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Lez. 164 - Ulteriori aspetti della polarità - l’egoismo

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
7 giugno 1968

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione non ancora effettuata
Edizione Giugno 2018

  1. Saluti, miei carissimi amici. Come sempre, siete immersi nella benedizione. La benedizione è una corrente, è forza da ricevere nella misura in cui vi aprite a essa, desiderandola con consapevolezza.

  2. L’infelicità di una persona è quasi sempre ritenuta indice di malattia. L’infelicità è di solito interpretata in modo sbagliato e distorto. Come risultato voi combattete la manifestazione del vostro essere interiore, come se quella fosse la malattia. Certo, è vero che se fossero in perfetta sintonia con le forze universali, le persone non sarebbero ammalate, nevrotiche, infelici. Ma è altrettanto vero che malattia, malcontento e disarmonia sono indicatori della salute. Perché è proprio il vostro sé reale, il vostro essere spirito a parlare attraverso l’infelicità, inviando all’Io cosciente il messaggio di qualcosa che non va. Il sé reale dice alla personalità esteriore che essa sta facendo qualcosa in modo sbagliato. Questo messaggio è a fin di bene e vuole riportare la salute, il benessere e la felicità. La verità produce nella vita un profondo benessere - senza riserve, in gioiosa sicurezza e che fa star bene con sé stessi. Quando agite e operate nella vita favorendo questa condizione, lo spirito del vostro nucleo interiore è totalmente soddisfatto. Dunque una nevrosi, uno stato di infelicità è, in senso profondo, un segnale correlato alla salute.

  3. Più l’essere divino di una persona è libero, privo di coperture e camuffamenti, più la personalità esterna riesce a registrare i suoi messaggi in modo chiaro. A volte si sperimenta come "avere una coscienza". Individui meno sviluppati, il cui vero sé giace nel profondo, rilevano i segnali in modo molto meno netto. Costoro possono andare avanti a lungo - perfino intere incarnazioni - senza avvertire il disagio interiore, sordi a scrupoli, ansie, dubbi o dolore quando si discostano dalla legittimità della vita universale. Non provano infelicità nel violare la propria integrità, anzi possono addirittura provare una momentanea e fallace vena di soddisfazione nel nutrire i bisogni delle loro esigenze distruttive.

  4. Di solito le persone trascurano, o perfino ignorano, che la nevrosi, di per sé, rivela uno spirito sano che si ribella alla cattiva gestione della personalità esteriore. Così l’individuo sposta sottilmente l’attenzione su ciò che è sano e su ciò che non lo è, adottando un linguaggio opposto a quello dello spirito. Cercherà quindi di adattarsi a una condizione malsana, ritenendo che ribellarsi sia da immaturi e da nevrotici, e poco realistico.

  5. Le persone con tendenze immature e non realistiche cercano sovente di evitare le responsabilità, negando qualsiasi tipo di frustrazione e prendendo tutto senza dare nulla. Certo sapete che questi atteggiamenti sono fattori determinanti della personalità umana, che bisogna affrontare e modificare. Ma la cosa strana è che più le persone ignorano il loro diritto innato alla felicità, trascurando i messaggi dello spirito che le invitano a vivere secondo questo diritto fondamentale, più esse insistono a ingannare e a prendere senza dar nulla in cambio. Ed è logico. Più gli esseri umani credono di dover sacrificare la loro felicità fondamentale perché è cosa "giusta", "buona" o "matura", più se ne deprivano. Inevitabilmente questo alimenta sotto sotto una distruttività e un cinico egoismo che inquinano le loro inclinazioni emotive. Sono tensioni sommerse che possono deflagrare in qualsiasi momento. Più si cerca di sopprimerle e più aumenta il contrasto con le false sovrapposizioni, più sarà probabile l’evenienza di una frattura, di un’eruzione violenta che la personalità non sarà in grado di gestire. Torneremo sull’argomento più tardi.

