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Lez. 168 - Due modi fondamentali di vivere: andando verso il centro o allontanandosi da esso

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
6 dicembre 1968

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Giugno 2018

  1. Saluti, amici carissimi. Vorrei iniziare questa lezione con una benedizione speciale. Se sarete aperti riuscirete a coglierne il significato più profondo, altrimenti le parole resteranno parole. Questa benedizione è la semplice affermazione che la verità porta all’amore e che l’amore porta alla verità. Non importa da dove cominciate, arriverete comunque all’altro capo, e amore e verità diventeranno una cosa sola. In questo percorso avete la possibilità di sperimentare entrambe le direzioni.

  2. Al centro della personalità umana risplende di luce bianca una potente massa di energia. È un fuoco perenne che gorgoglia e scoppietta di continuo. Ogni piccolo crepitio moltiplica il numero dei nuclei che diffondono tutt’intorno la medesima sostanza e l’energia di quella massa. Se questo fondamentale processo di creazione fluisce liberamente e in armonia, l’incessante continuum di energia avrà modo di diffondersi e dirompere, apportando gioia e benessere. È un flusso costante che non cessa mai di espandersi, ma sempre in modo ordinato. Non c’è caos in questo processo.

  3. Ovunque si manifesti questa massa di energia creatrice, essa introduce nell’organismo la natura e l’essenza della stessa sostanza creativa, apportando pura gioia e benessere. Ma non basta. Trattandosi di massa divina, essa contiene la coscienza del massimo livello. Ogni nucleo propaga un condensato di coscienza che è apportatrice di innumerevoli potenzialità: saggezza, talento, creatività e risorse inimmaginabili. Questo tipo di coscienza comporta infinite modalità di auto-espressione, felicità, supremo piacere, e nuove, stimolanti venture, e tutto nel modo più pacifico e sicuro. Non ci sono parole che possano rendere l’idea, nemmeno lontanamente. Ogni nucleo contiene tutto ciò che è stato e che potrà mai essere. Se si comprende davvero il significato di queste parole e la loro portata, se si prendono alla lettera, così come si dovrebbe fare, non ci sarà più alcun motivo di disperazione per nessun essere umano, nemmeno per il più infelice.

  4. La combinazione di coscienza e di energia è ultra potente. È l’onnipotenza che viene ascritta giustamente a Dio e che è mal interpretata dal bambino, il quale è consapevole della sua intrinseca onnipotenza e ne abusa. Ne abusa quando la mette al servizio del suo piccolo Io ostinato. Occorre trascendere l’Io per poter riuscire a trovare il nucleo divino di ogni essere umano in cui regna, suprema, la vera onnipotenza.

  5. Gli esseri umani ignorano largamente il fatto di essere espressione di parte di questa massa energetica di coscienza e potenza, sempre ribollente e in continua espansione. Anche se conoscono delle filosofie che postulano tali verità, essi non hanno l’intima consapevolezza di essere parte ed espressione di questa fucina di forza e saggezza. Il senso della vita sta proprio nel raggiungere la condizione in cui il processo organico della massa di energia arrivi a svolgersi senza impedimenti. La condizione della coscienza umana, però, ha ostacolato in modo considerevole lo svolgersi di questo processo creativo. Si può misurare il grado di sviluppo di un individuo da quanto egli sia conscio che questo processo sta avvenendo, e da quanto sia disposto a dargli sempre più spazio.

  6. Amici miei, voi già conoscete questi fatti in linea di principio. Serve però riportarli sempre all’attenzione in termini nuovi, con una nuova luce e con angolazioni diverse, in modo che si possa finalmente tracciare il percorso interiore che conduca a un’esperienza emozionale di queste verità. Dapprima occorre farne esperienza a livello mentale, in modo vivido e nuovo, per poter ricevere lo stimolo necessario e forse un nuovo livello di comprensione, così da indebolire il meccanismo ostruttivo e intensificare il processo creativo di espansione.

  7. La coscienza umana è una condizione in cui l’individuo può prendere una delle due direzioni basilari della vita. Una verso il proprio sviluppo e l’eliminazione delle ostruzioni, l’altra in senso contrario. La condizione umana si può adeguatamente descrivere come la lotta per abbandonare la prima strada e cercare di prendere l’altra. Gran parte dell’umanità è tutt’ora ignara di questa possibilità di scelta, e continua ad allontanarsi dal centro. Gli esseri umani cercano disperatamente una felicità che si può trovare solo nell’altra direzione. E non sapendo di aver già tutto quel che serve dentro di sé, cercano di prendere ciò di cui hanno bisogno dagli altri, da surrogati, dalle illusioni.

