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Lez. 104 - Intelletto e volontà come strumenti o impedimenti per l'autorealizzazione

Lezione della Guida del Sentiero - Pathwork Guide Lecture
25 maggio 1962

Traduzione in italiano di Daniele Buratti
Revisione a cura di Andrea Genini
Registrazione vocale a cura di Margherita Saetti
Edizione Ottobre 2018

  1. Saluti, miei cari amici. Dio benedica ognuno di voi. Benedetto è questo tempo.

  2. Comprendere voi stessi significa trovare il vostro sé reale. Abbiamo considerato sotto svariati aspetti quale sia la sostanza del sé reale. Avrete notato che cambio spesso i termini. Quando si usa ripetutamente la stessa parola - ad esempio "immagine", "sé reale" o altro - la parola perde di significato, non dice più nulla. Una volta trasformata in etichetta, la parola viene ripetuta senza comprendere veramente a cosa si riferisca. Il significato è qualcosa di vivo, è un’esperienza sempre fresca e spontanea, e dovete fare attenzione a non perderlo di vista. A volte è meglio usare un’espressione che vi stimoli a rivivere il significato che si cela dietro una parola. Quando non riuscite a recuperare il significato intimo e l’esperienza viva di un’espressione, prendetene atto. La consapevolezza conta tanto davvero.

  3. Dimenticare il significato vivo di una parola è un buon esempio di ciò che accade tra il sé reale e gli strati superficiali della personalità. Quando sperimentate lo spirito vivo di un termine, è il vostro sé reale a sperimentarlo. La ripetizione vuota di una parola è, invece, opera dell’intelletto. La memoria è la volontà di recuperare ciò che è stato vissuto in precedenza, ma utilizzando la sola volontà si toglie vita al significato. L’esperienza diventa uno schema ripetitivo e il vostro sé reale non funziona più.

  4. Cerchiamo di capire meglio come si manifesta il sé reale e quel che ostacola il suo funzionamento. L’impedimento è causato da quegli strati della personalità che sono in confusione e in errore e dal fatto che voi non ne siete consapevoli. Come ben sapete, c’è un solo modo per arrivare al sé reale, ed è attraverso la conoscenza di voi stessi. Se vi accorgete che in voi c’è confusione, siete più consapevoli di voi stessi e più vicini al vostro sé reale, perfino prima di aver trovato una soluzione al vostro problema.

  5. Nel vostro mondo siete talmente condizionati a dare un’importanza esagerata al raziocinio, all’intelletto, alla mente e alla forza di volontà, che credete che basti un atto di volontà per riuscire a essere voi stessi, usando il raziocinio per la vostra crescita e sviluppo spirituali. Per esempio, avete imparato che essere buoni e amare denota sviluppo spirituale. Dunque cercate di essere buoni e amorevoli controllando i vostri pensieri e usando la forza di volontà per apparire in quel modo. Ma voi sapete, dal lavoro che abbiamo svolto insieme, che è impossibile. Vuol dire voler essere qualcosa che voi non siete.

  6. Il vostro sé reale non può essere governato né dalla volontà, né dalla forza. È una manifestazione diretta, non di pensiero e volontà, bensì di un’esperienza spontanea, creativa, che si manifesta senza preavviso, quando meno ve lo aspettate. È molto importante da ricordare e tenere sempre presente. Senza saperlo, inconsciamente, non volendo eppure volendo al tempo stesso, voi sperate e vi affannate per far manifestare il vostro sé reale con l’intelletto e la volontà, indottrinandovi con concetti – in altre parole, mediante processi intellettuali. Ma ciò non può avvenire, amici miei.

  7. Potreste chiedervi: a che pro, dunque, usare intelletto, pensiero e volontà, nel vostro arduo lavoro nel Sentiero? Il fatto è che ricorrendo a mente e volontà per cercare di capire la confusione e l’errore presenti nella mente e l’errata direzione imposta alla volontà e alle motivazioni, voi fate emergere indirettamente il vostro sé reale.

  8. Ne approfitto per illustrare a grandi linee gli stadi dello sviluppo spirituale. Lo stadio di sviluppo più primitivo è lo stato dell’essere privo di consapevolezza. La vita animale, vegetale e minerale rientrano in uno stato di esistenza senza consapevolezza e senza autocoscienza. L’uomo primitivo era appena un po’ al di sopra di quella condizione. Aveva un cervello, certo, ma che funzionava soprattutto per istinto. La funzione propria del cervello, l’intelletto, si è sviluppata lentamente per gradi. Passando dalla vita minerale all’uomo primitivo si può osservare una lenta ascesa di consapevolezza, di intelletto e di volontà. Più lo sviluppo procedeva, meno si restava nella condizione di inconsapevolezza, e più si entrava in uno stato di divenire.

