsabilità sul serio, guardando al vostro problema in seno alla relazione e avendo la volontà di cambiare, che verrà stabilita la libertà e le vostre relazioni diventeranno ricche e gioiose.

  18. Se la persona più evoluta rifiuta di svolgere il giusto compito spirituale per assumersi la responsabilità della relazione e cercare il nocciolo del dissenso interiore, non capirà mai veramente l’interazione reciproca, né come un dato problema influisca sull’altra persona. La relazione, dunque, non potrà che deteriorarsi, lasciando confusi entrambi e meno capaci di affrontare il sé e gli altri. D’altro canto, se la persona spiritualmente evoluta accetta la propria responsabilità, aiuterà anche l’altra in modo sottile. Se lui o lei riesce a desistere dalla tentazione di ribadire sempre gli evidenti punti critici dell’altro e a guardarsi dentro, accrescerà di gran lunga il proprio sviluppo e diffonderà pace e gioia. Il veleno dell’attrito sarà presto eliminato. Diverrà anche possibile trovare altri partner per un processo di crescita che sia davvero reciproco.

  19. Nel caso di relazioni tra pari, entrambi sono pienamente responsabili della relazione che diventa, così, un’avventura bellissima, uno stato di mutualità assai appagante. Ogni piccolissimo difetto temperamentale verrà riconosciuto per il suo significato interiore, e quindi si manterrà il processo di crescita. Entrambi sapranno vedere la co-creazione del difetto momentaneo, che si tratti di un vero attrito o di un temporaneo calo del sentire. La realtà interiore dell’interazione diventerà sempre più importante e metterà ampiamente in sicurezza la relazione.

  20. Vorrei sottolineare che quando parlo di responsabilità da usare nei confronti la persona meno evoluta, non intendo che un essere umano debba portare il peso delle effettive difficoltà altrui. Questo mai. Ciò che intendo è che le difficoltà di interazione in una relazione, di solito non vengono sondate a fondo dall’individuo con una evoluzione spirituale più basica. Questi renderà gli altri responsabili della propria infelicità e disarmonia in una determinata interazione, e non può o non è disposto a vedere l’intera questione. Dunque costui non è in grado di eliminare la disarmonia. Ci potrà riuscire solo chi si assume la responsabilità di cercare il proprio disordine interiore e il suo effetto sulla coppia. Pertanto la persona spiritualmente più primitiva dipende sempre da quella spiritualmente più evoluta.

  21. Una relazione tra individui in cui la distruttività del meno evoluto impedisca la crescita, l’armonia e i buoni sentimenti, o in cui il contatto è nettamente negativo, dovrebbe essere interrotta. Di norma, la persona più evoluta dovrebbe prendere l’iniziativa. In caso contrario, ciò indica una sua debolezza e paura non riconosciute, che dovrà affrontare. Se si deve sciogliere una relazione su questa base (se è più distruttiva e dolorosa che costruttiva e armoniosa), la persona che prende l’iniziativa di spezzare il vecchio legame lo dovrebbe fare solo dopo aver riconosciuto appieno i problemi interiori e le interazioni reciproche. Questo impedirà che si formino nuove relazioni con interazioni e correnti di fondo simili a quelle della precedente. Ciò sta anche a significare che si è presa la decisione di interrompere la connessione per salvaguardare la crescita, e non per disprezzo, per paura o come forma di fuga.

  22. Esplorare l’interazione sottostante e i vari effetti di una relazione, in cui si mettono a nudo e si accettano le difficoltà di entrambi, non è affatto facile. Ma non c’è nulla di più bello e gratificante. Chiunque entri nello stato di illuminazione che rende possibile ciò non temerà più alcun tipo di interazione. Difficoltà e paure nascono nella misura in cui voi proiettate ancora sugli altri i vostri problemi di relazione e li fate responsabili di tutto ciò che non vi sta bene. La cosa può assumere molte forme sottili. Potreste concentrarvi di continuo sui difetti altrui perché a prima vista vi sembra giustificato farlo. Potreste enfatizzare in modo sottile un aspetto dell’interazione o escluderne un altro. Tali distorsioni indicano la proiezione e la negazione dell’autoresponsabilità per le difficoltà di relazione. Questa negazione promuove la dipendenza dalla perfezione dell’altro, fatto che a sua volta crea paura e ostilità a causa della delusione che si prova se l’altro non è adeguato ai parametri della perfezione.