  8. Come vi dicevo, il movimento verso il centro è un processo perenne. Non sono previste fermate, non c’è un risultato finale. Si rinnova di continuo - un ampliamento di vedute e di possibilità di vita nella felicità e nella libertà di esprimersi. Impossibile annoiarsi tra tutte queste possibilità creative, ed è impossibile stancarsi, perché si fa fatica solo quando ci si sforza per allontanarsi dal centro. È una condizione dell’essere incredibilmente bella che non si può trasmettere a parole. Dovete figurarvela come una condizione in cui la paura non esiste, dato che si sa per certo che non c’è fine a quella vita felice: c’è solo la possibilità di scelte migliori e più numerose. E non è un’illusione, amici, davvero. È la pura realtà della vita interiore dell’essere creativo. Se si sa e si sceglie di poter avere tutto il bene e per sempre, ogni paura svanirà.

  9. Invece la direzione che porta lontano dal centro è delimitata. Più l’individuo va in quella direzione, più cade nello sconforto - non solo perché è la strada sbagliata, che conduce a distruttività e infelicità, ma anche perché teme che ci sia una fine. È una paura che c’è solo se si va nella direzione sbagliata. Prendendo quella strada, gli umani si convincono che l’esistenza e la speranza di essere felici termineranno di sicuro. Ogni uomo anela a soddisfare la propria natura intrinseca, che consiste nell’essere felici. Vedendo allontanarsi sempre di più questa possibilità, ci si convince che non ci potranno essere altre soluzioni, e così si cade nello sconforto. In tal senso è sbagliata la percezione di una fine, ma è corretta quella che ci sia un limite nella direzione che porta lontano dal centro. Bisogna arrivare al punto critico, al collasso, perché non c’è uscita da un vicolo cieco. Vista così, la crisi è davvero una benedizione, perché è proprio allora che si scopre l’altra strada. Solo quando l’entità dice a sé stessa "Nella mia condizione attuale non ho vie d’uscita; ho preso la strada sbagliata", solo allora riuscirà a trovare l’altra possibilità, e non c’è altro modo.

  10. Vorrei farvi notare come chi considera la vita un’esperienza fruttuosa e costruttiva abbia già raggiunto questo punto di crisi in precedenza, nella propria storia spirituale. Persone arrivate al "punto di non ritorno", dove c’era solo disperazione e non si vedeva via d’uscita. Questo le ha motivate a cercare una nuova direzione. Per questa ragione è spesso follia ritenere tragico che uno faccia di tutto per arrivare prima al collasso: è ovvio volerci arrivare presto, ed è necessario, se l’entità è ancora nel buio pesto, intrappolata nell’errore e nella distruzione. Il punto di rottura ha quindi un potere curativo, essendo l’unico modo che spinge a ricercare, scoprire e incamminarsi per la strada giusta. La cosa fantastica dell’universo, della Creazione, è che quanto più in fretta arriva la distruzione, tanto più è vicina la salvezza. Dunque arrivare al punto di crisi, da cui non c’è via d’uscita se non la strada per la salvezza, è una tappa di fondamentale importanza per l’evoluzione di ogni entità. Da lì si va diretti alla gioia di scoprire il potere esplosivo della propria forza spirituale interiore - un processo continuo di evoluzione positiva, di opportunità innumerevoli di vita piacevole e significativa, di vera individualità, della dignità di essere creatori della propria vita nell’universo e di poter esprimere il Dio che c’è dentro di sé.

  11. Credo di poter dire che ognuno di voi ha già sperimentato infinite volte un tale cambio di direzione. Eravate giunti alla disperazione e non trovavate via d’uscita. Poi qualcosa dentro di voi è cambiato. Avete capito che vi stavate ostinando a proseguire in una certa direzione. Finché la situazione non vi sembrava disperata, v’illudevate ancora di poter arrivare al risultato voluto. Solo quando vi è stato chiaro che sarebbe stato impossibile, avete cominciato a mollare. Qualcosa in voi ha ceduto e avete abbandonato la strada vecchia, ed ecco, la disperazione era svanita. Vi sono arrivate soluzioni che non vi aspettavate. Solo dopo aver raggiunto il limite, disperati, avete rinunciato alla vostra ostinazione e avete abbandonato le vecchie credenze e modelli distruttivi, trovando la via che porta a tutto ciò che avreste mai potuto desiderare. L’avete sperimentato molte volte, in tanti piccoli modi. Ma a un certo punto particolarmente significativo questo accade in modo globale.