  9. Lo stato del divenire, nella consapevolezza, è la fase successiva. Qui l’essere umano lotta per sopravvivere nel mondo materiale usando intelletto e volontà, facoltà necessarie per far fronte al mondo della materia. Il pensiero e la volontà esterna appartengono alla materia e si devono usare per affrontare la materia; non si possono usare per entrare nello stato dell’essere, che non è della materia. Si possono usare solo per rimuovere quell’eccedenza di raziocinio e di volontà esterna che hanno generato errore e confusione. Si possono usare per gestire il proprio tipo di materiale psichico. Se pensiero e volontà sono iperattivi, e ostacolano in tal modo lo stato dell’essere, allora pensiero e volontà si devono usare per gestire ciò che hanno generato, giammai lo stato dell’essere, il vero sé. Ciò vuol dire capire prima se stessi, invece di sperare di far emergere il sé reale con un atto diretto di volontà e pensiero.

  10. Lo stadio più elevato di sviluppo è lo stato dell’essere, nella consapevolezza. Esso non si manifesta all’improvviso, nell’abbandonare il corpo fisico, ma può essere vissuto occasionalmente, e sempre in maggior misura, mentre siete ancora nel corpo. Tali esperienze dipendono da come usate le facoltà che hanno generato confusione e sofferenza e dall’evitare di usarle per ciò a cui, per loro natura, non erano destinate.

  11. L’umanità si trova ora nella fase intermedia: lo stato del divenire nella consapevolezza. Ma in questa categoria ci sono diverse fasi e gradazioni. Facciamo una suddivisione arbitraria per chiarire meglio. Nella prima metà di questo ciclo è importante coltivare e accrescere intelletto, memoria, discernimento e forza di volontà. Senza queste qualità, come dicevo, non sarebbe stato possibile padroneggiare la materia. Gli esseri umani hanno bisogno di imparare, hanno bisogno della loro memoria e dell’intelligenza per affrontare la vita. Hanno bisogno della volontà anche per superare i propri istinti primitivi, animaleschi e distruttivi, assopiti nello stato di inconsapevolezza. Senza volontà e intelligenza non potrebbero discernere e astenersi dall’agire in modo dannoso per gli altri e per sé stessi. In altre parole, le loro azioni sono governate da pensiero, intelletto e volontà.

  12. Ma nella seconda metà del ciclo le persone hanno padroneggiato quella fase e ci si aspetta che si apprestino ad accedere allo stato dell’essere, nella consapevolezza. Si rendono spesso conto di anelare a qualcosa di più di una vita di soddisfazioni materiali. Le filosofie religiose parlano loro in vari modi di uno stato più elevato a cui essi tendono, non perché siano infelici o perché ne abbiano sentito parlare, ma anche perché qualcosa nel profondo li spinge verso un nuovo modo di vivere. Tuttavia, per accedere alla vita spirituale, essi insistono a ricorrere agli stessi strumenti usati per la vita materiale. E la cosa non funziona. Se costoro perseguono la forma superiore dell’essere usando gli strumenti dell’intelletto, del ragionamento o della forza di volontà, costruiscono ciò che noi chiamiamo immagini di sé stessi, di come vorrebbero essere, e anche immagini della vita basate sulle loro limitate esperienze.

  13. Abbiamo parlato spesso di tutta questa condizione: repressione, autoinganno, non accettarsi per come si è, voler essere altro. Il prodotto del raziocinio e dell’esercizio di volontà dimostra soltanto che queste capacità non garantiscono direttamente libertà e crescita spirituale. Se usati in modo errato, intelletto e forza di volontà creano confusione e sofferenza. Se analizzate un’immagine qualsiasi, vedrete che avete sovrapposto un modello per nascondere ciò che sentite e che siete veramente. Nel tentativo di essere migliori o di più, o di ottenere qualcosa di meglio o di più, non sapete più accettare quello che siete e quel che provate. Intelletto e forza di volontà appartengono entrambi alla categoria del divenire, ma sono spesso usati in modo errato nel senso che vi fanno allontanare da voi stessi, da quello che siete e che avete in questo momento. Lo stato armonioso dell’essere può emergere solo accettando la vostra condizione attuale, seppur ancora carente di armonia. Tale accettazione vi consente di provare a capire voi stessi e superare, così, questa condizione. Non potrete fuoriuscire dallo stato del divenire coprendo ciò che siete. Se vi ostinerete a farlo, vi accorgerete come gli strumenti dell’intelletto e della volontà possano essere distruttivi se non utilizzati per il loro scopo, come si fa, in genere, nel vostro mondo.

  14. Il pensiero e la volontà sono degli strumenti provvisori che danno delle direttive alle vostre azioni e intenzioni esteriori. Possono e devono essere usati per la vita fisica, per le azioni esteriori, per decidere di conoscere la verità su di voi. Ma non possono essere usati per la spiritualità. La spiritualità è, soprattutto, amore e tutti i suoi derivati. Sapete benissimo che non potete amare attraverso un’imposizione. Potreste anche convincervi di amare (mentre in realtà non è così), ma questo non è amore. L’amore potrà nascere solo se riuscirete a eliminare errori, confusione, idee preconcette e dipendenza dalle opinioni altrui. Potrete rimuovere tali impedimenti solo con una loro profonda comprensione. Allora l’amore scaturirà da sé, così come accade per il sé reale.