  23. Miei cari amici, per quanto l’altra persona possa fare qualcosa di sbagliato, se vi sentite turbati ci deve essere qualcosa in voi che state trascurando. Dico turbati in un senso particolare. Non parlo di una rabbia netta che si esprime senza sensi colpa e senza lasciar traccia di confusione e dolore interiori. Intendo il tipo di turbamento che scaturisce dal conflitto e che ne genera di nuovo. Nonostante vi abbia ripetutamente avvertito che stavate trascurando la vostra parte in conflitto, è molto difficile per le persone guardarsi dentro e trovare la fonte del disturbo dentro di sé. Persino voi, amici miei, che siete alla ricerca sincera di liberazione e unificazione dentro di voi, in questo ambito siete ancora inclini a una profonda proiezione.

  24. Una comune propensione delle persone è dire: "Lo stai facendo a me". Il gioco di rendere gli altri colpevoli è così pervasivo che passa costantemente inosservato. Un essere umano incolpa l’altro, una nazione incolpa l’altra, un gruppo incolpa l’altro. Questo è un processo costante, nell’attuale livello di sviluppo dell’umanità. È davvero uno dei processi più dannosi e illusori che si possano immaginare.

  25. Forse solo alcuni di voi stanno iniziando a vedere in che modo lo stiate facendo, ma di rado vi fermate, quando ve ne accorgete. Iniziate a mettervi in discussione e smettete di dare la colpa agli altri, che è sempre una forma nascosta di ostilità per assolvere il sé. Si prova piacere nel farlo, ma il dolore e i conflitti insolubili che ne scaturiscono sono del tutto sproporzionati al fittizio piacere del momento. Questo giochino fa davvero male a sé e agli altri. Vi consiglio vivamente di iniziare a prendere consapevolezza della vostra cieca partecipazione a questo gioco di trasferimento di colpa.

  26. Ma che dire della "vittima"? Come si deve comportare? In quanto vittime, il vostro primo problema è che non siete nemmeno consapevoli di cosa stia accadendo. Il più delle volte la vittimizzazione avviene in modo sottile, emotivo e non articolato. La colpa silente, nascosta, indiretta viene addossata senza proferire verbo. La si esprime indirettamente in molti modi. Ora, ovviamente, la prima cosa di cui avete bisogno è una consapevolezza concisa e articolata, perché altrimenti rispondereste inconsciamente in modi altrettanto distruttivi e di falsa autodifesa. Così nessuno dei due conosce davvero gli intricati livelli di azioni, reazioni e interazioni, finché i fili si intrecciano in modo tale da sembrare impossibile districarli. Sono molte le relazioni che hanno vacillato a causa di questa interazione inconscia.

  27. Addossare la colpa diffonde veleno, paura e tanto senso di colpa, almeno pari a quello che si cerca di proiettare. I destinatari dell’accusa e della colpa possono reagire in molti modi diversi, secondo i loro problemi e conflitti irrisolti. Finché la reazione è cieca e la proiezione della colpa inconscia, pure la controreazione sarà nevrotica e distruttiva. Solo una percezione cosciente potrà impedirlo. Solo così sarete in grado di rifiutare il fardello che vi viene imposto. Solo allora potrete articolarlo e individuarlo.

  28. In una relazione che sta per nascere occorre stare all’erta e cercare questa insidia, assai difficile da individuare a causa della larga diffusione della proiezione della colpa. Inoltre i destinatari dovrebbero cercarla sia in sé che nell’altro. Non intendo, qui, un confronto diretto riguardo a qualcosa che ha fatto di sbagliato l’altra persona. Mi riferisco alla sottile accusa per l’infelicità personale. Questa è la sfida da affrontare.

