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Lez. 153 - La natura autoregolante dei processi involontari

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
2 giugno 1967

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione a cura di Maria Stella Biddau e Anna Orsini
Registrazione vocale a cura di Antonio Quaglietta
Edizione Dicembre 2019

  1. Saluti, miei cari amici. Che possiate ancora una volta trovare beneficio attraverso l’aiuto, la forza e l’illuminazione che queste lezioni possono darvi. Quest’ultima lezione della stagione sarà un riepilogo e farà luce anche sul prossimo passo da fare – se non subito, almeno come preparazione – per capire verso dove state andando e perché, per certi versi, restate bloccati. Oltre a riassumere la stagione che ci lasciamo alle spalle, anticiperò anche il lavoro da fare insieme nella prossima stagione. Uno sforzo per capire – non solo con la mente, ma con il cuore – renderà molto più semplice quel che dovrete affrontare nel vostro viaggio alla scoperta del sé.

  2. Riassumo nuovamente, e forse con un diverso approccio, il significato di autorealizzazione: autorealizzazione significa far emergere nella realtà tutte le potenzialità latenti. Significa integrare nell’io i processi ancora involontari. L’io consiste nelle facoltà esteriori del ragionamento e della volontà. I processi involontari comprendono sentimenti, intuizioni e soprattutto alcune manifestazioni che operano secondo i più importanti e giusti principi basilari della vita. Chi non si è ancora avvicinato alla soglia dell’autorealizzazione non può cogliere la meraviglia e la bellezza di questa parte della creazione.

  3. La perenne battaglia degli esseri umani consiste proprio nel rimanere aggrappati alle facoltà esteriori dell’io, a causa di una paura disperata dei processi involontari. Voi temete tutto di essi – sia a livello conscio sia a livello inconscio, o su entrambi i piani. Voi avete paura della spontaneità dei vostri sentimenti. Forse ignorate questo aspetto perché ritenete sia un sentimento qualcosa che è una semplice registrazione di una sensazione, oppure una reazione a ciò che vi circonda. Ma non si può definire, correttamente, sentimento qualcosa che non è spontaneo né involontario, qualcosa che può essere direttamente, invece che indirettamente, governato dai processi dell’io.

  4. Perché gli esseri umani hanno paura dei processi involontari? Perché, di fatto, spesso vi spaventano più di ogni altra cosa nella vita, quando il meglio della vita viene proprio dai processi creativi involontari? Nulla di veramente utile, significativo, appagante e duraturo potrà mai essere generato dalla funzione dell’io, dal controllo diretto dell’io. Perché l’umanità è determinata a distruggere, dominare, negare e manipolare la vita creativa – ossia i processi involontari – e a rimpiazzarla con le facoltà dell’io? Le facoltà dell’io sono molto meno adeguate e di gran lunga meno sapienti, assai meno ricche di risorse e di creatività. Sono solo delle particelle separate della coscienza più vasta che opera attraverso le funzioni involontarie.

  5. Prima di rispondere a queste domande vorrei evidenziare – anche a beneficio di alcuni nuovi amici venuti qui per la prima volta – come l’eccessivo sforzo di controllo dell’io e la negazione dei processi involontari creino un enorme squilibrio nella personalità. In misura maggiore o minore, a seconda di quanto l’io controlli la vita creativa interiore, esso provoca malattie o nevrosi, se preferite l’espressione. In modo spesso conscio o semiconscio, ma mai del tutto inconscio, le persone partono dall’assunto che per essere più sane devono esercitare un maggiore controllo sui propri processi involontari. Questo concetto erroneo le indirizza in una direzione che le allontana dall’equilibrio interiore: dal realizzare le proprie potenzialità migliori, da una piena soddisfazione nella vita a ogni livello del proprio essere, da un sano benessere. Per conseguire tutto questo, dovete invertire la direzione di marcia.