  15. Non potete decidere di essere delle brave persone, di amare e provare compassione o essere umili. Ma potete decidere di scoprire per quale motivo non siete tutto ciò, e dunque eliminare ciò che vi impedisce di essere delle persone buone e amorevoli e che si frappone tra voi e una vita piena e l’essere il vostro sé reale.

  16. Ora forse capite un po’ meglio perché il raziocinio, l’intelletto, la mente e la volontà ostacolino la nascita del sé reale, dell’amore, e di tutte quelle qualità dette spirituali. Tutto questo avviene da sé, come risultato della conoscenza e della comprensione di voi stessi. Il pensiero e la volontà possono solo produrre pensiero e volontà, non possono produrre qualcosa che non ha nulla a che fare con loro. L’amore, la comprensione trascendente e tutte le altre qualità del sé reale non hanno nulla a che vedere con il pensiero e la volontà.

  17. Chiunque sia passato attraverso un processo creativo ammetterà prontamente che la vera creazione non è determinata da un atto di volontà o da un pensiero direzionato attraverso un canale da cui voi pensiate possa emergere una simile esperienza creativa. La creazione avviene in modo spontaneo e inatteso. Quando meno ve l’aspettate, ecco che arriva. Lo stesso accade con la manifestazione creativa del sé reale, che è un sentimento autentico di amore e di profonda comprensione, a differenza del sentimento intellettuale superficiale che si limita a recitare e ripetere gli insegnamenti altrui o quelli basati sulle proprie esperienze.

  18. Le sovrapposizioni occultano il sé reale.  Questo è ovvio. Sono mente e volontà a creare le sovrapposizioni. Senza la mente che decide e la volontà che attua, non ci sarebbe alcuna sovrapposizione. Voi sovrapponete perché anelate a felicità e riconoscimento, perfino durante il vostro percorso di sviluppo spirituale. Lo stato del divenire è ‘lottare’. Al di fuori dello stato del divenire non c’è lotta, dunque non si rischiano confusione e sofferenza.

  19. Prendete lo stadio più basso di sviluppo, la vita minerale: consapevolezza e volontà sono minime, come anche l’intelligenza, dunque non c’è miseria. Nello stato dell’essere non c’è miseria, ma ci sarà durante la crescita in consapevolezza nello stato dell’essere, se prima non avrete appreso a navigare nello stato del divenire con un uso organico di mente, intelletto, pensiero e volontà. Se, invece, avrete usato mente e volontà in modo inorganico e innaturale, sarà necessario rimuovere quell’eccesso di attività mentale e di volontà che ha causato l’uso erroneo di queste facoltà. Non si può dire che mente, intelletto, e volontà causino sofferenza e miseria, ma usarli in modo improprio ha quell’effetto. La vostra mente è responsabile di tutte le immagini, conclusioni sbagliate, cristallizzazioni, generalizzazioni e di tutto ciò che vi paralizza. Dunque dovete usare la mente, lo stesso strumento, per rimuovere queste condizioni. Questo può essere fatto solo comprendendo pienamente e profondamente, e non solo in modo superficiale, come si sono generate queste false strutture.

  20. Ci sono vari sistemi religiosi che riconoscono il pericolo della mente. Cercano di eliminare il funzionamento di mente e volontà, ma la cosa non funziona. Non dovete credermi per forza, miei cari. Vi chiedo sempre di non farlo. Ma rifletteteci e constaterete che è proprio così. Se escludete la mente in modo artificiale con l’esercizio e la disciplina, che succede? Voi reprimete quel che esiste ancora in voi, e se doveste affrontare una crisi che quegli esercizi non possono risolvere, allora ciò che avete represso riemergerà. Quindi è solo questione di quanto riusciate a mantenere occultato ciò che continua comunque a esistere. Pertanto, ogni esercizio finalizzato a escludere la mente eliminando i pensieri, le emozioni o gli atteggiamenti che non vi piacciono è artificioso e non vi darà mai una vera liberazione. Chi mira alla liberazione non deve temere le circostanze negative. Non serve disciplina o esercitarsi, perché non c’è bisogno di manipolare quello che non c’è. È semplice logica. L’unico modo per dissolvere l’indesiderabile è comprenderlo, conoscerlo ed entrarne in possesso.

  21. Vi prego, non pensiate che vi stia chiedendo di annullare la mente. Senza di essa diventereste degli imbecilli. Finché vivrete in questo mondo ne avrete bisogno. Smettete solo di usarla negativamente in quelle aree del vostro essere in cui vi è di ostacolo e causa diretta di sofferenza e confusione, e laddove essa ostacola il processo creativo del vostro sé reale. Molti miei amici hanno vissuto questa manifestazione, non solo nell’arte creativa, ma anche quando nasceva da una sorgente profonda interiore, un pensiero intenso o un sentimento d’amore, oppure un nuovo modo di affrontare la vita. Questi moti provengono da un’altra area; osservandoli, vedrete che è come se aveste in voi un altro cervello, una diversa sede di sentimenti e reazioni. All’inizio non capita spesso, ma le manifestazioni aumenteranno di frequenza e durata man mano che comprenderete voi stessi più a fondo. Non cercate di replicarle artificialmente con la volontà. Non funzionerà. Se lo faceste, usereste di nuovo gli strumenti della mente e della volontà in un’area in cui essi non possono funzionare.