  6. Prendiamo ora l’esempio di un essere umano che trascura la sua crescita personale e l’inevitabile insoddisfazione che ne deriva. La mente cosciente potrebbe non essere in grado di recepire correttamente il messaggio di malcontento. La diagnosi riflette il livello di quello che la persona è in grado di comprendere della situazione. Troppo spesso l’aiuto del professionista consiste nel far accettare al paziente la sua condizione, convinto che il suo malessere sia solo una forma di ribellione all’autorità, o autodistruttività per il rifiuto di una vita di sicurezze. La resistenza della personalità a riconoscere la vera causa contribuisce a depistare l’operatore. La paura degli effetti di un impegno totale per la crescita fa desiderare di comportarsi come un bambino recalcitrante. Questo è perfino più fuorviante perché, come dicevo, continuano a esserci ribellione immatura e autodistruttività: che non sono la causa del male, bensì uno degli effetti.

  7. Vedete quanto le sottili le sfumature della salute e della nevrosi possano confondere facilmente. La nevrosi è al tempo stesso segnale di salute e di malattia; è un richiamo per ricondurre chi aveva perso il cammino a star nuovamente bene dentro di sé. Questa è un’altra dimostrazione di trascendimento della dualità. Nel sistema dualistico o c’è malattia o c’è salute. Dunque la nevrosi è sempre vista solo come malattia. Ma è altrettanto vero che essa è suscitata dalla salute e fa di tutto per riconquistarla. È estremamente importante, amici miei, che inquadriate in questo modo voi stessi, il vostro stato d’animo e le vostre emozioni.

  8. Questo mi riporta al tema della dualità. Ripeto: tensioni, confusioni, sofferenze e paure sono il prodotto dello stato di coscienza dualistica in cui ogni cosa è divisa a metà; dove una metà è giudicata buona e auspicabile, l’altra come cattiva e indesiderabile. Questo è sempre un modo erroneo e illusorio di percepire e sperimentare la vita. Come vi ho indicato spesse volte, non bisogna separare gli opposti in questo modo. Solo se trascenderete e riconcilierete gli opposti attraverso un’evoluzione personale, riuscirete a conseguire uno stato di unificazione. Per arrivarci occorre affrontare e accettare gli opposti fin quando vi appariranno come opposti, in modo da allentare la tensione interna.

  9. Perfino nella vostra sfera di coscienza dualistica alcuni opposti non sono più vissuti come l’uno contro l’altro. L’umanità si è evoluta abbastanza da trascendere alcune polarità. In quei casi l’essere umano medio non sperimenta più un opposto come buono e l’altro come cattivo. Per "non più", intendo dire che quando le cose stavano in quel modo era per via di stati di coscienza precedenti - ed era così per tutti e sotto ogni aspetto.

  10. Prendiamo, ad esempio, il principio maschile e femminile di cui parlavo nell’ultima lezione. Solo una persona molto contorta, soggettivamente influenzabile e disturbata - anche se difficilmente la cosa è palese - potrebbe vivere un principio come positivo e l’altro come negativo. Nella psiche profonda che non abbia superato tutte le vecchie ostruzioni alberga ancora la divisione tra bene e male. Ma in generale, e in misura molto maggiore, la persona media sperimenta questi opposti in modo autentico. Entrambi vengono considerati intrinsecamente buoni e belli. Si completano l’un l’altro in un modo meraviglioso creando una unità, una totalità. Entrambi contengono aspetti dell’universo creativo.

  11. Facciamo un altro esempio: una mente mediamente sana va oltre gli opposti, non più visti come buono o cattivo, ma che svolgono entrambi il proprio compito, con le loro sfaccettature complementari e con pari bellezza. Parlo delle forze dell’attività e della passività - i principi di espansione e contrazione, del dare inizio ed essere ricettivi - di cui abbiamo trattato di recente. Molte altre dualità sono ritenute complementari e mutuamente rispondenti, anziché escludersi a vicenda - perfino in questo stato ancora per lo più dualistico. Tutti considerano la notte e il giorno delle manifestazioni complementari della natura, ognuna con il suo valore, la sua bellezza e la sua utilità. Solo la personalità più contorta ne considera buona una e osteggia l’altra, ritenendola il male.