  6. Più sarete dediti a controllare e dominare in modo esagerato i vostri processi interiori involontari e più li temerete, più sarete in conflitto e infelici e più sarà vuota la vostra esistenza. Infatti diventate un guscio vuoto e privo di vita, tenuto insieme da rigide protezioni alle quali non osate rinunciare. In tal modo entrate in un circolo vizioso: più insistete ad andare nella direzione sbagliata, più perdete voi stessi e la vostra vita. E più problematica diventa la vita, meno siete in grado di affrontarla. Dal momento che credete che questo dipenda da un insufficiente controllo dell’io, voi provate a intensificarlo anziché ridurlo, affondando sempre più nel circolo vizioso. L’unico modo per invertire la marcia, come vi dicevo, è mollare il rigido controllo che esclude tutta la vita creativa interiore, e usare le facoltà dell’io in un modo nuovo che vi spiegherò tra breve.

  7. Le funzioni involontarie, che devono entrare in gioco, sono sempre operative. Tornando alla questione del perché gli esseri umani hanno paura dei processi involontari, dobbiamo considerare la cosa su due livelli fondamentali. Le persone entrano nel circolo vizioso perché basano alcuni assunti relativi alla vita e al loro rapporto con essa su false idee. Queste false idee sono di sovente inconsce e formano le immagini di cui abbiamo parlato. I concetti erronei, radicati nel profondo della sostanza dell’anima, costringono le persone ad agire in base a quelle premesse. E siccome sono false, le azioni e le emozioni che ne conseguono sono destinate a essere distruttive e orientate a difendere qualcosa che non è reale. Dunque il risultato sarà l’opposto di quello che le persone vogliono davvero: in breve, agiscono contro i propri interessi.

  8. La sostanza dell’anima è come una centrale di energia, con un potere infinitamente più grande di quanto possiate lontanamente essere consapevoli. Se un individuo viene spinto ad agire in base alle immagini, il potere viene usato negativamente. Quando siete liberi da illusioni e concetti erronei – e dunque in contatto con il vostro vero sé, con un livello di realtà cosmica – il potere che agisce è costruttivo e positivo. Quel potere ha così tanta energia che può modellare tutto. È la forza creativa stessa. Ma è neutrale, nel senso che può essere usato, o fluire, solo nella direzione fissata dalla mente e dai suoi concetti. Pertanto quel potere opera in modo automatico. Sembra che agisca per conto proprio. Ma le idee radicate sono la sua forza motrice, e quelle idee si autoperpetuano. Esse trovano la loro manifestazione esteriore negli eventi che esse stesse creano.

  9. Le persone non ancora consapevoli di ciò in cui credono davvero, e inconsapevoli anche delle leggi della vita, ignorano queste connessioni e pensano che gli eventi non abbiano nulla a che vedere con le loro idee. Ignorano il potere creativo che hanno in sé e come esso sia impostato effettivamente in modo da funzionare al negativo. Il nostro percorso mira a far emergere immagini e idee inconsce. All’inizio esse non sono affatto coscienti. Ma una volta che scoprite di albergare in voi equazioni e assunti del tutto contrari alle vostre motivazioni consce e al vostro intelletto, iniziate a percepire di avere istituito, con le assunzioni erronee che influenzano l’energia creativa della vita, dei processi involontari distruttivi. Poiché l’energia racchiusa nelle immagini opera in conformità con gli assunti delle immagini, il processo involontario e inconscio è distruttivo.