  22. Delle due aree di pensiero, cioè l’intelletto superficiale e il sé reale, l’intelletto può essere diretto, manipolato e governato dalla volontà; il sé reale no. Il sé reale è molto più intelligente, molto più certo e molto più affidabile. È sempre costruttivo. Non c’è nemmeno mai bisogno che facciate una scelta: lui è lì come la sola e unica verità, senza domande e senza dubbi. Domande e dubbi appartengono all’intelletto superficiale. Ma il sé reale è il prodotto, il risultato che sorge dentro di voi grazie alla comprensione e all’accettazione di voi stessi esattamente come siete ora. Accettando la realtà della vostra attuale condizione, il sé reale si può manifestare.

  23. Una qualità intrinseca del sé reale è che reagisce in modi sempre nuovi a ogni nuova esperienza e sfaccettatura della vita. Non è mai guidato dal passato, pertanto il suo modo di vivere la vita è intenso come quello di un bimbo. Ma se la vostra influenzabile mente si forma un’immagine dopo un’esperienza, essa cristallizza quell’esperienza trasformandola in regola generale e in legge: allora la vostra capacità presente e futura di sperimentare il nuovo sarà limitata dalla sua connessione con l’esperienza passata. La freschezza svanisce, e spesso anche la verità, perché il presente, in realtà, non ha attinenza con il passato, o non ne avrebbe alcuna se non lo modellaste secondo le vostre immagini.

  24. Forse ora capirete meglio ciò che abbiamo esaminato ed elaborato in tutto questo tempo. L’unico modo per dissolvere quelle esperienze passate profondamente impresse nella vostra mente, conscia o inconscia, e per liberarsi dalle erronee strutture limitanti della mente, è diventarne consapevoli, osservarle e capirle in tutta la loro portata e profondità. Ma ci si riesce solo essendo autenticamente disposti a guardarvi in faccia con il candore più assoluto, rinunciando a ogni attaccamento di come vorreste essere, anziché accettarvi così come siete. Ripeto: non ci riuscirete se farete i moralisti con voi stessi. La costante auto-moralizzazione, che spesso avviene in modo sottile, subdolo e nascosto, vi impedisce di comprendere ciò che produce miseria nella vostra vita. La miseria è sempre autoprodotta; non arriva mai dall’esterno, per quanto possa sembrare proprio così da fuori.

  25. Le persone sono spesso sostanzialmente pronte ad accedere alla seconda metà del ciclo, avvicinandosi alla soglia della condizione dell’essere nella consapevolezza, ma ne ostacolano il loro ingresso naturale intestardendosi sull’uso esagerato di mente, intelletto e volontà esterna. Esse credono di poter crescere e sperimentare il vero sé limitando la volontà, manipolando il pensiero, disciplinando le emozioni. Se raggiungono la condizione provvisoria di una precaria pace, s’illudono facilmente di aver preso la strada giusta. Ma appena la bruciante realtà interiore distrugge quella falsa pace, cadono nella disperazione.

  26. Se solo cessaste di cercare di vivere secondo gli ideali per cui non siete ancora intimamente pronti, non fareste un uso errato degli strumenti dell’intelletto e della volontà, creando in tal modo ulteriori impedimenti. Se solo riusciste a dare più importanza a quello che sentite veramente piuttosto che ai concetti, non oscurereste quel gioiello che è il sé reale. Ma vi tenete ben stretti quegli strumenti perché vi danno sicurezza. Non vi sentite a vostro agio senza regole, leggi, concetti e ideali esterni. Dato che non sapete che cosa è giusto e buono, a livello inconscio pensate di non poter fare a meno di norme imposte, ignorando il fatto che se solo vi guardaste come siete in realtà, non avreste nulla da temere. Per riuscirci, dovreste prima riconoscere che le sovrapposizioni esistono, e, in secondo luogo, capire perché esistono. Allora vi accorgereste che entra in gioco il fattore sicurezza. Ma perseguire la sicurezza non fa emergere il sé reale. Se saprete seguire questa procedura passo dopo passo, non ostacolerete quella crescita per cui già siete intrinsecamente pronti.

  27. Non cercate di eliminare forzatamente l’eccessivo ricorso a intelletto e volontà esterni. Usateli piuttosto per vedere e capire ciò che è in voi e accettarvi senza moralismi. Non ignorate questi strumenti, ma usateli per promuovere indirettamente il costante processo di rinnovamento e rigenerazione, l’esperienza diretta della spontaneità creativa che solo il sé reale può donare.