  12. Guardate le persone nel vostro ambiente e osservate quelle che stanno per arrivare al limite, al punto di crisi. Vedete come, non ostante il loro timore, si ostinino ancora a non cercare un altro percorso. E poi ne vedete altre evolversi lungo la buona strada verso il loro centro interiore, le quali, naturalmente, si sono lasciate dietro il proprio punto di crisi. Se considerate l’esistenza umana da questa prospettiva, vedrete quanto sia esiguo il numero di queste persone. Voi del Sentiero siete dunque una ridottissima minoranza. E tuttavia perfino chi di voi è ancora preso da problemi e lotte interiori, spesso ricade inconsciamente nel vecchio automatismo. In molti casi avete seguito quella direzione per secoli. Solo se diventerete sempre più consapevoli di voi stessi, alla fine vi accorgerete del processo distruttivo che vi sta portando al vostro limite, oltre cui non sarà possibile proseguire nella stessa direzione. Perlomeno adesso vi state impegnando ad accertare la vostra situazione personale.

  13. La personalità umana è parte integrante della grande potenza e della sostanza creativa di cui vi parlavo. Per "personalità umana" intendo esattamente tutto ciò che la riguarda: intelligenza cosciente, volontà, qualità e sentimenti, già sviluppati o ancora in stato embrionale. E dato che le tendenze distruttive e il male, di per sé, non sono delle verità ma solo delle distorsioni, includo anche loro. E inoltre l’Io cosciente, che non è qualcosa di separato e diverso, ma è fatto della stessa sostanza creativa e contiene tutti gli elementi presenti nel nucleo dell’essere. Quindi sarebbe un errore perseguire la vostra realizzazione con l’idea che la personalità dell’Io sia basicamente e intrinsecamente diversa dal potere interiore che voi desiderate attivare.

  14. Sapete tuttavia che l’Io, nel suo attuale grado di sviluppo, ha un’intelligenza e un potere molto limitati rispetto alla parte tanto più ampia che desiderate attivare attraverso il Sentiero. È quindi necessario comprendere che la personalità cosciente, anche se relativamente limitata, contiene tutto il necessario per attivarsi e diventare uno con il potere dirompente e in continuo dispiegarsi della coscienza divina fatta di amore, verità, consapevolezza, forza e vita creativa. Sebbene la coscienza dell’Io non abbia tutto quel che serve per gestire la vita in modo autonomo, ha comunque tutto il necessario perché assumiate di volta in volta l’atteggiamento che vi conduce all’unione con il potere più grande. Questa conoscenza è estremamente importante per voi. Senza di essa perdete la speranza e vi convincete di non poterci fare nulla; ma la comprensione vi mette in grado di continuare a cercare con fiducia ed efficacia. Se a ogni difficoltà, o a ogni curva di strada che non vi fa vedere oltre, diceste: "Sì, ho a mia disposizione tutto ciò di cui ho bisogno, in questo momento, per trovare un atteggiamento che sia compatibile con il potere più grande", allora questo potere si potrebbe manifestare a voi.

  15. Qual è il vostro atteggiamento nei confronti delle difficoltà presenti? Questo conta. Qui potete scegliere di adottare un atteggiamento costruttivo o distruttivo, veritiero o di autoinganno. Avete il potere di scoprire quello che sentite veramente e il perché. Avete il potere di rivolgervi alla Guida dalla saggezza infinita che si trova in voi. Avete la possibilità di decidere di andare nella direzione della costruttività, quella che porta a creatività e sviluppo e non verso la resa, come spesso accade quando ci si ritrova nelle difficoltà. Avete anche il potere di smettere di insistere con ostinazione e di difendere con rigidità gli atteggiamenti inconsci la cui natura non è stata ancora esplorata. Avete il potere di vincere la tentazione di indulgere nella rassegnazione e nell’autocommiserazione. Perciò vi dico: Sappiate che avete già tutto quel che serve per adottare l’atteggiamento che vi permetterà di attivare il più grande potere dell’universo. Ogni istante della vita - bello o brutto che sia, facile e leggero o difficile e pesante - contiene il potenziale per essere felici, purché entriate nell’Adesso al livello più profondo. Ogni istante contiene la verità assoluta, se solo vi saprete volgere nella giusta direzione.