  10. La mente cosciente è uno strumento delle percezioni e delle connessioni inconsce, ma può tradurle solo in modo confuso. Più una persona diventa consapevole dei processi interni, inconsci fino a quel momento, più potrà decifrare i “messaggi” in arrivo. Se un individuo è ancora guidato da immagini inconsce – e dunque anche da processi involontari che operano in negativo – non può che averne timore. Quindi, a un certo livello, la paura è spiegata dal fatto che molti vostri processi involontari vi conducono a un’esperienza negativa a causa della presenza di idee inconsce errate. Voi temete quelle forze involontarie che si autoalimentano e non vi sapete spiegare perché. Ignorate che quelle forze sono pericolose o negative solo perché agiscono in conformità con le vostre idee. Voi ignorate che, dopo aver messo in dubbio e riscontrato la non veridicità delle idee, vi potete fidare di quello stesso potere che agisce in modo autonomo. Invece la vostra soluzione è quella di non fidarvi mai dei processi involontari e di proteggervi da essi con una stretta vigilanza, usando le facoltà dell’io. Inoltre ignorate quanto sia dannosa questa “soluzione”. In effetti la persona media non ha idea di come agiscano tali facoltà e perché.

  11. Le persone che seguono un percorso di autoconfronto sono destinate a scoprire i loro assunti radicati e ancora inconsci su aspetti importanti della vita. A poco a poco iniziano a dissolvere le immagini attraverso il riconoscimento e l’inclusione di idee veritiere nella sostanza dell’anima. Iniziano a osservare il potere delle immagini, la loro intrinseca energia, la natura automatica e involontaria di quelle energie. A poco a poco, attraverso la comprensione e l’osservazione, è possibile ripristinare gli assunti corretti, che inizieranno a lavorare per voi in modo costruttivo. Dopodiché innescherete nuove correnti energetiche che operano secondo una legge più vasta. Non ne dovrete mai aver paura.

  12. Tuttavia, quando questo inizia ad accadere, amici miei, quando le immagini sono state trovate e dissolte, almeno in parte – quando l’accettazione di sé e l’osservazione portano nuova comprensione e armonia nella vostra vita interiore – a quel punto vi sentite ancora spaventati dai processi involontari. Forse siete arrivati alla comprensione teorica che i processi involontari non sono per forza distruttivi, ma che lo sono solo in base ai vostri reconditi concetti erronei. Ma, di fatto, avete ancora paura delle forze involontarie che si autoalimentano. Credete ancora di dovervi proteggere da esse. E questo ci porta al secondo livello del problema. Per aiutarvi a procedere oltre questo punto in cui, al momento, vi trovate in tanti, amici miei, queste parole possono essere esattamente ciò di cui avete bisogno, a condizione che ci lavoriate sopra.

  13. Dovevo riassumere le nozioni precedenti con questo approccio particolare per introdurvi al prossimo passo, che è questo: come iniziare ad avere fiducia nei processi involontari? Come potete essere sicuri – anche dopo aver dissolto i falsi assunti che hanno formato determinate immagini – che l’energia incessante e sempre disponibile non vi conduca a pericoli e distruzione, una volta rinunciato al forte controllo dell’io? Se non vi fidate dei processi involontari, non ce la potrete fare ad abbandonare il controllo esagerato dell’io e non riuscirete mai a convincervi della natura benigna delle forze creative che sono in voi. Quei processi involontari produttivi e creativi non potranno attivarsi finché non li incoraggiate, finché non li desiderate e vi affidate a essi. Se non vi lasciate andare permettendo loro di agire e non fate sì che lo desideri tutto il vostro essere, non potrete provare l’affidabilità dei processi creativi involontari insiti in ogni anima umana. Per giungere a quel punto dovete considerare in modo nuovo il motivo per cui si può aver fiducia nei processi involontari.

  14. Le parole che ora vi dirò sono concepite per aprire una nuova comprensione al riguardo. Mi rendo conto, come spero anche tutti voi, che non basta semplicemente ascoltarle. Dovete prenderle molto sul serio e prestar loro grande attenzione con il vostro essere più intimo, con le migliori intenzioni e volontà. Apritevi completamente, lasciate andare le difese che vi rendono rigidi e refrattari a nuove idee apparentemente minacciose. Quando il controllo dell’io è troppo serrato, tali parole possono invero apparire minacciose. Ciò che è salvezza vi appare come una rovina. Siete andati nella direzione opposta per tutta la vita. Ora vi si dice di fare esattamente il contrario di ciò che pensavate di dover fare. Non riuscite a credere che possa funzionare.