  28. Potrebbe anche essere che ciò che trovate in voi coincida con quegli schemi sovrapposti che adottate dall’esterno. Ma tra le due cose c’è una differenza enorme. Quello che vale è solo ciò che proviene in modo autentico da voi stessi. Non riuscirete a trovare ciò che di genuino è in voi, celato dai vari modelli distruttivi e dalle immagini, se non siete pronti a rinunciare ai concetti sovrapposti e intellettualizzati, a mettervi a nudo e a osservarvi. Per quanto un concetto possa essere stato autentico per la persona che lo ha vissuto, l’autenticità dell’esperienza si perde quando i pensieri e le azioni si ripetono meccanicamente.

  29. Ciò che vi dico contiene una saggezza antica, e sono argomenti già affrontati in passato. Ma molto poco è stato compreso per davvero, per cui cerco di ripeterlo in altri modi. La fase cui si sta avvicinando ora la maggior parte dei miei amici richiede di essere consapevoli di quanto vi ho detto stasera.

  30. E adesso veniamo alle domande.

  31. DOMANDA: Nel lavoro su di me ho scoperto che, dato che devo giustificare ciò che faccio, mi autocondanno pure. Mi rendo conto che è un meccanismo di difesa che dipende da mie conclusioni e immagini sbagliate. Mi ritrovo in una sorta di confusione emotiva che ho razionalizzato. Potresti indicare, per favore, l’approccio corretto a questo problema di autogiustificazione e autocondanna?

  32. RISPOSTA: Se sei consapevole di ciò di cui ti stai giustificando, chiediti perché lo stai facendo. Qualcuno si vorrebbe giustificare per qualcosa di cui non sente bisogno di giustificarsi? Se ritieni che ciò che fai debba essere giustificato, allora non potrai che condannare, giudicare e moralizzare. Giustificare e moralizzare vanno a braccetto. Perciò fa chiarezza e chiediti che cos’è esattamente che condanni, e perché. Constaterai facilmente che condanni non per innata conoscenza, ma soprattutto perché è la tua società o il tuo ambiente a farlo; dunque pure tu. Ora, può darsi benissimo che non ti piaccia questa tua tendenza perché senti, per vari motivi, che la tua vita sarebbe più piena e costruttiva se tu non ti condannassi. Ma prima di acquisire consapevolezza del tuo desiderio innato, devi scindere il tuo autentico desiderio dalla dipendenza dall’opinione altrui. Dunque, per risolvere il problema che ostacola il tuo completo sviluppo devi innanzitutto accettarlo e comprenderlo. Ma ci riuscirai solo se smetterai di giustificare e condannare te stesso. L’ho detto tante volte, ma ve ne dimenticate sempre. Non troverete la verità sull’esistenza del vostro problema applicando un distinguo tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo.

  33. Il semplice fatto che non desideri avere quel problema non implica necessariamente che tu debba giustificarti o condannarti. Questo succede solo se desideri vivere secondo modelli e ideali sovrapposti; e succede solo perché non riesci ad accettare te stesso per quello che sei adesso, e vorresti già essere diverso. Tu stai scappando da quello che sei, e la cosa ti impedisce di superare il tuo problema. Il problema lo risolvi se lo accetti come parte di te. Se lo accetterai pienamente, cesserai di giustificare e condannare, perché avrai lasciato perdere l’ideale, e quindi i modelli esterni.

  34. Se qualcuno vuole qualcosa, e non sta vivendo secondo modelli esterni e idee preconcette, non dovrà autogiustificarsi né autocondannarsi se non lo dovesse conseguire immediatamente. Supponiamo che qualcuno voglia scrivere, ma non ci riesce. Il mero desiderio non farà scattare l’autocondanna. Se, tuttavia, la società ha decretato che tutti coloro che non scrivono commettono un reato o sono inferiori, allora, oltre al semplice desiderio di scrivere, quella persona comincerebbe a condannare se stessa e, dunque, ad autogiustificarsi per alleggerire il peso dell’autocondanna. Cercare scuse e spiegazioni è voler occultare la propria autocondanna.

  35. Ora separa questi due aspetti. Diventa consapevole della tua dipendenza dall’opinione altrui. Scopri perché vorresti risolvere il tuo problema. Poi renditi conto che ogni volta che guardi al problema, tu stai condannando e giustificando. Più ne diventi consapevole, meno giustificherai e meno condannerai. Questo è l’inizio della comprensione. Man mano che diventi consapevole e comprendi il meccanismo di automoralizzazione e di autogiustificazione, ti basterà osservarlo per disattivarlo. Risolverai il tuo problema con l’atto di comprenderlo e con l’auto-osservazione, ma solo dopo che avrai neutralizzato la tua dipendenza dall’opinione altrui.

  36. Quanta infelicità è causata dal bisogno compulsivo di sentirvi all’altezza di quella che vi sembra essere la realtà. Se non sapeste nulla di modelli esterni non sareste infelici. L’infelicità deriva spesso dal confronto, dunque non è autentica. Faccio un esempio rudimentale: supponiamo che alcune persone siano povere; non stanno patendo la fame, ma possiedono meno dei loro vicini. Se tutti gli altri vivessero come loro non proverebbero infelicità, ma dato che gli altri hanno di più rispetto a loro, esse soffrono. È questa vera infelicità? Se non lo è, allora proviene dalla mente, da idee sovrapposte, da conoscenza esterna, che vi allontanano dal sé reale. Sarebbe utile considerare la vostra infelicità da quel punto di vista. Anche se alcuni dei vostri bisogni più autentici non fossero soddisfatti, vedreste che la vostra infelicità è aggravata dal paragonarvi agli altri. Se ridurrete il bisogno e l’impulso del paragonarvi, libererete i vostri veri desideri e sarete in grado di essere aperti alla comprensione dei vostri impedimenti.