  16. Forse queste sono parole difficili da accettare e ancor più da sentire dentro di sé. Ma se in un dato momento del cammino verso la luce, la verità, l’amore e la realizzazione vi fermate e ascoltate questa frase con serietà, contemplandone il significato, laddove c’è oscurità giungerà la luce. Ogni secondo della vostra vita contiene il Tutto e l’Assoluto. Non sono solo parole, ma una pura realtà che si può realizzare sempre. Anche se vi state ancora dirigendo, nell’errore, verso il punto di conversione, sarà bene cercare e invocare la comprensione con sincerità. All’improvviso le parole assumeranno un nuovo significato. Dove la disperazione sembrava un fatto ineluttabile, nasceranno possibilità sempre più numerose di nuova espansione, e saranno possibilità reali come non mai.

  17. Per farvelo capire un po’ meglio, osserviamo un ostacolo molto importante. Abbiamo parlato di tante ostruzioni, come pregiudizi e atteggiamenti distruttivi, con diverse modalità e angolature. Ma ora vorrei semplificare e parlare di queste ostruzioni in termini di moto dell’anima, moto che riflette gli atteggiamenti della personalità. Se entrerete più in sintonia con i moti dell’anima, percepirete facilmente che ogni atteggiamento che adottate si traduce in un certo moto interiore. Se, ad esempio, il vostro è un atteggiamento d’amore, il moto dell’anima è molto diverso da quello che riflette, invece, un atteggiamento di paura e di odio.

  18. La paura è l’ostacolo più grande, specie quella inconscia e non riconosciuta. Dovete capire chiaramente che queste parole hanno un senso solo se portate alla coscienza il materiale represso, perché non conoscere ciò che accade nel sé è, ovviamente, l’ostacolo più grande. L’ignoranza è causa di paura più di ogni altro fattore. La distruttività è sempre connessa alla paura - o ne è determinata, o conduce a essa e la perpetua (oppure tutt’e due). La paura è un elemento della massima importanza. Il moto di paura dell’anima si trasforma in tensione, contrattura e arresto del flusso che proviene dal centro di energia interna che vivifica. La paura blocca il passaggio da cui la vita autorigenerante affluisce all’organismo esterno. Vi spiegavo nell’ultima lezione che la paura blocca, paralizza, arresta il movimento. È dunque esatto affermare che il moto di paura dell’anima non è un movimento. Quindi è fondamentale capire la paura in termini di dinamica dei moti dell’anima.

  19. In questo lavoro abbiamo parlato di molti elementi della paura. Avete capito quali sono alcune delle vostre paure, il loro perché, quali equivoci producano paura, e così via. Non desidero analizzare di nuovo la paura, in questo contesto. Anzi, dico a chi non è consapevole delle proprie paure quando è nello sconforto, che farebbe meglio ad aver paura di quello che l’opprime e lo scoraggia. Se sentite che la vostra espressione viene limitata, o che nella vita c’è qualcosa di più oltre a quello che sperimentate, allora dovete avere delle paure che non conoscete. Per superarle dovrete sperimentarle.

  20. Come dicevo, tensioni, contratture, paralisi sono dinamiche della paura che bloccano il flusso creativo. Se andrete abbastanza in profondità e affronterete la paura con serenità, riconoscerete che essa deriva sempre dal desiderio molto forte, limitato e caparbio di ottenere qualcosa. Riconoscendo questo fatto, alcune filosofie incoraggiano addirittura l’assenza di desiderio, anche se il concetto può essere facilmente frainteso. Non si deve confondere assenza di desiderio   con indifferenza, rassegnazione, fuga da conflitti innescati da desideri non sviluppati. I desideri sani sono tranquilli, in sintonia con l’energia vitale che si diffonde dentro di sé, implodendo. Il desiderio limitato è quello che dice, "Lo voglio e basta. Non accetterò che mi si dica di no." Questo tipo di desiderio alimenta la paura, perché proviene dalla sfiducia e dunque proprio dalla paura. Dire "Devo averlo, non vi rinuncerò", vi impedisce di vivere le possibilità sempre nuove offerte dalla vita: vi intestardite su una certa cosa in un certo momento e in un certo modo. Ciò dimostra sfiducia, ignoranza dell’universo, paura di non ottenere ciò che si vuole - proviene dall’oscurità che esclude ogni altro modo o possibilità al di fuori di quello in cui si sta insistendo. E così ci si incarta.