  12. Questi esempi dovrebbero farvi intuire che in realtà tutti gli opposti funzionano così, anche quelli che sembra più difficile vedere in questo modo. Ho cercato di farvi capire che anche due opposti come la salute e la malattia non indicano, in realtà, il bene contro il male, ma possono entrambe contenere sia il bene che il male. Se una persona che viola il suo bisogno spirituale di crescita - di provare sentimenti di amore totale e profonde esperienze di felicità, piacere e unione con gli altri - continua a godere di buona salute malgrado un Io isolato, separato e insensibile al proprio sé interiore e agli altri, allora non è una cosa buona. Viceversa, la cattiva salute è un bene, se vista come sintomo che serve a ristabilire una piena salute, realizzazione e felicità.

  13. Insomma, il buono e il cattivo non sono mai nettamente divisibili e con polarità opposte. Ogni polarità è buona se si trova nel suo stato naturale e non distorto. Ogni polarità è cattiva se subentrano distorsione ed errore.

  14. La cosa più difficile da accettare è la più grande delle polarità: quella della vita e della morte. Forse quel che vi dicevo vi può aiutare a percepire vagamente e in modo nuovo che questa particolare dualità è come tutte le altre. Vi dico, amici miei, che più saprete conciliare qualsiasi tipo di polarità nel vostro sistema animico con il moto dell’anima, più sentirete di poterlo fare anche per la vita e la morte. Esse sono buone entrambe: non bisogna temere né combattere nessuna delle due. Più si inizierà a unificare le altre polarità o dualità, vivendole come funzioni essenziali della vita - tutte, a modo loro, belle e significative - più accadrà la stessa cosa riguardo alla vita e alla morte.

  15. Ci sono molti altri opposti che, a questo punto della vostra crescita, non riuscite ancora a sperimentare diversamente da buono o cattivo. Questo modo diviso di sperimentare la vita cesserà a seconda di quanto vi sarete evoluti e avrete saputo entrati in voi stessi, realizzando la vostra natura divina. Solo allora l’anima sarà nella pace. Solo allora i movimenti animici diverranno fluidi, facendovi conseguire uno stato di puro godimento. Poiché la tensione alimenta la sofferenza, rendendo impossibile la felicità. La tensione è inevitabile finché c’è l’illusione che ci sia sempre qualcosa di nuovo da combattere. Se un’entità ritiene di essere in pericolo, le correnti animiche si chiudono alla buona vita. E dato che vi vedete sempre e ovunque ”assediati” dagli opposti, sia nel profondo di voi stessi che attorno a voi, vivete in quello stato di tensione perpetua che vi fa vedere come buono solo uno dei due opposti.

  16. Siccome tutta la vita è fatta di polarità, il fatto che in ognuna di esse gli opposti sembrano escludersi l’un l’altro - l’uno desiderato, l’altro nervosamente respinto - mette le persone in un costante stato di dolorosa tensione, di ansiosa agitazione e di inutile negazione. Ne conseguono dolore e frustrazione. E se pensate di aver fatto bene a combattere il male e a prendervi il bene, fate ancora più confusione. Ma allora perché siete così scontenti, svuotati e senza gioia di vivere? La confusione è raramente cosciente e definita. Se così fosse, sarebbe molto più facile rivedere e contestare le premesse che hanno portato alle distorsioni iniziali. Le difficoltà sono davvero illusorie, illusorie come la scissione tra bene e male, e tuttavia sembrano reali, visto tutto il disagio che esse procurano.

  17. Doversi destreggiare tra gli opposti provoca nelle persone una tensione assurda. Per secoli l’umanità è stata condizionata, nella psiche, a sentire un opposto come buono e giusto, l’altro come cattivo e malvagio. Così la confusione è inevitabile. Voi cercate di risolvere ogni vostro problema personale partendo da quella premessa e, naturalmente, la cosa non può funzionare, dato che non riuscirete mai a trovare una soluzione concreta che vi dia pace. Impostate tutto il vostro agire in questo modo. Così la premessa di partenza vi fa impantanare in errori ancora più complessi.