  15. Nemmeno chi di voi è in questo percorso già da un po’ e ha fatto notevoli progressi, trova facile attraversare quella soglia e raggiungere lo stato mentale per fidarsi di ciò che fino a quel momento era stata, tra tutte, la minaccia più grande: i processi involontari della vita dentro di voi. Tutti voi dovete combattere contro una vigilanza dell’io troppo serrata, in cui la ragione e la volontà escludono i processi involontari.

  16. Amici miei, l’unico modo per potervi fidare dei processi involontari è capire che essi si regolano da sé. Funzionano perfettamente e completamente al pari di molti dei vostri processi biologici che date per scontati, e della cui natura autoregolante nemmeno vi accorgete. Nessuno penserebbe di regolare il proprio flusso sanguigno, il sistema nervoso, il battito cardiaco, il funzionamento del fegato o di qualsiasi altro organo interno. Gli organi fanno il loro lavoro benissimo da soli. Non vi verrebbe certo in mente di controllarli e governarli con i processi esteriori del ragionamento e della volontà. Se lo faceste, creereste solo danni. Sprechereste forza di volontà ed energia per esercitare una pressione che alla fine influenzerebbe negativamente il buon funzionamento del corpo. Ogni energia dissipata ha questo effetto ed è a monte di tutte le malattie fisiche. Quali organi vengano intaccati dipende dalla loro intrinseca salute e resistenza alle malattie. Le persone nascono con alcuni organi più resistenti agli abusi. Nonostante un abuso costante, questi continuano a funzionare per lungo tempo. Altri organi sono molto più delicati e iniziano a cedere non appena una minima cosa non va per il verso giusto.

  17. Per tornare a questa analogia, cercare di controllare qualcosa non soggetto al controllo dell’io può solo creare squilibrio, pressione, tensione e ansia, e alla fine produrrà effetti negativi. Questo vale non solo per il corpo, ma per tutti i livelli della personalità. Quando capirete che non serve esercitare alcuna forza di volontà o pressione con le facoltà esteriori dell’io affinché le funzioni biologiche operino nel loro modo perfetto, vedrete come lo stesso processo si applichi anche ad altri livelli. In natura c’è autoregolazione in ogni ambito. Dovete usare il vostro io per nutrire e coltivare abitudini sane riguardo al cibo, al sonno e all’esercizio fisico per salvaguardare le funzioni involontarie autoregolanti. Compito dell’io è decidere di prendersi cura del corpo in modo da preservare la salute. L’io sarebbe davvero folle a voler controllare le funzioni che non rispondono a sollecitazioni dirette.

  18. C’è la stessa relazione, amici miei, tra l’io e i processi involontari della vita emotiva e delle funzioni creative interiori, tra l’io e la direzione che la propria vita prenderà nel suo insieme. Tali processi sono regolati altrettanto perfettamente ed efficacemente – in conformità con procedure che operano secondo le leggi spirituali – di quelli biologici. Se l’io non interferisce, l’autoregolazione si realizza senza sforzo e in modo naturale. Ancora una volta, l’io ha il suo ruolo da svolgere. Suo compito è scegliere abitudini sane per l’attività mentale, per impostare la corretta direzione. La mente può alimentare pensieri cupi che incoraggiano emozioni distruttive, oppure può scegliere di essere onesta con il sé e di rivelare tutti gli autoinganni del passato. Può spazzare via tutte le illusioni coltivate riguardo al proprio sé. Può decidere di accettarsi per come si è, e rinunciare alla versione idealizzata del sé che si cerca di far valere. Sono abitudini salutari che servono a influenzare in modo indiretto i processi involontari, affinché essi operino in maniera affidabile. Allora potrà rivelarsi la loro natura autoregolante. Occorre superare con rigore la tentazione di eludere la verità del sé, e con altrettanto rigore rinunciare al controllo dell’io. In questo modo è possibile ripristinare l’equilibrio nella personalità.