  29. L’unico modo per evitare di diventare vittime di accuse e proiezioni di colpa è evitare di farlo voi stessi. Nella misura in cui indulgerete in un atteggiamento sottilmente negativo - e potreste farlo in modo diverso da come lo stanno facendo a voi - sarete ignari di ciò che vi viene fatto e quindi ne sarete resi vittime. Basta la semplice consapevolezza, per fare la differenza, anche senza esprimere a parole la vostra percezione o confrontarvi con l’altro. Solo nella misura in cui esplorate e accettate senza difese le vostre reazioni e distorsioni problematiche, le negatività, le distruttività, potrete disinnescare la proiezione di colpa in arrivo. Solo allora eviterete il labirinto di falsità e confusione in cui l’incertezza, lo stare sulla difensiva e la debolezza vi possono far indietreggiare o diventare troppo aggressivi. Solo a quel punto cesserete di confondere l’autoaffermazione con l’ostilità, o un compromesso flessibile con una malsana sottomissione.

  30. Questi sono gli aspetti che determinano la capacità di affrontare le relazioni. Più a fondo comprenderete e vivrete questi nuovi atteggiamenti, più l’interazione umana diverrà intima, appagante e meravigliosa.

  31. Come far valere i vostri diritti e attingere realizzazione e piacere dall’universo? Come poter amare senza paura, se non approcciate le relazioni nel modo che vi ho appena indicato? Imparate a fare così e vi purificherete, altrimenti ci sarà sempre una minaccia quando si va nell’intimo: cioè che uno o entrambi finiranno per addossare la colpa all’altro. Amare, condividere ed essere vicini agli altri in modo profondo e appagante può produrre un’energia pura e positiva priva di ogni pericolo, se si cercano, scoprono e dissolvono tali insidie. È di fondamentale importanza che le cerchiate in voi, amici miei.

  32. Il tipo di relazione più stimolante, stupendo, spiritualmente importante e che fa crescere è la relazione tra uomo e donna. L’energia che unisce due persone nell’attrazione e nell’amore, e il piacere che se ne ricava, non sono che un piccolo aspetto della realtà cosmica. È come se ogni creatura conoscesse inconsciamente la felicità di quello stato e cercasse di realizzarlo nel modo più potente di cui dispone l’umanità: nell’amore e nella sessualità tra uomo e donna. La forza che li unisce è l’energia spirituale più pura, che è solo un barlume dello stato spirituale di massima purezza.

  33. Tuttavia, quando un uomo e una donna hanno una relazione seria e duratura, conservare o addirittura accrescere la felicità dipende solo da come i due si relazionano l’un l’altro. Sono consapevoli del collegamento diretto tra piacere durevole e crescita interiore? Usano le inevitabili difficoltà di relazione come dei parametri per le proprie difficoltà interiori? Comunicano nel modo più profondo, veritiero e rivelatore di sé, condividendo i problemi interiori, aiutandosi a vicenda, anziché incolparsi reciprocamente per assolvere se stessi? Dal modo in cui essi risponderanno a tali domande si potrà determinare se la relazione vacilla, si dissolve, ristagna - oppure fiorisce.

  34. Guardandovi attorno, vedrete senz’altro che pochissimi esseri umani crescono e si rivelano in modo così aperto. Altrettanto pochi si rendono conto che crescere insieme e attraverso l’altro dà solidità ai sentimenti, al piacere, all’amore e a un rispetto durevoli. Non sorprende quindi che le relazioni di lungo corso siano quasi sempre più o meno morte, a livello di sentimenti.

  35. Le difficoltà che emergono in una relazione sono sempre segnali di qualcosa di non presidiato. Sono un messaggio potente, per chi riesce ad ascoltarlo. Prima lo si ascolta, maggiore sarà l’energia spirituale rilasciata, così che lo stato di felicità possa dilatarsi assieme all’essere interiore di entrambi. C’è un meccanismo nella relazione tra uomo e donna che può essere paragonato a uno strumento di precisione, il quale indica gli aspetti più fini e sottili della relazione e lo stato individuale di ognuno. Persino le persone più consapevoli e sofisticate, che in altri casi hanno familiarità con la verità spirituale e psicologica, stentano a riconoscerlo. Ogni giorno, anzi ogni ora, il proprio stato interiore e il proprio sentire sono indicatori del proprio livello di crescita. Nella misura in cui si presta loro ascolto fioriranno interazioni, sentimenti, e un fluire libero dentro di sé e verso l’altro.