  21. C’è sempre la paura dietro a un desiderio così forte. E se sperimentate, riconoscete ed esaminate quel desiderio, vi scorgerete sempre degli elementi di diffidenza. Perciò vi dico, amici miei, guardate alle vostre paure da questa angolazione, perché un moto contratto dell’anima è causa di grande sofferenza interiore. Solo rinunciando ai quei desideri dettati dalla paura, la paura svanirà e il moto dell’anima si distenderà. Così darete spazio alle infinite possibilità di nuovo sviluppo offerte dal vostro universo interiore.

  22. A volte dovrete rinunciare del tutto a un desiderio perché scoprite che è di per sé distruttivo. Altre volte, nonostante abbiate un giusto desiderio, il modo in cui vi ostinate a conseguirlo è irrealistico e arreca dolore e delusione. Altre volte ancora la motivazione di un desiderio, anche se valido, di per sé, può derivare da tendenze di autoalienazione e di dipendenza. Cercate di identificare le paure che stanno dietro ai vostri desideri. Questo è il mio messaggio per voi questa sera. Se pregate con sincerità per capire e poi agire interiormente, avverrà in voi un cambiamento radicale.

  23. Ora, avete domande in merito a questa lezione?

  24. DOMANDA: Sì. Rinunciare a questi desideri dipende dalla volontà?

  25. RISPOSTA: Sì, dalla volontà interiore. Il desiderio può essere spesso legittimo e anche sano, come dicevo. Ma l’insistenza, il "Lo voglio adesso" o "Non lo voglio adesso" è davvero dannosa. Il mio consiglio è di non rinunciare per forza al desiderio in sé, ma al rigido moto dell’anima collegato con quel desiderio. È una decisione cosciente che richiede al sé interiore di farlo, così che possiate sentire di stare rinunciando a qualcosa, a un certo atteggiamento.

  26. Prendiamo un semplice esempio di carattere universale: nella paura della morte c’è insito il desiderio della vita. Un giusto desiderio, dato che nella creazione la vita non ha fine. Ma nella paura della morte sono insiti i falsi atteggiamenti di cui vi parlavo. A un certo livello la morte fisica è l’ultimo punto di crisi che si incontra allontanandosi dal centro. Poiché ogni essere umano si allontana dal centro in misura maggiore o minore, tutti sperimentano la morte. Dunque temete questo limite e v’irrigidite. Ma rifiutare ciò a cui vi porta il vostro agire è irragionevole. Vuol dire non assumersi la responsabilità delle proprie scelte e le relative conseguenze. Se andate a est per arrivare a ovest, sarete in grave conflitto con voi stessi e con la vita. Accettare la morte nel modo giusto vuol dire accettare le conseguenze delle proprie scelte passate, e non rinunciare al desiderio di vivere. In realtà il desiderio di morte è tutt’altro che sano: esso deriva da paure morbose e da un desiderio di fuga. Dunque non vi sto dicendo che per sconfiggere la morte e la paura della morte dobbiate rinunciare al desiderio di vivere.

  27. Vi dico, piuttosto, che l’atteggiamento più sano da adottare per andare verso la vita potrebbe essere questo: "Ecco, la morte sta arrivando. Non so se la mia vita continuerà. Vorrei seguitare a vivere. Il mio intelletto esteriore sa solo di filosofie che ritengono la vita un continuum, ma io ancora non conosco né sento la verità di questo continuum. Vorrei la vita eterna, se esiste, ma non mi ingannerò fingendo di sentire la verità della vita come un continuum. Lascio andare la paura che la vita finisca e accetto ciò che verrà, fiducioso che l’universo è benigno, pur non potendo, al momento, conoscere, vedere e sperimentare il continuum a cui tanto anelo". Questo è l’atteggiamento che alla fine vi porterà a sperimentare la verità di una vita senza fine. Quanto ci vorrà dipende dalla genuinità e dalla profondità del vostro atteggiamento. Da quanto vi lasciate andare e trasportare con fiducia, mentre il vostro essere onesti determinerà quanto ci vorrà per accorgervi che non c’è nulla da temere. Giacché la vita è davvero un processo infinito.