  18. A volte questa tensione esplode, come vi dicevo poc’anzi. Altre volte le due polarità che sembrano escludersi arbitrariamente a vicenda, si annullano l’un l’altra. Se ricercate una soluzione partendo da premesse errate, vedrete sempre una polarità in rapporto all’altra. Così esse si annullano a vicenda. Una percezione corretta accoglie entrambi gli opposti, poiché essi operano in modo organico e si aiutano reciprocamente. Nella percezione illusoria di mutua esclusività, essi creano un cortocircuito. Nell’oscurità della confusione l’individuo è chiamato a fare una scelta, ma non riesce a farla nelle condizioni migliori. Degli opposti correlati in modo irregolare, non organico e distorto, possono provocare un’esplosione. Se la correlazione è uniforme, equilibrata, ma comunque inorganica e distorta, le correnti della forza si disattivano ed entrano in cortocircuito. Accade così quel che la mente riteneva vero: che i due opposti si annullano a vicenda. Questa condizione determina anche torpore, assenza di vitalità e insensibilità, argomenti frequenti nelle nostre conversazioni gruppo. Parliamo spesso di intorpidimento e apatia riguardo ad aspetti più limitati, ad esempio nella paura dei sentimenti. Ma questa paura non deriva proprio dalla lotta dualistica della scelta tra forze polari, nella vita interiore di una persona?

  19. Un semplice esempio descriverà anche le correnti di base del Sì e del No, di cui abbiamo già parlato in diversi contesti. Il Sì è il principio dell’affermazione, il principio che si espande, che abbraccia, che è aperto e ricettivo della vita. Il No è il principio della negazione. Evita, si ritrae, nega, si ritira in se stesso. In generale si è convinti e si dà per scontato che il principio affermativo sia buono e desiderabile, e quello negativo malato, cattivo, indesiderabile. Anche la religione ha separato i due principi, per cui mostra Dio apertamente come forza positiva e il Demonio come forza di negazione. Tutt’al più questa è una mezza verità. Prendere per buona questa distinzione nel profondo del proprio inconscio porta a indicibile confusione e dolore. Nel momento in cui una persona è guidata da un simile atteggiamento non fa che incappare in errori che conducono ad altri errori e interpretazioni errate della vita, finché diventa sempre più difficile tirarsi fuori dal labirinto.

  20. Ve lo dimostrerò nel modo più semplice possibile. Non è forse vero che una condizione spiacevole o un atteggiamento distruttivo è indesiderabile quanto negare una condizione o un atteggiamento positivo e costruttivo? Chi è predisposto a essere solo affermativo, davanti a una negazione avrà momenti di esitazione, dubbio, incertezza e senso di colpa - anche se in certe situazioni la negazione è salutare e costruttiva. Parlo di livelli di reazione molto sottili presenti nella mente inconscia o semi-cosciente. L’anello successivo di questa reazione a catena è la difficoltà a farsi valere, ad accettare i propri diritti innati come parte della creazione, a far uso di una sana aggressività. Queste persone si sentono sempre spinte a sottomettersi, a non dire mai di No a nessuno, anche se si abusa di loro. La mancanza di carattere e la debolezza di molti derivano da una profonda paura della negazione in generale. Questa non è vera bontà, basata sul dono gratuito dell’amore, sullo spirito generoso di voler donare sé stessi. È una sottile paura di ogni autoaffermazione, di pretendere qualcosa per sé stessi. Questa mancanza di libertà e di individualità riduce la capacità di amare, aumentando la separazione e l’egoismo di fondo in senso distruttivo. Quindi vedete, amici miei, anche per le correnti del Sì e del No che sembrano indicare il buono e il cattivo, l’una non è mai opposta all’altra. Fareste un enorme sbaglio a usare il principio affermativo come atteggiamento generale in ogni situazione, rifiutando il principio negativo.