  19. Coltivare abitudini mentali salutari scelte dall’io è possibile anche a livello fisico. Come il corpo dà sempre risposte positive se trattato in modo costruttivo, altrettanto avviene nel livello in cui i sentimenti e l’intuito creano condizioni ed esperienze di vita. Quando l’io non domina più i processi involontari, l’intuizione offre una nuova sicurezza e aiuta ad affrontare la vita. I pensieri proverranno dalle risorse più profonde del plesso solare, anziché dai processi volitivi e artificiali del pensiero a cui le persone ricorrono quando si dà troppa enfasi all’intelletto. Vi siete abituati a questo squilibrio senza nemmeno sapere quel che state facendo e che cosa vi state perdendo.

  20. Solo dopo aver sperimentato la natura autoregolante dei processi involontari e averli integrati con le funzioni dell’io, la vita potrà essere veramente appagante e ricca. C’è una nuova libertà nel ricevere ciò che proviene da dentro. La persona vive se stessa dall’interno, per così dire. Questa è autorealizzazione. Allora si potrà vedere come i processi involontari, quando operano in modo sano, siano affidabili e autoregolanti come quelli di un corpo sano. È impossibile condurre una vita piena e integrata se non si consente a queste facoltà involontarie di operare.

  21. Quante volte, amici miei, dite: “Ma se cedo, se lascio andare il controllo dell’io, che succederà? I miei sentimenti potrebbero desiderare qualcosa di distruttivo o che non approvo”. E io vi dico, di nuovo, che la cosa è assolutamente possibile. Certo, ci sono desideri malsani ed emozioni negative che derivano da distorsioni, immagini, concetti erronei e fraintendimenti causati dalle prime esperienze dolorose. Tuttavia essi non vi devono rovinare la vita solo perché avete elaborato dei concetti generali basati su quelle prime esperienze. L’esistenza di quei desideri ed emozioni non incide solo per il fatto di riconoscere ciò che c’è sempre stato ma che non avevate mai ammesso. Soltanto dopo aver riconosciuto l’esistenza di materiale sgradevole – desideri ed emozioni – potete cominciare a provare dei sentimenti costruttivi, anch’essi presenti da sempre, ma ancora celati nel profondo: il potere positivo connaturato alla vostra natura più profonda. Questi ultimi sentimenti hanno una saggezza autoregolante insita nella loro stessa esistenza, così come le emozioni e gli assunti distruttivi diventano autoregolanti nei riflessi automatici che essi determinano in voi.

  22. Quando permettete al materiale negativo di entrare pienamente nella vostra coscienza, vedrete presto in voi il potere del materiale costruttivo. Allora scoprirete quello che continuo a ricordarvi: che avete ancora più paura del potere positivo che c’è in voi di quanta ne abbiate di tutti i sentimenti e desideri negativi messi insieme. Chiunque scenda in profondità nel percorso di autoconfronto non potrà che trovare questa verità, per quanto assurda e illogica possa sembrare al primo ascolto.

  23. Temete le forze costruttive che sono in voi perché ignorate la natura autoregolante del flusso cosmico, propria di ogni sentimento costruttivo. Lasciarvi trasportare vi sembra rischioso, persino pericoloso. In questa fase particolare, quando prendete coscienza della vostra paura vaga, o forse anche definita, vi chiedete “Dove mi trasporterà? Dove andrò a finire? Che cosa mi farà fare? Perderò la mia individualità, perderò il controllo”. Sembra che i buoni sentimenti siano ancora più minacciosi di quelli negativi, per quanto concerne la perdita del controllo e dell’individualità.