  37. Non riuscirete a capire né a dissolvere quella condizione che potrebbe rendervi davvero infelici fintanto che vi lascerete guidare da modelli sovrapposti. Finché vergogna e orgoglio vi indurranno a moralizzare e a giustificare, non riuscirete a risolvere il problema poiché non siete in grado di capirlo. Dunque osservate il tutto con calma, senza fretta e senza il desiderio di risolverlo subito.

  38. DOMANDA: Mi era parso di capire che la mente fosse il costruttore, ma in base a ciò che stai affermando, mi pare che i costruttori siano le emozioni. È così?

  39. RISPOSTA: Sono costruttori tutt’e due. Entrambi possono realizzare qualcosa di costruttivo o di distruttivo. Se si usano per ciò per cui non sono stati organicamente progettati, allora saranno distruttivi. Se la mente vuole costruire uno stato spirituale occultando le emozioni reali, sarà distruttiva. Se la mente si basa su ciò che scopre sulle sue distorsioni, sarà costruttiva. Le emozioni di cui siete consapevoli, anche se negative, non possono creare nulla di distruttivo. Ma le emozioni negative inconsce sono destinate a produrre risultati distruttivi. Le emozioni positive danno risultati costruttivi. Se si usa la mente per costruire cose materiali, è costruttiva, perché questo è ciò a cui essa è destinata. Vi serve la mente per esprimere l’intento di eliminare ciò che essa ha edificato in modo negativo. Non c’è un rigido confine tra mente ed emozione: esse si mescolano. Sia il pensiero che le emozioni possono appartenere alla mente. Un’altra zona del vostro essere - il sé reale - produce un diverso tipo di pensiero e un diverso tipo di sentimento.

  40. DOMANDA: Vorrei fare due domande relative allo yoga. Quanto hai detto stasera è quello che lo yoga definisce "diventare specchio della realtà?". E pure che la mente dovrebbe ‘sopprimere’ la mente per poter conseguire la realtà?

  41. RISPOSTA: Sì, è lo stesso, ma di frequente viene applicato in modo errato. Viene inteso come una forza, come qualcosa da sovrapporre per escludere con forza qualcos’altro. La stessa parola ‘sopprimere’ suggerisce questo profondo e infelice fraintendimento che implica un processo non corretto. Se cercate di sopprimere la mente, essa si nasconde. Occorre un processo di comprensione per disattivarla. Non si può togliere di mezzo la confusione con un atto di forza: così non fate che reprimere la consapevolezza di una confusione che comunque resta. Ma se osserverete la confusione senza compulsione, fretta, moralismi, e senza negarla, allora vi aprirete a ricevere la comprensione necessaria per superarla. ‘Sopprimere’ denota compulsione, fretta, moralizzazione, e non è il modo giusto.

  42. La maggior parte di voi non ha forse già sperimentato questo fenomeno? Ogni volta che v’imbattete in un aspetto che non vi piace e di cui vi volete impazientemente sbarazzare, esso riappare, prima o poi, in una forma o nell’altra. Ma se lo osservate con calma raggiungete un livello più profondo di comprensione e, lentamente, quell’aspetto inizia a perdere forza e impatto. Ogni volta che riappare e non vi spazientite, ma cercate di conoscere più profondamente voi stessi proprio grazie alla persistenza di quell’aspetto, diventate calmi e pacifici; non certo ‘sopprimendolo’, che è solo un altro modo per dire che volete toglierlo di mezzo. Ciò può solo generare repressione, e la repressione è una forma di autoinganno. Vi convincete che quell’aspetto non c’è più perché non ne siete consapevoli, ma non vi state liberando di nulla. Forzare la mano porta solo ad autoinganno e illusione.

  43. Lasciare che un aspetto indesiderato emerga alla superficie vi permetterà di osservarlo e di imparare a capirlo. Non c’è altro modo, amici miei. Escludere o sopprimere sarebbe una scorciatoia, ma non ci sono scorciatoie per la crescita e la vera salute spirituale ed emotiva. Se lo lasciate emergere portandolo alla piena consapevolezza, esso svanisce, poiché sarete illuminati da profonda comprensione.

  44. Gli insegnanti spirituali cui ti riferivi hanno percepito alcune verità. Ma dubito che chiunque abbia percepito e sperimentato la verità possa avallare il ‘sopprimere’. Chi lo fa ha adottato l’esperienza di qualcun altro e si è rivenduto intuizioni altrui. Naturalmente è anche possibile che chi traduce, oppure altri che cercano di riferire al mondo quello che ha sperimentato una persona, usino dei termini errati. Concetti come "reprimere" allontanano sempre di più dallo stato reale dell’essere, e conducono a uno stato dell’essere illusorio e immaginario.