  21. Sto mostrando ancora una volta come la visione del mondo dualistico porti a errore e sofferenza, a confusione e tensione - e lungi da vere soluzioni. La conciliazione di tutte le polarità sta nel vedere il bene in entrambi gli opposti. Solo questo porterà alla verità, alla realtà, alla salute, alla diffusione della felicità universale e all’espansione della coscienza. Questo è il filo conduttore di tutte le mie lezioni. Man mano che procediamo e che voi scendete nel profondo di voi stessi, sarà sempre più importante che voi riallineiate gradualmente ogni vostra facoltà per vivere secondo il principio di unificazione: innanzitutto il processo del pensiero, per poi passare alle reazioni e alle percezioni emotive più sottili. Arriverete un po’ alla volta al punto di riuscire ad accogliere entrambi gli opposti nelle loro manifestazioni vere, reali e sane. Riuscirete a cogliere sempre più quale sia la versione sana e quale la distorta, senza giudizio.

  22. Nella stessa ottica vorrei parlare di un altro argomento molto importante, l’egoismo. Nel corso del nostro lavoro di gruppo abbiamo toccato l’argomento in vari modi. Ora vorrei approfondire un po’ ed essere più esplicita. La questione è della massima importanza, con tante ramificazioni nell’esistenza di ogni uomo, nella sua psiche e dunque, necessariamente, nella sua vita esteriore. Al tempo stesso l’argomento è difficile, perché può facilmente trarre in inganno personalità infantili, egocentriche e falsamente egoiste: personalità separate che possono voler considerare il loro egoismo distruttivo e il loro essere separati come sani e assertivi di sé. Per questo ho atteso a lungo prima di affrontare l’argomento nel dettaglio. Molti di voi, amici miei, siete progrediti abbastanza da saper distinguere tra egoismo sano e distruttivo, quindi non cadrete nell’inganno di confonderli. Dovete evitare questa trappola. Allora la comprensione di queste parole rappresenterà per voi una grande liberazione.

  23. Il principio universalmente accettato è che l’egoismo sia sbagliato, cattivo e inopportuno, e che ogni forma di altruismo sia lodevole, buona e giusta. Raramente si eccepisce che alcune forme di egoismo possano essere intrinsecamente salutari e giuste, quando proteggono il diritto inalienabile delle persone alla felicità e la loro capacità di crescere, espandersi ed evolversi. Allo stesso modo, raramente si nota come l’altruismo possa essere anche indice di autodistruttività e debolezza - che usa il prossimo attraverso l’autoasservimento, e che permette anche loro di farsi sfruttare. Questo c’entra poco con un genuino interesse per i diritti degli altri. Di fatto, solo la persona che sa essere egoista in modo giusto e sano è capace di una genuina preoccupazione per i diritti degli altri.

  24. L’egoismo ha un’origine sana. Dice: "Io sono una manifestazione di Dio. Come tale io sono, nel mio stato sano e non ostruito, un individuo felice, perché solo un individuo felice può aprirsi e donare felicità, solo un individuo che cresce secondo il suo potenziale e il suo piano di vita è felice. Dunque felicità e compimento del proprio destino sono sinonimi: l’uno è impensabile senza l’altro. Io sono anche un individuo totalmente libero, autonomo e completamente responsabile della vita che plasmo per me stesso. Nessun altro può determinare la mia vita, la mia crescita, la mia felicità. Non permetterò a me stesso di scaricare sottilmente questa responsabilità sugli altri, "comprandoli" con il mio falso altruismo, con il servilismo, facendomi sentire tanto altruista perché rinuncio ai miei diritti".

  25. Non riuscirete a interiorizzare il concetto a sufficienza. Meditateci sopra nel modo più personale e profondo e osservate in quale modo vi discostiate inavvertitamente da questo atteggiamento. Più riuscirete a esprimere uno stile di vita onesto, sano e autoresponsabile, più vi sentirete sicuri di voi, perché la sicurezza sta nell’essere radicati in sé stessi. Così la verità farà emergere il nucleo divino, che a sua volta diventerà la vostra ancora. Il falso altruismo vi fa perdere questo centro, poiché vi ancorate nella persona per cui vi sacrificate. Se osservate bene tali atteggiamenti, vedrete che il vostro sacrificio non è amore genuino, né è fatto con uno spirito libero di donazione spontanea. Quando c’è vero amore, l’idea di sacrificio svanisce. L’atto è così piacevole che è tanto egoico quanto altruistico. L’altruismo è egoismo, e viceversa. Il sacrificio nell’altruismo implica sempre una contrattazione interiore, un desiderio segreto di ottenere qualcosa, mascherato da un sentimentalismo esteriore che finge che l’atto sia buono. Ma esso è sempre privo di amore e impedisce la crescita.