  24. Si potrebbe temere che i buoni sentimenti possano essere destinati a qualcuno che non ne sia degno, che non li ricambia, che vi respingerà e vi farà del male traendone vantaggio. In effetti potrebbero essere obiezioni valide circa l’oggetto del proprio affetto, ma esse non giustificano mai la negazione dei buoni sentimenti stessi. Una scelta inadeguata dell’oggetto del proprio amore è solo indice di immaturità, illusione, di non consapevolezza di sé e dunque degli altri. È una fase temporanea di crescita.

  25. Se si bloccano i sentimenti, si blocca la crescita. Se si permette al sentire di operare, capendo che deve crescere nella sua natura affidabile e autoregolante, di certo si resterà appagati. La scelta di amare persone che vi lasciano insoddisfatti e frustrati, o che vi procurano addirittura dolore, esprime lo stato di conflitto della vostra direzione interiore. Voi desiderate i sentimenti, ma non li volete; desiderate realizzarvi, ma temete di farlo. Proprio a causa di questo conflitto, voi accumulate esperienze che sembrano giustificare la paura di rinunciare al controllo dell’io e di confidare nel flusso dei processi involontari e dei sentimenti spontanei. L’esperienza difficile non dovrebbe mai costituire la prova che i sentimenti non sono sicuri. Dimostra solo l’esistenza di desideri contrastanti. Avviene perché ignoriamo che i sentimenti, l’intuizione, i pensieri spontanei, l’ispirazione e i processi creativi sottostanno a una loro legge che ne regola la crescita, come ogni altro elemento dell’organismo umano. Quando questa parte della natura umana è pienamente matura, la caratteristica dell’autoregolazione si fa sempre più evidente e la persona si realizza, vivendo nel livello del sé reale in cui tutta la vita è positiva.

  26. Ma le persone temono la resa totale ai processi involontari, dunque non possono scoprire la perfezione della legge di autoregolazione. La maggior parte di voi ha ancora paura di lasciar la presa, nonostante lo desideri. Ne avete timore e siete diffidenti anche se, in teoria, comprendete la verità. Potete riconoscere molto chiaramente la tensione del non voler lasciar andare. Considerando la ragione emotiva e irrazionale del perché continuiate a trattenervi e a diffidare dei processi interiori vitali, fluidi e creativi, potreste avere la sensazione che essi siano processi caotici e che solo l’io sia ordinato e sicuro. Sensazione dovuta, ancora una volta, alla non conoscenza della natura autoregolante dei processi vitali creativi. Riconoscere questo vi aiuterà a fare un altro passo verso la vera vita, una vita che si dispiega a partire dalla vostra interiorità.

  27. Sarà di aiuto alla vostra transizione capire chiaramente che esiste un modo dannoso di lasciar andare, una sua versione distorta, così come esiste una versione distorta e nociva della disciplina. L’autorealizzazione – l’espressione del meglio di sé, l’integrazione delle funzioni dell’io con le potenzialità altamente creative che sono ancora dormienti e involontarie – potrà avvenire solo attraverso una rilassata disciplina che costantemente sappia ponderare e verificare, alternata a un’appropriata capacità di lasciar andare. Nessuno di questi atteggiamenti può essere dannoso, se praticato in modo completamente onesto attraverso l’autorivelazione e il confronto con se stessi. Nulla di nocivo potrà mai accadere, a condizione di abbandonare rigorosamente tutte le illusioni sul sé. Questa è la via perfetta, in cui disciplina e lasciar andare generano un’armonia che riconcilia questi due atteggiamenti apparentemente opposti.