  45. I grandi spiriti di tutti i tempi hanno detto, e diranno ancora, ciò che ho cercato di dirvi per qualche anno usando approcci e punti di vista diversi. Pur avendo usato termini diversi, l’essenza del messaggio non cambia. Gesù ha detto di non resistere al male. Questo è ciò che intendeva: se resistete al male, alla confusione e alle distorsioni, non fate che occultarli alla vista. Ma se non opporrete resistenza li potrete riconoscere. Avrete automaticamente l’umiltà di non cercare di essere di più di quello che siete, e quindi avrete il prerequisito per superare il male e rinascere nel vostro sé reale. Escludere, forzare, punire, sopprimere, sono tutte forme di resistenza. Quando giudicate, voi resistete. Quando giustificate, voi resistete.

  46. DOMANDA: Qual è, dunque, la forma corretta di autodisciplina?

  47. RISPOSTA: Credo che questa lezione, come le precedenti, risponda ampiamente alla tua domanda. Uno dei punti che ribadisco continuamente è che un’azione di disciplina è una forzatura che allontana dalla conoscenza di sé. L’intento di osservarvi così come siete, e non come vorreste essere, porta, invece, alla conoscenza di sé. La disciplina denota obbligo, soffocamento, repressione e forzatura, che non sono altro che scorciatoie, illusioni e misure per rafforzare l’immagine idealizzata di sé.

  48. Come vi dicevo nella lezione, l’intelletto, la volontà e la disciplina sono necessarie per le vostre azioni esterne, per la vita fisica, per prevenire la manifestazione di impulsi distruttivi. Ma quando si tratta della crescita del vostro essere interiore, la disciplina è molto nociva. Applicando la disciplina a pensieri ed emozioni, li forzerete ad essere qualcosa di diverso da ciò che essi sono. Se avete intenzione di guardare sempre di nuovo a voi stessi nella verità, questa non è disciplina, ma si tratta di un’intenzione che perseguirete. Se usate la vostra volontà allo scopo di "Voler conoscere me stesso", questo è buono, costruttivo e realistico. Ma se usate la volontà per essere qualcosa che ancora non siete, come può essere realistico? Osservarvi nella calma, senza moralismi, giustificazioni, lamentele o risentimenti, non è una forma di disciplina. È osservare solo quello che c’è. Capite?

  49. DOMANDA: Non capisco come si possa vivere senza autodisciplina.

  50. RISPOSTA: È qualcosa di completamente diverso. L’ho detto in modo chiaro in questa lezione e in quelle precedenti: credo che se rileggerai con calma ciò che ho detto e aprirai la tua mente, capirai quello che intendo. Ovviamente un’anima immatura ha molti impulsi distruttivi che si possono controllare solo con l’autodisciplina. Ma non parlo di questo. Parlo della vita interiore; di come superare gli impulsi distruttivi. Parlo della nascita del sé reale, dell’amore. La disciplina o un atto di volontà possono forse indurre amore? Può la disciplina stimolare un processo creativo? Puoi essere una brava persona solo grazie alla disciplina? Certo che no. Capisci un po’ cosa intendo?

  51. DOMANDA: Ci sono diversi tipi di disciplina, e questo non è quello che avevo in mente. Per disciplina intendo l’atto di incanalare.

  52. RISPOSTA: Che vuoi dire con incanalare?

  53. DOMANDA: Incanalare le emozioni.

  54. RISPOSTA: Quando incanali le tue emozioni, le costringi a fluire secondo quello che decidi con la mente. È qualcosa di autentico? Può portare alla realtà? Se ti distrai e non indichi loro in quale direzione andare, se non le incanali, esse si esprimeranno così come sono - e resterai deluso perché penserai che la tua azione disciplinare di incanalamento le avrebbe rese ciò che volevi che fossero, che avrebbe reso te ciò che volevi essere. Ma non lo sei. Se fossi veramente cambiato non dovresti incanalare nulla. Le emozioni circolerebbero da sé in modo costruttivo. Nel momento in cui le incanali, diffidi di loro - e a ragione, perché sono ancora immature. E come possono evolversi se le incanali? Forse si imbriglia un organismo vivente, un corpo in crescita? Se lo facessi lo paralizzeresti. E questo è ciò che accade alle emozioni, se vengono incanalate. Viste da fuori sembra che si “comportino bene”, ma questo non vuol dire che si siano evolute dallo stato immaturo.

  55. Ne ho già parlato molto in passato e non mi ripeterò adesso. Voglio solo aggiungere questo: le emozioni incanalate sono emozioni negative manipolate. Solo lasciandole libere sarete in grado di trasformarle, grazie alla loro comprensione. I vostri sentimenti sono intrinsecamente costruttivi, ma come li potete esprimere se non comprendete le loro distorsioni negative? Incanalando le vostre emozioni, e quindi imbrigliando voi stessi, come potete essere liberi? L’individualità è libertà. Disciplina e incanalamento portano lontano dalla libertà.