  26. Se non siete ancorati nel vostro sé reale ma nell’approvazione degli altri, grazie alla quale sperate di ottenere individualità, rispetto di voi stessi e felicità, non riuscirete a comprendere i messaggi della vostra natura divina. Siete disconnessi dal vostro centro vitale. Vi agitate nella contraddizione - confusi su ciò che è giusto o sbagliato - che investe voi e chi vi è vicino.

  27. Avendo decentralizzato il vostro essere, vi ritroverete a percorrere un sentiero in cui infelicità fa rima con altruismo, a sua volta ritenuto sinonimo di brava persona. Questo errore è solo l’inizio di un ciclo di ulteriori errori, con molte reazioni a catena di emozioni e atteggiamenti distruttivi. Per citarne solo alcuni: autoinganno sul concetto di bontà; dipendenza, anche interpretata come amore e interesse per la persona da cui si dipende; debolezza, impotenza, falsa umiltà - quindi collera, rabbia, ribellione. Più si vogliono occultare queste emozioni, per non far vacillare un’impalcatura fatiscente, più c’è discrepanza tra ciò che traspare e le emozioni sottostanti. Più si accresce lo pseudo-altruismo esteriore e sacrificale, più la rabbia e l’ostilità che ne derivano fomenteranno l’egoismo distruttivo nascosto. Nelle vostre emozioni e nei desideri nascosti, voi ve ne infischiate altamente degli altri, anzi vorreste negar loro ogni diritto. Non potrete entrare nella realtà dell’altro, se non concederete la realtà a voi stessi.

  28. L’egoismo nascosto e distruttivo viene dalla paura e rende il senso di colpa un’ostruzione all’apparenza insuperabile, proprio perché l’immagine sottostante è così diversa da quella esteriore. Una persona che non riesce a essere egoista in modo giusto e sano non sperimenta il proprio io nella realtà - è tutto un gioco, ottenere il massimo con un investimento minimo nella vita. Se le persone non prendono abbastanza sul serio sé stesse, la loro crescita e la loro felicità come fattori reali con cui fare i conti, come potranno sperimentare gli altri in modo reale, quanto basta per potersi preoccupare del loro vero essere?

  29. Quando si è convinti che l’egoismo sia cattivo e l’altruismo buono, a prescindere da come e perché, dualità ed errore dilagano. Pertanto il conflitto tra interesse personale e altrui è inevitabile. Sembra, in effetti, un conflitto reale. E in quel livello lo è per davvero. Ma una volta trascesa la dualità, il conflitto scompare. Perché ciò che è buono per il sé reale di uno deve assolutamente e inevitabilmente essere buono per il sé reale dell’altra persona, per la sua autentica e suprema felicità e crescita. Nel regno della realtà interiore - della verità universale che si trova nel profondo - non ci potrà mai essere un conflitto tra gli interessi veri degli individui. Gli interessi contrastanti esistono solo nei livelli sovrapposti di falsità, bisogni nevrotici e richieste distruttivamente egoistiche e strumentali, che ostacolano lo sviluppo della verità e la felicità di tutte le parti coinvolte.