  36. Una relazione perfettamente matura e spiritualmente valida è sempre collegata intimamente alla crescita personale. Nel momento in cui una relazione viene vissuta come irrilevante per la crescita interiore, se la si abbandona a se stessa, per così dire, prima o poi essa vacillerà. Questo è il destino di gran parte delle relazioni umane, specie di quelle intime. Le relazioni non vengono riconosciute come specchio della crescita interiore e dunque si logorano un po’ alla volta. Il vapore dell’inizio si dissolve e poi non resta nulla. Attriti e dissensi eccessivi, oppure stasi e noia, demoliranno quel che sembrava così promettente.

  37. Solo se entrambi i partner sviluppano tutto il proprio inerente potenziale, la relazione potrà divenire via via più vitale e dinamica. Il lavoro è individuale e anche di coppia. Una relazione costruita in tal modo sarà fondata sulla roccia, non sulla sabbia. In tali circostanze non ci sarà mai spazio per alcuna paura. I sentimenti si dilateranno e si accrescerà la sicurezza propria e altrui. In ogni istante ciascun partner sarà specchio dello stato interiore dell’altro e, dunque, della relazione.

  38. Ogni volta che c’è attrito o indifferenza, ci deve essere qualcosa di bloccato, qualcosa che dovrebbe essere osservato. Alcune interazioni tra le due persone sono poco chiare. Se le si comprendono e le si porta allo scoperto la crescita procederà molto velocemente, e nella dimensione del sentire diventeranno per sempre più profonde e meravigliose l’allegria, la felicità, l’estasi e le esperienze intense. Così la vita acquisirà ancora maggior significato.

  39. Al contrario, la paura dell’intimità implica rigidità e negazione del proprio contributo nelle difficoltà di coppia. Chiunque ignori questi principi o che li accetti solo in teoria, non è emotivamente pronto ad assumersi la responsabilità della propria sofferenza interiore in seno alla relazione o al di fuori di essa. Questo stato genera anche la paura del proprio sentire. Vi trovate ancora in quel frangente primitivo che fa addossare la colpa agli altri. In condizioni simili, paure e incertezze vi impediranno di trovare felicità e intimità - un’intimità senza paure.

  40. Quindi capite bene, amici miei, quanto sia importante riconoscere che la felicità e la bellezza, realtà spirituali eterne, sono accessibili a chi cerca nel proprio cuore la chiave dei problemi dell’interagire umano e della solitudine. La vera crescita è tanto una realtà spirituale quanto una profonda realizzazione, è vibrante vitalità e relazioni felici e gioiose. Se dentro di voi siete pronti a rapportarvi con un altro essere umano in questo modo, troverete la persona giusta con cui realizzare tale modalità di condivisione. Non sarete più spaventati, non sarete più afflitti da paure consce o inconsce, se userete questa chiave così importante. Non vi sentirete mai impotenti o vittime, una volta che avrete effettuato questa importante transizione nella vostra vita, né renderete più gli altri responsabili di ciò che vivete o non vivete. Pertanto crescita e vita meravigliosa e appagante diventano un tutt’uno.

  41. Possiate tutti portare con voi questo nuovo materiale e che la vostra buona volontà susciti nuova energia interiore. Che le mie parole siano l’inizio di una nuova modalità interiore di incontrare la vita, per decidere finalmente: “Voglio rischiare i miei buoni sentimenti. Voglio cercare la causa in me e non nell’altro, e così sarò libero di amare”. Questa meditazione darà i suoi frutti. Se anche vi restasse un germe, una particella di quanto detto, la lezione porterà i suoi frutti. Siate tutti benedetti, cari amici, e diventate il divino che potenzialmente già siete.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 180 - The Spiritual Significance of Human Relationship
Il copyright del materiale della Guida del Pathwork® è di esclusiva proprietà della Fondazione Pathwork®
Torna ai contenuti