  28. Quando si usa la disciplina contro il lasciare andare, poiché rinunciare alla vigilanza dell’io significherebbe ammettere fatti che contraddicono le care illusioni sul sé, la disciplina diventa una rigida costrizione dei processi creativi. La personalità diventa rigida, non spontanea, vuota di sentimenti veri, legata a ruoli e norme esteriori, tesa e impaurita. La disciplina è usata contro la verità, non per la verità. Questo è ciò che rende la disciplina l’opposto del lasciar andare. In modo analogo, il lasciar andare diventa distruttivo quando è usato per eludere la verità, quando è il risultato di un sentimento di autoindulgenza, della volontà di abbandonarsi a una linea distruttiva di minore resistenza, mantenendo così atteggiamenti malsani. Infine, il lasciar andare allontana dal sé diventando realmente pericoloso così come il tipo sbagliato di disciplina. Entrambe le distorsioni creano un denso muro difensivo nella sostanza dell’anima, poiché entrambe intendono evitare la verità sul sé. C’è una tensione interiore e una rigidità che separa la personalità dal vero sé e da tutte le sue vibranti energie, dalla creatività, dalla ricchezza di sentimenti forti e sani, e da una forma di resilienza sufficiente a far fronte a qualsiasi cosa. Al loro posto resta una fragilità e un bisogno di ritirarsi, di sentirsi diffidenti e separati, ipercontrollati e rigidi.

  29. Quando la pesantezza della falsa disciplina impone troppe restrizioni, certe personalità crollano. La tensione diventa insostenibile. Come “via d’uscita”, altri tipi di personalità scelgono di evadere attraverso forme di indulgenza. Un evento frequente soprattutto di questi tempi, che si manifesta spesso nella illusoria forma di un vero e proprio cedere. Quando l’eccessiva rigida disciplina non funziona più, o se la si rifiuta fin da subito, l’evasione potrebbe portare alcuni alla dipendenza dalle droghe, altri a vivere ai margini della società. Quella che all’inizio è solo una debolezza assume proporzioni via via maggiori, e si autoperpetua fino a quando la personalità non si perde davvero. La personalità non può più arrestare il processo e può persino esaltarlo con varie etichette e pretesti – così come la persona iperdisciplinata esalta il suo modo di essere.

  30. La persona timorosa, ipercontrollata e rigida utilizzerà l’esempio del suo opposto – il debole, l’autoindulgente, il derelitto, uno che nega ogni disciplina e responsabilità – come monito per giustificare il suo ipercontrollo. Dirà: “Vedi, succede questo se non ci si controlla. Non mi posso permettere di lasciar andare, potrei finire allo stesso modo”. D’altra parte, la persona autoindulgente, che evita di essere onesta con se stessa tanto quanto la persona ipercontrollata, rivendicherà la giustezza di quel modo di essere affermando che le persone con un controllo rigido hanno perso il contatto con la vita. La “soluzione” autoindulgente non è in contatto con il sé reale, come non lo è il suo contrario.

  31. È importante che ciascuno di voi, amici miei, abbia assoluta consapevolezza di questa altalena interiore. Osservate gli estremi di chi è troppo cauto, controllato, rigido, non spontaneo, insensibile, guardingo, e di chi sta fuggendo via dal sé abbandonando ogni disciplina. Il fattore coesivo che mette al riparo da ogni pericolo e minaccia, che unisce gli opposti apparenti di disciplina e lasciar andare, è la volontà costantemente rinnovata di essere in contatto con la verità del sé. Affrontate il sé per quello che è, date il meglio di voi stessi alla vita – l’onestà, l’integrità, la costruttività, tutta la più totale e sincera attenzione. Più tutto ciò metterà radici in voi, meno dovrete temere di lasciar andare e meno dovrete proteggervi da tutto. Un essere rilassato e spontaneo forma un tutt’uno con il flusso cosmico della vita.

  32. Nella misura in cui c’è ancora paura dei processi involontari della vita interiore, si dubita di essi e si ignora la loro realtà autoregolante, lì c’è ancora autoinganno. C’è ancora la volontà di essere distruttivi e negativi. C’è ancora desiderio di ingannare la vita. Al contrario, nella misura in cui una persona coltiva l’atteggiamento “Voglio guardare in faccia la verità, qualunque essa sia, in ogni circostanza, in ogni momento, qualunque sia la difficoltà che mi trovo ad affrontare”, in quella misura svanirà la paura di una vita positiva. Se si praticano l’autenticità, il coraggio e l’umiltà fino a farli diventare una seconda natura, non ci sarà nulla da temere e cesserà ogni insoddisfazione. Per umiltà intendo essere consapevoli di non avere tutte le risposte. Non date tutto sempre per scontato, non dite subito “È questo, oppure è quello”. Non lo è – e anche se lo fosse, c’è molto di più di quello che sapete adesso. Se voi sapeste tutto, sareste in armonia con la vita e non esisterebbero né angoscia, né amarezza, né paura, né senso di vuoto.