  56. DOMANDA: Se una persona si trova nello stato dell’essere, del sé reale, e agisce su un piano positivo, quando scopre di avere una tendenza nevrotica a livello profondo le sembra che il sé reale scompaia. Perché, a quel punto, viene meno la sua creatività?

  57. RISPOSTA: La creatività proviene dal sé reale. Perché il vostro sé reale sia completo ci vuole tanta comprensione e osservazione. Eppure comprensione e osservazione sono costantemente interrotte dall’abitudine radicata in voi di occultare, moralizzare, e giustificare. Magari ci riuscite una volta, ma poi ve ne dimenticate, e appena scoprite un’altra area disturbata, tornate a reprimere e a giudicare, e vi allontanate da quello che è.

  58. Questa è la difficoltà di cui bisogna essere consapevoli per potersi abituare a osservare, vedere e cercare di capire, restando al contempo del tutto liberi da idee preconcette. Potrebbe anche essere che la precedente esperienza del sé reale ve lo faccia dare per scontato, pensando che stia ancora lì a portata di mano come prima, e così fate di tutto per arrivarci di nuovo. Eppure, sforzarsi è l’opposto di quello che fa emergere il sé reale. Non si può duplicare la precedente esperienza in modo diretto. Ma agendo in un certo modo, liberi dall’istinto di reprimere e con la volontà di vedere quello che c’è, con calma e senza giudizio, farà sì che quell’esperienza si rinnovi.

  59. Il vostro sé reale è ricoperto da falsi strati di sovrapposizione. Potreste forse aver iniziato a rimuoverli da una certa area, raggiungendo quindi un dato traguardo, ma adesso si presentano altre aree problematiche. Qui occorre attuare lo stesso procedimento. Avere già avuto un’esperienza precedente del sé reale vi donerà grande forza. Ma non aspettatevi ancora che quell’esperienza si ripeta in modo sistematico. Aspettative del genere hanno degli effetti molto negativi.

  60. DOMANDA: Ma che succede se si sta facendo un lavoro creativo e poi, a un certo punto, ci si blocca?

  61. RISPOSTA: La cosa succede perché avete ancora degli impedimenti in voi che non avete compreso appieno. L’esperienza del sé reale vi è arrivata quando non ve l’aspettavate. È arrivata da sé, inavvertitamente, per così dire, perché avevate l’atteggiamento giusto. Senza di esso non potrete ripetere l’esperienza. Ma siccome voi avete delle aspettative, non fate che allontanarvi da quello che c’è.

  62. DOMANDA: Stavi parlando di modelli sovrapposti. Come dovremmo educare i nostri figli? A questo punto, ogni modello dato ai nostri figli è una sovrapposizione.

  63. RISPOSTA: Beh, miei cari, una risposta è ancora prematura in questa fase. Tutto quello che posso dire è che l’educazione umana, in questo tempo, è davvero sbagliata. Potrebbe essere molto più costruttiva se il bambino potesse essere istruito secondo insegnamenti di questo tipo. Se si coltivassero nel bambino la conoscenza di sé, l’autocomprensione e l’onesta osservazione di quello che c’è, non esisterebbe conflitto tra le due opzioni, entrambe insoddisfacenti: o dare sfogo agli impulsi distruttivi, o imbrigliare lo spirito vivente di verità per salvaguardare un corretto comportamento. Il bambino potrebbe essere incoraggiato fin dall’inizio a svilupparsi interiormente guardando in faccia la verità. I modelli esterni sovrapposti costituiscono una struttura rigida solo per chi non è ancora in grado di indirizzare il proprio comportamento verso azioni costruttive.

  64. Dato che il sistema educativo è ancora tanto lontano rispetto a quello che potrebbe essere già oggi, le leggi morali si trasformano in minaccia e prigione e impediscono allo spirito vivente dell’amore di crescere. Penso che ci vorrà del tempo prima che l’umanità cambi il sistema educativo, anche se ci sono già stati dei timidi tentativi. All’inizio, magari, si partirà dalla famiglia, con singoli insegnanti, ma gradualmente il cambiamento si estenderà ovunque. Fino ad allora, sarà necessario che sempre più persone perseguano verità e realtà, senza fingere di essere altro. Non c’è altro modo per eliminare confusione, dolore e sofferenza. Solo così si potrà manifestare Dio. Luce, amore, gioia - questi sono i prodotti della verità; non una verità remota, ma la verità che può albergare in voi fin da ora.

  65. Benedizioni a tutti voi. Possano queste parole scendere in profondità: se anche il loro effetto fosse minimo, esse vi saranno di grande aiuto. Pensate e sentite queste parole. Meditate individualmente su questi pensieri per poterli accettare come verità. Staccatevi dalle idee a cui vi state aggrappando solo per abitudine, e perché non riuscite ancora a riconoscervi per quelli che siete adesso. Tutto questo porta solo conflitti. Siate benedetti tutti, amici miei. Siate nella pace. Siate in Dio!

Testo originale: Pathwork Guide Lecture No. 104 - Intellect and will as tools or hindrances to self-realization
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