  30. Quando la dualità suddivide l’egoismo in false sezioni e in falsi valori, lasciando prevalere atteggiamenti falsi, finti e distorti, uno ritiene virtuosi i comportamenti che distruggono la vera crescita e la felicità. Poiché donano una falsa umiltà, e dunque un falso orgoglio, alla persona che compie il sacrificio. Essi rendono l’oggetto del sacrificio uno sfruttatore, pur con un’apparenza di rettitudine. Potrà mai questo comportamento promuovere verità e bellezza, felicità e sviluppo per chi compie il sacrificio e per colui che l’accetta ciecamente? Anche se da fuori può sembrare un’interazione che connota un’azione virtuosa, è proprio così? Cosa succede nella psiche delle parti interessate? Chi accetta il sacrificio accrescerà il proprio senso di colpa. Tuttavia non potrà permettersi di affrontarlo, poiché ciò farebbe crollare la struttura che hanno costruito insieme - e nessuno dei due si vuole tirare fuori da quella situazione. Ho già accennato alla ribellione, alla rabbia, al falso senso di bontà e allo spirito di vittima che s’impossessa della psiche della persona che compie il sacrificio.

  31. Una volta che la polarità egoismo-altruismo viene bilanciata, il sé è accettato come centro dell’esistenza - non ritenendovi più importanti degli altri, ma sapendo che è l’Io a guidare la vostra vita. È colui che vi trasporta nella vita, il comandante che determina quale strada prendere. Solo allora potrete percepire e sperimentare dentro di voi che siete uno con gli altri. Farete immancabilmente l’esperienza che curare il vostro interesse in modo giusto non potrà mai interferire con gli interessi degli altri laddove conta davvero, al livello più profondo. Tuttavia, anche un giusto e sano interesse personale finisce spesso per interferisce con l’interesse egoico dell’altro. Ecco perché seguire i propri veri interessi comporta spesso una grande lotta e richiede molto coraggio. Il mondo intorno a voi non lo accetta, e si autoinganna sostenendo che il vero interesse personale non è altro che egotismo ed egoismo distruttivo. Per questo dovete essere abbastanza forti da sopportare la critica del mondo nel seguire il vostro percorso spirituale. Dato che il percorso spirituale non può essere che felice - e dato che il mondo è volto a credere che felicità sia sinonimo di errore ed egoismo - dovrete diventare forti e indipendenti per non essere influenzati e non sentirvi falsamente in colpa per ciò che, davvero, colpa non ha.

  32. Dovete superare una serie di impedimenti e di profonde resistenze prima di arrivare a sentire che un percorso di crescita è quanto di più felice possiate immaginare. Occorre che eliminiate ogni autoinganno, prima che questa verità vi si possa rivelare.

  33. Se comprendete questo principio, amici miei, e procederete da lì, ponendovi una serie di domande, ciò che accadrà sarà un nuovo e meraviglioso risveglio. Forse in questa fase del percorso comincerete a chiedervi: "Che cosa mi rende più felice?" Se scendete molto nel profondo, vedrete che ciò che vi rende veramente felici è costruttivo e portatore di crescita, e che vi rende più connessi con la vita cosmica e, dunque, con Dio. Vedrete anche - se andrete abbastanza a fondo, continuando a indagare senza esitazione né timore - che un sano interesse personale non può andare contro i veri interessi degli altri. Anzi, esso sostiene una vera crescita e lo sviluppo di coloro i cui interessi egoistici e malati suscitano quella parte di voi, nel vostro sé timoroso e dipendente, che vuole rinunciare all’autoresponsabilità. Un sano interesse per voi stessi potrebbe, tuttavia, ledere un desiderio di stagnazione e di non-crescita, sia vostra che degli altri. Se l’osserverete con franchezza e distacco, questa verità farà sorgere in voi il coraggio di essere voi stessi. Ogni falsità svanirà, con tutta la sofferenza e tensione che comporta. Resterà la semplice essenza dei fatti: che ciò che produce crescita e sviluppo dell’anima produce anche felicità vitale, piacere e una vibrante stimolazione. Perché è questa la bontà del mondo di Dio.

  34. È la distorsione del mondo di Dio che fa apparire pregevole ciò che non favorisce l’evoluzione dell’individuo.

  35. Siate benedetti, amici miei, tutti voi, siate profondamente nella verità del vostro essere divino. Permettetevi di diventare sempre di più ciò che in realtà voi siete - Dio.

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 164 - Further Aspects of Polarity - Selfishness
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