  33. Quando coltivate la verità, non solo in modo saltuario, bensì ogni giorno, quando considerate che, forse, state trascurando molti vostri aspetti, addirittura il vostro rapporto con voi stessi, con gli altri e con la vita; quando vi estendete e vi espandete in una ricerca rilassata delle risposte che vengono da dentro; quando usate le facoltà dell’io, la volontà e la disciplina per immergere tutto il vostro essere in ciò che state facendo durante la vostra ricerca del sé – per esempio, per trovare delle risposte al problema del momento -, quando partecipate in maniera costruttiva, attenta e onesta, dando sempre il meglio di voi, quando coltivate questa disciplina, non ci sarà nulla da temere nel lasciare andare. Se volete mettere davvero tutti voi stessi, la parte migliore di voi, in tutto quel che fate, non avete nulla da temere dai processi involontari. Allora vi convincerete della profonda e significativa fondatezza della loro natura autoregolante, che provvede a se stessa. Sarete in grado di fluire nel grande flusso cosmico. Scoprirete le meraviglie della vita e le meraviglie del vostro sé più intimo.

  34. Una volta focalizzata l’attenzione su questo, vedrete in quale misura voi state ancora rifiutando l’onestà, l’integrità e anche il desiderio di donare il contributo del vostro sé migliore e positivo a una certa situazione o aspetto della vita. Infatti, proprio nelle sacche di infelicità c’è la volontà di essere negativi e distruttivi – imbrogliare, sfidare, fingere, non dare ma prendere, nutrire ostilità e autocommiserazione. Scoprire tutto ciò agevolerà notevolmente i vostri ulteriori progressi. Vedrete che c’è una profonda giustizia coinvolta in tutto ciò, che non fa di voi delle vittime innocenti, che non vi lascia senza aiuto nell’edificare in modo positivo la vostra esistenza. Il potere di modellare la vostra vita è tutto lì, amici miei. È un potere immenso, appena smetterete di respingerlo con il controllo dell’io.

  35. Quando inizierete a percepire la ricchezza e il tesoro racchiusi in voi – in ciascuno di voi, amici miei – quando farete emergere quella ricchezza, inizierete a vivere. Solo allora comincerete a vivere. Di fatto, questo è possibile per ogni singolo essere umano disposto a seguire questi passi. Scoprite dov’è che dentro di voi vi rifiutate di dare il meglio e per di più in segreto desiderate persino dare il peggio alla vita, e avrete la soluzione. Avrete una libertà di scelta mai posseduta prima.

  36. Le parole di questa sera saranno per voi un varco, una soglia da oltrepassare, a condizione che le sentiate nell’intimo e che ci lavoriate sopra. Potrete accedere a una nuova vita in cui ogni cosa è diversa e vibrante di gioia e significato, in cui non c’è più spazio per la paura e il vuoto. Potrete avvicinarvi a quella soglia attraverso la comprensione: una comprensione che rilascerà ancora più forza di volontà nella giusta direzione, maggiore energia, ulteriori prospettive, un senso più profondo di ciò che la vita potrebbe essere. Non si tratta solo di teoria, ma di un’esperienza direttamente disponibile e accessibile nel profondo di voi stessi, appena avrete riportato l’equilibrio tra i processi involontari e le funzioni dell’io.

  37. Siate benedetti, amici miei, siate in pace, siate in Dio!

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 153 - The Self-Regulating Nature of Involuntary Processes
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