  28. DOMANDA: Come si può sradicare la paura dal proprio schema?

  29. RISPOSTA: Riconoscendo che cosa c’è dietro e in quali frangenti mantenete uno stato di tensione, e poi mollando quella tensione. Affrontate la paura a viso scoperto, non evitatela. Se non la si affronta, la paura rimane. Se l’affronterete la potrete riconoscere, sperimentare e cambiare in armonia con la realtà e uno schema di vita più costruttivo. Allora quella forte tensione si allenterà, e lo sentirete. Per riuscire a farlo dovete sempre avere un atteggiamento generoso di fiducia nell’universo. Vi stavo dicendo che ciascun istante di vita ha in sé la possibilità di scegliere gli atteggiamenti che vi metteranno in contatto con la vita eterna che è in voi. In realtà, contatto non è il termine esatto: sarà la vita eterna ad avvolgervi con la sua realtà. Se siete nella paura, e dunque in tensione e alienati dalla forza vitale che è in voi, dovrete affrontare la paura al livello più profondo - cercate quel desiderio contorto che si nasconde dietro alla paura, e poi ricercatene il significato. Quel desiderio dice: "Non mi fido dell’universo. Io lo voglio a modo mio. Non mi lascerò andare all’universo." Questo è un atteggiamento ingeneroso e da malfidati, incompatibile con la natura del centro divino, che vi impedisce di farne l’esperienza. Se, invece, proverete a fidarvi con generosità, sperimenterete la verità dell’universo benigno in cui non c’è proprio nulla da temere.

  30. DOMANDA: Come si può sincronizzare il sentire e il fare?

  31. RISPOSTA: Se non si riesce a farlo ci deve essere un blocco molto forte, causato anch’esso dalla paura. Temete che esprimere il vostro sentire vi esponga al mondo. Temete che, se lo farete, vi succederà qualcosa di spiacevole. Anche qui, chiedetevi che cos’è di preciso che vi spaventa nel mostrare ciò che sentite. Forse temete il rifiuto, il ridicolo, di rimanere feriti, ma qualunque siano le vostre paure, dichiaratele in modo conciso. Solo così avrete il coraggio e la generosità per accettare il rischio. Perché un rischio c’è. Oltre a tutto ciò che vi ho detto, la paura è rifiuto del rischio. Impossibile sconfiggere la paura senza voler essere disposti a perdere. Questo è rischiare. Non voler rischiare è ingeneroso. E tutto ciò che non è generoso è incompatibile con la natura del potere che volete attivare. Perché la realtà interiore dell’essere vi animi, diventate tutt’uno con essa ed esprimetela: la personalità esteriore dovrà riflettere i suoi atteggiamenti, le sue leggi, il suo specifico modo di essere. Sono leggi logiche e naturali. Se il vostro carattere e i vostri atteggiamenti non saranno compatibili con le leggi del grande potere del vostro centro più intimo, non sarete in grado di esprimerlo. Non fidarsi dell’universo e rifiutarsi di rischiare è segno di meschinità. E meschinità c’è anche dove, nell’anima, risiedono conflitti e problemi di tipo umano.

  32. Dunque non vi resta che affrontare proprio ciò che temete e desiderate, e capire che cosa vi trattenga dal fidarvi e dal rischiare. Questo è il solo modo per uscire dalla paura. Non c’è n’è un altro. La paura deriva dalla dualità. Vedete, se avete un forte desiderio, temerete con altrettanta forza di non riuscire a ottenere ciò che desiderate. Allo stesso modo, se la vostra paura è grande, inconsciamente voi volete avere proprio ciò che non desiderate sperimentare. Questo eccessivo volere e non volere non crea solo tensione, ma ha insita la dualità - sì o no, buono o cattivo. La dualità sfocia nel conflitto, viene dal conflitto e quindi porta al punto di crisi e di non ritorno. Davanti al limite non si può fare che dietro-front. Allora si manifesterà il principio unitario, senza più paura né conflitti, e poi un armonioso moto dell’anima dove non prevale né il sì né il no; non perché non si desideri crescere nella felicità, essendo questo un desiderio naturale, ma perché si avrà piena fiducia nell’universo e nelle sue leggi.

  33. Siate benedetti, siate nella pace.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 168 - Two Basic Ways of Life: Toward and Away From the Center
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